Del tener chiusa la boccaccia. Almeno ogni tanto.

Sto cercando casa. Stiamo cercando casa, a dire il vero. Ma il fatto che colui che la cerca con me viva per ora a 250 km da dove la cerchiamo restringe di molto le possibilità di divisione dei compiti.

Ed allarga infinitamente quello delle figure del cazzo che farò.

Già quando s’è trattato di cercare un appartamento in affitto le figure da chiodi non sono mancate. Eppure era un grande classico: esco di casa e vado a vivere con la mia migliore amica.

La precarietà economica era tale che siamo partite in “I love Shopping”, per risvegliarci in “Thelma & Louise”. Anche all’epoca c’è stato qualche assaggio della distanza tra realtà e “descrizione dell’agente immobiliare”: zona tranquilla vuol dire suk arabo, le due matrimoniali sono una singola ed uno sgabuzzino, la casa ristrutturata ha ancora nel frigorifero (staccato) le uova – passate a miglior vita ed affatto in odor di santità – dell’inquilino precedente. E segni di scasso sulla porta d’ingresso.

Ma la parte più difficile non è stata l’interpretazione delle Sacre Scritture Immobiliari. La parte più difficile è stata spiegare chi avrebbe abitato l’appartamento.

– Sa, lo vedo io, ma poi devo sentire anche…

1)     LaManu (LaManuChi?)

2)     La mia amica (troppo ammiccante)

3)     La mia socia (troppo gggiovane)

4)     La mia coinquilina (falso, non ancora…)

5)     Altro.

Così, essendo una persona pratica e con un ricco vocabolario, me ne sono uscita con “la mia compagna”, col risultato che abbiamo trovato casa e l’etichetta di giovane seppur affiatata coppia lesbo c’è rimasta attaccata due anni. Credo che siamo state, quaggiù nel nordest produttivo, l’unico caso documentato di vicinato albanese che non ricambia il saluto perché indignato dalle inquiline della porta accanto.

Comunque adesso che la casa la cerchiamo per comprarla, in questo preciso momento in cui mi dicono esserci una crisi economica totale ed un calo altrettanto totale delle vendite di immobili, inizio a scoprire daccapo l’interessante categoria dell’agente immobiliare.

E non so se risentano particolarmente dello stress del momento, ma a me sembrano tutti un po’ fuori di testa. E pericolosamente convinti di avere a che fare con una cretina, il che vuol dire che o loro sono assai arroganti oppure io sono assai famosa.

Come dire. Buona la prima.

Domani vedo la casa di quello che “il prezzo al telefono non lo discuto, perché non lo trovo indicativo”. Beato te.

Dopodomani mi tocca quello che “non le do appuntamento davanti alla chiesa perché fa troppo mistico”. Sì, potrebbe apparirmi Santa Signora Incoronata Del Mutuo. Capisco.

Dopo di lui mi tocca quello che “Sul sito c’è scritto 6 unità, ma in realtà sono diciotto”. We’re not in Wonderland anymore, Alice!

Ma il meglio lo darò venerdì. Quando vedrò in faccia colui al quale, dopo 20 telefonate ad altrettante agenzie in rigoroso ordine casuale, colta alla sprovvista dalla mia stessa idiozia ho bellamente chiesto “Quando me lo fa vedere?”, temo saltando qualche passaggio logico, almeno ad alta voce.

Lui, bontà Sua, s’è limitato a ridacchiare.

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