Every day is a winding road

“Everyday is a faded sign
I get a little bit closer to feeling fine”

Quindi è l’ultima sera.
L’ultima sera pre convivenza. L’ultima sera da sola nella mia stanza da single, l’ultima volta che questa stanza parla solo di me, l’ultima volta che a guardarmi intorno vedrò solo il MIO caos, i MIEI vestiti in giro, i MIEI libri intorno, i MIEI mobili, i MIEI quadri, le MIE pantofole lanciate ai piedi del letto.
Questo non è un canto del cigno, non c’è malinconia nel modo in cui mi guardo intorno: c’è tanto amore. Questa casa e’ stata la cosa più bella che io abbia mai avuto per me. Questi cinque anni i migliori che abbia vissuto.

Non ho voglia di inquinare la sensazione di ‘chiusura di un’epoca’ che provo con le spiegazioni filosofico-psicologiche dei perchè e dei percome. Sono una persona che ha provato, scoperto direi, la gioia del non dover pensare a cosa cucinare per cena a trent’anni. Ho scoperto la libertà del pensare egoista e libero piuttosto tardi, e me ne sono goduta ogni istante. La libertà del tornare a casa e guardare un film. Fare un bagno caldo. Leggere e fumare. Scrivere o semplicemente pensare guardando fuori dalla finestra.

Ho avuto un rifugio contro qualunque cosa, persona o pensiero. Credo che sia tantissimo quello che questo appartamento, che da fuori sembra la bosnia degli anni novanta, mi ha regalato. Quello che mi ha regalato viverlo con la persona con cui l’ho diviso.
Forse mi mancherà, da domani. Forse mi mancherà il non dover per forza parlare. Poter stare in silenzio per giorni e giorni. Bighellonare in pigiama senza dover sentire il peso della casalinga sciatta sulle spalle. Essere totalmente, esclusivamente me stessa, e per me stessa pensare, respirare, guardare, esistere all’interno di queste mura.
Ce ne stiamo andando entrambe, mica solo io. Abbiamo riempito scatole e borse e cartoni di vestiti, di oggetti, di lettere, di ricordi, di roba utile e di schifezze dall’elevato valore affettivo. Certi giorni mi sono trovata al centro della stanza in preda ad attacchi di panico dovuti al non saper cosa scrivere sugli scatoloni. Si può essere più imbecilli di così? Per fortuna m’è venuto in mente un certo blog: ho diviso le orride scatole in categorie. Roba da cucina, roba da inverno, roba mista + oggetti variegati. che poi una non può smentirsi. Dei miei, fino ad ora, 14 scatoloni, 10 sono libri, libri, libri + cose private, libri + corrispondenza, libri + personali, libri + oggetti, and so on.
Quattro sono maglioni, maglioni, maglioni + tuta da sci, maglioni + parrucca da Principessa Leila.
Giusto in caso qualcuno avesse il dubbio di cosa sia una rincojonita che trasloca.

Ce ne stiamo andando entrambe e tra qualche settimana (post convivenza tripla!) questa casa sarà di qualcun altro. E per quanto il mutuo che si stende davanti a me per il resto della mia esistenza, anzi speriamo qualcosa di meno, via, mi porti ad amare molto la casa in cui sto per andare a vivere, non credo potrò mai nella mia vita essere più grata di così a 4 mura. Nonostante gli inverni gelidi e le estate da forni a microonde. Nonostante i vetri singoli che tremavano ogni volta che qualcuno passava in macchina. Nonostante l’anno delle cimici e quello delle blatte, gli scarichi lenti, il bambino col flauto, il vicino con la muta di cani da caccia e la signora del piano di sopra che spostava un mobile al giorno sopra la mia testa, solitamente intorno alle cinque di mattina.

Confido di essere felice altrettanto. Diversamente felice. Diversamente adatta. Mi conosco abbastanza da sapere che non sarei in grado di dormire la notte se non mi sentissi tranquilla all’idea (mica per altro: ci siamo passati. Lo Xanax ed io).
Confido di essere capace di renderti felice. Diversamente felice: a modo nostro.

Io ho fiducia, nel nostro modo. E’il motivo per cui mi lascio tutto questo alle spalle e sono colma di gratitudine e non ho nemmeno una lacrima per spegnerci la sigaretta.

Cazzo, da domani mi sa che smetto di fumare in camera.

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