trasferimenti ed altri mali di stagione

Ci siamo trasferiti. A mezzanotte di sabato finalmente ho varcato la soglia con la parte più preziosa di bagaglio: l’ultimo dei due gatti, incazzato come una serpe nel suo trasportino (vabbè, per mio moroso la parte più preziosa è ovviamente il pc ed un carico misto di tecnologia e cavi per tecnologia e prese per cavi da tecnologia e varie, eventuali ed eventualissime). I gatti non l’hanno presa un cazzo bene: niente balcone libero, al momento, pochi nascondigli, odore di mobile nuovo, casa nuova, nemmeno il loro enorme, caro vecchio trespolo in salotto è servito a calmarli. Noi siamo stramazzati a letto, sfiniti dal caldo, da un mese di pacchi e pacchetti e disguidi e scatoloni e traslochi e precarietà abitativa, dai sei mesi precedenti di lavori, idraulici, elettricisti, muratori di ogni genere e dialetto, scelte di mobili, rubinetti, mattonelle, battiscopa (!!!!) e ancora tubi e ancora un altro milione di cose che la gente ti mostra, tu scegli, e dimentichi che cazzo hai scelto fino al momento di trovarti davanti all’oggetto in questione lì, al suo posto, bello, nuovo…caro come il fuoco.
La mattina dopo ho scoperto che uno dei due mici ha passato la notte nascosto dietro al frigorifero. Sono passati tre giorni e solo ora ha iniziato a testare altre postazioni, tipo il divano apppena montato.

E devo dire la verità: io lo capisco. Vorrei anche io un angolino chiuso da tre lati in cui nascondermi, e magari guardare fuori senza essere vista.
Torno in casa vecchia a riprendere poco a poco piccoli oggetti che ci siamo lasciati dietro, i rimasugli da trasportare con comodo, ma sono i rimasugli della mia vita precedente e vederla così, mezza sventrata, coi mobili quasi accatastati, vuoti per tre quarti, coi quadri che non abbiamo ancora tolto, con l’addobbo di natale che è ancora lì sulla finestra dal 2008, con i bigliettini scritti dalla mia amica ancora attaccati al mobile del bagno…mi mette un magone inverecondo. Sì lo so che l’ho voluto, e ne sono felice, e sono felice e fortunata, fortunata e felice, ma sono anche un piccolo stupido essere umano restìo al cambiamento e cocciutamente innamorato del suo orto, del passato, di ogni spigolo ed angoletto.

Che poi non è neanche che mi manchi la casa. Mi manca chi ci abitava. Mi manca quella che per me era una sorella. Mi manca quella che sapeva tutto. Mi manca quella che saprebbe che mi sento in colpa per avere abbandonato la casa vecchia senza guardarmi come se fossi la mentecatta che sono.
Stasera uscendo ho baciato la porta.

Adesso preparo la cena, poi mi faccio una doccia e poi vedo se per un pochino, un minuto soltanto, dietro al frigo magari riesco ad infilarmi anche io.

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5 pensieri su “trasferimenti ed altri mali di stagione

  1. è bellissimo il senso di affetto che esprimi, per il tuo passato, per il tuo futuro.
    quello che più spesso mi ripeto ultimamente è questo: “Non tornare mai indietro, neanche per prendere la rincorsa”.
    fa paura saltare senza sentirsi pronti, ma è l’emozione più grande

    (condivido in pieno la preziosità tecnologica, il nostro unico neurone maschile non permette altre variazioni)

  2. Quando mi sono trasferita io le ultime 3 cose che ho portato fisicamente con me (perché era inamissibile che gli omini del trasloco le toccassero) sono state il case del pc, il porchetto di peluche gigante e la lampada lava: pensa che scena esilarante vedermi arrancare giù per una discesa ripidissima in infradito con queste 3 robe al seguito.
    La prima giornata in casa nuova è stata a dir poco surreale in entrambe le occasioni (ho traslocato 2 volte negli ultimi 4 anni) perché continuavo a chiedermi: ma quando si torna a casa? Tuttora non percepisco l’abitazione in cui vivo come “casa” nel senso di “home sweet home”. Quando sento quella parola mi viene in mente l’appartamento in cui sono cresciuta e in cui ho vissuto per 25 anni. Penso che deva passare un po’ di vita prima che quelle 4 mura diventino il rifugio sicuro.
    Ma, a parte il frigo (spero tu non ti sia incastrata là dietro nel frattempo!), la mia domanda è una e una sola (quando me l’avevi scritto avevo segretamente applaudito all’idea): LA CUCINA VIOLA??? ^_^

    • della cucina viola (VIOLISSIMA!!!) così come del processo di adattamento gatto seguiranno foto a breve.
      per la casa non so come dire, da una parte ce la siamo voluta, progettata, cercata, disegnata, pensata, sognata e sudata quindi dovrei sentirla assolutamente MIA in ogni dettaglio, dall’altra in fondo CASA è dove vivi, non quello che componi, quindi c’è questa distanza tra la testa ed il cuore, ci vuole tempo. Poi per dire una scemenza arrivi a sera e devi ancora fare mille lavori e lavoretti, e non puoi guardare tv perchè non c’è, leggere un libro perchè sono imballati, ieri cercavamo un coltello per tagliare il grana e dov’è il coltello? dov’è la grattugia?…. insomma è faticoso ma conto di farcela:)

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