se mi lasci non vale

Prima cena di gruppo in casa nuova.
Bello.
Ennesima cena di saluto a qualcuno che parte, armi e bagagli.
Non bello.

E tu che mi fai cadere quella frase “sono in trattativa per quel lavoro a 9.000 km oltreoceano”.

No, ti prego no.
No.
Lo so, la maturità le scelta la gioia per l’amico crescere viaggiare confrontarsi che fico andare tornare riandare ritornare raccontarsela.
Non me ne frega un cazzo.
“Forse vado a 9.000 km oltreoceano”.
No, ti prego no.
Non ce la posso fare se vai anche tu.
C’ho messo trent’anni per trovare due esseri umani a cui poter affidare quella me stessa che si nasconde nei frammenti, nei sottintesi, nei dettagli. C’ho messo trent’anni per trovare DUE esseri umani con cui possa stare bene in silenzio. Con cui si possa, semplicemente, guardare la pioggia dalla finestra e correre in cortile a prendersela in testa e guardarsi e sentirsi orribilmente fortunati di essere vivi e di essere vivi insieme.
Siete in due e lei è già lì, a novemilachilometrioltreoceano, ed io da quando è partita c’è mezza vita che mi canto solo nella mia testa, che non avrei coraggio, confidenza, forza di fischiettarla con nessun altro.
Cosa faccio se te ne vai?

Mi guardo allo specchio, sposto il peso da un piede all’altro, mi scruto cercando segni, rughe, qualcosa che parli della stanchezza che ho addosso. Non c’è ancora niente. Mi danno ancora dieci anni di meno. La mia faccia non sembra intenzionata a mostrare quello che sono: una persona disorienata. Spossata. Spaventata.

Novemilachilometri-tanti-saluti.
“C’è chi nasce Ulisse e c’è chi nasce Argo”, si diceva stasera.
Ma ve ne state andando tutti, ed io credo che nemmeno Argo avesse zampe vuote come sento io vuote le mani stasera.
Ti prego. No.

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3 pensieri su “se mi lasci non vale

  1. E’ vero, la prova del fuoco è quella: se si sta bene insieme senza sentire la necessità di dover riempire quel silenzio allora è fatta!
    Io soffro di sindrome dell’abbandono per cui ti capisco fino all’ultima molecola che mi compone. Che sì vabbè ci sentiamo, c’è Skype, poi tornerò per Natale e ci raccontiamo tutto… ‘sto paio de ciufoli!!! La condivisione quotidiana anche delle vaccate che si combinano è una condizione sine qua non.
    Che poi magari ci si mette di mezzo pure il senso di colpa a farti sentire egoista perché vuoi tarpare le ali a chi sta prendendo il volo. MMMM…

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