credo quia absurdum

Stasera ho avuto un’emergenza di quelle “oddio-una-rovina-una-tragggggedia-corri-corri” in ufficio, tant’è che ci sono tornata di corsa alle 22.00 e sono appena arrivata a casa. E che cazzo di lavoro farai mai, può chiedermi qualcuno.
Nulla che scateni cause di vita o di morte quando tuo moroso t’ha appena scodellato una porzione Obelix di pasta al ragù, in linea di massima, potrei rispondere, se non fosse che invece situazioni del genere succedono abbastanza spesso, quando si mette becco in due nel lavoro di uno solo. Eccetera.
Ma che c’entra?

Un beato cazzo. E’ che da stanca divento logorroica.

Stasera andando (e tornando) dall’ufficio ho attraversato un quartiere che si chiama Torre. Embeh?
Embeh, a casa mia non nevica, dove ho l’ufficio non nevica, nella strada che c’è in mezzo (meno di dieci km) NON nevica, salvo che dal cartello di inizio Torre alla fine del quartiere stesso.
Tutto bianco, strada, macchine, case, tutto.
Un unico quartiere, con precisione millimetrica. Non un metro prima. Non un metro dopo.

Secondo me a quel quartiere lì il Signore sta cercando di dire qualcosa.

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