fatta di questo, fatta così

Il giorno in cui mia madre mi ha detto “ci sono cose che devi sapere”, e mi ha fatta sedere e mi ha raccontato cose della nostra famiglia di cui ero completamente all’oscuro. Lei stava riordinando l’erbario che fu la sua tesi di laurea. Era settembre. Avevo 18 anni, mi ha scombinato il cervello, il cuore, il futuro come l’avevo immaginato e pure una buona fetta di passato.
Ho imparato che non tutte le bugie hanno le gambe corte. Alcune camminano spedite per decenni.

Il giorno in cui, in una stanza scalcagnata, piena di ragnetele e polvere, nel mezzo di una festa, dopo otto anni di tira, molla, corri, schiva, piangi e muori e ridi e spera e combatti e arrenditi e ama, ama, ama, ho guardato la persona dall’altra parte di questa lunghissima fune e mi sono resa conto di non provare più assolutamente nulla, nessuna emozione, nessuna attrazione, forse nemmeno affetto, da un istante all’altro. E dicendo “stasera no” ho scoperto che l’amore muore. Sì, anche lui.

La sera in cui, nonostante una persona che sapevo psicolabile, ma credevo amica, mi avesse minacciata meno di dodici ore prima di ammazzarmi di botte se avessi rimesso piede in un determinato locale, mi sono fatta forza – e non sapevo di averne così tanta – e ci sono entrata lo stesso, sola come un cane rognoso, pensando che le botte erano meno spaventose dell’arrendersi, del perdere la dignità e soprattutto dell’ammettere torti che non avevo. E la faccia che ha fatto, oh Signore, in certi momenti mi ripaga ancora della paura che ho avuto, per imparare la libertà.

La notte in cui, dopo settimane di nervosismo e malessere, il problema di salute di mia mamma s’è palesato in tutto il suo fulgore, e la lettiga dell’ambulanza per far prima e’ entrata dalle porte finestre del salotto, e lei seduta sul divano m’è sembrata piccola come mai prima, e lo sapevo che quelle persone erano lì per aiutarla, ma avrei voluto ucciderli tutti per difenderla. E lì ho scoperto che le preghiere non te le dimentichi mai, e quello che invece avevo dimenticato, o forse mai saputo, era che potevo perderla.

Questa sera, dopo che ti ho chiamata per quattro anni senza che mi rispondessi mai. Dopo che ti ho mandato dieci, venti, cinquanta sms che sembravano non raggiungerti neanche per sbaglio. Dopo che mi hai scritto due righe di mail per esternare la tua tristezza, il tuo dolore che ti impediva di alzare il telefono e parlarmi, e m’hai detto “ti racconterò di persona”, e invece non ti ho vista più. Quattro anni. Natale, compleanni, giorni comuni. A farti squillare il cellulare a vuoto sapendo che sarebbe andato a vuoto. A mandarti sms spiritosi a mandarti sms disperati a non mandarti sms morendo dalla voglia di averti ancora nella vita e rifiutando con costanza e con ferocia l’idea che tu nella mia vita non ci volessi più stare.
Così, senza un perchè. Come se fosse più leggero anche star male senza gli amici a fare da zavorra.
Questa sera che dopo mesi ci ho riprovato e mi hai risposto ed a momenti tampono quello davanti dallo spavento. Questa sera che mi hai risposto e abbiamo riso dieci minuti prima di dirci “ciao”. Io lo sapevo che eri lì anche quando non c’eri; tu non so come hai saputo sempre che sarei rimasta. E questa sera hai canticchiato un verso di Futura e poi mi hai detto: “è femmina”.

“In realtà, se ci pensi morte non è il contrario di vita.”
“Ah, no?”
“Nascita è il contrario di morte.”
“E vita?”
“La vita non ha un contrario”.

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8 pensieri su “fatta di questo, fatta così

    • ci tengo a dire che non e’ mia.
      e’ una frase che una persona ha detto, una sera, a me ed alla ragazza dell’ultimo paragrafo, è che e’ tornata fuori, assolutamente a proposito, ieri era.

      E’ bellissimo come concetto: la vita non ha contrario.
      Il giorno che ci vediamo ti dico chi è lui, secondo me ti fai una risata.

    • Sono tutt’altro che fatta di acciaio. Sì, ogni cosa e’ vera. Anche che la persona che mi minacciò è un pluripregiudicato (per aggressioni varie) di cui tutti avevano sacro terrore (e fu per questo, nonostante tutti sapessero che avevo ragione, che nessun si alzò per dire una parola in mio favore, cosa che ad oggi non ho perdonato). E’ vero anche che era mio amico, è vero che anni dopo si scusò ed e’ vero che mi disse di avermi stimata come mai prima, quella notte.

      Volevo fermare degli istanti che non sono i più belli o più brutti della mia vita, forse nemmeno i più importanti, sono però i momenti in cui nello stesso istante in cui vivevo ero consapevole che QUEL MOMENTO mi avrebbe cambiata.
      Tutto qui.
      Mi piacerebbe leggere i vostri, se ne avete o avrete voglia:)

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