L’Amore ai tempi della Collera.

Cerco di arrabbiarmi molto poco.
Cerco di arrabbiarmi molto poco inteso come molto raramente, perchè io, da brava Toro con sangue sardo nelle vene, non sono capace di arrabbiarmi POCO. Io non mi arrabbio, semplicemente impazzisco di furore.

Cerco di evitarlo più che posso.
E’ per questo che gli altri pensano che sia molto paziente, e di fatto, mi rendo conto, lo posso sembrare.
Uno dei complimenti che ricevo più di frequente, al lavoro così come fuori, è per l’autocontrollo in situazione critica.
Quando ero ragazzina e per mantenermi all’università facevo le vendite dei week end, quelle negli hotel con la gente che veniva su invito, il rompicoglioni, l’isterico, il mitomane, quello che faceva la scenata nella hall, quello che chiamava i carabinieri (è successo davvero), quello che si presentava con l’avvocato, li giravano immediatamente a me. Ed ero la più giovane! Eppure, sempre la calma. La pazienza, il sorriso, la disponibilità, e perchè no, la battuta pronta. E’ difficile gridare e fare una scenata di fronte ad una persona tranquilla, che ti risponde in maniera pacata.

Ma io non lo faccio per essere educata. Non lo faccio perchè mi viene naturale. Non lo faccio perchè ho paura di un confronto. No, lo faccio perchè ho paura, sì, ma di me stessa.

La rabbia per me è un’emozione fredda. Mi sale piano mentre analizzo il punto di vista dell’altro, mi sale lentamente, quasi dolcemente, mentre ripeto nella mia testa le parole, gli attimi, gli angoli e le svolte dell’accaduto o della conversazione. Ed angolo dopo angolo, passo dopo passo, frase dopo frase, a volte mi rendo conto che non è rimasto un centimetro di possibilità che l’altro abbia ragione od abbia agito o parlato senza intenzione: e quando questo pensiero sale del tutto, allora ecco la rabbia.
La rabbia stringe. Gola, esofago, stomaco. E più stringe, più sale, e più sale più divento la persona che non voglio essere: feroce, cattiva, che annusa il punto debole, desiderosa solo di ferire, di fare male, ma male vero, male reale, male che resti nel tempo, così come a me resta addosso quella rabbia che provo fino a lasciarmi un odore, un marchio.

Le ultime due volte (per carità: in quindici anni) ho preso a pugni una persona cara (a pugni. non a sberle. a pugni e ginocchiate). Ho tirato un coltello dietro al mio migliore amico. Ma la cosa peggiore è che non mi è bastato. Non mi è bastato, Dio Santo. Dentro di me io volevo fare ancora, ancora, ancora più male. Più a lungo più veloce più a fondo.

Ti dicono che le emozioni forti sono anche veloci.
Io, arrabbiata, ci resto per settimane. E’ faticoso, spossante. Una volta che mi ha presa così, combatterla non ha senso.
Ha senso evitare l’altra persona, semplicemente perchè non posso sopportarne la vista.
Per mesi, anche.

Si capisce che se mi arrabbiassi con il mio uomo difficilmente sarei in grado di mantenere in piedi la relazione. Per ora non mi è mai capitato, di arrabbiarmi veramente intendo, a modo mio, con un compagno.
Ma in realtà per un compagno è abbastanza difficile anche solo dirmi buongiorno quando sono in queste condizioni.

Invece, tre giorni fa mi sono arrabbiata. E ce l’ho ancora qui, il magone, il nervoso, ‘sto cane rabbioso al posto del cuore.

Quello che mi sconvolge è che nonostante io abbia, nel profondo del mio essere, una persona buia e capace di nuocere al prossimo, il cosmo nella sua infinita benevolenza mi ha mandato il moroso che ho, ovvero colui che mi ha appena costretta ad aprire un regalo di compleanno in anticipo, ed è una cosa che ODIO aprire regali in anticipo, e mentre lo scartavo pensavo ma cazzo ho già il mostro in gola, perchè anche questo? Poi dal pacco è emersa una macchina per fare il caffè, una macchina delle meraviglie, una cosa bellissima, ed io vivo di caffè e la mia s’è rotta da qualche giorno ed ero lì che rimuginavo sui pezzi di ricambio che poi s’è scoperto non esistono più…

Allora vedo la macchinetta ed ancora col mostriciattolo che mi naviga dentro gli chiedo “Ma non poteva aspettare domani?”.

“No. La mattina del tuo compleanno tu ti devi bere un caffè buono”.

Domani faccio 36 anni, a volte dentro di me c’è una persona buia che vorrebbe restituire il male con più male, che risponde alla stupidità con l’odio, al danno con la vendetta, che non dimentica un torto nemmeno con una lobotomia, eppure ho appena scoperto che il mostro che mi vive nella testa si può uccidere.
Con un caffè.

A., tu non sai quanto ti amo.

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26 pensieri su “L’Amore ai tempi della Collera.

  1. Sei una bella persona, che capisce la sensibilità altrui e sa dire le cose giuste per far stare meglio gli altri. Io conosco questo di te.
    Gli auguri te li faccio domani, intanto goditi il caffè! :)

  2. Sei mooooooolto fortunata ragazza mia… For the records, il termine della gravidanza di mia madre era il 24 aprile. Solo che ho deciso di prendermi altri 10 giorni tutti per me e sono nata il 3 maggio.

    • no lo yoga no ti prego. vi faccio un caffè con la mia fichissima macchinetta nuova?
      ah per la cronaca, non mi sono incazzata con LUI. Temo che la macchinetta in quel caso non sarebbe mai giunta in questa casa.

  3. Non sono una persona rancorosa e mi arrabbio sul serio davvero raramente, però sono caffeinomane anch’io e quindi posso capire l’immensità di un gesto del genere.
    Ti giuro che, arrivata alla frase “No. La mattina del tuo compleanno tu ti devi bere un caffè buono” ho esclamato ad alta voce “Awwww!” stretta in una morsa di tenerezza. :,)

  4. Se qualcuno avesse visto la mia dolce metà quando NON ha un caffè (o il suddetto non è buono) entro un determinato orario, saprebbe che la macchinetta è un investimento.
    Ora devo solo trovare le cialde al Mojito, poi sono a posto anche io.

    Il Fidanzato Tecnologico.

  5. Voglio solo farti sapere che sono appena arrivata qui, ho letto il post (l’unico per ora) e ho gli occhi lucidi. Quanto è vero cuoche scrivi e quanto sono felice per te,pur non conoscendoti,per avere quest’uomo accanto …quanto può dare un blog, quanto ringrazio le parole e le persone che sanno usarle bene . Grazie anche a te

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