e non mi sposto.

Anche nei lutti c’è da farsi da parte.
Non puoi piangere sulla spalla di quelli che hanno perso più di te, non funziona così. Ci sono i vivi per cui farsi forza, a cui fare forza. E poi “l’argomento” che non sai quando tirarlo fuori, non sai se pronunciare il nome, non sai non sai non sai, non sai mai cosa dire, come dirlo.
E fai come se non facesse male, dicendoti che non hai diritto di esternare il tuo dolore, lo bolli come un dolore di serie b di fronte a quello altrui.

Allora te lo dico qui: a me non pare ancora vero. Guardo il cellulare e c’è ancora il tuo numero e l’altro giorno ti avrei mandato gli auguri se non avessi letto prima Lei. Senza pensarci. E l’altro giorno cercando dell’altro ho trovato foto, foto di tutti insieme. Te lo dico qui che suona bruttissimo e non lo è, ma il primo ricordo che mi viene in mente sei sempre tu che gonfi il materassino, ogni spinta sulla pompa una bestemmia, fino all’iraddiddio di quando ti sei accorto che era bucato. E rido. E piango. E rido.
Che qui non ti conosce nessuno e non ha senso parlare di chi non c’è più con chi non ha mai saputo che c’era. E la valle è lontana. E chi c’è sta male e non mi viene da tirar fuori quello che avrei.
Allora te lo dico qui: stasera Lei mi ha mandato via mail una foto nostra ed è bellissima. E probabilmente siamo ubriachi in quella foto. E fa ridere. E non ti posso neanche prendere per il culo. E fa piangere. E non ti ho chiamato. E non ho scritto. E non mi hai scritto quando ti sei ammalato. E non saper che dire, ancora.
Ma io non voglio vivere sospesa non sapendo che dire e come dirlo, che fare e come farlo; l’ultimo messaggio che mi hai mandato era un inno alla lotta, non allo stare ranicchiati in un angolo per non dare fastidio.
E allora te lo dico qui: non mi sembra proprio vero. E non so per quanto sarà così. E non so per quante volte gonfierò materassini ritmando mentalmente “figa!…pota!…porcoquiporcolì!”. Mi piace il non ricordare che non ci sei, finchè ci fa prendere il telefono per chiamarti.
Così continuerò a stare zitta, e continuerà a non sembrarmi possibile, e continuerò, continuo, ad inciampare nel tuo nome nella rubrica e nelle tue foto nel pc ed a dirti cose, cose come queste senza capo nè coda, cose come a Lei questa dopo il babbo non gliela dovevi fare, cose come sai, anche io sono qui…e non mi sposto.

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7 pensieri su “e non mi sposto.

  1. Ciao

    Una volta un’amica saggia, a cui mi vergognavo di raccontare le mie tristezze misere rapportate alle sue, mi ha detto che non ci sono dolori di serie B. C’è sempre uno che sta più peggio, ma il dolore che prova ognuno è autentico e ha diritto di essere ascoltato per primo da chi lo prova, e poi espresso e accolto dagli altri. Ricordarmene in certi momenti mi è stato prezioso.

    Un abbraccio, e perdomani se sono stata invadente.

  2. Pingback: Il meglio della settimana #22 | ero Lucy

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