di cosa parlate quando parlate d’amore (semicit.)

Mastica e sputa
da una parte il miele
mastica e sputa
dall’altra la cera
mastica e sputa [“Ho visto Nina volare”]

E così qualche settimana fa ho semplicemente finito la benzina. Esaurito la carica. Raschiato il fondo. Così, da un istante all’altro. Del tutto.
Io la conosco questa fase, è lei, ci sono già passata, la riconoscerei tra mille: è repentina da non lasciar neanche il tempo di dire “Eccola”, ed è pesante da non riuscire a portarsela addosso se non concentrandosi totalmente, lasciando fuori qualunque altra cosa.

Io, io sono una mediocre. Sono una persona media. Media statura, mezzi studi, mezze parole ogni tanto, incertezze assai spesso. E’ dalle elementari che non sono la migliore in qualcosa, ma peggio ancora, sono una di quelle persone che non hanno dentro di loro l’esigenza, la spinta, ad essere le migliori in qualcosa. Non che vegeti, eh. E’ solo che se ci fossero i campionati intergalattici di daydreaming probabilmente quelli sì, li vincerei. Ho un mondo dentro che alle volte è più reale dell’esterno. Voglio dire, io scelgo la mattina di vivere il reale, altrimenti passerei la giornata ad imitare una persona normale, ma con nella testa tutt’altro.
In una cosa sola sono eccellente: consapevolezza di sè. Mi conosco come una vecchia canzone, non c’è nulla di quello che mi accada nel cuore o che mi muova che mi sia sconosciuto. Nemmeno la fase della benzina finita, del raggiungere il fondo delle forze ed una volta raggiunto sedercisi e guardare in alto.

Così la soluzione è sempre quella: chiusura a uovo, e distacco dalla realtà.
Ho passato le ultime due settimane con la testa immersa in libri leggeri, film idioti, trame incredibili, personaggi inesistenti, senza dare un pensiero alla vita reale, alla situazione esistente. La mia, la nostra, o quella planetaria, volendo.

Adesso che qualche energia l’ho recuperata, e con quella la voglia di guardare in faccia la gente, di “fare” qualcosa, di cucinare, di essere conviviale, mi restano gli strascichi delle diciottomila paranoie inutili del periodo: massicciamente intrecciate con la trama della saga di Twilight.
No, non mi sono bevuta il cervello. Spero.

E’ solo che non avevo mai nè letto una riga nè visto un minuto di film, prima del periodo-uovo. E complice l’assenza del Tecnologico per una decina di giorni, mi sono cuccata la maratona libri-film e ne sono uscita con una grandissima stima per l’autrice.
L’unica cosa che sapevo riguardo alla storia era che parlava di vampiri, e che la scrittrice era mormona e fedele al suo credo portava i protagonisti all’altare da vergini ed illibati.

Mi ricordo di aver pensato che doveva essere una puttanata galattica. E lo è, ma nel suo c’è davvero del genio: arrivare vergini al matrimonio per convenzione religiosa è ridicolo, assurdo, fuori moda. Ma se invece ci arrivi perchè tuo moroso vampiro ha bisogno di tempo per capire se può scoparti senza che gli venga un leggero languorino e ti faccia fare la fine di una kinder delice, allora è un’esplosione di romanticismo e soprattutto e’ credibilissimo, naturale. Milioni di persone in tutto il mondo si lasciano conquistare da questo terribile dilemma del ti amo o ti mangio, che invece a metterlo come era, ovvero “Gesù piange se prima non ti sposo”, avrebbe probabilmente fatto raggiungere al film gli stessi spettatori del mai abbastanza compianto “Alex l’ariete”.
Siamo messi così: cristianesimo zero, vampiri uno. Palla al centro.

Dietro al dilemma mangereccio tra l’altro si dipana tutta una serie di gesti e di attese che ricordano quelle vissute credo da quasi tutti gli over 30 di oggi, ed invece sparite o dimenticate dalla generazione successiva: la lentezza, l’emozione del primo amore, i “guarda se mi guarda”, lo stare seduti accanto, al cinema magari, senza avere il coraggio di sfiorarsi, il prendersi per mano, cose impossibili da rendere nei modi ma soprattutto nei tempi (io per dare il primo bacio vero, al mio fidanzatino numero uno, c’ho messo quasi 6 mesi) se si vive in un contesto in cui è normale avere rapporti completi a 13 anni. Proprio perchè manca tempo, mica per altro.
Mi ha fatto fare una discesa nel ricordi dell’adolescenza mica da ridere, ma soprattutto pensare che se ha avuto questo successo planetario vuol dire che quel patrimonio di emozioni e gesti trattenuti e smania dell’attesa non è minimamente andato perduto, è ancora tutto qui nell’immaginario delle persone, solo che non si sa come tirarlo fuori, perchè una mano che sfiora un polso fa meno rumore di un paio di tette al vento in prima serata.

L’altra paranoia è meno romantica e riguarda l’amore sbilanciato. Quando l’altro è incredibilmente più figo di te, più intelligente di te, più colto di te, più popolare di te più ricco più completo più affascinante eccetera, se ti sembra impossibile che ricambi veramente il tuo amore in linea di massima è perchè è vero: non ricambia il tuo amore. Lasciando da parte la perniciosa tendenza, in gran parte femminile, ad idealizzare l’altro, per cui si trova spesso medioman sul piedistallo con sotto una donna che ne fa una divinità, io sono assolutamente convinta che alla fine ci si ama tra pari, ma ci si innamora, almeno una volta nella vita, da dispari. Ci si innamora, almeno una volta nella vita, di qualcuno che è più di noi, e che non solo noi ma l’intero pianeta (mamma esclusa, forse, tranne la mia) riconosciamo come “più”. Quello troppo bello per accorgersi che esistiamo, quello troppo intelligente a cui non sappiamo mai cosa dire, quello troppo di successo che ha mille interessi ed eccelle in tutto e forse noi siamo solo qualcos’altro in cui eccelle.
Quello che per una misteriosa serie di eventi per un momento, un giorno, un anno, sceglie noi per fare un pezzetto di strada, e per tutto quel pezzetto noi pensiamo che domani ci sveglieremo, domani se ne andrà.
Che sappia io, nella vita reale è veramente così: se senti di non essere abbastanza è perchè dentro di te sai di non essere abbastanza. Accetti con gratitudine la botta di culo, e non potresti fare altrimenti, e tieni duro, e poi un giorno perdi tutto.

E qui, in questo punto preciso, c’è il motivo per cui io so di essere disfunzionale.
Io non posso vivere non essendo abbastanza. Non posso amare non ricambiata. Il momento in cui realizzo di essere la parte debole della disparità e’ anche il momento in cui sparisco. Non sono capace di restare. Non sono capace di investire. Tutto il mio sentimento inizia ad esprimersi solo in negazione.

Mi è capitato, due volte. Una peggiore dell’altra. Una volta, il suo plus era puramente fisico: una bellezza da copertina. So di aver già accennato alla nostra disparità, io a diciotto anni ero carina – per carità – avevo la normalissima fila fuori dalla porta che ha una ragazzina attraente, ma lui, lui era apocalittico, per lui si fermava la gente per strada, per lui le ragazze facevano pazzie vere, quando ci siamo messi insieme ufficialmente fuori dal locale c’erano delle ragazze che piangevano disperate, ed hanno continuato a piangere ogni volta che ci vedevano baciarci, per mesi.
Anche lui era per i piccoli passi. Niente sesso. E’ venuto a presentarsi ai miei. Mi ha cacciato un paio di scenate di gelosia davvero inattese, calcolando il mio potenziale ed il suo. E però piano piano ho iniziato a mettere insieme i pezzettini, parole, atteggiamenti, presenze ed assenze, ed una sera dopo più di anno m’è uscita la frase “io così non posso più”.
Lui ha dichiarato di non potersi comportare altrimenti e ci siamo lasciati promettendoci eterna amicizia. Poi io sono scesa dalla macchina, e appena i fari sono spariti dalla vista mi sono appoggiata allo steccato di casa e…sono svenuta.
Morta, ma con l’orgoglio intatto. Che culo.
[No, non era un vampiro. Era gay.]

La seconda volta la qualità del sentimento era ancora superiore. Il suo plus era globale. Più grande, più colto, più intelligente, interamente assorbito dalla propria arte. Io suppongo di essere stata una piccola devianza: credevo fosse amore invece è una ventenne magra.
Ma anche la seconda volta me la sono data a gambe pur desiderando con tutta me stessa di poter fare altrimenti.
Non posso fare altrimenti. Non potevo a 18, non potevo a 22, non posso oggi che ho trentasei anni.
Non posso non accorgermi di non essere amata. Non posso raccontarmi di non essermene accorta. Non posso restare quando ne sono consapevole.

E’ il motivo per cui tutto il circo che va intorno ai grandi amori infelici altrui mi innervosisce e mi trova veramente poco empatica. Tu lo sai che non ti ama. Tu, soprattutto, lo sai che lo ami tu. Tutto il resto tutte le paturnie tutte le ma mi ha chiamata ma mi ha cercato ma mi chiama sempre lei ma lui mi dice che ha bisogno di tempo ma io lo amo ma io la amo ma sua moglie ma mia moglie ma suo marito ma i loro diciassette figli ma mi adora però è allergico al canarino, sono stronzate.
Tu ami, lui (lei) no.
Tu scegli: di restare.
Tu potresti: andartene.

Non ci sono altre opzioni. Come diceva Proust, non c’è nulla di morale nell’essere infelici.
Tantomeno nell’obbligarsi ad esserlo sperando che domani cambi qualcosa.

Perchè domani non cambierà niente.
A meno che lui non sia un vampiro.

Advertisements

23 pensieri su “di cosa parlate quando parlate d’amore (semicit.)

  1. Mi è piaciuto veramente molto questo post e mi sono ritrovata in tante cose che dici.
    Ah, e anche io ultimamente, nel giro di pochissimo, mi sono sciroppata tutto il carozzone di twilight (film e libri), quando per anni mi sono sempre rifiutata anche solo di leggere una sola riga o vedere un solo fotogramma.
    Quindi… Tranquilla non sei né la sola a vivere troppo nel tuo mondo immaginario (qualcuno dice “My life is so much more interesting inside my head”, non a caso), né a passare certi momenti un po’ così.
    Un abbraccio! :)

  2. Ciao Verba,
    credo di averti già accennato del mio incondizionato e sempiterno amore nei tuoi confronti, nevvero?
    Ecco, volevo solo assicurarmi che te ne ricordassi, tutto qui.
    Che poi, un post del genere dovrei stamparlo e spedirlo per direttissima a chisoio, ché magari si dà una svegliata e la finisce di autocompiangersi quotidianamente con l’universo intero.
    Facciamo che la prima parte la tengo per me, appesa in camera, come promemoria della blogger immensa che sei, mentre la parte finale la regalo, ecco, così mi pare più giusto.
    Dici che sarebbe una cosa illegale?

  3. Eh? Ohmadonnasanta! Pure tu con la combo “superamento limite di stanchezza psicofisica sopportabile+solitudine” cadi nelle pippe mentali della post adolescenza….la disfunzionalità ci lega a doppio nodo. Porca vacca!

  4. Tu ami, lui (lei) no.
    Tu scegli: di restare.
    Tu potresti: andartene.

    Non so, non riesco a dire nulla. E’ così semplice quando lo leggi nero su bianco, cos’ lampante, così. Così difficile, poi, da farlo accettare al cuore (e alla testa).

    Un abbraccio

  5. Bè posso dire che sarai pure media in tutti gli aspetti della vita (non ti conosco e non lo so) ma nella scrittura no. Scrivi maledettamente bene. Sopra la media.
    Detto ciò l’annientamento psicofisico avviene sempre di novembre, e twilight l’hanno letto tutte.
    Bentornata e bellissimo post

  6. Se quando entri nel periodo “uovo” tiri fuori dei pezzettoni come questi, sarebbe da metterti a covare una settimana sì e una sì. Complimentazioni vere.

    Bello, bello il discorso dell’amore sbilanciato.
    E’ una cosa molto profonda che coinvolge tutti i tuoi sentimenti. Sentimenti di amore, di volontà, di voglia di capire, imparare e sapere, e di rabbia di impotenza, di inadeguatezza, di consapevolezza, di accettazione di sè.
    Credo che i rapporti alla pari non ti facciano crescere, mentre i rapporti dispari da una parte e dall’altra di fanno capire tantissime cose.
    Quello che posso dire dalla mia esperienza è che per diversi anni ho tenuto botta in un rapporto in cui ero la parte debole. L’ho vissuta con gioia, ma anche con grande senso di inadeguatezza, temendo che da un giorno con l’altro tutto potesse finire. Non mi capacitavo di come potesse resistere un rapporto fra due persone così diverse.
    Poi un giorno di punto in bianco, ho capito che la parte forte del rapporto ero io.
    Credo che il rapporto di amore fra due persone coinvolge così tante questioni che si ritengono magari importanti alcuni aspetti quando in realtà il rapporto è fondato su una piccola cosa senza la quale però tutto crollerebbe.

    Viviamo in un mondo che ti mette alla prova sempre, e pretende che tu sia un uomo o una donna perfetta. Io sono conscio dei miei pregi e dei miei difetti, ma per me è molto difficile capire fino in fondo cosa gli altri veramente vedono in te.
    Anche se con una persona ti metti a nudo, non è mai possibile comprendere fino in fondo cosa trova di bello e di brutto in te e perchè tu sei così importante per lei.
    Credo che questo sia il perchè dopo tanti anni ci sono persone che si vogliono ancora bene, si stimano e si sorprendono ancora di qualcosa e anche del fatto che diverse persone invece si separano dopo poco tempo perchè hanno capito che l’altro non ha piu’ da donare niente che le possa fare emozionare.

    Dopo tutto questo pippone, in cui praticamente ho voluto dirti, Verbazza, che nella mia opinione sei una ragazza straordinaria e che il bellissimo e l’intelligentone erano le due parti deboli nel vostro rapporto sbilanciato, concludo rimarcando che la mia vera natura (come quella di ogni essere bipede penemunito) è quella di uomo medio e banale, dedito all’alcool e al sesso. Quindi viva il vino spumeggiante nel bicchiere scintillante, viva la figa. E questo vale per il 99% dell’universo maschio.
    Quando parlate d’amore, donne, tenetene conto.

    • Allora, premesso che io adoro questi commenti perchè mi danno un casino di idee e di spunti e mi fanno pensare, quindi intanto ti ringrazio, perchè questo scambio per me è il senso stesso dell’avere un blog… dicevo, premesso questo, forse la differenza sta nel perchè un amore sia sbilanciato. Forse le due situazioni di cui sopra sono due meno che non fanno un più: persona con “plus” rispetto a me, ma anche persona NON coinvolta quanto me. Il fatto che dei due quello che si è messo in gioco di più ed ha provato fino in fondo a viversela ed ha nutrito del sentimento reale sia stato il primo, cioè quello il cui orientamento sessuale era differente (cosa di cui dubito fosse lui stesso pienamente consapevole – o forse fosse DISPOSTO ad ammetterlo in primis con se stesso), la dice lunga anche sulla seconda situazione.
      Diciamo che per me era “più facile” associare la carenza di sentimento alle mie mancanze piuttosto che a quelle dell’altro. Non meno doloroso: lo è infinitamente di più, il senso di inadeguatezza, come dici tu benissimo lì sopra, mi ha fatto del male tremendo ed ha lasciato delle ferite davvero profonde, ma più logico ai miei occhi (non può durare perchè lui può avere CHIUNQUE, oppure non può durare perchè un giorno si accorgerà che non riesco a stargli al passo) del mero “uno l’amore non se lo può dare” (e mi perdonerà Don Abbondio ;), e con l’esperienza di oggi continuo a considerarlo “logico”. Una persona intelligente, certamente, può innamorarsi di una persona cretina, ma che sappia io la disparità in quel caso probabilmente è che l’intelligente non può competere col cretino sul piano fisico: quante volte hai visto VERAMENTE un uomo bellissimo innamorarsi pazzamente di una cozza?
      Tu per cosa eri la parte forte? Come è avvenuta la rivelazione? :)
      Sull’essere io “la parte forte”: hai ragione. Ma in mia umile opinione non riguarda la relazione, ma l’individuo: io ho il coraggio di comprendere. E’ questa la mia forza. Per quanto schifo possa fare l’amare non ricambiati, io ho il coraggio di guardarlo ad occhi aperti, e questo mi da lo slancio per rimanere integra invece di iniziare a perdere pezzettini su pezzettini mendicando un amore immendicabile.

      Quanto al resto: tra le cose che ho pensato del vampiro è stato che proprio io, col vampiro, anche no. Ok è figo, è ricco, è colto: ma NON MANGIA (addio convivio!), NON BEVE (peggio del peggiore astemio), si tromba ‘na volta in 4 libri e poi gli viene pure la tristezza molesta.
      Ma era meglio l’uomolupo vivaddio!!

  7. post molto lungo e davvero interessante ( binomio che non è da tutti eh…quindi non sei mediocre manco per nulla)..

    dunque..la saga dei vampiri…letti tutti i libri due anni fa..a quasi 40 anni..iniziato con slancio e romanticismo e arrivata alla fine un pò stufa..

    si perché…il primo bacio arriva a metà del primo libro e la scopata a metà del quarto…

    troppo per i miei gusti.

    però..la storia mi aveva preso un sacco! guardati e riguardati i film..lei lui lui lei dialoghi ai limiti della carie..ma..cavolo..un tuffo nell’adolescenza come dici tu!

    e no..domani non cambierà FORSE niente..perchè i vampiri…sono belli, giovani, dannati e ricchi…e pure immortali ma..aimè…ne esistono solo alcuni esemplari stravecchi, unti e puzzolenti seduti sugli scranni di Montecitorio!

  8. Pingback: Passata è la tempesta (cit.) | Rem tene, verba sequentur. O anche no?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...