domenica non è sempre (stata) domenica

Quelli che hanno avuto una storia a distanza mi capiranno.
Io non ho, salvo la brevissima parentesi del Capo di Tutte le Teste di Cazzo, mai avuto un fidanzato “locale”.
I miei morosi stavano tutti a distanze variabili tra i 130 ed i 250 km, metro più, metro meno. E se a vent’anni questo voleva dire, tendenzialmente, la splendida libertà del farsi i cazzi propri tutta la settimana, nei 15 anni successivi ha significato diventare un azionista di rilievo di trenitalia ed una di quelle persone per cui il giorno peggiore della settimana è la domenica.
La domenica era il giorno dei saluti. Il giorno corto, del partire appena dopo pranzo (250 km) o alla fine delle partite (130 km), posto che il calendario avesse la buona grazia di mettermi il Milan alle 15 (cosa rarissima). La domenica era il giorno del freddo al binario, piglia il treno, cambia il treno, aspetta il treno, crepa di freddo IN TRENO (un rientro milano-profondo veneto con carrozza SENZA RISCALDAMENTO il 3 gennaio), o del caldo cocente (uno splendido tragitto “profondo veneto-quasi tarvisio” con una Uno bianca, senza aria condizionata ovviamente, al 30 luglio).
Il giorno in cui non puoi poltrire a letto perchè devi rifare la valigia, borsa, trolley, sacca, e lasciare il bed&breakfast alle dieci o scendere a salutare i suoceri o pranzare con i parenti.
Il giorno che iniziava, di fatto, col conto alla rovescia per il venerdì.

Andare a vivere da sola ha vagamente migliorato la situazione, ma solo di mattina: il pomeriggio comunque era il momento del commiato, dei “parto alle quattro” che diventavano le quattro e mezza, le cinque, a volte anche le sei, ma senza mai diventare nè lunedì nè “a domani”.

Domenica era corta, triste, malinconica e di passaggio.
Una quantità di volte incalcolabile, nei primi anni col Tecnologico, guardando fuori dal finestrino della macchina mentre mi accompagnava in stazione fantasticavo di fare come quelle coppie sul marciapiede, due passi ancora, chiedersi “cosa vuoi per cena?”, “beviamo qualcosa?”, “sentiamo se tizio e caio vengono a mangiare una pizza?”, soprattutto in inverno – col freddo fino allo sterno – col buio fuori ed i negozi illuminati e la gente che passeggiava per mano, mentre quello che
aspettava me era la solita trafila del vagone puzzolente, i compagni di viaggio invadenti o molesti, i magrebini ubriachi che cercavano di farsi sotto mentre andavo a prendermi la Yaris dal parcheggio.
E poi mancanza, una telefonata, tirarsi il trolley difettoso su per le scale.

Adesso la domenica è una giornata di grazia.
Il calduccio di casa nostra, i gatti che intonano la sveglia (Sono Finite Le Crocche, Tragedia Gatta di 3 Atti in Miao Bemolle) e che si strusciano felici dell’averci intorno, il Tecnologico avvitato al Pc oppure dedito a lavori di bricolage pesante, tipo la ristrutturazione del garage con cui è in ballo da due giorni. Domenica è effettivamente poter fare due passi per mano, nella notte delle cinque di pomeriggio. E’ chiedere a Lord e PiccolaGì se pranzano con noi, e farlo alle 12.00 per l’una. E’ la possibilità beata di farsi un caffè, scegliere un film, e non avere nessun altro posto in cui essere, correre, andare, poter aspettare le sette, poter cenare alle nove, accoccolarsi contro una spalla accogliente, dire buonanotte.

Qualcuno diceva “Amare significa non dover dire mai ‘mi dispiace'” (io per altro non sono neanche d’accordo): la mia versione sarà che Amore è quando Domenica significa non dover dire più “A venerdì”.

Buona domenica a tutti.

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21 pensieri su “domenica non è sempre (stata) domenica

    • beh la vostra era una distanza siderale. più lontani di così forse giusto l’australia. :-D

      dalla mia però c’è da dire che io tra uno e l’altro ho preso treni il week end per tipo 11 anni filati…

  1. Dopo otto anni di relazione da pendolare, la domenica è diventata “Amore staccati da quel cazzo di gioco di guerra e vai a cucinare! Che non ho voglia di finire di pulire la cucina alle 22:00!” eheheheheheheh :D :D :D

  2. Comprendo perfettamente ogni parola, ogni attesa, ogni conto alla rovescia, ogni treno, ogni ritardo, ogni valigia, ogni telefonata, ogni fantasia su una quotidianità tanto agognata quanto temuta, dolcemente, sotto sotto.
    Poi è diventata Domenica sul serio, con la D maiuscola. Gatti compresi. :)

  3. Invidia…
    Io la domenica non mi posso nemmeno permettere di dire “a venerdì”, perché il sabato ho il corso di russo, quindi sono al “A domenica prossima”.
    Il tutto se la provvidenza ci assiste, naturalmente, dato che la domenica è il giorno destinato a celebrazioni varie di tutte le famiglie/istituzioni che si rispettino…
    E se va bene, vinco il bonus come migliore azionista combinata di Trenitalia e Trenord, essendo pendolare anche per lavoro e studio…
    Va ben, verranno tempi migliori…

  4. Stupendo. Domattina si riparte per l’ennesima volta e rileggere questo post è sempre un modo per farsi forza :) Qui si vive entrambi aspettando quelle Domeniche (in canonico e rigoroso pigiama)!
    Grazie!

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