Jean Paul, o delle seconde possibilità.

Stanotte ho fatto un sogno strano.

Eravamo Lord, la mia migliore amica ed io, per le stradine di un quartiere residenziale, di ritorno da una serata. Stavamo andando a prendere la mia macchina. Sono sicura che fosse un balzo indietro nel tempo perchè nessuno dei tre era “accompagnato”, era una serata come tante di alcuni anni fa: niente Tecnologico, niente PiccolaGì, niente Straniero.
Ad un certo punto ci si para davanti un tale, giovane, bello, gentile, che pur essendo vestito normalmente è una specie di poliziotto e che vuole non so cosa da me e dalla mia automobile (suppongo di aver parcheggiato in divieto di sosta pure nel sogno); io qualunque documento lui voglia non sono minimamente intenzionata a darglielo, quindi gli dico “Aspetta almeno un momento che saliamo in macchina e che lo cerco”, gli rifilo la prima carta che mi capita sottomano – stando attenta che ci sia solo il mio nome e non la targa della macchina (UN GENIO DEL MALE ANCHE IN SOGNO!)- e appena siamo saliti tutti lo schivo e schizzo via.
Solo che c’è nebbia, non si vede bene, le stradine sono strette e devo evitare anche un passante (donna al volante, anche in sogno), e il tizio – che si vede che c’è proprio rimasto male – si mette a correrci dietro, a piedi.
Lord mi dice “Oh, accellera che quello là è un maratoneta”, il tizio si avvicina sempre di più, alla fine la nebbia si dirada e fuggiamo festanti.
Stato d’animo: dispiaciuta per il tizio.
Nel sogno poi mi rammarico di averlo preso per il culo e buggerato, vado a fare una passeggiata in centro, lo incontro, e invece di prendermi a calci il tizio mi fa posto su di una panchina e si presenta.
Stato d’animo: grandissima felicità.
Fine del sogno.

Oggi cercando di analizzare soprattutto questa sensazione di grandissima felicità, e volendo evitare l’interpretazione “ti innamorerai di un vigile urbano venticinquenne che ti fa la multa”, mi sono resa conto che il momento “felice” coincideva con la “seconda possibilità” di fronte ad una persona dapprima evitata, anche se con dispiacere.
Mi è tornata in mente un’amica che ho, volutamente, perso per strada tantissimi anni fa (complice una notevole serie di pugnalate alle spalle da parte sua), e della sua “persona sfuggita con dispiacere”.
Avevamo circa 18, 19 anni. Era estate, eravamo in vacanza (io, lei viveva ragionevolmente vicino a dove io ero in ferie), ed una sera andammo in un locale molto in voga e molto in culo per noi, non munite di automobile e circondate da amici dal sederone pesante che 20 km per andare a ballare, anche no. In questo locale c’erano molte persone che lei conosceva, ed un di questi ragazzi ci presentò un cugino, residente all’estero non ricordo dove, e tra questo cugino che chiameremo JeanPaul e la mia amica scattò i m m e d i a t a m e n t e qualcosa, subito, istantaneo, ce ne accorgemmo un po’ tutti.
Non successe nulla di particolare, loro restarono tutta la serata a bere e scherzare e ridere, sembravano amici da una vita, tant’è che ad un certo punto lui si mise a parlare solo inglese ed a presentare lei agli altri amici come “mia moglie”, con lei che fingeva di non parlare italiano.
Al momento di andar via lo perdemmo un poco tra la calca, e complice l’era “pre cellulari” lui non ebbe modo di chiederle il numero di telefono e lei, beh lei si guardò bene dal chiederglielo.
Perchè?
Per tutta l’estate lei, in quel locale, non tornò più.
Perchè?

Perchè lei quell’estate aveva “già qualcuno in testa”, un gran figone col cervello di una pulce che le piaceva da tempo e che finalmente dava segnali di interesse.
Chiariamo, anche il buon JeanPaul era fico. Se il cervello di pulce era un nove, JP era un buon otto. Plus cervello. Plus simpatia.
Ma lei voleva avere, non so come dire, “il film”. Stava arrivando una cosa a lungo desiderata e non voleva rischiare di perderla di vista per “il primo che passa”.

Ebbe quello che voleva ed io la rividi due anni dopo. Con la Pulce era finita abbastanza presto ed ingloriosamente, senza neanche spargimenti di lacrime.
E lei due anni dopo pensava ancora a JeanPaul. Ogni tanto. Lo cercava ancora con gli occhi, ogni tanto. In estate andammo di nuovo in quel locale, c’erano i suoi amici, lui non tornò in Italia.
Prima della stagione delle pugnalate, una delle ultime cose che ricordo è lei che mi confessa che anche quando stava con la Pulce evitava quel locale. “Perchè Jean Paul… era un casino. Mi piaceva davvero troppo. Mai avuta tanta chimica con qualcuno“.

Alla lunga serie delle cose che non capisco (e che il mio inconscio cerca di spiegarmi, evidentemente) io aggiungo questa: perchè fuggire da quello che si vuole (chiaramente, quando è perfettamente lecito), per prendere quello che si “dovrebbe volere”, e poi angustiarsi per la scelta?
Io non sempre ho avuto seconde possibilità, nella vita e negli affetti, come tutti credo. La possibilità di tornare indietro, di rimettere le cose a posto, di rifare una scelta, di spiegare, di capirsi, di essere capita.
Non sempre ho dato una seconda possibilità.
Però vivaddio, giuro che se c’è una cosa che ho imparato è a non rinunciare a priori.

Cosa c’è di più bello di qualcuno che hai ferito, e che ti permette di chiedere scusa?

[la mia ex-amica è ufficialmente fidanzata, oggi, con un tizio che è il sosia di lele mora. Cara mia, secondo me tu a Jean Paul ci pensi ancora!]

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13 pensieri su “Jean Paul, o delle seconde possibilità.

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  2. Una “seconda possibilità” mi ha praticamente salvato la vita (quantomeno affettiva), molti anni fa.
    Una persona con cui mi sono comportata davvero di merda e che proprio non lo meritava, mi ha dato l’opportunità, un annetto dopo, di dimostrare a lei e a me stessa quanto potessi essere migliore, come persona e amica.
    Sono passati circa 12 anni e lei è ancora un punto saldo nella mia vita, che è così com’è anche grazie a lei, in grandissima parte. :)

  3. Il tuo blog è davvero simpatico, ho letto 3/4 post molto carini e nei quali mi sono rivista…un consiglio: attenta ai refusi (accelerare e non acceLLerare, ad esempio, in questo post)! Ciao

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