il gatto sul tetto che scrocca.

(questo post è stato ispirato da Max, ed è dedicato al micio Ugo)

Io ho un gatto.
Io ho due gatti.
Io ho un gatto che si chiama Scrocco, e invece l’altro no.

Io ho un gatto che si chiama Scrocco e quando lo guardo penso che Scrocco sarà il gatto di cui, vivessi altri 40, 50, anta anni, parlerò alle persone. Scrocco è il gatto che quando l’hai avuto poi lo rimpiangi tutta la vita.

Io ho un gatto che si chiama Scrocco ed in realtà l’ho ereditato. Era il gatto della mia migliore amica, cioè era il nostro gatto in realtà, ma i gatti scelgono le persone e lui aveva scelto lei. Credo che il permesso di entrare nel lettone – nel mio non poteva – abbia in qualche modo influito. E’ quello che mi racconto per non essere gelosa.

Io ho un gatto che si chiama Scrocco, l’ho ereditato dalla mia migliore amica quando s’è trasferita un continente in là – no, non l’ha abbandonato, dio solo sa quanto c’ha pianto di lasciarlo, ma io restavo e amavo Scrocco con tutto il cuore e Scrocco, soprattutto, ama Rage con tutto il cuore. Chi è Rage? L’altro gatto. Quello mio. Ora sono miei tutti e due, e per favore sappiate che nel dirlo ho la faccia e la voce di Gollum.

Io ho un gatto che si chiama Scrocco, l’ho ereditato dalla mia migliore amica, ma è stato lui che ha adottato lei: s’è presentato di nascosto nel suo ambulatorio – lei è veterinario – e c’ha vissuto a sbafo e di nascosto per una settimana prima che lei lo sgamasse. E a quel punto che fa, una che a sei anni voleva fare la veterinaria e chiama i Pittbull “topino” prima di fargli le punture?
Se lo porta a casa.

Io ho un gatto che si chiama Scrocco ed è arrivato già adulto una sera di agosto. Noi vivevamo strette strette in una casa che pareva un campo nomadi però a sarajevo. Noi si voleva trovargli una casa ed una famiglia.
Per il gatto Scrocco si presentò solo una matta che “aveva dovuto liberarsi del gatto precedente”. Il comitato decise “col cazzo che ti do il gatto Scrocco” e Scrocco prese possesso delle stanze, della casa, di noi due, e per sovrappiù al primo moroso della mia amica che si fermò a dormire pisciò sul pigiama per mettere ben bene in chiaro le cose.

Io ho un gatto che si chiama Scrocco e Scrocco ha un diverso comando per indicare all’umana qui presente che
1. sono finite le crocche o sono sciape
2. l’acqua è finita oppure calda (al gatto Scrocco fa piacere ogni tanto un cubetto di ghiaccio nella ciotola grande)
3. la cassetta è sporca o la consistenza della sabbia non è gradita.
4. i topini di pezza migliori sono finiti sotto il divano
5. vuole giocare
6. vuole giocare
7. vuole giocare
8. HAI CAPITO CHE VOGLIO GIOCARE?

Per ognuna di queste cose il gatto Scrocco ha un diverso miagolìo, accompagnato da un perentorio movimento in direzione del desiderata, che sia il divano oppure il mobile in cui sono celate le preziose scatolette dell’umido.

Io ho un gatto che si chiama Scrocco e per cui l’idea di paradiso-gatto è un posto pieno di umani che lo ricorrono sfiorandogli la coda, tenuta eretta per l’occasione, fino al grattatoio, dove lui darà mostra della propria ferocia facendosi gli artigli, e da dove detti umani fuggiranno venendo rincorsi dal gatto Scrocco ad altezza caviglie, per poi ripetere il tutto.

Io ho un gatto che si chiama Scrocco e che pretende di giocare così tutto il giorno, tant’è che noialtri scappiamo nella nostra stanza ed il povero Rage – che è il TRIPLO dello Scroccone – si nasconde in cima al frigorifero. Ma quando lo prendo mi si struscia sul naso ed io gli sussurro “Adesso sei il mio gatto… sei mio mio mio mio” e non sembra dispiacergli.

Io ho un gatto che si chiama Scrocco e un giorno è stato male ed il veteriniario non ha mai capito cosa abbia avuto. L’ho portato in ambulatorio fuori di me convinta che stesse per morire. E invece è qui il gatto Scrocco, ad occhio ha ancora otto vite, gli è solo rimasto di quella specie di ictus un modo un poco storto di tenere la zucca, tipo civetta.

Io ho un gatto che si chiama Scrocco che il giorno che ha avuto quella specie di ictus non si reggeva sulle zampe e non vedeva, ma quando l’ho scovato e raccolto ha iniziato a fare le fusa e mi ha spezzato il cuore in mille pezzi.

Io ho un gatto che si chiama Scrocco, ed ha una passione per i fonzies, le fette biscotttate integrali e le mani delle persone, e mentre ti morde a volte fuseggia beato. Ma mica per questo morde di meno!

Noi abbiamo un gatto che si chiama Scrocco, e in una vita di convivenze gatte io non l’avevo mai visto un gatto così assurdo.

Noi viviamo con un gatto che si chiama Scrocco, e con un gatto che si chiama – all’anagrafe – Rage Against The Machine, e noi, noi quattro, siamo una famiglia, e visto che siamo in clima post elettorale posso serenamente aggiungere che chi non lo capisce, che i gatti sono famiglia, è un povero cretino.

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dev/null – (senza nome – blocco note, ho perso il conto)

Scostando tutto dalla tavola con un colpo della mano,
la gioia è il rivolo di vino che attraversa il piano,
imbeve la tovaglia eppure ancora resiste e come un filo
cola a terra:
così è la gioia, ti inzacchera le scarpe.

E’ doloroso invece tutto quello che si infrange,
cocci di vetro che rimangono per mesi, anni,
nascosti in ogni fessura del parquet
che non finisci più di ritrovarne,
di rischiare di tagliarti se cammini scalzo:
così è il dolore, che non sai mai se
l’hai raccolto tutto.

la piccola Musa che vive in me

La notte evidentemente non porta consiglio, perchè non UNO, ma ADDIRITTURA DUE, anzi, che dico, TRE (!!!) dei miei blogger preferiti, dopo aver palesemente preso una forte botta in testa hanno voluto insignirmi di cotanto premio:

very-inspiring

Sinceramente stupita, perchè pensavo che al massimo, in vita mia, avrei strappato un sorriso, lascia stare “ispirare” qualcuno, riporto fedelmente le regolette sapendo anche già che ad una mancherò:

1. Copia e inserisci il premio in un post. (Ok fatto!)
2. Ringrazia la persona che te l’ha assegnato e crea un link al suo blog. (Grazie Max, Grazie, mia disfunzionalissima sorellina di blog, e Grazie anche a te, focosa seconda disfunzionale della lista!)
3. Racconta 7 cose di te. (hahahaha, avete due giorni?)
4. Nomina 15 blog a cui vuoi assegnare il premio e avvisali postando un commento nella loro bacheca. (Ecco il commento in bacheca non so se riesco a postarlo a tutti: pigrizia, mon amour)

Andiamo con le sette cose:

1. Ogni post che scrivo sul blog è il vincitore di una valanga di inizi-non-continuati che mi vortica nella testa per, in genere, almeno una settimana. Tranne i post di sfogo, che guardacaso sono quelli che piacciono di più. Agli altri, non al mio fegato.

2. Sono la persona più pigra del pianeta. E forse anche del cosmo, non so, dovrei vedere i Marziani che ne pensano. Calcolando che non sono ancora arrivati sulla Terra, forse sono pigri anche loro.

3. La mia religione è il Gattolicesimo. Se fosse per me la casa avrebbe un micio per metro quadro. Se vedo un gatto tutto il resto smette di esistere. Se avete foto dei gatti sul vostro blog, sappiate che non leggo quello che scrivete perchè rimango come un’allocca davanti alle immagini.

4. Sono un’ottima cuoca e adoro cucinare. Essendo goffa e maldestra in praticamente tutte le altre attività manuali, della mia perizia in cucina vado molto, molto fiera.

5. Del mio blog sono a conoscenza solo mio moroso e mio fratello minore. Nessuno dei miei amici (tranne tommi, che però non vale perchè l’ho conosciuto con il blog precedente), nemmeno la mia migliore amica di una vita, nemmeno il mio amico Lord che è in un post sì ed uno no, nemmeno il mio amico Bì che è stato il mio alterego per vent’anni. Se diventasse di dominio pubblico non mi sentirei più libera di scrivere nulla.

6. Il parrucchiere di recente mi ha dimezzato la testa. Ora mi lavo i capelli in sette minuti, ma come Sansone ho perso l’identità. Se leggete di un parrucchiere assassinato, beh, io ero a cena a casa vostra quella sera.

7. Devo vivere vicino a dell’acqua. Sono nata in una città di mare, figlia di due persone nate in due diverse città di mare, ed ora che vivo dove il mare non c’è, ho voluto fortemente voluto avere vicino almeno il fiume. Mi appaga, mi affascina, mi rilassa poter vedere acqua che scorre. E’ la mia personale versione del Prozac.

I miei blog ispiratori, che ovviamente essendo io pigrissima nemmeno sono tutti in blogroll.

1. La Disfunzionale del mio cuore.

2. Lucy. Non avete idea di quanto mi fa pensare questa donna.

3. Max e le sue meravigliose paranoie.

4. Alcesti, e il suo Sogno, ma anche il suo Capo.

5. Mellie.

6. Topper con Lei e tutto il resto. Che già il titolo…

7. Ally. Perchè veramente è Meglio essere felici!

8. Awayland. E i suoi gatti. *___*

9. Il Signor Moka. Che non scrive mai, ma quando scrive…

10. Spicy, e la vita che avrei voluto avere alla sua età.

11. La Terza Città. Scrive talmente bene che leggerla aggratise sui blog è un privilegio.

12. Virginiamanda. Che ogni volta penso “ma manda dove?”.

13. Semplifichiamoci la vita. Un blog nato con un intento diverso, e diventato un diario quotidiano, minimo, delicato e furioso insieme.

14. Le cose succedono. Perchè succedono davvero.

15. Le storie sono ovunque. L’unica persona al mondo che potrebbe raccontarti una storia commovente in tre righe e parlando di ghiaia.

E’ dura trovarne solo 15, quando devo momenti bellissimi ad almeno 30.
E buona camicia a tutti!

la shit list elettorale (so long, e per cortesia crepate tutti)

Nel 2006 l’ultimo giorno prima delle elezioni ero disperata.
Con LaManu, la metà del mio cuore che poi espatriò due continenti più in là, guardammo tutti, tutti, tutti i talk show, le tribune politiche, le interviste lecchine possibili ed immaginabili. Comprammo tutti i quotidiani esistenti (tranne Libero e la padania), leggemmo tutti i commenti possibili, andammo ad alcuni comizi per capirci di più: risultato: un piattino di merda, una scodella di stronzi, un vasetto di veleno. Buona scelta a tutti.
Il mio fidanzato di allora, per tirarmi su il morale visto il crollo emotivo-elettorale, mi fece scoprire non le droghe pesanti, ma il lato comico-trash della faccenda: l’inno dell’udeur.
UDEUR VERRA’!

Quest’anno invece sono felicissima: è finita! Tipo oramai frega’n’cazzo chi vince, basta essere sopravvissuti all’esperienza.

La differenza tra allora ed oggi è una ed una sola, se si esclude la Grande Crisi Economica: allora non avevamo facebook.

Facebook ti sposta il baricentro perchè in primo piano non ci sono più i politici, le informazioni “da cercare”, le rivendicazioni più o meno farlocche degli eterni verginelli del nostro parco-onorevoli, i programmi elettorali, i partiti: no, in primo piano ci sono i nostri concittadini, i demotivational, gli slogan, gli status inneggianti a questo o a quello, le decine di faccione di Grillo che compaiono come foto profilo, le liti costanti sotto questo o quel post, link di ogni genere, LE PAGINE FACEBOOK DEI PARTITI, diosanto, dove come in ogni buona piazza italiana che si rispetti metà inneggia e metà insulta, che è andata lì solo per rompere i coglioni.

La mia personalissima shit list di queste elezioni così internettiane, addì 22 febbraio, grazie al Signore ultimo giorno di campagna elettorale, è la seguente. E stranamente per le mie abitudini, è seria:

1. Vendola che dichiara “Adesso basta tirare la cinghia, per far ripartire l’economia ci vuole un po’ di Keynes”. A parte il fatto che Vendola mi risulta essere uno dei 15 parlamentari che votò contro l’istituzione della giornata della memoria in onore delle vittime delle foibe e dell’esodo dalmata-giuliano, cioè contro il RICORDO stesso di quei morti, e io sono triestina, quindi gli appellativi che mi vengono in mente e le cose che a Vendola vorrei fare me le tengo per me. A parte “ci vuole un poco di Keynes” detto così, “basta un poco di zucchero e l’economia va suuu l’economia va suuuu l’economia va suuuu”, questa affermazione fatta in un paese in cui il 52% del PIL è intermediato dallo Stato è da-fuori-di-zucca.

2. Quelli che “non lo voto, ma ha ragione eh, ha detto cose giuste, non lo voto eh dico per dire”, riferendosi a Berlusconi. Essendo più raro in Italia il trovare uno che ammetta di averlo votato negli ultimi dieci anni, di un idraulico la domenica, cristo santo se state per fotterci tutti di nuovo almeno ammettetelo: LO VOTO PERCHE’ PARLA POTABILE. LO VOTO PERCHE’ CAPISCO QUELLO CHE DICE. Che sono minchiate, ma immediate.

3.Il grande ritorno dei militanti sinistri con la verità in tasca.
AH, UN GRANDISSIMO CLASSICO DEI TEMPI DEL LICEO. Quello che non può argomentare e dichiara che comunque lui è nel giusto, perchè è di sinistra. Sant’iddio, in questi anni di prostitute minorenni e deputate minorate, di case regalate all’insaputa del beneficiario, di deputati cattolici sorpresi a mignotte, insomma di comune sdegno e schifo nei confronti del pdl e del suo capo, il paese era quasi unito. Adesso che con le elezioni ci sono di nuovo parti distinte, sono tornati loro, i Depositari Del Sapere. Quelli che finchè si può si discute, poi ci si trincera in “io sinistra io ragione”, poi se proprio l’interlocutore non abbocca si grida direttamente l’immarcescibile “FASCISTA!”.
Oggi ho chiesto ad uno di questi luminari del Vero Bene di spiegarmi perchè appellasse l’intera base elettorale di Grillo come “pecoroni”. Mi ha risposto “per come vivono la politica e per come si esprimono al riguardo”. Bene, dico io, e di grazia COSA in come vivono la politica e in come si esprimono al riguardo li rende pecoroni?”.
Risposta: non so spiegarti la mia percezione, IO LI CHIAMO PECORONI E LI REPUTO TALI.
In pratica: una rosa è una rosa è una rosa.
Giuro io dopo 10 minuti che parlo con un SiniStroIlluminatore capisco perfettamente perchè abbiamo avuto Berlusconi premier 3 VOLTE.

4. E’ passata sotto banco e sotto voce questa notizia qui: in pratica dice che da uno studio OCSE risulta che in italia l’80% delle persone è un analfabeta di ritorno. Non CAPISCE lo scritto, non è in grado di estrapolare informazioni da un testo. L’80% della popolazione vuole dire che quando leggono un giornale, lo capiscono 2 italiani su 10.
Eh vedi le tirature di Novella 2000?

Detto questo, questo 80% HA FACEBOOK. E scrive “blablabla candidato a caso ha detto questo blablabla… SVEGLIAAA”.
Io quello “SVEGLIA” che leggo quotidianamente qui e là da un mese a questa parte lo odio. Vuol dire “chi non la pensa come me è un cretino”. Ora io sarò anche cretina, ma sentirmelo dire dagli analfabeti…

5. Grillo. Nella più gentile delle considerazioni, Lega 2.0. Il movimento
patchwork, casapound ed i no tav per un futuro migliore tutti insieme. Sono democraticissimi: ce l’hanno con QUALUNQUE COSA, tutto allo stesso modo. A me Grillo non fa paura “di perdere le elezioni”. Io non ce l’ho un partito. A me Grillo fa paura per il mio paese.
Uscire dall’euro, really?

6. I Grillini esaltati. Pianeta Tricoteuses alla riscossa. Il protagonismo di decenni di Uomini e Donne, e il suo bagaglio culturale, trova un nuovo sfogo: l’arena politica.
“TUTTI A CASA LI MANDIAMO TUTTI A CASA” non è un programma ragazzi. Tutti a casa, perfetto. Per me potete pure bombardare il parlamento, meteorite alè alè, va benissimo.
Ma dopo?

7. La figura di merda di Giannino. Che depressione. L’unica voce che mi piaceva ascoltare arriva da un bipolare. E.T., telefono casa.

8. Berlusconi che prende per il culo Giannino per la laurea farlocca. Berlusconi dico. che prende per il culo uno perchè ha mentito.
Te la prendi con lui solo perchè non è nipote di Moubarak.

9. La reazione scomposta, assurda, allucinante, del sindaco della mia città alla domanda di un sostenitore di Grillo.
Il sostenitore di Grillo “Perchè non gli avete concesso piazza tal dei tali? Avete paura eh? Vi mandiamo tutti a casa!”
Il Sindaco “TI DENUNCIO!! TI QUERELO!! TI PORTO IN QUESTURA PER MINACCE E INSULTI!!”
Il sostenitore di Grillo “Mi spiega quali minacce ci sarebbero nella frase?”
Il Sindaco “TE LO SPIEGHERO’ IN QUESTURA QUANDO LA POLIZIA TI CI AVRA’ PORTATO”.
Questo Sindaco è a capo di un’amministrazione che ha perso 4 milioni di euro di soldi nostri nel crack Lehman Brothers. ED E’ LUI CHE DENUNCIA I CITTADINI?

10. L’insostenibile leggerezza dell’essere, tutto sommato, a-partitica. Come sempre troppo rossa per i neri, troppo nera per i rossi.

Che vi devo dire? C’è pure il derby domenica. FORZA MILAN.

un san remo di 15 anni fa e l’amore faticoso

Io non ho mai, mai in vita mia da che possa ricordare, guardato San Remo. Mi annoia troppo, non riesco a vederlo. Alla prima sbadiglio. Alla seconda canzone inizio a provare fastidio. Alla terza canzone mi agito in poltrona come un cane con le pulci. Alla quinta… boh non lo so, non c’è mai stata una quinta canzone di San Remo che io abbia visto in diretta.
Solo una volta, ricordo di aver guardato una finale, avevano vinto gli Aereoplani qualcosa, gli Italiani qualcos’altro, può essere? Comunque era tardi, non ero a casa mia, ma sul divano di un mio ex e lui si era addormentato con la testa sulle mie gambe e non volevo svegliarlo. Al telecomando non arrivavo e sono rimasta così, immobilizzata nel tentativo di “tesorizzare il momento”, chè lo sentivo il tempo agli sgoccioli ed in effetti quella fu l’ultima sera insieme, e punita in questo mio indulgere, in questa mia insistenza, con un’intera serata di brutture da squadrare con occhio vitreo.

Quella storia fu bellissima e molto, molto infelice. Molto infelice, forse la più infelice di tutte, perchè era quella che andò velocemente in pezzi – per non dire in merda, ma via, dai perchè non dirlo? – nonostante il potenziale non facesse presagire un destino da sacchetto dell’umido.
Col mio triste fardello di rifiuti da compostare iniziai la famosa relazione opposta: dicesi relazione opposta quella che inizia solo perchè incontri L’OPPOSTO di quello con cui stavi prima. Potenziale della relazione: nullo. Sentimento: acqua di fonte con alcuni picchi tendenti al vagamente tiepido. Serenità relazionale: tantissima. Termine della storia: abbastanza rapido, sicuramente civile, sfociato in tranquilla amicizia decennale.

E quindi?
E quindi grande amore tormentato no, grande nulla serenissimo neanche, gira che ti rigira incontro quello che poi è diventato il MetempEx: ka-boom.
Ora, non è che non ci fossero i sentimenti giusti o che ci fossero problemi oggettivi ESTERNI. Alle volte stai con qualcuno con cui semplicemente stai di merda. Puoi anche essere innamoratissimo, ma tu dici A e l’altro dice B, a te piace il caffè l’altro beve solo the, a te piace ballare all’altro avvitarsi col culo al divano ed ammuffire, tu pensi che gli gnocchi siano cibo degli dei e la tua metà se vede delle patate urla di sofferenza: applica questo schema ad ogni possibile argomento e gesto quotidiano e cosa ottieni?
Due che si lasciano dopo mezzora.

INVECE NO!
INVECE, DANNAZIONE, NO.

Perchè mentre tu rantoli e sudi ad ogni minimo gradino della relazione, ad ogni parola che trattieni ad ogni problema che si crea dal niente e pensi “oh, vabbè ma chi me lo fa fare? Sì ci amiamo ma cristo è un’agonia, basta dai” arrivano LORO, i tuoi amici, o zii, o nonni, o genitori, o guru delle rubriche “Lettere dei Lettori”, LORO, I FOTTUTISSIMI TEORICI DE “L’amore vero è SUDORE E SACRIFICIO”.
Che uno dice ma allora coltivare un campo di barbabietole che cos’è?
Bazzecole, ti rispondono loro.
L’amore vero è faticoso, blablabla. E’ tirare la carretta cambiare adattarsi lottare combattere soffrire piangere discutere e dopo la piacevole discesa primaverile della fase “innamoramento” c’è l’ardua salita del quotidiano, che tu piccola donna inerme, non potendo doparti come un ciclista qualunque, affronterai armata di volontà, volontà, tutta la tua volontà.

Oh, io ci ho creduto. Te lo dicono tutti o quasi. A me lo hanno detto tutti, o quasi: l’amore è questa cosa qui, che è difficile, che ha angoli acuminatissimi dove tu hai punti deboli, questa cosa qui piena di rospi da ingoiare col sorriso, questa cosa cui per cui ti devi limitare, è normale limitarsi, per cui ti devi trattenere, è normale trattenersi, per cui devi studiare compromessi ed adattarti adattarti adattarti e smettere di chiederti se sei felice perchè certo che sei felice, HAI L’AMORE.
Anche se l’amore è un grosso gatto nero appeso al cuore, ti fa male dappertutto e dopo un poco non sai più chi sei. Ed hai dimenticato chi eri.

Poi un giorno mi sono svegliata e mi sono permessa di chiedermi se ero felice.
E la risposta è stata “no, sono triste come una merda. e stanca. e spaventata.”
MA HAI L’AMORE HAI L’AMORE HAI L’AMORE CHE E’ FATICA E CHE E’ SACRIFICIO.
No cazzo ho solo la fatica e il sacrificio.
MA LA FATICA E IL SACRIFICIO SONO AMORE, SONO AMORE, SONO AMORE.
No cazzo l’amore è amore.
MA LA FATICA E IL COMPROMESSO E LA BELLEZZA DELL’ADATTAR…

MA VAFFANCULO, NO.

Da allora sono cambiate tante cose. Ho una storia d’amore. Dura da anni, come quella prima, e vive di quotidiano, molto più di quella prima.
E sono felice e sono me stessa e rido tantissimo.
E in mezzo c’è stata la crisi economica, e angoscia, e paura, e malattie brutte e bruttissime, torna in italia c’è mamma in ospedale, e forse la ditta non sopravvive, e il rogito il giorno stesso di una diagnosi di tumore ad uno dei nostri genitori, e trasloca, e il gatto ammalato, e due stipendi per pagare il veterinario, e inteventi riusciti, e sollievo, e altra paura, e ingrassare, e la dieta, e gli amici che rimangono in altra città, e gli amici che vanno a vivere dall’altra parte del mondo, e la cena di ogni giorno, ogni giorno, e le notti di ogni giorno, ogni notte, che forse a pensarci bene è la prova più dura.
Rido tantissimo ed ogni tanto in questi sei anni ho pianto.
Ed ho fatto una fatica boia e sono tornata a casa furibonda e ho cucinato senza averne voglia e mi sono alzata avendo ancora sonno e tante volte ho detto “lascia stare, faccio io”.
Ma tante altre volte è stato detto a me.

L’amore non è fatica, non è sacrificio, non è trattenersi adattarsi e non è SOLO E SEMPRE compromesso. L’amore è leggero, è bello, è facile come l’acqua, è quella cosa che ti sgrava dal carico immane del campare da persona normale. L’amore è quella persona che la sera, a casa, anche se è in tuta e di cattivo umore e vuole mangiare qualcosa che a te non piace, te la guardi di sottecchi e la giornata fa meno schifo di prima.
Vivere è faticoso è compromesso è sacrificio e richiede nervi saldi. L’amore è quello che ti aiuta a guardare la vita con fiducia ugualmente. Non ti serve VOLONTA’ per amare. Se ti serve, è la differenza tra la modella da copertina e la quarantenne che vive di jogurt per rimanere magra: una brutta copia.

Per cui smettete di calunniare l’amore, voi teorici de “l’amore vero fa male al culo ed anche al cuore”.
Uscite dalle vostre migliaia di storie stanche e svuotate ed insensate, oppure restateci dentro, ma smettere di consigliare agli altri che rimanere infelici e miserabili sia l’unica strada al mondo per tenersi stretta una relazione.

Smettete di calunniare l’amore perchè non è vero che se fa bene deve per forza avere un sapore schifoso: l’amore vero è amore, non ha una prescrizione non ha controindicazioni e soprattutto non è una medicina.
Smettete di calunniare l’amore, perchè altrimenti, cazzo, vi vengo a prendere.

sgancia la bomba e scappa.

Sai cos’è che fa male?
Quando vuoi bene a due persone che non riescono a volersi bene tra di loro. A me per esempio è capitato tanti anni fa col mio migliore amico ed il mio fidanzato del tempo. Odio puro. Ho smesso di farli incontrare perchè nel loro piccolo animo di adolescenti trentenni ciò che non si può risolvere con pisciate territoriali deve essere sistemato a pizze in faccia. E magari anche no, dai.

Sai cos’è che fa male?
Quando vuoi bene a due persone e le presenti e si piacciono e diventano amiche e poi però un giorno litigano e tu ti trovi là in mezzo tipo riedizione del divorzio dei tuoi genitori, con la differenza che non hai due anni, capisci tutto, nessuno cerca di preservarti, anzi, magari uno ti tira anche un poco per la giacchetta, e l’altro ti chiede che fai stasera e se rispondi che vedi il primo… beeeeeeeeeeeeeeeep!! Risposta sbagliata!

Ma sai cosa fa ancora più male?
Quando vuoi bene a due persone, e le presenti, e si piacciono, e diventano pure amiche, e si condivide lo stesso gruppo le stesse vacanze esperienze di ogni genere per un ventennio e poi un giorno dal nulla la persona A ti dice in maniera anche piuttosto violenta e sgradevole che la persona B le sta sui coglioni da sempre, lascia stare considerarla amica, proprio fastidio e pure un pizzico d’astio. Dopo di chè liquida la tua richiesta di spiegazioni con un – per carità, legittimo – desiderio di tener per sè il grosso di questo elenco di atteggiamenti e discorsi forieri di codesto disappunto.

Al che il neurone poverino va in cortocircuito e si sovrappongono:
1. cazzo ma i motivi? ci sono motivi? che diamine e’ successo? perchè non mi sono accorta di un tubo?
[spazio senso di colpa]
2. povera persona B! che è totalmente inconsapevole di questi sentimenti e non ne ricambia un grammo!
[spazio senso di colpa, parte seconda]
3. povera persona A, che ha passato un sacco di momenti sgradevoli tenendosi dentro tutto.
[spazio senso di colpa, parte terza: che amica di merda che sono]
4. cazzo, non posso ripararli. se apro bocca ferisco a e tradisco b.
[il senso di colpa sovrasta ogni altra considerazione]

Ecco, non posso ripararli. E non potendo ripararli, non posso riparare neanche me stessa.
E quando qualcuno verrà a chiedermene conto, perchè verranno, alla fine sempre qui si viene a parare, temo che la risposta che ho dato al Tecnologico “Sono bambini grandi ed io sono un’amica, non la mamma”, sarà inutile e non soddisfacente: in realtà, poi, non soddisfa neanche me.