la gallina con un nome tra i limoni

Non ci vuole mica tanto.
Il Tecnologico è lontano per lavoro. Il lavoro aumenta senza che ne aumentino gli utili. Mi preoccupo per mia madre, lavora il doppio di quanto dovrebbe, è stanchissima, purtroppo la parte che implementa è quella che io non sono in grado di seguire, nè come titoli nè come esperienza.

Eppure ho passato una serata lieve lieve. Ho un’amica, Tenerella, che è la sintesi di quello che amo, che cerco nei miei affetti. E’ gentile senza essere zerbino. E’ spiritosa senza essere greve. E’ sognatrice, ma lavora e ragiona con gran senso pratico. E’ bella, quel bello reale, pieno di grazia oltre che di belle forme, che affascina gli uomini e disarma le donne. E soprattutto, la conversazione con lei, pure dopo un ventennio, è sempre fluida, piena di spunti.

Ho passato una serata lieve lieve a parlare di un piccolo bambino nato con un piccolo handicap, che non rendendosi conto di averlo travolge la vita e le persone con una potenza ed una simpatia contagiosa ed una volontà rigeneranti anche per gli altri.
Una serata lieve lieve con della moussaka e del vino rosso, ma poco che poi devo guidare, a sentirmi raccontare di una nonna che lavorava al circo e dei suoi nipoti sparsi per il paese.
Una serata lieve con i racconti delle galline della Signora Emme, che solo una è sopravvissuta, la più veloce, quella imprendibile, ed il bambino l’ha battezzata e battezzandola l’ha salvata: puoi mica mangiare qualcuno che ha un nome, no?
Così la gallina-con-un-nome adesso ha casa lì, nell’angolino dove vivono protette ed al sicuro le piante di limone, e fa le uova e il bambino la rincorre, ma stavolta è per gioco.

C’è un libro bellissimo di Kundera che si chiama “L’immortalità”. Credo sia il libro che più amo in assoluto. A riprova, non ne ho una copia: ogni volta che l’ho comprato, PUF!, m’è scappato in regalo a qualcuno cui volevo bene.
Nell’Immortalità c’è una donna che è stufa del casino degli altri, dello smog, della città, delle pretese familiari, della bruttezza in senso assoluto, e fantastica di comprare una violetta al giorno, e far la strada guardando solo la violetta, niente altro che la violetta, per ripararsi dal brutto e dal rumore e dalla gente.
Ecco io nel marasma della paura che mi sale e dell’ansia che ci va dietro e di questo povero paese zoppo e lagnoso che ogni giorno perde un pezzo di industria ed uno di speranza, stanotte me ne vado a letto con sorriso grazie alla gallina salvata, col suo nome buffo ed il suo nido tra le limonaie.

Ma voi lo sapevate che le piante di limone si chiamano limonaie?
Io no.

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14 pensieri su “la gallina con un nome tra i limoni

  1. Sono belle quelle serate lì. Con quelle amiche lì. Con quei discorsi lì.
    Deve essere bello anche quel libro lì, sul mio comodino da anni, in attesa di essere letto. Chissà che non sia il momento giusto.

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