La versione di Lord.

Come accennato in tempi non sospetti, Lord oltre ad essere oramai quasi sposo (non mio eh) ed l’amico del mio cuore, è anche colui che, di nobile stirpe, cerca dalla prima adolescenza di rendere anche solo vagamente “signorile” pure me.
Ora, io non sono proprio proprio una bestia dei campi, ho un armadio pieno di vestiti da sera (giuro), una scarpiera piena di tacchi 12 (ri-giuro), sono in grado di truccarmi, parlo un ottimo italiano, quindi tutto sommato non sarebbe stato un lavoro improbo. Se solo fossi muta. O docile.
O magari entrambe le cose.

In effetti il problema sta nel “parlo”. Per quasi tutta la vita ho avuto un filo diretto “pancia-bocca”, e non dico cuore, perchè quando mi feriscono ho un autocontrollo che levati!, nessuna delle persone per cui ho pianto in vita mia s’è mai resa conto di avermi fatta piangere, se io non volevo.
Però il filo diretto pancia-bocca è quella roba per cui mentre tutti magari riescono ad assentire, o a divagare, o a dire gentilmente la loro, io in genere esplodevo con “ma che cazzata”. Anni e anni di clienti surreali mi hanno allenata al silenzio cortese (non per niente c’ho pure creato il tag), ma c’è voluto del tempo ed in questo tempo l’unico che imperterrito continuava a farmi da grillo “comportante” è stato l’indomito Lord.
Che è quello che è rimasto in buoni rapporti con il Signor Stai di Merda.
Che è quello che mi ha obbligata ad andarlo a salutare, per anni, con alterne vicende.
Che è quello che tutte le volte che lo abbiamo salutato ed a me è uscito “spostatitestadicazzo” invece che “ciao”, s’è scusato per me.

Questo fino a ieri.
Ieri, dopo avergli comunicato l’accaduto, Lord ha dichiarato “ne parliamo con calma”.
Ebbene, stasera ne abbiamo parlato con calma.

io: serie di insulti random
Lord: vabbè dai si sapeva che non era una cima
io: altra serie di insulti, pausa: “che poi è colpa tua se io lo saluto per strada eh, è colpa tua!”
Lord: ma va, era una vita che avevi da toglierti il sasso dalla scarpa, lo sai benissimo che anche dopo 30 anni prima o poi avresti dovuto
io: eh sì è vero, ma alla fine il sasso nella scarpa sua era assai più grande, cazzo.
Lord: ma no, ma io ho capito, cioè io capisco benissimo perchè ha detto quella cosa lì
io: perchè è un mona?
Lord: ma sì, ma non è per quello. è perchè lui, se è vero come dici tu che ha rimosso qualunque cosa ti abbia fatto ed è caduto dalla pianta quando gliele hai ricordate…
io: perchè è un mona!
Lord:… fammi finire… le ha rimosse ma non perchè si sentiva in colpa, perchè si vergognava!
io: si vergognava perchè è mona!
Lord: si vergognava perchè quando uscivate insieme non è riuscito… non ha potuto… non c’è stato modo…
io: NON E’ RIUSCITO PERCHE’ ERA GIA’ MONA!!!
Lord: vabbè hai capito, lui non è riuscito e gli è rimasto il tarlo, che magari tu avrai riso pensando che lui…, dai, e lo avrai raccontato che lui…, sì che poi dai quante volte abbiamo riso su questa storia?
io: ma certo che abbiamo riso, abbiamo riso di quanto è mona!
Lord: e vabbè sarà rimasto con ‘sta vergogna a pensare che tu pensi che sia una mezza calzetta, e poi ti rivede tu gli ricordi che s’è comportato come un coglione e quello pensa “devo farle capire che invece io so’ maschio!”…
io: un maschio mona!!!
Lord: ed insomma ha trovato la frase sbagliata per pararsi il culo, dai.
io: scusa ma se voleva dirmi che è diventato mandingo non mi poteva parlare, che ne so, delle sue donne, della sua carriera nel porno, di quando fa sesso tantrico con sua morosa…
Lord: eh lo so però devi anche tener conto di una cosa…
io: e di cosa vivaddio?
Lord: E’ mona.

Amen, fratello.

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15 pensieri su “La versione di Lord.

  1. Mona? What’s Mona?

    Mona: Museum of Old and New Art – fail
    Mona Lisa: Leonardo da Vinci -fail
    Mona : La parte principale del bipede chiamato donna e la prima cosa che vede un uomo quando nasce, la mona resta impressa nella sua mente per tutta la vita e per alcuni diventa uno scopo di vita. – fuochino
    Mona: Alora te xe proprio mona – succeed. succeed. You win!!!!

  2. Senta, ogni volta che vado a curiosare nel blog del signor masticone non posso fare a meno di notare il suo bel ditino intinto nel Viagra. Le dispiacerebbe ficcarselo nel culo? Grazie.

  3. Settimana scorsa ho chiuso nella mia testa una storia tecnicamente chiusa da un anno. Settimana scorsa ho chiesto quello che volevo chiedere, scoperto quello che volevo scoprire, capito quello che non avevo capito, e nemmeno immaginato; e sono caduta dal pero. Mi ha tenuto sul pero, non l’ha fatto per farmi del male, però si era accorto* che stavo sul pero. Io dico: “che cispa di bisogno hai di essere vago DOPO che è finita, e non mi porti rancore?”; eppure lui non ha coscienza di essere (stato) vago. Lui davvero non sa perché ha fatto/detto le cose che ha fatto, lui non ha pensato a cosa potessi pensare io; lui, che è sempre preciso e perfetto, in realtà sta al mondo a cazzo di cane. E di tutti i motivi che possono albergare nel suo inconscio inesplorato a me non interessa (più), perché io oggi ho trovato il mio bandolo della matassa: è mona. Che è pure il suo dialetto, non il mio.

    *[io: ma ti eri accorto che stavo sul pero?
    mona: no.
    io: non è possibile… nemmeno a maggio?
    mona: hai ragione, quella volta sì]

    Io sarò cretina e ho commesso tanti sbagli e non tutti per amore, ma lui è mona.

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