Favola Semplice, 2 (BiancaNeve e i Setter Nani)

C’era una volta, non tantissimi anni fa, una Biancaneve cresciuta, con un lavoro diurno e che pagava pure le tasse.
Ovviamente visto il buon carattere ed il cuore grande, aveva un lavoro che la metteva continuamente a contatto con poracci, vecchietti soli e tante, tante bestioline ferite, da curare gratis et amore Dei.
Non bastandole il lavoro, Biancaneve radunava attorno a sè anche una discreta fila di casi umani, ambosessi, cui prestava attenzioni e cure con esiti che osiamo definire nefasti: i setter, noti cani da caccia ed amabili cuccioli invadentissimi, si chiamavano infatti Dammela, MagariMeLaDa, AspettandoLa, SessualitàConfusa, Scroccone e AyurveDica.

Biancaneve, qualche anno addietro, aveva mandato a quel paese il PrincipePallido; una mattina tuttavia si svegliò e, capendo di aver fatto proprio una cazzatona da urlo, preparò armi e bagagli, saltò in groppa ad un grosso cavallo bianco volante e filò a riprendersi il PrincipePallido, che per la gioia chiamò al castello tutti i mariachi del paese e la sposò seduta stante.
Prima di partire però la coscienziosa Biancaneve aveva chiesto alla sua fedele amica CeneSvampola, una tizia piena di senso pratico, ma svampita come Paperino, di prendersi cura degli amatissimi SetterNani. CeneSvampola sorrise a mille denti, ma appena Biancaneve svanì all’orizzonte, si liberò in un colpo solo di Dammela, MagariMeLaDa e ASpettandoLa abbandonandoli in tangenziale in un orario compatibile con la presenza di dolcissime fatine colorate che dietro modesto compenso cantavano graziose ninnenanne “a cappella”, e rendendoli così felici come mai prima.

SessualitàConfusa incontrò poco dopo il Signor’NdoCojoCojo, e la sua
confusione non rappresentò più un problema nè per lei nè per i maroni del prossimo.

CeneSvampola prese con sè il SetterScroccone e lo portò a vivere nel suo castello, chiedendosi cosa diamine fare con Ayurvedica, ultima rimasta del lotto e tormenta budella di straordinaria intensità: una festosa, rumorosissima rincojonita entusiasta di qualunque cosa fosse
contemporaneamente alternativa, misteriosa ed in contatto con MadreNatura.
CeneSvampola, che già aveva problemi a gestirsi il reale e la Madre, non la Natura bensì la Naturale, provò per un certo periodo a tenere sotto controllo Ayurvedica da lontano, limitando i contatti, finendo comunque per desiderare di poterla investire con la propria zuccarrozza giapponese o quantomeno silenziare infilandole le ciabattedicristallo giù per il gargarozzo.

Ayurvedica, perennemente in contatto col suo sè, il suo ying, il suo yang, lo spirito guida l’aura la luce interiore e la Madre del Bosco, viveva felice, portando caos e rumore e gridolini festosi ovunque andasse, e sparando delle puttanate epocali che rovesciavano le budella della povera CeneSvampola e le facevano sanguinare le orecchie.

La situazione peggiorò drasticamente quando Biancaneve & Il Principe Pallido decisero di tornare a far un saluto al vecchio reame, magari approfittando dell’occasione per qualche abbuffata qua e là: Ayurvedica, fuor di sè dalla contentezza, iniziò a progettare eventi, festine e festone, tutte rigorosamente a sorpresa, con sobri menù a base di corteccia di betulla ammorbidita in marmellata di tofu e spirito santo, più giochi di gruppo in stile asilo di azione cattolica, più alcune decine di adepti del sacro culto del farsi i cazzi altrui, gente che CeneSvampola avrebbe ucciso a mestolate e che la dolcissima BiancaNeve aveva impiegato decenni a cavarsi di torno: un disastro.
Fu allora, mentre BiancaNeve, avvisata da un tucano viaggiatore, piangeva a calde lacrime l’immane rottura di coglioni prevista, e CeneSvampola si rammaricava di non aver investito Ayurvedica quando ne aveva l’occasione, che si presentò contemporaneamente alle loro menti una piccola idea.

Quella notte, con la scusa di un consiglio per la scelta del nuovo
menestrello e senza darle modo di raccogliere stronzi sassolini, CeneSVampola portò Ayurvedica in una selva oscura, che la diritta via era smarrita ed aveva pure i vetri oscurati, e lì le fece scegliere un vasto assortimento di tuberi in materiale sintetico, uno per lo ying, uno per lo yang, uno per l’aura scura, uno per la NaturaMatrigna ed uno per il folletto di stocazzo.
Ayurvedica grazie al magico potere dei tuberi si dimenticò quasi subito delle feste, dell’evento e del rientro, e BiancaNeve e CeneSvampola poterono festeggiare la reunion zitte zitte alla SPA.

Morale della favola: se pensi sempre e solo ai cazzi degli altri, vuol
dire che ti manca qualcosa, e quasi sempre quel che ti manca, in questa frase, è pleonastico.

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17 pensieri su “Favola Semplice, 2 (BiancaNeve e i Setter Nani)

  1. Una volte le storie erano piu’ semplici e di facile comprendonio: Biancaneve sotto i nani e l’efebico principe azzurro insidiato dal cacciatore. Queste favole moderne sono come quando leggevo l’Argan di storia dell’arte.

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