5 cose che non sopporto negli uomini e che il mio non ha (piu’ bonus track)

Sarà anche vero che sono fidanzata da anni. Sarà anche vero che “scurdammoce ‘o passato” quando sei felice è un’attività che viene facile. Ma essendo arrivata a Sua Santa Tecnologia in età che oserei definire matura, la mia dose di brutture me la sono cuccata tutta e me la ricordo pure molto bene. E le brutture che più ricordo sono quelle ricorrenti, quelle per cui si lamenta la zia dello zio, la nonna del nonno, la mamma DEI papà (mia madre è una donna in gamba), l’amica dei suoi fidanzati e la sorella pure. Sono quelle brutture che leggi nei blog di mogli mamme fidanzate e conviventi, nei forum di mogli mamme fidanzate e conviventi, che senti in autobus dalle stesse, che fanno la fortuna di gente come Rita dalla Chiesa, Marta Flavi e Maria de Filippi.
Sono cose che fanno anche, un po’, la felicità mia, che mi guardo intorno e penso “Mai più!”.
O, a voler essere onesti, spesso anche “CHE CULO!”.
Le cose che non rimpiango in nessun modo e che non potrei più sopportare:

1. L’inettitudine generica casalinga. L’incapacità (o presunta tale) di infilare un bicchiere in lavastoviglie (semmai quella sono io). L’incapacità (o millantata tale) di comprendere la differenza tra il ciclo “BIANCHI MOLTO SPORCHI” e “COLORATI DELICATI” scritto a lettere cubitali sulla lavatrice, manco fosse cirillico. Lo stillicidio di piccole quotidiane mancanze di rispetto, dalla mutanda sporca per terra alla tazzina del caffè piantata sul ripiano della cucina.
Il mio moroso è performante. Ma soprattutto, Dio lo benedica, mio moroso coglie la banalissima verità da Tarzan&Jane che alle otto di sera, dopo 12 ore di lavoro, io stanco, tu stanca. Io cucina, tu lava. Io riordina, tu stende. Proprio perchè uno, da solo, non ce la fa. E se ce la fa, dopo non devi lamentarti che è come vivere con il Grinch.

2. La gnorritudine. AH, c’era da buttare l’immondizia? AH, dovevamo andare a pranzo dai tuoi? AH, c’era qualcosa da fare che non mi andava?
ASPETTA AMORE CHE SCENDO DAL PERO.
Mio moroso non è gnorri. Al massimo dimentichello, ma vive con me che sono una rincoglionita cosmica, quindi lui al confronto sembra Enrico Fermi in una giornata particolarmente ispirata.

3. Il calcio, o il fanatismo sportivo in generale (semmai quella sarei io). Quindi non so (più) cosa voglia dire calibrare gli impegni a seconda della partita. O lavare tute e scarpe incrostate di fango. O dover discutere per chi legge prima la Gazzetta.
E m’è andata bene: lui sarebbe interista. Pensa cosa si fa per amore, pensa.

4. La dissimulazione selvaggia. Nessuna finta storta al mignolo per non cambiare una lampadina. Nessuna faccia da mucca che vede passare il treno nel momento in cui apri bocca per raccontare la giornata. Nessuna scusa patetica per non passare l’aspirapolvere o per non nutrire il gatto o per non cambiare le lenzuola o per non uscire con le tue amiche. Io avevo un fidanzato che soffriva di terribili dolori di stomaco ogni singola maledetta volta che uscivamo, anzi no, che STAVAMO PER USCIRE, coi miei amici. E come chiamavo per disdire, le voilà, signori e signore, LAZZARO RISORGEVA!
Nossignore, il Tecnologico non dissimula. Non dissimula perchè è in grado di articolare “NON HO VOGLIA” in circa quindici diplomaticissimi modi differenti. No, dai, ho mentito. Non sono diplomatici neanche un poco.
Vivaddio.

5. Allergia allo shopping. Tutte quelle espressioni da morti di noia che hanno gli altri uomini fuori dai camerini. Tutti quei commenti “ti sta benissimo” “è bellissimo” “meglio quello o l’altro? BOOOH”. Quei visi smunti da dio-ti-prego-uccidimi-ora che si vedono da Intimissimi il sabato pomeriggio. Nada. Felice come una pasqua. L’idolo delle commesse, l’invidia delle altre acquirenti.
In compenso può rispondere senza battere ciglio cose come “è orrendo”, “ti fa un culo come una portaerei”, “non mi piace”, “se compri quelle scarpe ti sparo”.
E no, non volete sapere che risposte possono arrivare alla fatidica domanda “mi trovi ingrassata?”.

bONUS TRACK: Una cosa che non sopporto degli uomini e che c’ha pure mio moroso:

Da dove sei tu senti il ticchettio dei tasti, i suoi sospiri, i lamenti e le bestemmie sibilate che regolano l’andamento della partita a World of Tanks. Oppure il motivetto canticchiato a mezza voce, il filo d’acqua che esce dal rubinetto e lo spazzolino che fa brush brush brush bello allegro. Oppure ancora i passi, il tamburellare delle dita sulla scrivania, o il tintinnare delle posate che sta riponendo.
E lo chiami: “Amore?”
Nulla.
Riprovi alzando un poco la voce: “Amore!”
Niente.
Urli: “Ehiiiii…AMOREEE!”
Zero. Continui a sentirlo vivere e muovere al di là del muro o della porta, ma neanche sempre, non occorre sia in un’altra stanza.
Dopo un paio di urla che stanerebbero un orso in letargo, assolutamente inutili ed inascoltate, lasci andare decenni di educazione simil-prussiana (non siamo al mercato del pesce, diceva mia madre, a sua volta però grande urlatrice) e ti cimenti in delle grida da maiale scannato, roba che si spaventano i vicini, i gatti e si sposta pure un poco il satellite di Sky: “AAAMOOOOOOOOOOOOOOOREEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE PORCAAAAAAAAATROIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA”.
E lui si sporge, ti guarda e dice: “Oh mi hai chiamato?”.

La sordità selettiva. Perchè lo stesso individuo salta in piedi al primo rumore dubbio, proveniente da due stanze più in là e mentre guardiamo telefilm a volume sparato.
No, non ditemi che è il mio. Ho visto per trentanni mia madre tirare le stesse urla belluine da battaglia medievale per attirare l’attenzione di mio padre, seduto in poltrona due metri più in là.

Bisogna rettificare anni di lamentele. Non è “non mi ascolti”.
E’ proprio “Non.Mi.Senti.”

Ma perchè??

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33 pensieri su “5 cose che non sopporto negli uomini e che il mio non ha (piu’ bonus track)

  1. Descrizioni perfette, ma il mio premio fa alla faccia da mucca che vede passare il treno. Comunque mi consolo, che per essere una che ancora non ha trovato il compagno ideale, non sono comunque stata vittima di tutte queste brutture… ma forse ne recuperato con cose peggiori ;)

  2. La sordità selettiva è un must dell’Orso. Ama lo shopping, ma crede che ci sia una Fatina della Raccolta Differenziata che ogni settimana fa sparire i cumuli. Si impegna per tenere la tana in relativo ordine, poi però viene colpito da improvvisi attacchi di cecità davanti al lavandino pieno di peli di barba (suoi, ci tengo a sottolinearlo). Io mi dico che non si può avere tutto, ma ogni tanto mi piacerebbe.

  3. ahahaah! non convivo, ma ho la tua stessa fortuna quando vado a fare shopping. “ti fa il culone”, “sei troppo bassa per questo vestito, ti ci vorrebbero un paio di tacchi, ma senza plateau che poi mi sembri una squillo” (poi si zittisce, ripensa a quello che ha detto e si rende conto non tanto che io potrei sembrare una poco di buono, quanto che ha parlato di scarpe, plateau e vestiti in una frase sembrando quasi gay. O metrosexual). Si rifiuta solo di entrare da Kiko o da Bijoux Brigitte, ma posso comprenderlo, poraccio.
    La mia mamma chiama il babbo un sacco di volte e non risponde. E’ sulla poltrona e lei è in cucina che chiama: “Ale?” , poi nulla… “sandro!!” “Sandroooo!!” poi alla fine mi ci metto io, che con tutto il fiato che ho e la potenza di un vocione da scaricatore di porto, grido “oooh babbooooo!!” . Allora lo senti che fa “icchè c’è?che m’hai chiamato?”
    E’ quasi inquietante notare come molti uomini per alcuni aspetti si somiglino nonostante età, status sociale e, volendo, anche intelligenza. Fanno quasi paura.

  4. Il mio fidanzato, quando viveva coi suoi, non faceva un cazzo. Tornava a casa dal lavoro, entrava in bagno, si spogliava, lasciava tutto per terra, si docciava (con relativo pantano) e si metteva a letto a guardare la tv finchè sua madre non lo chiamava per al cena. Cenava, si alzava e tornava in camera sua. Fine. L’ho visto io mangiare dei biscotti sbriciolando ovunque, senza preoccuparsi di prendere uno strofinaccio o qualcosa per arginare le briciole, che cadevano per terra. Lui le guardava e poi col piede le infilava sotto il divano o i mobili. Poi siamo andati a convivere. LA MORTE. Lui è assolutamente convinto che la roba stesa faccia parte dell’arredamento e che i piatti si lavino da soli, basta lasciarli lì giorno dopo giorno. Cmq questa situazione la sto cambiando, piano piano, un pò alla volta, conquisto qualcosa. Ma dobbiamo ringraziare le mamme dei nostri compagni se sono così, perchè la mia mi viziava ma poi mi diceva anche alza il culo e aiuta a fare qualcosa, quindi non è che ci vuole poi una scienza a far venire su degli esseri umani educati e indipendenti.

  5. Innanzitutto sono una di quelle (a quanto pare rare) fortunelle che, come te, è incappata in un essere umano di sesso maschile privo dei difetti da te citati in questo post.
    Quindi, complimenti al Tecnologico e pure al mio M.: prova base superata!
    Ma… c’è SEMPRE un “ma”…
    Per te è il “non mi senti”, per me è il “mi parli nella tua testa”.
    Perché lui è CONVINTO di raccontarmi certe cose e, a volte, addirittura di vivere certe esperienze insieme a me, a causa del suo costante monologo interiore, che poi monologo non è, dato che parla alla sottoscritta.
    Quando riusciamo a vederci al tavolo della cena (perché spesso i suoi turni di lavoro non ci concedono neppure questo), a volte ci ritroviamo ad emettere suoni sbiascicati per tutto il tempo, senza articolare un discorso sensato che sia uno, come se non avessimo nulla da dire riguardo la giornata appena trascorsa.
    Così mi faccio duecentomila paranoie del tipo “non abbiamo più nulla da condividere, è finita”, per poi scoprire, giorni dopo (se va bene), che in quel determinato giorno lui ha fatto/visto/comprato/pensato/detto/progettato un qualcosa che non vedeva l’ora di comunicarmi, facendolo poi solo nella sua testa.
    Chiaramente lo scopro, puntualmente, in modi e situazioni imbarazzanti, in mezzo ad altra gente, con la classica frase: “Come l’altro giorno, sai che ti raccontavo blabla, no?”, a cui segue, sempre un secco: “No. Non me l’hai detto. Di nuovo.”, con conseguente sospettosità di lui, prima di rendersi conto della realtà.

    Perfetti non esistono, grazie al cielo!

  6. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 31.05.13 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  7. Ah ah. E’ tutto il pomeriggio che mi alleno a fare “faccia da mucca col treno che passa” intermezzando l’espressione ebete con dei muggiti “uhmm” di assenso. Funziona!!!!

  8. Un deja vu lungo tutto il post. Compreso il bonus (quando lo chiamo mi sento una principessa che si è persa il suo principe in chissà quale ala del castello, non fosse che viviamo in 45 metri quadri).
    E sì, spesso mi dico CHE CULO! Però il mio è allergico all’aspirapolvere, che rispetto alla fauna che c’è in giro mi sento di considerarlo un dettaglio.

  9. Porca vacca, io il contrario!
    Cioè lui mi sente eccome!
    Il fatto è che mentre parlo non mi ascolto IO!
    Quindi io non mi ricordo di avergli detto/raccontato cose che lui sì si ricorda.
    Per il resto il mio adorabile Orso è molto ma molto simile al tuo Tecnologico, compresi i commenti educati nei negozi (“amore questo vestito pari na vaiassa”) (“sto vestito te fa na panza”) (Etc etc etc), sono io quella che fa sgrunt o gli occhi tristi quando dobbiamo andare a fare shopping. Perché a lui i vestiti piacciono da morire, e anche a me, eh, però non come lui!!!

    Comunque nell’elenco delle brutture già esperite e etichettate in testa con un cartellona “MAI PIU'” io ci metto anche la taccagneria.

    Sono stata meno di due anni (ma è bastato, eccome se è bastato) con uno che prendeva il triplo di quello che prendevo io (non è per dire, pulendo mi capitavano le sue buste paga in mano, era veramente IL TRIPLO) e divideva ogni singola cosa. Se ordinavamo cinese e costava cinque euro, si divideva. Se cenavamo fuori, si divideva. Siamo andati in viaggio sui Balcani e in tre settimane abbiamo speso pochissimo, grazie al cambio favorevole.
    Ora, tu sei in Macedonia, la gente ha uno stile di vita un quarto o un quinto del tuo, tu te lo puoi permettere di pagare un po’ di più, anche se sai che ti stanno fregando, però che te frega in fondo? Arriviamo alla stazione degli autobus di Ohrid (rinomata località turistica, c’è un lago molto famoso ed era agosto) e ci sono gli abitanti che mettono a disposizione le proprie case per il pernottamento. Aspettano i turisti alla stazione e ti vengono incontro con le foto, tu contratti il prezzo e ti fai accompagnare.
    Ci convince una signora che non solo una camera, ci dà direttamente tutta una casa, vicina alla sua, che lei non usa.
    Una casa, a due piani con tre bagni, tv, cucina, frigo, tutto.
    Ce la propone a dieci euro a persona.
    Io tutta contenta ho praticamente già accettato e mi vedo già dentro alla vasca da bagno che mi riprendo dal viaggio.
    Mi giro e vedo lui che borbotta e insiste con la signora.
    Sta mercanteggiando.
    Sta negoziando il prezzo.
    Cioè si è messo a negoziare il prezzo.
    Io sconvolta, gli dico che non è il caso, che già abbiamo fatto un buonissimo prezzo, in nessun posto troveremmo mai a quella cifra etc etc etc.
    Non c’è verso.
    Alla fine la signora sfinita ci ha dato la casa per dieci euro in tutto (cioè CINQUE euro a persona).
    E io l’ho lasciato.

    Perché se sei così tirchio con dieci euro, figurati coi sentimenti.

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