è quasi agosto, taglia mia non ti conosco.

Io sarò anche una ex-grissina traumatizzata dall’aver messo su dieci chili, non dico di no. Sarò anche una quasi quarantenne con la pancetta che si sente obesa e protesta a gran voce contro la propria ciccia pur dentro una 26 di jeans. Sarò idiota, come chiunque legga questo blog probabilmente ha già capito.

Però quelli che fanno vestiti sono sicuramente più idioti di me.
Nel mio armadio vestiti, magliette, pantaloni, maglioni e camicette spaziano allegri dalla trentotto alla quarantadue. E va beh, c’è il prima il durante ed il dopo, nel mio armadio. Scrivo con addosso una maglia comprata nel 1999, quindi tutto sommato io, pur con la pancia, sono abbastanza stabile: le taglie dei vestiti no.
Era da un poco che volevo protestare sull’argomento. L’argomento “che taglia hai?”. Non lo so. Anni fa le commesse non avevano il bisogno disperato di usare l’odiosa locuzione “veste poco”. Veste poco non vuol dire girerai nuda, vuol dire “è una o anche due taglie in meno rispetto alla dichiarata”. Veste tanto, veste largo, vuol dire “signora questo capo c’ha scritto 40, ma è una 44 cammuffata per far contente le cicciottelle di un metro e quaranta”. Adesso la taglia non conta più un tubo. Ognuno fa per sè. Ho dei top taglia 38 in cui non entro più nemmeno con un braccio. A guardarli, forse non entrano nemmeno a mio nipote.
Mio nipote, per la cronaca, ha cinque anni. Ho dei vestitini taglia 38 che mi calzano a pennello.
In primavera ho provato un vestito per il matrimonio, un vestitino lilla che mi piaceva tantissimo: taglia 40, non chiudeva per 20 centrimetri.
Veste poco, signora, mi sussurra la commessa. Taglia 42, non chiudeva per 20 centimetri UGUALE. Alla 46 mi sarei anche fermata. Erano identiche. Cambiava solo la lunghezza.
Complici i saldi su Yoox (amore, tu smetti di leggere qui per favore, e stai tranquillo, prima ho pagato la bolletta del telefono), ho comprato due vestiti estivi. Della stessa marca. Taglia 40. Modello simile, uno più lungo, uno più corto.
Arrivano, stasera sono sola a casa, li provo: vestito numero 1, calza una favola. Morbido, comodo, bello.
Vestito numero 2: contorsioni con bestemmie per infilarlo. Quando già al momento dell’infilare un vestito dalla testa sei alle contorsioni e rischi di rimanere paralizzata con le braccia alte, gli occhiali a mezzasta, i capelli aggrovigliati alla stoffa e lo sterno pericolosamente schiacciato dalle cuciture, le ipotesi sono due:
1. il vestito è irrimediabilmente piccolo
2. il vestito è di patrizia pepe

Siccome codesto abito di patrizia pepe proprio non è, riesco in qualche modo dopo infiniti giri su me stessa e grandi invocazioni di santi a tirarlo giù: un insaccato morente. Un salame dimenticato in frigo, questa l’immagine che mi ha rimandato lo specchio.
Cerco di capire come uscirne. Valuto anche l’ipotesi forbice. Poi mi accorgo di alcuni simpatici bottoncini laterali. E di una chiusura lampo.
Toh.
Una chiusura lampo.
Esco dal vestito rendendomi conto che, sì, sono idiota, ma comunque non c’è verso di richiudere la zip con me DENTRO il vestito.
Così li guardo.
Stessa marca, quasi stesso modello, stessa taglia: un beato cazzo.

Se passa di qui una fashion blogger, per cortesia può spiegarmi PERCHE’!?!?

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21 pensieri su “è quasi agosto, taglia mia non ti conosco.

  1. Yoox? Uhm…..ricordami che sono disoccupata :(

    Cmq, io ho pagato in saldo in un negozio strafigo (di quelli per i milanesi in vacanza) un paio di jeans firmati che per ragioni sconosciute mi vestivano SOLO dalla 44 in su. E la 44 mi si chiudeva giusta, che a metterci sotto i collant già non si sarebbero chiusi più. Tempo sei mesi si sono sbobinati in una 46 abbondante. Ora se li mette mia madre… O meglio se li metteva prima dell’operazione :/

  2. Non so cosa dirti, comunque secondo me, ultimamente, si trovano solo taglie per anoressiche. Anch’io in questo ultimo anno ho messo su qualche chilo, che sto tentando, con grande fatica, di perdere, ma quando vado a comperarmi qualcosa è vedo che la taglia si alza sempre di più …. beh allora mi viene l’ansia 😄😃😀
    Ciao
    Marta

  3. Io non riuscire mai a fare acquisti online… proprio la diversità delle taglie mi mette un’amsia pazzesca! Ho bisogno di provare prima di acquistare… Neanche il reso gratuito mi invoglia, mi da alle scatole dover restituire qualcosa che avevo scelto con tanto gusto!
    Vabbè… di solito sono meno polemica e più simpatica… ma sulle taglie sono cascata davvero male! :-)

  4. Clamorosamente felice di essere un uomo.
    Tanta solidarietà a chi deve sottostare a queste frustrazioni, feroci critiche a chi ci riesce male.
    Non è che dopo una riga e mezza ho smesso di essere un uomo….

  5. ahahah.. scrivo per la prima volta vero? ma ti leggo e mi piace molto come scrivi!! io parlo dalla mia esperienza come ex titolare di un negozio di abbigliamento che sclerava con ogni fornitore! La domanda prima dell’ordine era “in questo campionario quanti cm avete perso rispetto al vecchio?”: ogni stagione un delirio, poi la 42 di una taglia più giovanile non corrispondeva alla 42 di una da donna che non era la 42 di una linea più classica.. dopo due anni ho capito che l’unica cosa da fare era portarsi dietro sempre la stessa amica dal peso stabile e usarla come metro! impazzivo!! metti che poi impazzivano anche le sarte al momento di produrre e quello che mi arrivava poteva vestire una barbie ma non un essere umano!! :/ cmq ho iniziato nel 2004 e la taglia che più ordinavo era la S.. nel 2011 le M e le L era triplicate e la XS la prendevo solo se avevo già la cliente a cui sapevo poteva piacere.. perchè alcune erano da denucia.. se entrava ad una bambina di 8 anni era già molto!! non so se le cose siano cambiate.. so che io che non sono mai stata sotto una 44 oramai vado a occhio e non leggo più la taglia.. poi qui in America è un altro paio di maniche e ha ragione Lucy.. l’autostima qui cresce molto!! ;)
    ps la pepe splendida.. ma la 44 della pepe fa ridere!!!!! la 46 a volte nemmeno l’hanno e cmq è un film comico pure quella.. :(
    Greta

  6. Ciao!! Sono capitata per caso e mi ha fatto proprio sorridere questo post: ho appena finito un corso come modellista e il mio sogno è far ”tornare di moda” la sartoria/vestiti su misura.. Così una persona SA che corpo ha. E magari riesce ad avere vestiti che le donano di più. Io sono una 40, per i negozi sono una 38 e invece noto che per i vestiti degli anni 80 o per quelli di mia mamma sarei una 42/44.. Decisamente una volta non c’era l’ossessione del numero..

  7. L’annoso problema della “vestibilità fit da uomo” e degli hipsterismi testosteronici.
    Dieci anni fa mettevi in conto che l’uomo avesse delle fasi: pancetta da prime birre primaverili, aumento muscolare (seppur timido nel mio caso) dato dal nuovo abbonamento in palestra, yo-yo da fine relazione.

    I pantaloni, le maglie e le camicie reggevano il colpo.

    Ora no.
    Ora senza anfetamine e metabolismi alla Usain Bolt sei automaticamente obeso.
    Slim fit dei miei c*glioni, è il caso di dirlo.

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