guarda mamma, senza droga!

Sto ancora pensando alla faccenda delle esperienze passate che ti rendono la persona che sei adesso.
Ci sto ancora pensando perché secondo me non è né sempre vero, né vero solo questo.
Ci sto ancora pensando perché sono paranoica, perché di fronte a me le cartelle cliniche si accumulano come durante una partita a tetris per negati, livello 20, forse anche perché ho sonno.
Ne sto scrivendo invece per due disgraziate fatalità accadute in contemporanea:
1. La mia migliore amica sta dall’altra parte del mondo, con un neonato in braccio, e non puoi affrontare diciotto pensieri discordanti sulla supercazzola prematura con un oceano di mezzo ed un’interlocutrice che non dorme dal 1920. Non se vuoi che l’interlocutrice ti voglia ancora bene il mese prossimo.
2. Il Tecnologico gioca a Ruzzle. Ovvero io parto in quarta con “sai amore stavo pensando che la rava e la fava del passato prossimo che interseca il presente blablablabla” e lui risponde “ah sì perchè la rava blablabla e la fav…fa… fa….” […..] “Amore?” […..] “AMORE?!” [fava, afav, fa, va]. Eh.

Ne consegue che posso solo che scriverne. ‘azzi miei. Un po’ anche di chi legge. Ma non siete obbligati. Sarò contorta, pallosissima e probabilmente non arriverò nemmeno a spiegare un decimo di quello che mi gira in testa.
Insomma, tutto questo nasce da un tuffo in un vecchio scambio epistolare fittissimo e durato alcuni anni con un amico, ritrovato due anni fa dopo 4 di silenzio stampa.

La versione della “storia” che il mio cervello mi raccontava fino ad oggi era più o meno così: ragazzino genio, con storia d’amore complicata e nessun amico o quasi e ragazza più grande, con storia d’amore terrificantemente castrante e passione per i più deboli si incontrano e vanno veramente molto d’accordo, diventano amici, poi amici molto stretti, finchè lui lancia il rapporto fuori dalla finestra perché si mette con una tizia della categoria “ammesse solo madri e sorelle come portatrici di patata nella vita del mio uomo”. Ragazza con fidanzato castrante ci resta malissimo. Lui due anni dopo torna. Ragazza con fidanzato castrante lo svaffancula. Lui ri-ritorna altri due anni dopo, più propenso a scuse e spiegazioni. Ragazza senza più fidanzato castrante si rivela più propensa all’ascolto. Il rapporto non sarà mai più così stretto, ma rimane una bella ritrovata amicizia. Entrambi riconoscono che la ragazza è stata molto buona prima, durante e dopo. Prima come amica e confidente, poi nel perdonare e dimenticare.

La versione della “storia” che emerge in maniera palese dalle mail: ragazzino, affettuoso di natura, geniale e tendente al melodramma amoroso, e ragazza triste come un film polacco, con una vita di merda e decisa a negare pure l’evidenza, si incontrano e vanno veramente molto d’accordo. Il ragazzino si apre raccontando di sè in maniera commovente, e la ragazza triste sfoga la propria vita di merda mostrando orecchie capaci di ascolto, ma cuore totalmente sordo. Replica quasi ad ogni sfogo del ragazzino con supponenza e puntiglio. E’ sarcastica, in-accogliente, ai limiti dell’arido.

Io non sono una tafazzista, pur avendo un senso di colpa ipertrofico riguardo praticamente qualunque cosa. Non ci godo a dire “ah mamma mia com’ero severa”. Me ne vergogno. Vedo una persona che tende la mano, e l’altra che la bacchetta, e mi stupisco
di come ricordi quel rapporto come affettuoso, ricco ed importante, e di quanto poco fossi capace di far trasparire il mio affetto e la mia voglia di condividere. Adesso che quella persona fa nuovamente parte della mia vita posso riparare a certe cose dette oppure a certi atteggiamenti tenuti, posso essere migliore di quanto fossi allora.
Il punto?

Il punto è che io, le cose che ho imparato in vita mia, le ho imparate così. Non quando le ho vissute, non mentre c’ero dentro, non quando ho pianto e nemmeno quando ho riso ed oserei dire tanto meno quando ho amato, e perso, oppure odiato e quindi perduto doppio.
Le cose che ho imparato in vita mia le ho imparate tutte seduta da qualche parte a ricantarmi nella testa gesti e parole, dialoghi e sfumature, ancora e ancora e ancora fino a trovare cosa stonava. Le imparate così come stavolta, smontando pezzetto per pezzetto l’idea di una storia per trovarci sotto la storia vera. Guardandomi a posteriori. Dicendomi “cristo, che errore madornale” oppure invece “Ben fatto”.

Una volta scrivevo “poesie”. Le virgolette sono d’obbligo, perché non erano poesie in realtà. Mi ricordo il mio ex, molto stupito perché aveva letto tre o quattro di questi frammenti in un momento che per noi due era molto felice, mentre in quel che scrivevo c’erano dolore ed addii. Ma io non stavo parlando di noi. Io stavo finendo di capire la relazione prima. A distanza di due anni.
C’è sempre stata questa discrepanza enorme, per me, tra il momento del vivere qualcosa ed il momento del capire. Senza il momento del capire, per me è tutto ancora mezzo aperto. Ho faccende in sospeso da vent’anni, perché non ho capito.

Quindi io credo che per me non siano le esperienze vissute che mi hanno resa quello che sono. Credo sia questo ritardo cronico cuore-cervello, che mi rende ciò che sono: non il momento vissuto, ma quello in cui a distanza di dieci anni cammini calpestando foglie verso casa ed improvvisamente capisci, dal nulla, la formula dell’entropia.

No, sto scherzando. Io non ho alcuna speranza di arrivare mai a capirla, la (LE!) formula dell’entropia.
E sul mio ex, quell’ex, io confesso che ancora in realtà non ho scritto mezza riga; e probabilmente, stavolta, mai lo farò.

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29 pensieri su “guarda mamma, senza droga!

  1. ho letto il tuo post tutto d’un fiato..mi sono emozionata!
    Mi ritrovo tantissimo nelle tue parole e non avrei saputo scriverlo meglio di te.
    Lo so, siamo un filino in ritardo sugli eventi che ci accadono, ma sai una cosa?
    Il fatto che siamo così, non mi dispiace affatto. E’ un po’ il segno che contraddistingue la nostra essenza, no?
    Scusami se mi son permessa di fare il tuo post mio, ma l’ho sentito davvero.
    Abbraccio
    Marilù

  2. Verba, ma e’ piu’ o meno cosi’ per tutti. Chi e’ che riesce a capire dove sta quando ci sta dentro?? Se no, noi psicologi a che serviremmo? Magari tu sei parricolarmente diesel, cosa che non credo, ma rutti ci arriviamo col senno del poi.
    E quella ragazza senza cuore, evidentemente un motivo ce l’aveva. O era solo emotivamente immatura. C’e’ mica niente di male.

  3. La stella polare dista dalla terra 300 anni-luce. La luce che viene dalla stella polare ci mette quindi 300 anni ad arrivare da noi. Quindi quando guardiamo la stella polare la vediamo come era 300 anni fa: oggi potrebbe essere completamente diversa o anche non esserci piu’.

    Credo che anche noi ci vediamo e ci consideriamo non come siamo allo stato presente ma come siamo stati nella nostra vita e specialmente negli ultimi periodi di vita.
    Ma anche per gli altri che ci vedono dall’esterno è così. Magari noi abbiamo cambiato vita, e siano nuovi e diversi ma gli altri ci vedono ancora per quello che siamo stati.
    Non siamo pesci rossi che si dice abbiano una memoria di non piu’ di tre secondi e quindi vivono solo il presente. Io dico che per fortuna la nostra memoria e la nostra coscienza di noi stessi, si è plasmata nel tempo e cambia nel tempo, ma lentamente e progressivamente.

    Forse è un meccanismo di difesa, forse un meccanismo evolutivo per farci ricordare che andare a rompere i maroni alla tigre con i denti a sciabola e uscirne vivi, non è un’esperienza da ripetere.

    Certo che poi se il delay di coscienza raggiunge i 300 anni-luce della stella polare qualche problemino c’è :-) .

  4. Hai espresso con parole sensate quello che provo io ogni volta che mi capita qualcosa che riguarda il campo sentimentale…
    Il mio ipertrofico lato razionale normalmente mi impedisce di comprendere determinate situazioni in tempi umani, e questo lo vedo come un limite. Ma non ne posso fare a meno, sono fatto così!
    Mi consola sapere di non essere troppo “strano”…

    Grazie per il post!

      • Sì però che palle! Ti giuro che ogni tanto, non dico sempre, ma ogni tanto non mi farebbe schifo essere un po’ più veloce e capire le cose al volo… Perché poi capita di ripensarci e capire che sarebbe stato meglio AGIRE con il rischio di sbagliare piuttosto che rimanere IMMOBILE per la paura di un giudizio! Eccheccavolo! :)

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