il gene del gioco (zia verba e le figur’e’mmerda)

Weekend, casa in collina dei suoceri, sabato pomeriggio, stanza “ospiti giochi carabattole”.
Protagonisti: il NipotinoSanto ed io. Stiamo giocando un poco a questo un poco a quello, ogni tanto perdiamo il filo del gioco e ce lo reinventiamo da capo, diverso. Mentre siamo in trattative riguardo al numero di oggetti contundenti che possono essere usati nella prossima missione (NO! LO SPAZZETTONE DEL CAMINETTO NO! NO NEANCHE LA PALA DEL CAMINETTO! NO AMORE NEANCHE LO SPAZZETTONE DEL CESSO…oooops… ho detto cesso?), entra trotterellando la Nipotina, un anno e mezzo di volizione T O T A L E, con in più l’arma impropria di due occhioni da cerbiattina indifesa.
Immediatamente la trattativa si tinge di nuova luce. A che gioco giochi con un bimbo di cinque anni che ha voglia di scatenarsi ed una robina di neanche due che imita il fratello in ogni gesto?
Dunque, io figli non ne ho, ma mia madre sostiene che io abbia preso da mio padre, oltre al capello riccio indomabile ed una pelosità che nella donna, obiettivamente, è sconcertante, e che si porta via metà del mio stipendio in cere, cerette, cerettone e strappapeli di ogni genere, il GENE DEL GIOCO. Mia madre, che è una signora distinta e dignitosa, non lo dice intendendo “tra i pregi”. Sia chiaro.

Nell’ordine abbiamo:
– disegnato tra un piede della piccola e l’altro
– tolto 52 matite dalla bocca della piccola
– tolto 40 macchinine dalla bocca della piccola (una ne è uscita malconcia, poverina)
– cantato a squarciagola, col supporto di youtube dal cellulare, PAPAVERI E PAPERE, mimando entrambi e rifilando il ruolo del papavero al PiccoloSanto, e della papera alla MicrobaPerplessa.
– inventato il gioco della “giornata da adulto”: La piccola vagava nella stanza, suo fratello la seguiva ed io seguivo lui tirandolo per la maglietta e chiedendogli con crescente insistenza “Piccolo, Hai telefonato all’idraulico? Piccolo, Hai lavato i piatti? Piccolo, hai messo le supposte al merlo indiano? Piccolo, ha corrotto i file del sistema? Piccolo, hai cucinato la peperonata probiotica con sbiriguda a destra per la nonna della zia del vicino di casa del fratello di Antani? Hai spazzato il cortile? PICCOLO, HAI RACCOLTO LE MELE HAI LAVATO L’INSALATA COM’E’ ANDATA A LAVORO PICCOLO PICCOLO PIIIICCOOLOOOO” arrivando con l’ultimo ad una fase di urlo isterico+solletico, cosa che ha riscosso un incredibile successo e notevoli richieste di bis da parte del PiccoloSanto, ma annoiato la sorella.

Al vedere gli occhioni riempirsi di quei lacrimoni che precedono urla belluine, nel mezzo di una “giornata da adulto” e non riuscendo a pensare nulla di meglio da farsi, la sottoscritta – anni quasi 38, un mutuo, un lavoro diurno e generalmente rispettabile, ha afferrato la Microba sotto braccio stile giocatore di football e s’è lanciata sul letto urlando
“GEEEEEEEEROOOOOOOOOOONIIIIIIIMOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO”, immediatamente seguita in gesti ed urla dal nipotino estasiato.
E mentre tutti e tre ridevamo beati nel mezzo del lettone, ho visto sulla porta mio cognato, ovvero il padre dei bimbi.
Con una faccia a metà tra il perplesso e l’assolutamente allucinato.
“Ehm… sei qui da tanto?”
“Eh… da un poco.”

Io credo che il figlio non me lo faranno vedere più.
Ora devo capire cosa ne pensa il mio gatto di farmi da pallone da football mentre salto sul divano urlando.

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11 pensieri su “il gene del gioco (zia verba e le figur’e’mmerda)

  1. Momenti di ordinaria follia, anch’io ho vissuto una paio di pomeriggi così coi miei nipotastri e alla fine ne trovavo sempre uno in macchina con zainetto pronto! da retta che prima o poi te li trovi a rimorchio..^__*

    Ps: complimenti per il blog, ancora rido

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