L’incomprensione è la chiave della scoperta.

Come dice incorporella in questo post, e come ho imparato a mie spese la settimana scorsa, “l’incomprensione fra popoli è una piaga sociale”.
Ora, dopo aver passato alcune ore della mia vita a ripetere che no, non ce l’ho coi laureati in economia (tipo i miei fratelli), non ce l’ho con quelli laureati in giapponese (uno dei miei migliori amici), con gli educatori (due cugine), con gli intermediatori culturali (il panettier… no, sto scherzando), con agronomi, commesse, fisici nucleari, ingegneri aerospaziali e controllori dei treni, mi sono resa conto che l’incomprensione è una piaga sociale punto, mica solo quella tra popoli.
Sì, la scenetta del rispondere “Sticazzi!” (inteso come CAVOLO! – esclamazione di stupore, come si usa dalle mie parti) all’amico romano che raccontava le sue storie e l’ha interpretato come “Non me ne frega un cazzo”, come si usa dalle SUE parti, ok, celo.
Anche abbracciare un’amica astigiana, piccola, esile, deliziosa, chiamandola “picia mia” (inteso come “piccola mia”, come si usa dalle mie parti), e vederla trasformata in una statua di sale, e sentirla chiedere “MA… PERCHE’?” (scoprendo così che picio, in piemonte, NON VUOLE AFFATTO DIRE PICCOLO!), ok celo anche questo.
Arriverò a sputtanarmi del tutto confessando che, da ragazzina, un’estate ho avuto un’infatuazione per un ragazzino milanese, ma i suoi amici mi consigliarono di lasciarlo perdere perchè “era un babbo”. Ed io dopo alcune paranoie (di già? a 16 anni? cavoli, ma allora è vero che la metropoli corrompe!) chiesi con un filo di voce “Come si chiama suo figlio?”, scatenando – dopo un silenzio attonito – delle risate da tirar giù San Giuseppe dalla nuvola.
So much per il gergo regionale!

Ma l’incomprensione tra amici è una piaga sociale altrettanto grave.
Per dire, Lord ogni tanto prova a raccontarmi la sua giornata lavorativa. Lord ha a che fare con delle macchine astruse; mi ricordo che una volta mi ha chiesto “sai cosa sono le macchine utensili” e quando gli ho risposto “Tipo…Un tornio?” s’è commosso, perchè “Ogni volta che l’ho chiesto ad una donna mi sono sentito rispondere “Una vanga, un aratro”.
C’è da dire che Lord è anche quello che è rimasto sconvolto da fatto che sapessi che il caffé bollente si raffredda se cambi tazzina “per lo scambio di calore”. Devo ancora capire se nutre pregiudizi sulle donne o su i non-ingegneri (gli ingegneri lo ammettano: siete una specie a parte).
Comunque, Lord mi racconta la sua giornata lavorativa. Da venti anni a questa parte, almeno una volta a settimana.
E da venti anni a questa parte, almeno una volta alla settimana, lui dice:

PINZA.

Lui intende questo:

Io penso a questa:

PLACCHETTA.

Lui intende questo:

foto presa da directindustry.it

Io penso a queste:

Ma soprattutto…

MANDRINO. Lui dice MANDRINO.
E intende questo:

Mentre io ogni volta, quindi almeno una volta a settimana da vent’anni, quando sento la parola “Mandrino”, penso a questo:

foto da it.123rf.com


(sì, lo so che è un mandriLLo)

…però moolto più piccolo, con l’aria sorniona e il pisello al vento.

Sei imbecille, mi dice Lord.
Si chiama crasi, rispondo io.

E vissero felici e incompresi.

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