Sbilanciarsi verso l’alto.

Questo è stato un anno duro. Stancante, a volte deprimente, a volte semplicemente spaventoso, con momenti in cui l’unica cosa sensata da fare sembrava chiudersi a uovo e cercare non dico di parare i colpi, ma almeno di minimizzare il danno.
Questo è stato un anno zeppo di cattive notizie, di malattie a persone care vicine e lontane, di ospedali, di ansia che diventa angoscia che diventa insonnia che diventa paura di alzarsi, di rispondere al telefono, di sentirne un’altra ancora.
L’ennesimo anno di crisi, di timore per il futuro, di guardare gli occhi stravolti di mia madre e chiedersi per quanto ancora possiamo andare avanti così.
Ma è stato anche un anno di persone scoperte per caso, di amicizie sbocciate, e soprattutto di nascite. La prevalenza della vita, la dichiarazione di guerra alla morte che è una nuova vita, un bambino che nasce, un genitore sconvolto dal sentimento che prova.

Non voglio fare bilanci. Non sul blog. Me li faccio ogni notte, mi ci addormento coi bilanci, coi pro e contro, coi punti interrogativi perenni. I bilanci della mezzanotte, i bilanci dello “spegni la luce?”, i bilanci perennemente col segno meno, quel conto in rosso che ti presenta la vita quando ti sembra di non aver mai mantenuto le promesse, quando tutto sommato sei ancora quella che “potrebbe far molto di più, Signora mia, se s’applicasse”.

Anche un anno duro ha momenti dolci dentro. I miei preferiti:

1. La nascita del bambino della svolta, ovvero il figlio della mia migliore amica. Lei, la conosco come conosco me stessa. Ho condiviso un’esistenza intera con lei, dalla passione per i MioMiniPony a quella per il Mojito, dal primo amore all’ultimo, dai momenti peggiori a quell’ecografia che m’ha parato davanti su Skype. Quel bambino e soprattutto la meravigliosa trasformazione della mia amica in una mamma fantastica per la prima volta mi hanno fatto capire che nonostante il caos, io potrei anche farcela.

2. Mille sfumature di Tecnologico. L’uomo che mi trasforma. Quello che in sette anni avrò dovuto difendermi due volte, io che alla minima crepa mi trasformo in Franco Baresi. Quello che se anche solo mi incazzo un minimo, mi smonta imitando animali. Vi sfido, io vi sfido, a restare incazzati con qualcuno che vi spinge con la pancia fingendo di essere un ippopotamo. O che rinuncia a molto per sè, perchè voi possiate avere “un buon caffè al compleanno”. O che quando ride sembra un castoro. Ed è mio. MIO.

3. La casa con la stanza in più. Ovvero la casa in cui finalmente puoi dire “Fermatevi a dormire”. La bellezza incredibile di avere intorno degli amici in pigiama, di mattina. Dirsi “cosa facciamo a pranzo”. Ciondolare. L’assenza di dovere, di scarpe, di maschere, di appuntamenti.

4. La crisi isterica totale che uno dei miei clienti più importanti ha fatto quando ha capito che il suo titolare stava ridiscutendo il nostro contratto. Mi ha chiesto cosa volesse dire “con servizio” o “senza”. Quando ha scoperto che “il servizio” ero io, e senza voleva dire che la mia parte se la cuccava qualcun altro, è impazzito. Ha cominciato a dire “Assolutamente no, non è possibile, per noi il vostro servizio è irrinunciabile, no, non esiste!”: il giorno dopo avevo sulla scrivania un contratto aggiornato. Seguendolo io, solo io, esclusivamente io, insieme all’altra manica di surreali che mi rendono la vita uno Zelig, è stato il miglior attestato di stima del mondo.

5. Gatti e cani che vincono il Superenalotto (ed umani con loro). Il gatto dei miei, infido bestione selvatico che diventa di burro di fronte a mia madre. Arrivato adulto, che miagolava per strada ed ha incocciato mia sorella. Arrivato con la fiv, anni fa, e curato con attenzione certosina per ogni graffio, ogni morso, ogni unghiata (è un lottatore dal brutto carattere). Il cane dei suoceri, la consueta storia di stalli al sud e di volontari che cercano una casa affidabile. Ora è lì, sul lettone accanto alla suocera, che ciuccia telecomandi e chiede bocconcini e fa le feste anche ai fili d’erba. Il nostro gatto S., che il superenalotto l’ho vinto io quando l’ho “ereditato”. Che è sempre più matto, che odia il veterinario ed ama i fonzies, che parla, che attacca il Maine Coon e puntualmente le piglia di santa ragione, e ci gode pure.

6. Max. Lucy. La Disfunzia, ma non è una novità. Sandra. Spicy, Il Signor Moka. Ally. Verdiana. Ed ultimo solo in ordine di tempo, Swann. Volevo dirvi (Michèle non storcere il naso) che ho una voglia matta di abbracciarvi di persona. E che se un’incostante cronica come me riesce ad avere un blog da anni, è solo perché è un tramite per voi e persone come voi.

7. A proposito di incostanza, la mia prima vittoria, ovvero la palestra. Sono 4 mesi che mi riesce di catapultarmi fuori dal letto alle 06.30 almeno 3 mattine a settimana.
Chi l’avrebbe mai detto? Un filo di forza di volontà ce l’ho anche io!

8. Uno dei miei amici più cari che spamma il post sull’ignoranza senza avere idea che verbasequentur fossi io. La reazione quando gliel’ho detto. I complimenti presi dagli amici così, in incognito. Ragazzi quanto ho riso. Egoboost. Tanto alle palate di merda c’ero già abituata.

9. La riflessione che è derivata da uno dei commenti al famoso post. Un tizio mi ha scritto una cosa tipo “Ambè hai 40 anni [NO, non ce li ho quarantanni, ndr] e scrivi come una ventenne!”. Lui lo considerava un insulto. Io ci ho pensato un poco. Ci sono abituata, a sentirmi dire “Oh dimostri dieci anni di meno”, però si capisce che detto in quel modo è un’altra cosa. Allora sono andata dal Tecnologico e gli ho chiesto a bruciapelo una cosa come “Oh amore ma secondo te io sono una rincoglionita?”.
“Stai con me”, ha risposto lui.
“Allora sono proprio una rincoglionita”.

10. Ciao. Sono una rincoglionita. E quindi? Sucare fortissimo. So long, 2013.

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46 pensieri su “Sbilanciarsi verso l’alto.

  1. Mi piace molto l’idea di sbilanciarsi verso l’alto.
    Quando passi a Trieste fai un fischio, che oltre all’abbraccio ci facciamo una bella e sana chiacchierata come si deve!

  2. Punto 9… il momento tremendo in cui uno si rende conto non di avere dei limiti ma di essere un limite. Mi ha fatto pensare il tuo punto 9… mi sono chiesto :”Quand’è stato il momento preciso in cui ho capito di essere entrato nel favoloso mondo dei rincoglioniti?….. Sarò un cittadino di quel mondo o un simil-extracomunitario del raziocinio con un permesso di soggiorno in scadenza?… E se mi cacciano dal paese dei rincoglioniti dov’altro potrò rifugiarmi?”
    Programma per il 2014… trovare una risposta a queste domande oppure mandare giù plurime kaypirinhe cercando la via alcoolica alla soluzione dei quesiti.
    Chissà che non ci si incontri durante la ricerca… buon 2014 (nei limiti del possibile e del decente)

    • “il momento tremendo in cui uno si rende conto non di avere dei limiti ma di essere un limite” sì, sì sì e ancora sì! Il paese dei rincoglioniti secondo me non ci caccia, in fondo siamo simpatici:) buon 2014 anche a te!

  3. ‘nci è gniente da fa…. se hai un tecnologico che ti smonta le tue paturnie la vita è molto meglio!!! E si io ho 40 anni me sento fisicamente come un de 80, me so data ar pilates posturale per raddrizzarmi (che chiamarla ginnastica fa meno fico!) ma cor cavolo che gliela do vinta!!! Sucare fortissimo e tantissimi auguri per un anno con meno casini e più paturnie smontabili!!!

  4. prima di tutto: chi osa portare il mio stesso nome? Eppure pensavo, con un nome così, di essere al riparo da omonimie, almeno in Italia!
    Detto ciò, io questo tecnologico lo devo conoscere: uno che affronta le ire della propria donna spingendola con la pancia con fare da ippopotamo è una persona a cui stringere la mano, e da cui imparare.
    Ultima cosa, anche se odio essere ripetitivo (e so di averlo già detto). Esprimere con la leggerezza e la naturalezza di cui sei capace, strappando anche sorrisi, qualunque tipo di concetto, dal più frivolo al più profondo, qualunque tipo di emozione, è una dote che non ricordo di avere incontrato. Perciò ero preoccupato: da troppo tempo non scrivevi un post.
    La vita, lo so, non ha un senso. Non c’è modo di augurarti un anno in cui avvengano solo le cose belle, fra quelle che hai descritto, senza le difficoltà. Non c’è modo. Ma ci si può augurare che sia sempre altrettanto intenso, lavorando sempre per spostare la bilancia dal lato giusto…
    Ecco, questo è il mio augurio.

    • Non devi preoccuparti, in realtà per la solita lentezza cosmica cervello-vita, arrivo semplicemente molto tardi con il “risultato”, e non riesco a scrivere nel mentre:)
      Grazie, è un augurio bellissimo.

  5. Auguri a te e al tecnologico. I bilanci non mi piacciono, perché mi tolgono il sonno…ma questi che hai scritto qui, beh puoi andarne orgogliosa! ^_^

  6. Impressionante leggere e risconoscersi in tante cose: l’anno duro, le brutte notizie, la nascita di un bimbo….Complimenti perché è un piacere leggerti. Scorri via liscia seminando con disinvoltura idee e spunti di riflessione. Mica pizza e fichi ;-)
    Alex
    p.s.
    Il Tecnologico tienitelo stretto perché deve essere simpatico :-)

  7. Ciao Rinco, più che un bilancio, vedo un insieme di cose che avranno un seguito, a giudicare dai presupposti, molto interessante. I bilanci si chiudono, qui invece hai un mondo di affetti e situazioni da crescere e portare avanti. Palestra compresa.

  8. Questa è una delle cose più belle che ho letto ultimamente. Mi aiuta a riflettere sulle cose che mi sono capitate in questo 2013 e a trovarne il lato positivo. Il periodo natalizio per me è sempre malinconico, oggi mi hai messo allegria.
    Grazie!

  9. Bello bello bello! tante cose avrei potuto scrivere anch’io, ma lette, scritte da te, sono una bomba.
    Parola di un’altra rincoglionita di “-10 anni di quel che dimostro”

  10. Ma la Sandra citata sono io?
    Se sì WOWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWWW
    Se no, bel post lo stesso davvero: cercare di trovare banalmente il bello, in un anno in salita, ecco il post dei punti di ristoro trovati lungo la scalata, dovrei soffermarmici anch’io.
    Bacione grande W Il tecnologico W il 2014 o almeno sperem

  11. Lo sapevo che conservare al post-Natale la lettura degli aggiornamenti di chi seguo qui si sarebbe rivelata una giusta decisione.
    Come si fa a farsi travolgere dalla depressione del parentado tutto che ripete, come in una litania, “Ormai Natale è passato!” (alle 00.01 del 26 Dicembre, ndr), quando si leggono cose così?
    Lotta love, verba.

  12. Ciao, ho conosciuto il tuo blog grazie allo spam del post dell’ignoranza. Mi aveva talmente colpito che ti ho messo nei preferiti e da allora ti seguo sempre.
    Commento solamente per dirti (e per correttezza mi sembra il minimo) che questo intervento mi ha ispirato così tanto che ti ho citato nel mio blog.
    Continua così, mi fai sputtanare!

    PS Dovesse interessarti il mio intervento lo trovi qui: http://indieopenbar.blogspot.it/2013/12/questioni-di-definizione.html

  13. con estremo ritardo ti faccio gli auguri anche io per questo 2014 che è già iniziato.
    sono capitata qui – come molti – per il tuo post “Tutti dottori” e poi ti ho letto con calma durante queste vacanze. Mi piaci!

  14. “Ciao. Sono una rincoglionita. E quindi? Sucare fortissimo. So long, 2013.”
    il post era figo, per carità. Ma un siciliano che legge sto finale nel post di una ipernordica è l’apoteosi. Risate, stima e rispetto a mitraglia, minchia.

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