del preservare un sottoinsieme: esce il libro di Max

Tra le tante cose che questo blog mi ha dato, in primis la possibilità di “sbabbiare” senza infastidire troppo il Tecnologico ed i miei amici più cari, in secondo luogo alcune ore di terrore e raccapriccio, c’è stata l’insperata scoperta di alcune persone fuori dal comune.

Disfunzionale a parte, la persona più fuori dal comune tra tutte secondo me è Max.

Chi di voi ha un amico ingegnere alzi la mano.
Io ce ne ho alcuni. Uno è il mio migliore amico, sì quello del matrimonio tra altissimi.
Chi ha un amico ingegnere sa che mediamente essere ingegnere ed essere pignolo è tutt’uno. Essere ingegnere ed essere curioso, di solito anche.
Ma soprattutto, essere ingegnere è un poco anche essere “musso”, come si dice dalle mie parti. Zuccone. Abituato a ragionamento lineare, a leggi precise. Spiegare una sensazione ad un ingegnere è impresa ardua.

Chi ha una lettera d’amore scritta da un ingegnere alzi la mano di nuovo.
C’è ALMENO UNA LEGGE DELLA TERMOIDRAULICA citata dentro, vero?
Vero?
Dai. Li amiamo così. Matti, ma che i matti per loro sono gli altri (e spesso questo è pure vero).

Beh quando il Signore ha creato gli ingegneri in qualche modo deve essergli scappato il buon Max. Non so se a livello di release beta, ma credo di no.

Max è un mondo a parte.
Max è un ingegnere che cucina.
Che esprime senza formule strane sentimenti come amicizia, nostalgia, malinconia, ed amore. Per la moglie, sì, ma pure per altri preziosi componenti della famiglia.
Eppure è ingegnere.
Giuro.
ASSOLUTAMENTE INGEGNERE.

Ebbene Max, il 09 febbraio, si presenta bel bello in libreria a Roma perchè esce il suo primo libro (i riferimenti sono qui e qui.
Io sto a 600 e rotti km e non ci posso andare, ma se qualcuno è nei paraggi, per l’amor di Dio, che ci vada… non fosse che per fregargli la ricetta della carbonara.
No, sto scherzando: che ci vada, per farsi un favore e soprattutto per preservare questo misterioso sottoinsieme in “gnegnere” scrittore, poeta, santo, navigatore, marito, padre e cuoco.
Che insomma, magari si scopre come clonarlo. E magari no, ma si torna a casa con un buon libro.

Oh Max, in bocca al lupo.
firmato
verba, quella a cui nemmeno tu hai avuto il coraggio di provar a spiegare la formula dell’entropia

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16 pensieri su “del preservare un sottoinsieme: esce il libro di Max

  1. Io mollo tutto e vengo da te. Atterro il tecnologico con un sinistro ben dato. Ti rapisco. Ti porto all’aeroporto più vicino. Prendo due biglietti solo andata per le Barbados. E passiamo il resto della nostra vita lì. A parlare di Tao, di meccanica quantistica, mangiando matriciane (senza a, eh, che vabbè ingegnere atipico, ma precisino sono precisino, sul cibo romano specialmente) come se non ci fosse un domani.
    Io sono in rete da tanti lustri. E ho conosciuto persone straordinarie, tra le quali alcune, come te, spiccano come ancor più straordinarie. E una volta te l’ho detto in privato, verba, ma te lo voglio ripetere in pubblico, ché ora che ti conoscono in tanti è bene che certe cose si sappiano.
    In privato ti avevo citato la frase di Coelho che a me piace tanto, quella che dice “I veri amici sono quelli che ci stanno accanto quando accadono le cose belle. Essi si schierano dalla nostra parte, gioiscono per le nostre vittorie. I falsi amici sono quelli che compaiono soltanto nei momenti difficili, con una triste espressione di ‘solidarietà’: in realtà, la nostra sofferenza serve a consolarli per le loro vite miserabili”
    Ecco, quel che voglio che si sappia è che quando io sono stato in difficoltà tu non sei comparsa con una triste espressione di solidarietà. Era un momento molto difficile per me, davvero molto, sia praticamente sia emotivamente. E tu sei venuta, con leggerezza e bellezza, due termini che tu sai bene in quale accezione io usi. La leggerezza della spiritualità e la bellezza in senso rinascimentale. Sei venuta con leggerezza e bellezza ad offrirmi quel che potevi. Quel che avevi. Offrendolo delicatamente, muovendoti come una libellula in un negozio di cristalli, volando qua e là e ridando colore ad un momento che il colore lo aveva perso completamente, un momento che era rivestito di grigio e basta. Sei venuta e hai offerto, sei venuta e mi hai abbracciato.
    E ora, nel momento della gioia, sei qui e gioisci con me, proprio come dice Coelho.
    E allora io la voglio correggere la frase di Coelho, dicendo che i veri amici sono quelli che gioiscono con te nel momento della tua felicità, e che nei momenti difficili usano la leggerezza e la bellezza. E io sono onorato del fatto che tu mi dedichi delle belle parole, e sono onorato di essere tuo amico. E sono certo. Sono certissimo. Sono sicuro, che noi ci abbracceremo. Perché niente è per caso, e se le nostre anime si sono toccate c’è una ragione. E la scopriremo abbracciandoci.
    Grazie.

    • se vuoi parlare con me di meccanica quantistica prima devi almeno spiegarmi che cosa sia! io sono quella che s’è presentata alla matura senza i libri di italiano, tanto qualunque testo chiedessero lo sapevo a memoria, ma non ha mai preso più di 3 in matematica… :lol:
      Ti adoro, Max.

      • Vuoi scommettere che in tre parole ti faccio capire? Il cuore di tutto è il principio di indeterminazione di Heisenberg. Per cui se so con precisione “quando” c’è una particella non posso sapere con precisione “dove” si trova, e viceversa. Questo comporta una cosa straordinaria. Nel macromondo, una cosa è qui O lì. Ebbene nel micromondo quantistico, in forza del principio di indeterminazione, una particella è qui E lì. L’altra cosa è l’entanglement. Se due particelle si distaccano e sono trasportate a distanze immense, continuano a reagire come se fossero vicine.
        La quantistica è filosofia, è taoismo puro. Perché noi siamo bianchi E neri. E in certe situazioni, ci “sentiamo” (feel), come se fossimo due particelle che subiscono l’entanglement. Ecco, questa, in due parole, è la quantistica.
        E ora vai a comprare quei biglietti per Barbados.

  2. cugino preferito ingegnere, miglior amico di mio marito ingegnere, entrambi nostri testimone di nozze, du palle, no davvero gli ingegneri sono tremendi e basta. wow per il libro super wow!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  3. Non capisco questa velata denigrazione dell’essere ing che traspare dal tuo post, cara Verbazza. Siamo solo un po’ ISO9000. Ad esempio quando faccio il “risutin” alla milanese peso tutto, sfumo pian piano col vino almeno tre volte, e aggiungo due mestoli di brodo la prima volta, quattro la seconda e tre le volte successive.
    Brontolano e mi chiamano pedante e noioso, ma all’atto pratico poi non rimane mai un chicco di riso in fondo alla pentola.

  4. Tutti i miei amici maschi, quelli con cui davvero ho condiviso le budella, sono ingegneri…. so perfettamente che vuol dire! Ecco perché non ho scelto un ingegnere come persona che mi deve sopportare quotidianamente…. mica posso stare dietro alle loro logiche quadrate io! In compenso mi sono scelta una specie di Furio (quello di Verdone) però con la pazzia di Frank Zappa…. :-D
    Comunque grazie della dritta! Non potrò essere a Roma ma seguirò il blog di Max! In bocca al lupo anche per il libro!

  5. Pingback: Post ad elevato contenuto di melassa | Serbatoio di pensieri occasionali

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