io da grande voglio essere come Bearzot

Per lavoro ho a che fare con un sacco di gente stramba.
No, in realtà non è giusto dire “stramba”; più corretto stressata, tonta, indifferente, scortese soprattutto. Scortese da morire. Gente che non ascolta quello che spieghi, gente che aggira i no più gentili che riesci a produrre per riproporre le proprie richieste sotto forma di pretese, gente che piuttosto che dire un “grazie” quando riesci a risolvere qualche guaio inatteso, lascia cadere un “ah bene” dall’alto come se il mollare tutto per correre in loro soccorso fosse dovuto.
Del resto questa è la vita di chi lavora nei servizi, mi dicono. Chi ti paga non pensa di avere acquistato un servizio, ma una persona: chi ti paga, nella sua testa, TI COMPRA.

Ovviamente questo non riguarda tutti. Diciamo che riguarda un buon 75% di coloro con cui mi trovo ad interagire. Guarda caso questa percentuale trova piena corrispondenza anche al di fuori dell’ambito lavorativo. Il nutrito esercito degli antiempatici-scortesi occupa i banconi dei bar, le casse dei supermercati, le poltrone dei parrucchieri, le strade, le scuole, le case di tutto il paese, ti arriva direttamente in salotto attraverso il collegamento internet, ti spara considerazioni urticanti da qualunque telegiornale, ultimo tra tutti l’allegro frescone che s’è rifiutato di scusarsi con le deputate definite pompinare perché lui, povera anima, ha semplicemente detto “Quello che pensano tutti”.
No beh, non io. Io manco le ho presenti, le deputate del PD, figurati se mi viene in mente che abbiano fatto carriera (posto che essere una deputata del PD possa in qualunque modo essere definito fare carriera) suggendo peni.
La cosa allucinante è la risposta da bambino delle elementari, io non mi scuso gnegnegne. Si torna a quanto detto sopra: una scortesia talmente profonda da non vedere altro che sè stessa. Talmente radicata da non permetterti di considerare uno scivolone madornale, imperdonabile, il fatto di definire puttana una donna che non la pensa come te, perché oggi lo dici alla rivale politica, domani all’elettrice che non ti vota.
Ce l’ha una mamma quel tizio? Signora, ma che gli ha insegnato a suo figlio? Signora, per gentilezza si procuri un bel bastone nodoso e faccia oggi quello che non ha potuto fare quei 20 anni fa. Le giuro che oggi il telefono azzurro lo può più chiamare, il pargolo. Avanti.

L’altro giorno leggevo un articolo che parlava del proliferare dei locali “no kids”. Al di là del fatto che io, personalmente, non ci vedo niente di male a lasciare che coloro che non sopportano i ragazzini abbiano i propri luoghi, i propri “ghetti” in un certo senso (la maggior parte dei quali comunque non sarebbero particolarmente adatti a dei bimbi, diciamoci la verità… aperitivi tunz tunz, resort da milleduecento stelle col cameriere preposto allo spazzolamento delle briciole, ma chi ce lo porta un bambino in quei posti, a crepare di noia?), erano i commenti sotto gli articoli il vero spettacolo: UNA GUERRA.
Talebani anti-figli Vs. Mujaheddin bimbi-uber-alles. Gente che non vuol vedere un ragazzino intorno neanche se muto e legato alla sedia Vs. gente che pensa che i propri figli debbano essere ritenuti la cosa più importante del mondo da chiunque abbia l’onore di respirarne la stessa aria.
I primi mi fanno un po’ pena, ma i secondi mi fanno paura, perché pretendono di poter bypassare una cosa fondamentale: l’educazione degli stessi.

Qualche sera fa ero in un locale con una coppia di amici e relativo pargolo. Il pargolo non è sicuramente un bimbo silenzioso, ma è un bimbo educato. Il locale ha una stanza giochi apposta per i bambini, aperta, visibile così che i genitori possano cenare tenendo d’occhio i figli, ed i figli possano essere bambini senza dover passare una serata pallosissima a tavola con adulti. Il pargolo fa amicizia con dei ragazzini (sei anni di età). I ragazzini vengono al tavolo a causa di non so che diverbio tra bambini. Uno dei ragazzini mi guarda, allunga la mano NEL MIO PIATTO, si prende da mangiare dal mio piatto, si pulisce la mano sulla GIACCA DEL TECNOLOGICO, e se ne va. Vivo e sulle sue gambe, lo giuro, ho dei testimoni vostro onore.
Ripeto l’età: sei anni. Non due. Sei. Posso definirlo maleducato, nel senso proprio di educato-male?
Posso pensare che questo ragazzino tra venti anni sarà il mio cliente tipo?
Sì.
Magari si candiderà con qualcuno e darà della zoccola ad una tizia della controparte politica?
Sì.
Magari brucerà gli stop e ti farà il dito se gli suoni il clacson?
Sì.
Perché i maleducati diventano persone scortesi, arroganti, prepotenti.
Perché al maleducato qualcuno non glielo ha mai detto, che ci sono anche gli altri al mondo.

Mi stavo chiedendo quando la gentilezza e la cortesia e la delicatezza e l’educazione sono diventati difetti, hanno smesso di essere un valore. Perché pochi cazzi, al giorno d’oggi il gentile è visto come il debole, lo sfigato, quello che non ha LE PALLE per permettersi di essere arrogante, di prendere quello che vuole. Il figo passa e pretende, il poraccio chiede permesso. Il figo va a “muso duro e bareta fracada”. Il poraccio ti sorride e ti dice buongiorno.
Perché è un poraccio. Uno zero. Uno zerbino. AH, SE POTESSE ANCHE LUI ESSERE FORTE E FICO, QUANTI VAFFANCULO DIREBBE.
Ma somatizza e si mostra gentile. Ti aiuta pure a portare la spesa.

[Ma che siamo matti?]

Ne parlo con un’amica. Ha un figlio di sei anni anche lei. Il figlio è un bimbo delizioso. Magari si fa prendere la mano dal gioco e ti rifila due calci volanti che ti stende (true story), ma se gli dici che ti ha fatto male si scusa.
Lei mi dice che, in totale onestà, al figlio non intende assolutamente insegnare la gentilezza e l’attenzione al prossimo come valore primario, perché “il mondo non è così”. Perché se tu insegni al tuo (già buono) bambino ad essere gentile ed educato ed attento al prossimo, ne farai una persona che subisce. Quindi gli insegni ad essere gentile ed educato finché si può, ed a tirare cartoni sul muso quando la gentilezza non funziona.

La capisco. Resto perplessa, ma la capisco.

Eppure poi quando leggo i blog delle expat conosciuti grazie a Lucy, quello che mi annichilisce più di tutto non è mai la chiarezza delle regole degli altri paesi o come altrove vivere sembri meno appesantito da carte, cartine e cartelle rispetto all’Italia. Quello che mi fa star male è che tutte, come primo pregio del luogo in cui vivono, mettono la cortesia della gente. La cortesia nei negozi, la cortesia per strada, l’attenzione dei nuovi vicini, del passante, del collega.

Cioè, noi siamo sempre più incazzati e siamo preoccupati di non allevare figli troppo gentili, perché la gentilezza ti mette nei guai.
Poi però quello che ci manca di più nella vita è proprio la gentilezza altrui.

[E allora sì, che siamo matti]

Tanti anni fa leggevo un’intervista ad Enzo Bearzot. Era già molto anziano, la Gazzetta lo intervistò mi sembra in vista dei mondiali del 2006, l’ultimo ad aver vinto un mondiale con l’Italia era proprio il buon Enzo.
Il giornalista, forte di questa considerazione, gli chiese come avrebbe voluto essere ricordato un giorno.
E Bearzot:
– Come mi ha insegnato mio padre. Vorrei che di me si dicesse “Era una persona perbene”.

Enzo, io così ti ricordo.
Ed io – anche se “il mondo non è così” – tutto sommato vorrei altrettanto per me.

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70 pensieri su “io da grande voglio essere come Bearzot

  1. Quanto hai ragione, quanto hai ragione!
    Soprattutto sul fatto che la scortesia degli altri, questi atti di maleducazione ripetuti, finiranno per trasformare anche le persone che gentili lo sono in ninja pronti ad entrare in azione al primo sgarbo.
    A me sta accadendo: per me la gentilezza è sempre stata un valore, e mi è stato insegnato ad essere educata… Ma mi capita sempre più spesso di pensare: prima o poi ammazzo qualcuno.
    È triste un mondo in cui ci stupiamo se gli altri sono gentili.

  2. Quelli che tu definisci maleducati, sono invece definiti “stronzi” in un saggio filosofico di Aaron James (non è uno scherzo, se ti capita leggilo, ancorché scritto sulla base di esperienze statunitensi è illuminante).
    Quello che la maggior parte delle persone non capisce, è che – tra l’altro – è molto meno faticoso essere educati e gentili che non affrontare ogni situazione bellicosamente. Oltretutto ne guadagnerebbe anche il fegato.
    Personalmente quando mi accade di trovare bimbi e ragazzini maleducati e chiassosi mi viene l’istinto di pestarne a sangue i genitori (però una sera in un ristorante mi chinai all’orecchio del giovane padre e gli sussurrai, a voce molto bassa, che se non fosse intervenuto lo avrei preso a “calci in culo” davanti a figlio, moglie ed amici, per poi spiegare al ragazzino il motivo per cui lo avevo fatto; il bimbo è stato buono tutta sera)

    • Il problema è che non è mica colpa del ragazzino, se nessuno gli ha detto che non si ficcano le mani nel cibo degli altri. Se a casa può farlo, come fa lui a sapere che a) al ristorante no b) agli sconosciuti no?
      E se poi ci ritroviamo a pensare che insegnare l’attenzione per gli altri ad un bambino significa penalizzarlo nei rapporti interpersonali e nella vita (e questa è una scelta che secondo me nessun genitore farebbe, e giustamente), cosa resta della gentilezza? Cosa resta del sapere che l’altro conta quanto te?

      • Sull’argomento devo aver scritto un post (riferito però agli adulti). A me venne insegnato che la mia libertà finisce dove inizia quella di altri, per cui non posso fare sempre ciò che desidero e che vorrei. Come giustamente osservi è un problema di educazione, non solo di quella che viene dalla famiglia ma anche di quella che compete alla società; e non intendo la scuola, ma proprio dell’esempio che dovrebbe venire dal mondo della cultura e della politica. Invece, soprattutto dalla seconda, abbiamo quotidiani esempi (conclamati ma anche – ahimè – acclamati) di sopraffazione ed arroganza come normale concezione di qualsiasi rapporto.

        • Premetto che io nella vita quotidiana sono una persona gentile. Lo dico senza tema di smentite perché specie nel lavoro è la prima cosa di me che dicono le persone. E premetto che devo TUTTO a mia madre in questo senso, che come dici tu mi ha insegnato che la libertà personale finisce dove inizia quella altrui. Io faccio sempre l’esempio del pollo arrosto. Quando ero bambina del pollo arrosto amavo solo due pezzi: la coscia e l’ala. Eppure mia madre mi ha spiegato mille volte che la “coscia” non è tua per diritto, che se eravamo lei ed io da sole, per gentilezza lei me l’avrebbe lasciata, ma che a tavola con altre persone educazione impone di aspettare che si servano gli altri. E magari rosichi, e magni quello che ti capita.
          Prova oggi a servirti senza che un eventuale bambino a tavola abbia avuto il pezzo preferito…

  3. Complimenti, colpisci sempre il centro delle cose e le sai raccontare con fluida piacevolezza. Leggerti è sempre un piacere. A questo proposito vorrei dire la mia.
    Mi sforzo di essere una persona gentile soprattutto per un motivo: mi illudo che dimostrarsi gentili possa indurre gli altri a fare altrettanto. Spesso la gente è talmente abituata alla prepotenza e alla maleducazione che rimane sorpresa quando si fa il contrario. Mi illudo che la prossima volta, per esempio alle strisce pedonali, quel qualcuno che ho lasciato passare, faccia altrettanto. E’ facile abituarsi al peggio e continuare a precipitare verso il basso, ma credo sia altrettanto facile riuscire a tornare ad essere un paese composto da persone perbene. Credo che il primo passo sia quello di iniziare da noi stessi. Lo dice uno che odia profondamente la maggioranza della gente che incontra per strada. Tutte quelle persone che non hanno la più pallida idea di cosa sia il rispetto per gli altri.
    Vado spesso in Giappone, visto che ho la moglie giapponese, e ogni volta che torno in Italia mi deprimo profondamente. Li la gente magari ti odia ma non lascia mai che i sentimenti o lo stress o qualunque altra cosa possa influire negativamente nei rapporti con la clientela, con il pubblico. Il lavoratore ti sorride, magari ti manda a fare in culo, ma quello che deve fare lo fa, con efficienza, velocità e rispetto per il cliente. Il cliente da parte sua magari pensa che il lavoratore in questione ha una faccia di cazzo ma è gentile e cortese nelle richieste, soprattutto perché sa che quello che vuole, lo otterrà, con velocità efficienza e cortesia. La maschera giapponese è questa, non mi piace, ma funziona. Se almeno si riuscisse almeno ad ottenere questo sarebbe già un bel passo avanti.
    Scusa per la lunghezza della risposta ma hai toccato un argomento a me particolarmente a cuore.

    • Per andare a lavorare fino a qualche anno fa dovevo fare un paio di chilometri di fila a passo d’uomo lungo una strada su cui affluivano molte vie secondarie, di quartieri residenziali. Ad ogni via che superavi c’era una fila di poveracci in macchina che aspettavano di immettersi. Posso giurare che 9 volte su 10, se tu ne facevi passare uno (e intendo far passare volutamente, non farsi sportellare e perdere), quello all’incrocio dopo faceva passare una persona anche lui, e così via. La gentilezza secondo me è contagiosa, posto di incontrare persone in grado di rendersi conto che stanno ricevendo un atto gentile.
      E non scusarti che è un commento fantastico :-D

  4. Ieri sul lavoro è stata una giornataccia. E prima di ieri ce ne sono state parecchie altre.
    Come sai, lavoro in una biblioteca universitaria e gli utenti saranno i futuri professori, dottori, ecc. ecc… . Peccato che molti di loro si ostinino a fare la punta alla matita buttando tutto in terra, a lasciare fazzoletti da naso usati e bottigliette vuote sul tavolo, a non tirare lo sciacquone, a comporre poco fantasiose scritte sulle parete dei bagni con le caccole e a lasciare i libri sui davanzali come ferma-finestra, che se mi volano di sotto non so come recuperarli perché è proprietà privata, ma a prescindere, come ti viene in mente???
    Ci devo scrivere un post, ci pensavo giusto ieri sera sfogandomi con un amico che insegna alle medie, amareggiato tanto se non più di me dalla cafoneria e dalla totale assenza di interesse nei confronti degli altri che dimostra il 99% dei suoi alunni.
    Richiede uno sforzo sempre maggiore farsi forza pensando a quell’1%. Poi leggo il tuo post, penso “ok, esistono anche persone come verba a questo mondo”, e un po’ mi passa il “cinciut”.

  5. Tempo fa ho scritto un brano (non pubblicato sul blog perché lo ritenevo inutili ai fini dell’umanità) intitolato “Vecchi stronzi, fate largo ai giovani stronzi”, nel quale narravo le geste di due bambini (uno di 8-9 anni, l’altro 12-13) che mi hanno preso a ghiandate (una quasi dritta nell’occhio) mentre ero seduto in un parco comunale. Quando li ho beccati, hanno fatto finta di nulla e se ne stavano andando, al che mi sono avvicinato e ho detto, al più grande dei due: – Complimenti per l’educazione. Dopo di che, ho pensato che tra 15-20 anni lui ricoprirà qualche ruolo sociale, e mi sono rovinato la giornata.
    Bel pezzo. :)

    • Ma io non volevo gettare la croce sui bambini “maleducati”. Anche noi per la generazione dei nostri nonni eravamo maleducati, magari anche solo perché alla maestra davi del tu e non del lei. Quello che mi lascia veramente perplessa è che io credo che oggi la gentilezza, e la cugina più strettamente “sociale”, la cortesia, non vengano insegnate con convinzione perché è passata l’idea che non siano un valore da insegnare, o peggio ancora non vengano PREMIATE (e qui intendo “tra adulti”) perché viste come debolezza. Un gentile è uno che puoi calpestare. Un cafone è uno “che sa il fatto suo”. E’ aberrante.

      • Per non tediare, ho riassunto brutalmente il mio scritto, nel quale nemmeno io gettavo la croce sulle spalle dei bambini, anche se non credo neanche al mito dei fanciulli innocenti a prescindere.
        Condivido in pieno la tua perplessità circa il “messaggio” aberrante che passa e che emerge dai bassifondi, in fila alla posta o dal dottore, dove è possibile farsi un’idea dello stato delle cose. Poi, mi rendo anche conto che io non sono nessuno per giudicare i comportamenti altrui, ma detto ciò, in certi casi la cafonaggine è palese.

        • quelli che hai incontrato tu mica erano semplici maleducati, erano teppisti in erba :)
          Sul resto sono d’accordo. Non c’è un uno scalino da cui giudicare gli altri, ma è evidente che in questo momento qualcosa a livello di convivenza civile non funzioni proprio.

  6. Sante parole.. Però ti dico da expat che le mamme e i papà che pensano di poter bypassare la fase educativa ci sono dappertutto, forse è un problema generazionale …
    Isa

    • Ma io credo che io stessa cercherei di “bypassare” la fase se pensassi che educando alla cortesia sto facendo di mio figlio uno che passerà la vita a farsi mettere i piedi in testa. Il problema è proprio nel valore che viene dato all’educazione civile.

  7. Non hai ragione, di più. E’ un pensiero che mi viene spesso, nell’ultimo periodo. Sono fuggita da una parte d’Italia per andare in un’altra e trovare grosso modo le stesse situazioni, la stessa maleducazione, la stessa arroganza, la stessa voglia di sopraffare invece che condividere o comunque convivere. E ti dico la verità, io sto seriamente pensando all’estero, perchè non è l’Italia che non va, siamo noi italiani che stiamo prendendo una strada che io personalmente non condivido e non voglio lasciare in eredità ai miei figli.
    Claudia

  8. Più che scortesia e maleducazione siamo nell’era dell’IO unico e inimitabile. Esisto io e passo senza rispettare lo stop, esisto io e parlo a telefonino in Chiesa, esisto io e ti fotto il posto in fila allo sportello della banca mentre tu compili un foglio di bonifico, esisto io e occupo la cassa con il mio carrello mentre giro a mani nude a fare la spesa. L’elenco sarebbe immenso ma manca l’altruismo, il rispetto del prossimo che si vede più come un possibile nemico che un simile. Così l’altra sera ero al supermercato e una ragazzetta gironzolava davanti a me con il suo netbook fra le mani perchè supermercato era dotato di wireless. Altro che si gira davanti ad un bancone e sputa fra 2 confezioni di pasta, pensando di non essere vista. La cosa mi ha fatto schifo e penso a chi avrebbe comprato dopo quella pasta condita dalla sua sputacchiera. Se l’avesse comprata sua madre…
    Comunque se tornassi indietro preferirei un ‘educazione diversa meno gentile e più s******. Perché ogni tanto ci vuole ad essere stronzi! Un bacio e buona domenica

    • Stronzi mai, il saggio citato da me sopra ne dà alcune belle definizioni, una dice che è persona che prevarica sempre gli altri, nella convinzione di averne tutti i diritti.
      Nell’attuale società ritengo ci voglia un giusto mix di cortesia e di forza; nel mio piccolo cerco sempre di usare ad altri cortesie che prima o poi mi aspetto ritornino. Ma se scambi la mia cortesia per debolezza e provi a soverchiarmi ti spezzo le gambe, un po’ come dire che cerco di dare il buon esempio ma se non basta distribuisco buone mazzate: colpirne uno per educarne cento ;)

      • Nel mio palazzo siamo i più gentili ed onesti. Paghiamo puntuali, evitiamo sprechi e lasciamo liberi gli spazi altrui. Ne abbiamo ricevuto l’approdo tra mento degli altri che rubano i parcheggi, occupano gli spazi in comune, decidono sena il consenso della maggioranza e addirittura hanno il diritto di attendere in primis il tuo saluto ponendosi su un piedistallo, perché loro sono laureati e tu una terra terra, loro vestono firmato e tu al mercato. Un po ti senti inferiore li per li, poi ripensò alla vita sana e robusta che ti sei creata e ci lasci perdere. L’inferiorità sta nella loro altezzosità. La nostra forza nell’umiltà, giusto quanto basta! 😂

  9. A me il dito una volta me l’ha fatto un bambino (8-10 anni) da macchina a macchina, ho aspettato che il padre che gli stava di fianco gli dicesse qualcosa, niente, l’ha guardato e è ripartito. L’ ho immaginato a casa a rimproverarlo spiegandogli che il dito si tiene bello dritto, molto più dritto

  10. Negli ultimi due anni mi sono presa tante di quelle batoste da gente senza alcun rispetto o attenzione nei confronti del prossimo che ho aperto gli occhi. I miei genitori mi hanno insegnato l’educazione e il rispetto per il prossimo. Il problema è quando presupponi che gli altri siano onesti e corretti come te. L’esperienza mi ha insegnato che non è così. Sono diventata anch’io una cafona arrogante? No. Ma ho smesso di presupporre che il prossimo fosse uguale a me dal momento che il prossimo era quello che mi sfruttava e non mi pagava adeguatamente o non mi pagava proprio e non mi pagherà mai, perchè in Italia il sistema i filibustieri li protegge. Negli ultimi 3 mesi ho fatto la postina. Ed essere ogni giorno per strada a contatto con la gente ha rafforzato la mia idea che veramente, l’italiano medio è una persona maleducata e ingrata. Io sempre col sorriso e la gentilezza, ma anche con la consapevolezza di chi ho di fronte. Un mio collega un giorno ha anticipato i soldi di una patente, proponendo al destinatario di ritirarli il giorno seguente, in modo che lui non dovesse scomodarsi ad andarla a ritirare. Rientrato in ufficio mi ha raccontato la cosa tutto orgoglioso di se stesso e già convinto che il giorno dopo lo avrebbe aspettato una bella mancia per il suo gesto. Io gli ho detto di non farsi illusioni ma che gli auguravo fosse così. Il giorno dopo ha fatto i salti mortali per raggiungere il destinatario della patente all’ora prestabilita. 17.56 euro. Il tizio ne aveva 17.50. Tizio ovviamente residente nel quartiere più glamour e caro di Torino. Nessuna mancia, anzi, ha messo lui quello che rimaneva, che non è la questione dei 6 centesimi, è il gesto. Ma la questione non è quella monetaria, ché in questi tempi di crisi siamo tutti lì a fare le pulci al centesimo in maniera alquanto volgare, quanto il fatto che il tizio in questione non ha nemmeno ringraziato il mio collega per il mal di pancia che si era accollato nel tentativo di facilitargli la vita. Mi ha fatto tenerezza questo ragazzo che mi ha raccontato il tutto e appunto, alla fine mi fa: “Non sono i soldi, ma quello che mi ha fatto rimanere male è che non mi ha detto nemmeno un grazie”. Lui se lo aspettava ancora. Io non ci credo più. E non mi stupisco più. La conclusione a cui sono giunta è che l’unico modo per non vivere in mezzo a persone così sia andarsene via. Punto.

    • Che tenerezza il tuo collega. Non so veramente alla gente cosa pigli.
      Fa il paio col nostro, di postino, che suona il campanello dell’ufficio come se stesse andando a fuoco la città, e quando gli dici “oh ma io ti sento alla prima, dammi il tempo di raggiungere la porta” (20 secondi?), ti risponde “Signo’ io ho fretta sto lavorando”.
      Io invece al lavoro ci vado per farmi le unghie….

  11. Quando (e SE) scriverai un post del quale io non voglia sottoscrivere OGNI SINGOLA PAROLA col mio stesso sangue, per poi fare una statua di cupcakes a tua immagine e somiglianza, fammelo sapere, eh!
    <3

  12. Pingback: Trarre ispirazione, non lasciarsi influenzare - Meglio essere felici che avere ragione

  13. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 02.02.14 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  14. Mi ricordo le scenate che faceva mia mamma quando non cedevo educatamente il passo agli anziani e non aprivo la porta a QUALUNQUE ESSERE UMANO passasse nelle mie vicinanze. L’ho sempre fatto dietro la minaccia del “ti faccio fare una brutta figura davanti a tutti, perché i maleducati fanno brutte figure”.
    Al giorno d’oggi odio praticamente il 99% del mondo eppure tengo aperte le porte e saluto anche l’emerito stronzo, ex compreso.
    E penso che essere maleducati sia una vergogna e sia una debolezza dimmerda, perché prevaricare gli altri per scemenze è segno di una poraggine estrema e di genitori troppo impegnati ad essere stronzi per correggere il temperamento già stronzo proprio dei bambini.

    (certo, poi hai degli scompensi perché ti vergogni a fare cose normali pensando siano estremamente scortesi, tuttavia porsi il problema rende il mondo un po’ migliore).

    • Oddio è vero, essere maleducati da bambini era l’onta tremenda, una cosa imperdonabile. Rispondere male non era nemmeno pensabile. Una volta, avrò avuto sei anni, ho chiesto a mia madre cosa c’era per cena, lei mi ha risposto qualcosa che non ho capito ed io le ho detto “EH?!” facendo il gesto con la mano a dita unite, quello che all’estero chiamano “capisc’?”.
      CEFFONE PIENO. A tua madre non fai quei gesti.
      Oggi ti fanno il medio…

      • sarà che son sempre stato mezzo sordo e l’urlare “eh?” ancor prima che l’altro finisse la frase era un cliché ritrito, ma confesso che al giorno d’oggi non ho ancora mangiato nulla con le mani e chiedo il permesso per andare in bagno… hanno creato un mostro.

  15. questo post è una boccata d’aria.
    mi capita spesso di avere discussioni riguardo la gentilezza e la cortesia, tipicamente perché sono nata e cresciuta in una “falsa e cortese” città del Piemonte per poi trasferirmi nell’estremo Nord-Est, in una città che adoro e che mi ha regalato un sacco di cose bellissime, ma. MA. Ma qui la cortesia a cui ero abituata, per esempio entrando nei negozi, non esiste. non sto dicendo che all’Ovest noi siamo un esempio di umanità e buona creanza – basta salire su un qualsiasi autobus cittadino per vedere che proprio no – però la differenza è palpabile, specialmente nei luoghi pubblici.
    mi scontro con questa cosa almeno una volta a settimana, anche dopo anni, e almeno una volta al mese ho una conversazione con la mia autoctona dolce metà, conversazione nella quale io dico “cortesia, gentilezza” e lui ribatte “falsità”, io dico “mancanza di filtri”, lui dice “sincerità”.
    per me la gentilezza fine a se stessa è una forma di rispetto che si deve a chiunque, una specie di eleganza, dignità. non sapendo nulla dell’altro, non ho motivo per mostrarmi ostile. non so cosa sia successo e quando, ma come dici tu, ad un certo punto essere gentili è diventata detestabile.
    la mia pacatezza viene spesso cambiata per falsità, incapacità di lasciarsi andare, distanza dagli altri. e non sai quante volte mi è stato ripetuto di essere più aggressiva, più arrabbiata, più stronza per evitare i soprusi altrui. ma non ce la faccio. un po’ perché sono troppo pigra per arrabbiarmi per stupidaggini prive di valore. un po’ perché penso che, alla fine, non voglio proprio abbassarmi al livello del maleducato che ho di fronte.

    • Secondo me la tua pacatezza è la tua fortuna. Io ho dovuto allenarmi a diventare pacata, da incazzosa che ero, e ti assicuro che si vive INFINITAMENTE MEGLIO. Non li ascoltare, non sanno cosa stanno dicendo! :)

  16. io vivo a Londra. il popolo che ha fatto della gentilezza un must.
    la cafoneria e intolleranza in italia sta arrivando a dei livelli preoccupanti. me ne accorgo di anno in anno quando torno per le vacanze.
    ed e’ vero che la gentilezza e’ vista come una debolezza mentre qui un punto di forza (e lo e’!)
    i nostri nonni non erano cosi comunque, qualcosa si e’ spezzato da un paio di generazioni.
    e tu hai ragione, la colpa e’ dei genitori in primis e della societa’ in cui questi bimbi crescono.
    un po’ di educazione civile la reintrodurrei nelle scuole.

    • ma infatti i nonni adesso sono i più sconvolti di tutti, perché loro avevano imparato che dei vecchi devi avere rispetto, si aspettano rispetto ed invece ricevono “spostati vecchiaccio che non servi a niente”.
      E’ un brutto vivere così.

  17. E’ una cosa terribile quella che mi è successa, perchè a metà del tuo post mi sono ritrovata a pensare esattamente quello che poi ho ritrovato poco più sotto nell’opinione della tua amica.
    Io sono “gentile”, e quante volte mi sento e mi sono sentita “debole e sfigata e poraccia” anzichè semplicemente educata e gentile. E’ logico, non voglio che mio figlio debba mai sentirsi così. D’altronde non vorrei nemmeno crescerlo aggressivo e maleducato.
    E’ una cosa a cui penso tutti i giorni, perchè per quanto sia piccolo è già abbastanza grande perchè questo problema si ponga.
    Farò il possibile perchè cresca gentile ed educato. Ma col vaffanculo in tasca.
    Vediamo se ce la faccio.

    • Ma io ti giuro che quando la mia amica mi ha detto quelle cose io l’ho capita. Ho anche pensato che siamo rovinati, se le persone educate che hanno figli educati si preoccupano che i figli non lo siano troppo, perché sarebbe un handicap. Però alla fine c’è un tipo di gentilezza d’animo che nemmeno puoi insegnare a parole, che si vede dall’esempio, e quella volenti o nolenti dai genitori passa ai figli, secondo me.

      • Verissimo. Così come genitori maleducati non riusciranno mai ad educare i figli a parole, se l’esempio che danno va nella direzione opposta: come urlare di tenere bassa la voce, o imporre ad un bambino di non essere manesco sculacciandolo per sottolineare l’insegnamento.

  18. condivido quasi tutto. ma non ritengo che cortesia e gentilezza siano una debolezza, ma una forza. io faccio qualcosa di buono e sto bene, tu prepotente e incattivito, che vita hai? e molte volte mi è capitato di rispondere con cortesia e calma a gente che evidentemente cercava la rissa a tutti i costi e di smontarla…
    io a mia figlia insegnerò ad essere sempre cortese e gentile, soprattutto con cafoni e maleducati, che poveretti, fanno una vita ben grama a macerare tutto quel mamustume…
    PS: poi ogni tanto colmo la misura pure io e mi arrabbio molto. e poi sto male e mi rendo conto che ad arrabbiarmi ci ho perso solo io…

      • grazie, mi fai arrossire… “colpa” di mia madre, che pure qualche giorno fa mi ha sgridato perchè mi sono arrabbiata con la mia vicina zitella inacidita – che tutti odiano – sottolineandomi che lei è una persona anziana e sola e io sono giovane e con una bella famiglia. Sono tornata dalla vicina a chiedere scusa per essermi arrabbiata, anche se avevo ragione io…

  19. Avere a che fare con il pubblico è una rogna infinita soprattutto quando lavori in un servizio pubblico! Il mio Furio Tecnologico ne sa qualcosa, ne vorrebbe strozzare a pacchi, in quanto o non riconoscono le competenze o pretendono l’impossibile con l’arroganza di chi ti guarda e ti dice “Tanto con quella laurea comprata vuoi dire a me cosa fare? Io che mi informo sul webbe???” . (Poi le sue incazzature chiaramente si riflettono sulla simpatia quotidiana con la quale delle volte si esprime tutto il suo affetto e ammmoreeeeee!!! :-D)
    Per quanto riguarda i figli, boh, che ti devo dire…. mia figlia non è una competitiva, ha 8 anni e non è abituata a sgomitare o a fare la prepotente! Le sto insegnando che gli stronzi nella vita ne incontrerà a bizzeffe ma lei dovrà essere così forte e intelligente da lasciarli galleggiare lontano da lei… il tempo sembra darmi ragione! Certo, è un lavoraccio lungo ( lei ha un suo bel caratterino simile al Furio Tecnologico, che te lo dico a fa! :-D), quotidiano e da farti le budella marcie, visto che il mondo attorno ha deciso che invece devi educare i figli ad esprimere la loro stronzaggine sempre e ovunque! E poi basta con sta lotta tra chi ha figli e chi no! Macchissene! Ma si può essere liberi di decidere di moltiplicarsi o meno, quanto moltiplicarsi, se e come in santa pace senza ditina alzate? Io ne ho fatta una perché mi sentivo di non potere essere più madre di così, che già sclero di mio figurarsi! Non mi sento meno mamma di chi ne fa 10 o più donna di chi decide che non ne vuole sapere neanche sentire l’odore! Io con mia figlia non vado mica a fare il giroaperitivo O in discoteca dopo le tre quando fanno entrare gratis per fare numero, per dire!! (infatti la mia vita sociale è quella che è, ma tant’è!)
    E comunque se solo mia figlia si fosse azzardata a mettere le mani nel piatto di un altro e poi pulirsele sulla giacca, (per giunta di un Tecnologico! :-D) le mie urla belluine le avrebbero sentite anche sulla ISS nello spazio! Ok lasciare esprimere i pargoli, ma le fetenzie no!

  20. È scioccante come tu abbia ragione dal principio alla fine del tuo pensiero e ciò è estremamente triste :(
    Credo che la percentuale del 75% che hai indicato sia ottimistica perchè nella mia esperienza mi avrebbe quasi fatto piacere riuscire a trovare una persona su 4 che si sapesse distinguere da questo triste atteggiamento e modo di vivere.
    “Amo” già la tua amica ed il suo modo di educare la prole, perchè sono convintissimo che sia esattamente quello il modo giusto e spero di riuscire a farlo con il nuovo arrivato nella mia famiglia che ora ha solo 5 mesi scarsi ( 11 settembre 203 ) ma vorrei tirarlo su senza quelle ridicole regole che poi lo segnano.
    Forse è un pò presto per pensarci ma per ora l’intenzione c’è tutta :))

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