la differenza tra me e lei

Ho diciotto anni, è estate, e come ogni anno vado in vacanza al mare, nello stesso paesino da sempre. Questa specifica estate torna da un anno all’estero un ragazzo del posto. Bellissimo. Una bellezza totale, quasi abbacinante. E’ talmente bello che mai potrei aspirare non dico ad uscirci, ma neanche a parlarci, se non fosse che quello è proprio un paesino, turismo ce n’è poco, nel nostro range d’età ancora meno, e lui, grazie Signore grazie, lavora nell’unico locale notturno della zona.
Ha ovviamente un nutrito seguito di ragazzine, ragazze e donne dei paraggi, più alcune forestiere abituali, ma per volere divino, per la legge dei piccoli numeri, perché un giorno una botta di culo pure a me, quell’estate tutto sommato il meglio della piazza sono io.
La cosa potrebbe passare come consueta storiella estiva, durata 10-14 giorni, se non fosse che:
1. la storia ci piglia particolarmente bene. Entrambi.
2. mio padre decide che quello è l’anno giusto per rifare l’impianto elettrico.

Insomma io inizio ad essere lì tutti i week end, passa settembre, poi uno sì uno no, passa ottobre, poi c’è il ponte, passa novembre, poi c’è Natale, e arriva gennaio.
A quel punto stiamo insieme da alcuni mesi, ed i suoi amici iniziano a comportarsi stranamente. Sono sempre più scontrosi, mi trattano sempre con più freddezza quando non apertamente con antipatia. Le sue amiche sono spesso maleducate, criticano ad alta voce qualunque cosa io faccia, indossi, mangi, dica. La sua amica più stretta, molto grassottella, non perde occasione per rinfacciarmi una supposta “eccessiva magrezza”. Il suo amico mi sfotte ogni volta che indosso qualcosa che non siano jeans, perchè “sono fighetta” “non sono vestiti adatti” “stono”. Per il resto, nessuno più mi rivolge la parola.
Arrivano a dirgli cose tipo “per lei non c’è posto in macchina”, scatenando scenate aberranti quando lui risponde “va bene, allora non veniamo”, oppure “ok, lei viene in macchina ed io farò l’autostop”: no l’autostop lo fa lei, noi non la vogliamo.
In tutto questo io sapevo di non aver fatto niente. Quello che non sapevo era che tecnicamente si pensava avessi “una scadenza”, e durare così tanto oltre il limite preferibile era un’imperdonabile mancanza di cortesia da parte mia.
Le ragazze stavano aspettando “il loro turno”. Ai ragazzi rodeva il culo perchè da quando io ero tra i maroni, intorno al gruppo girava molta meno gnocca. Il mio ragazzo, anche questo non lo sapevo, godeva come un riccio di questa situazione e gettava continuamente benzina sul fuoco. Alle mie spalle.
Gli piaceva vedere la gente scannarsi per lui.
Lo dico col senno di poi, sia chiaro. All’epoca io, semplicemente, ci stavo come un cane, le pigliavo un po’ da tutti perchè avevo paura di perderlo se avessi litigato coi suoi amici, e non capivo una mazza.

Ero anche abbastanza abituata al codazzo di ammiratrici, alle occhiate e mica solo occhiate in discoteca, a quelle che si mettevano a piangere quando ci baciavamo.

Finchè un giorno.
Finchè un giorno, anzi una sera, andiamo a ballare ed arriva una tizia, la conosco di vista, ci bazzica spesso intorno, bassa, bruttina, tondetta, completamente ubriaca: gli si butta contro – di fronte a me – prova a baciarlo, viene respinta, riprova, lui si sposta, lei scivola, cade, si mette a piangere, corre via.

Io guardo lui assolutamente basita. Lui è divertitissimo (sì, da giovane ero idiota, lo so), ci gode proprio. Mi dice “Ogni volta che vado a ballare me la trovo addosso”. Mi dice “Ogni volta mi chiede se sto ancora ‘con quella là’, ti odia”. Io faccio spallucce. Tutti i tuoi amici mi odiano, vorrei dirgli. Una più, una meno. Ma non è vero. Io ci sto male, ci sto male perchè un sacco di gente mi tratta come una merda senza avere un motivo al mondo e soprattutto senza che io faccia nulla nè per essere trattata male nè per difendermi.

Passa un’ora. Usciamo per andare a casa. Appena fuori dalla porta del locale c’è questa ragazza con alcuni amici comuni, in pratica il club “Insulta Verba anche tu”. Lei mi viene incontro sorridendo, fatta come un caco, ed inzia a dirmi “oh ma che bel sorriso che begli occhi come sembri simpatica è proprio bella la tua ragazza sai TIZIO!”.
La superiamo camminando, io mi giro verso Tizio e gli faccio “guarda che la tua amica è completamente fuori di testa”.
E lui “Ma vaaaa, scema, ti stava prendendo per il culo per far ridere gli altri”.

Black out.
Me l’hanno tolta dalle mani mentre, credo, la stavo prendendo contemporaneamente a calci, pugni e ginocchiate.
Dico “credo” non a caso. Non mi ricordo niente se non di aver provato un desiderio infinito, furibondo, di farle del male, e di essermi girata a quelle parole e di essermi messa a correre verso di lei.
Il buio.
Il tutto può essere durato tra i 15 ed i 30 secondi, il tempo impiegato dal mio esterrefatto morosetto a raggiungermi e staccarmi di peso dall’oggetto del mio odio. Io non ricordo nulla. Tutto quello che so dell’episodio mi è stato raccontato.
Al punto tale che un decennio più tardi mi è capitato di sentirmi dire “ah cazzo ma allora eri tu?! Non l’avrei mai detto”.
No guarda, non l’avrei mai detto neanche io.

L’altro giorno ho visto il famoso video della “bulla” bionda che picchia la coetanea. L’ho trovato angosciante, insopportabile. Odioso nella lentezza con cui l’una si fa sotto, piano, interlocutoria inizialmente, e poi a botta sicura vedendo che l’altra è inerme. Insopportabile per le grida d’aiuto totalmente inascoltate. Doloroso. Vergognoso.
(Ancora peggiori ho trovato i commenti. Quelli degli adulti. Terribili. Puttana, stronza, ti ammazzo, ti uccido, ti vengo a cercare.
A cercarla andranno i carabinieri.)

Non ho intenzione di difendere nessuno: io sono contenta che ci sia stata una denuncia. E’ un respiro di sollievo pensare che qualcuno proverà a dare una giustizia a quella ragazzina a terra.

Ma c’è differenza tra me e quella bionda picchiatrice?

La differenza tra me e lei è che io sono stata trascinata via subito. Che quando ero ragazzina io, non c’erano i cellulari e questa mania di vivere attraverso uno schermo, di filtrare tutto come se non ci fosse niente di reale.
La differenza tra me e lei è che io ho sbroccato, non sono partita lenta come uno squalo che sente il sangue da lontano.
La differenza tra me e lei, dice una mia amica, è che “tu avevi le tue ragioni, tu sei impazzita per un motivo”.
No. E’ che io te le ho raccontate. Tu di me hai visto i cinque minuti, i dieci minuti, i quattro mesi prima.
Ma voi siete tutti così sicuri di riuscire a vederli, i motivi dietro agli sbrocchi degli altri?
Perché io, quasi sempre, no.

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40 pensieri su “la differenza tra me e lei

  1. Ottima osservazione, anch’io ho visto quel video e ne ho provato sgomento e mi sono subito schierata. Poi ho ricordato di aver anch’io menato le mani da ragazzina contro una coetanea. Ci ho pensato molto. Forse l’unica differenza, ma non giustificazione, è per l’agire d’istinto e non reagire per recitare fomentata dal branco (di idioti). Ecco in quel video la tipa sembrava quasi costretta dal suo stesso ruolo e questo l’ho trovato ancora più disgustoso.

    • Percorso identico al tuo.
      E stessa considerazione finale, nel senso che anche secondo me quella tizia non aveva la più pallida idea di come menare le mani, e c’è arrivata solo quando ha realizzato che l’altra era totalmente indifesa.

  2. La differenza sta appunto anche nel fatto che ti hanno trascinato via subito, non se ne sono stati a guardarti e riprenderti come se fossi una eroina…li’ nessuno si e’ opposto e ha difeso l’altra ragazzina. A me ha fatto molto piu’ schifo quello, capisco pure la questione del gruppo e il fatto che a quella eta’ schierarsi contro la piu’ forte sia un insopportabile suicidio sociale, ma mi ha dato davvero fastidio.

  3. la differenza vera e più sconcertante è che in questo caso ce l’ha portata lì sua madre… per il furore poi io capisco anche gli assassini, cioè capisco che c’è qualcos che non posso capire e sto zitto, non mi butto certo tra la folla

      • sembra la stesse aspettando in macchina… ma senbra anche che i giornalisti ormai li conosciamo, se ci sono mostri da inventare loro sono mostruosi in questo, comunque è giusto il senso del tuo post, meglio non dimenticarsi mai che la testa degli altri in fondo è sempre uguale alla nostra appartenendo alla stessa specie animale, mai illudersi di essere meglio

  4. Verba, verba, ma come ti viene in mente di tentare un paragone tra grandezze incommensurabili? Tu hai un cervello. Punto.
    Quel video è una rappresentazione di una logica da branco che è sempre più presente, perché in quelle condizioni il non intervento è connivenza e complicità, punto. E quello della ragazza non è uno sbrocco, è un agguato. Però bello il racconto. E io mi auguro che poi tu lo abbia mandato da qualche parte il deficiente.

    • Sul branco concordo. La bionda però è responsabile delle proprie azioni, non di quelle “del branco”.
      Se ci fosse il filmato della mia scena tu cosa vedresti?
      Una tizia tranquilla che chiacchiera con gli amici, un’altra che arriva come una furia e la prende a ceffoni col pugno chiuso (il pollice rigorosamente fuori, come mi insegnò il Rosso a suo tempo), calci, tutto il repertorio. Insomma, una bestia ed un’innocente.

      Io non entro nel merito del video “loro”. Non ho idea di cosa ci sia dietro e la seconda ragazzina non mi sembra proprio il genere che da appuntamento per menarsi fuori da scuola.
      Dico solo che si fa sempre presto a gridare al mostro.
      E che secondo me, se facessi un sondaggio tra 100 genitori, con domanda “Tua figlia può essere una delle due, quella che mena o quella che le piglia. Quale preferiresti che fosse?”, non vincerebbe la seconda. Intendo dire che alla fine tutti noi consideriamo preferibile che quelli che amiamo NON siano le vittime. Ma forse sono contorta io.

      • Se ci fosse il filmato della tua scena innanzitutto significherebbe che qualcuno sta filmando, e già questo fa la differenza ;)
        Ma a parte le condizioni al contorno (senza le quali peraltro l’equazione differenziale non si risolve :P) il punto è che quello che colpisce del video di Bollate è la fredda determinazione. Non è un momento d’ira, che può capitare. E’ scientifico. Perché quando la vittima si allontana il carnefice non la rincorre con affanno, la segue lemme lemme. E’ quello che a me ha fatto maggior impressione. La parte in cui le tira i capelli e la tiene giù fa davvero paura. Perché ci leggo lucida determinazione. E anche l’inizio fa paura. Perché l’inizio non è furioso, non è per l’appunto uno “sbrocco”, è una specie di rimprovero che poi prende le forme di una punizione. Poi rispetto al preferibile. Io avrei preferito che la vittima reagisse. Ché se le avesse dato uno sganassone probabilmente l’avrebbe anche fermata.

        • Concordo su tutto, anche a me la cosa che più ha dato all’anima è il fatto che lei studia prima di attaccare, controlla di poterlo fare impunita. Se hai uno scatto di rabbia scatti e basta, manco te ne rendi conto.
          Sono anche sicura che se l’altra avesse reagito fisicamente non ci sarebbe stata nessuna rissa.

          Col deficiente poi finì qualche mese dopo, dapprima in modo normale, come ci si lascia a 20 anni, poi però in una surreale escalation di altarini scoperti e verità rivelate. Obiettivamente è una delle mie storie preferite, ma dubito onestamente di poterla raccontare sul blog.

  5. Ammetto di non essere mai venuta alle mani. Io da ragazzina quando “perdevo” la testa iniziavo a urlare tutti i decibel che mi riusciva di produrre. Ero tanto ubriaca di rabbia che non riuscivo nemmeno ad articolare le parole, così mi prendevano tutti in giro e peggioravo la situazione. Essere derisa è qualcosa che (ancora oggi eh) mi fa torcere lo stomaco. Immediatamente mi sento come nuda in mezzo alla strada. Chiedo “basta” come lo chiederebbe un bambino quando gli fanno le punture. Tutti mi dicono che esagero. Che ho sempre esagerato. Ma non è colpa mia. Deve essere successo qualcosa, nella mia infanzia/adolescenza, che mi ha fatta di entrare così. Sono in sovradosaggio da prese in giro. Negli anni ho imparato che quando mi si ripresenta quella sensazione, che quando ho voglia di urlare, DEVO stare zitta, perché spesso la cosa è meno grave di come la percepisco io. Ed è vero. Ma così non c’è davvero nessuno, nemmeno i miei genitori, o il fidanzato, che mi abbiano mai vista veramente arrabbiata. Io mi tengo. Scrivo. Da quando scrivo va sempre meglio. Ho imparato ad evitare le situazioni dove la
    Presa per il culo nei miei confronti è troppo facile. Per cui sottoscrivo in pieno che ci sarà un 5% scarso di popolazione mondiale che capisce le motivazioni reali di uno sbrocco. Sono ancora meno quelle che prima di aprire bocca a prendere in giro, pensano seriamente a quale danno potrebbero fare.
    Sì, lo so: esagero. Ma non puoi mai sapere cosa un tuo gesto o una tua parola è in grado di scatenare negli altri. Chi ignora tutti questi fattori è una persona che onestamente mi fa paura….

    • Povera la mia Disfunzia :-(
      La parte finale la condivido in ogni sillaba, è quello che ha convinto me a cambiare (io ero proprio una di quelle sarcastiche eccetera). Non sai cosa sta passando l’altro, lascialo in pace, è la scelta migliore.

  6. “Era una persona normale e tranquilla” e “non aveva mai dato segni di squilibrio” e via citando. Quante volte abbiamo sentito queste frasi? Questo dovrebbe insegnarci non solo a non giudicare, ma neppure a trarre conclusioni dall’apparenza. È difficile capire quali emozioni e pensieri si celino nella mente e nell’animo altrui, dobbiamo imparare ad essere più attenti osservatori, ad ascoltare anziché a voler sempre e solo parlare.
    Ora vado a preparare la mia borsa con corde e coltelli…..

      • Ok, ammetto che non era costruttivo lasciare solo un link a caso.
        Sono interessanti soprattutto le lettere con le risposte in cui si accenna alla forza-calma, alla quale aggiungerei per estensione la costruzione di strutture mentali solide, in pratica il rafforzamento dell’autostima.

        Per quanto una reazione impulsiva, soprattutto dopo costante vessazione e stillicidio sociale, possa essere comprensibile, non può comunque essere giustificabile, a meno di vivere nel far west, o al tempo dei longobardi con la faida e il taglione. Antitesi della razionalità, come testimoniato anche dal gruppo di ragazze che poi è andata a cercare la baby-bulla facendogliela pagare a suon di ceffoni (e se il bullo fosse stato uno di alcuni ragazzetti poco di buono che conoscevo, ti posso assicurare che sarebbe partita la contro-spedizione punitiva).
        Questo è un discorso che dico in generale, dato che non conoscendo la situazione dell’episodio di Milano non posso certo giudicare le due ragazze, o decidere chi è stata provocata, chi era a provocare, chi prevaricava gli altri, chi faceva bullismo psicologico, chi era solo una persona violenta da evitare.
        Trovo però senza dubbio tristissimi e patetici i compagni che non intervenivano, anzi incitavano il pestaggio, come anche la madre fiera della risoluzione manesca del conflitto, ed anche tutti quelli che si sono messi a giudicare l’una e l’altra con apostrofazioni colorite pur senza conoscere la situazione.

        Comunque, quando ci si ritrova in una condizione di disagio sociale in cui la propria persona viene sminuita o attaccata da tanti, troppi, anche se il rancore e la sofferenza salgono a mille e vien voglia di reagire e sfogarsi, ci si dovrebbero porre alcune domande:

        1- è possibile che possa esserci un fondo di verità nella mancanza di rispetto altrui, e che quindi bisogna migliorare anche sé stessi? ho visto tante persone lamentarsi dell’esser trattate male, ma osservandole attentamente ho notato anche che erano di loro sgradevoli. Magari erano piagnucolose, sempre insoddisfate, o cercavano continuamente di elemosinare l’approvazione altrui, o semplicemente non stavano a genio; in pratica, domandarsi anche se non si abbia qualcosa di sbagliato nel porsi o nell’interagire con gli altri (e se sì, cosa si può fare per cambiare e migliorare o se vale la pena di cambiare solo per farsi accettare da qualcun’altro, che poi magari non è neanche gente degna di attenzione da parte propria).
        Ma ripeto, non conosco la ragazza in questione e non posso dire perché eventualmente le altre hanno finito per farla scoppiare in questo modo. Se, sono state le altre a farla scoppiare.

        2- accertato che in noi non c’è niente di male e che in questo caso sono gli altri gli stronzi, che cacchio li devo frequentare a fare? Non sono capace di trovarmi altre compagnie? Non ho altri interessi da coltivare e attività con cui occupare il tempo? Di cosa mi preoccupa il loro giudizio? Non posso stare senza stare vicino a loro, fregandomene bellamente? Io sono la prima ed unica persona che deve essere soddisfatta di me. Io vengo prima degli altri, se non mi gradiscono o mi trattano in maniera irrispettosa possono pure andarsene affanculo da un’altra parte.
        Se mi lascio mancare di rispetto, il primo che me ne sta mancando sono io stesso.
        La fragilità emotiva e la debolezza caratteriale non sono virtù. Quando si ha paura di rimanere senza amici per le vacanze, o senza il partner, o di stare soli, non si scende a compromessi con gli stupidi o la feccia, si cambia strada. Se sei maggiorenne, anche prendere zaino, biglietto RyanAir e farsi un weekend a girovagare senza meta in una città europea senza accompagnamento.
        E sì, in un mondo di squali devi anche sapere “difenderti”, o almeno non lasciare punti scoperti ai loro morsi.
        Anyway, anche qui, non conoscendo nessuno di loro, non posso giudicare la ragazzina milanese, le coetanee, il fidanzatino, gli amici (eccetto quelli che filmavano e incitavano). Parlo semplicemente in generale, come linee guida da cui si dovrebbe partire in episodi come quello.

        3- se c’è un fidanzatino rubato come nel caso delle due milanesi, o che non mi difende, o che mi tratta da straccio, non è che forse questo fidanzatino non vale poi così tanto? Evidentemente non ci tiene poi molto, o non era abbastanza intelligente o di carattere da notare e risolvere il disagio (sempre ammesso che se ne fosse accorto… cosa che capita se non c’è comunicazione nella coppia). Magari non si merita tante pippe mentali o timori sulla relazione, o addirittura di provocare un litigio con tutti attorno che filmano col cellulare. Sapete, forse non ne vale la pena di mortificare sé stessi per un altro, non vale la pena in generale che la propria felicità dipenda da un altro.
        Se poi il fidanzatino dell’episodio milanese era pure molto carino e socialmente in alto, oh beh, allora si torna anche al punto 1, perché si è stati frivoli e superficiali nel decidere di chi avessimo assoluto bisogno, al punto da scannarsi per l’umiliazione ricevuta nel farselo soffiare.

        Ammetto però che una ragazzina 14enne non può certo fare tali ragionamenti e avere la robustezza mentale per affrontare i problemi a tal modo. Bisognerebbe educarla. Ma si è accertato che la madre fosse abbastanza di merda, probabilmente una emarginata frustrata.

        Perdona il mio sproloquio logorroico, sarà la tarda ora…

        • Mamma mia quanta carne al fuoco :-D
          allora, procedendo con ordine
          1. ieri mi sono fatta un lungo giro sul sito che hai linkato e mi ha lasciata perplessa a dire poco. Il lapidario “sei debole” al tizio che ammette di avere paura del bullo, il consiglio di dire al bullo di trattare “come il suo cagnolino” il ragazzino per assicurargli protezione (ma che siamo matti?), la “forza calma” posta così mi pare una carta che può giocarsi giusto uno che, se si arriva alle mani (e coi bulli veri, col 13 enne di quartiere popolare che ha la lama in tasca, vai trà che ci arrivi subito), ha assolutamente i mezzi per difendersi, non una persona normale che non è in grado di far fronte ad un violento reale. La mia esperienza “diretta” di bulli e prevaricazione è per mia fortuna assai limitata e riguarda pochi episodi in cui mi sono ritrovata a difendere mia sorella (minore, e di molti anni) e mio fratello (minore, meno distanza di anni ma comunque non pochissimi); l’una l’ho risolta mostrandomi calma, serena, e con una mazza da baseball in mano (mi sono venuti 10 ragazzini sotto casa a gridare insulti e minacce, per capirci), l’altra semplicemente parlando con la persona, ma dicendo papale papale tu mi stai simpatico, vedo una parte delle tue ragioni, però adesso ci fermiamo qui che poi son cazzi. Due casi facili: ragazzini vs. “adulto”, bulletto totalmente innocuo vs. persona tranquilla. Direttamente, per non farmi mancare niente, m’è capitato un’unica volta, già maggiorenne per capirci, di venire minacciata da un coetaneo, pregiudicato per aggressione e lesioni personali. La scelta era, più o meno, sparisco o rischio di finire all’ospedale. Ho scelto la seconda, ma solo perché per me piegarsi alle minacce significava un’umiliazione intollerabile, per cui ero pronta piuttosto ad affrontare le botte. M’è andata molto, molto, molto bene. Per culo però.
          E se invece di dire “cazzo, hai più coglioni tu che tutti gli uomini che conosco” questo m’avesse spaccato la testa, dove potevo mettermela la mia “forza calma”? :-D
          2. Tutti i ragionamenti che fai sono corretti, ma come tu stesso dici a 14 anni una persona non ha gli strumenti per far proprie quelle considerazioni sugli altri, sul partner, su di sé. O le hai dentro di tuo, oppure ci vogliono anni per impararle. Conosco persone della mia età che ancora vivono con compagni indifferenti o lamentano amicizie aride. Che fare con loro?
          3.La capacità di stare da soli è una qualità rarissima. Anche quella, secondo me, o ce l’hai alla nascita oppure potresti anche non impararla mai nella vita. E ti dico onestamente io non saprei come insegnarla a qualcuno.

          Grazie del commento bellissimo, invece.

  7. Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. Così diceva il sempregiovane Holden. E ok, questo non è un libro, ma è quello che penso ogni volta che finisco di leggere un tuo post.

  8. Vorrei scrivere una cosa intelligente, e invece mi viene solo da pensare, esticazzi (torinese-meaning).
    Da questo punto di vista non l’avrei vista mai, la sporca storia, se tu non avessi scritto questo post, e quindi grazie.

  9. Mi piace tanto questo post che mostra l’altro lato della medaglia. Concordo con i commenti piu’ sopra ma perche’ ti conosco, e so come ragioni. Non so come eri a diciottanni, probabilmente ne’ piu’ ne’ meno che una qualsiasi diciottenne. A volte penso che ci ha detto bene, per certe cose, per tanti versi. A te ti hanno trascinata via, ma sono sicura che tu all’epoca hai assistito a risse in cui tutti gli altri erano spettatori esattamente come i ragazzini del video. Insomma, non e’ o tempora o mores. I ragazzini sono idioti ad ogni generazione, solo che con uno smartphone in mano l’eco e’ enorme.

    • Io ero una diciottenne qualunque, né particolarmente sveglia né particolarmente tonta, come dici tu. Solo che a dire il vero, pur avendone viste parecchie di risse (qui in veneto andavano abbastanza di moda, diciamo), non ho mai in vita mia assistito ad un pestaggio come quello del video, dove avresti tempo e modo per aiutare chi chiede aiuto senza rischiare nulla (intendo i maschi del branco) e nessuno alza un dito. Anzi noi stessi se avevamo un amico che si appicciava con qualcuno, tendevamo a dividerli.
      Ma come ti ho detto quello che fa impressione a me è la considerazione che estrapolati quei due minuti di pazzia dal contesto, non ci sarebbe nulla di diverso tra quella ragazzina e me, se non appunto l’atteggiamento delle persone intorno.
      Moralmente avevo la mia pietra in mano, e me la sono rimessa in tasca.

  10. Io una volta le ho beccate, e per un motivo.. inesistente! Stupita, non ho reagito. Poi qualcuno ha strattonato la tipa e me l’ha levata di dosso. Durata del tutto: 1 minuto, forse. Tutta qui la differenza: nessuno si è minimamente sognato di stare a guardare, nè di aspettare che cominciassi a menare pure io.. la differenza è che il contesto di oggi è esasperato, virtualizzato, slegato da paletti morali.
    Ti leggo sempre con tanto piacere.
    :)

  11. Io sono una di quelle persone che ha come primo istinto quello di venire alle mani. In realtà poi non è successo – escluse le scaramucce infantili, beninteso- ma mi rendo conto che mi partono le mani ben prima della lingua. Non posso farci nulla. Più che altro so che finirei dalla parte del torto e quando litigo spero che mi mettano le mani addosso per poter ricambiare con passione, nonostante sia ben lontana dall’essere un donnone – sono un cosino di 45 kg.
    Non riesco a urlare, non mi viene naturale. E non ho la risposta pronta, perché la villania altrui, le offese, i ragionamenti privi di logica mi lasciano perplessa e mi viene solo una grande rabbia, rabbia generica per il fatto che io essere razionale debba sottostare a persone incivili e isteriche. Quando mi è capitato di urlare, è stata tutta simulazione. Rabbia simulata di quando ti rendi conto che, escludendo la possibilità di picchiare la gente, l’unica cosa che puoi fare per non farti mettere i piedi in testa è urlare. Fortunatamente, proprio perché ho una pazienza infinita e tendo al quieto vivere, le mie urla sono accolte con un senso di panico.
    Però non è giusto. Non è giusto che solo perché non urlo per ogni puttanata, solo perché porto pazienza, gli altri debbano passare il tempo a mettermi i piedi in testa. Sono sempre stata ammiratrice dell’ordine costituito – non riesci a studiare tedesco e giapponese con un animo anarchico, specie se conti di trasferirti a Tokyo- e per me gli ordini sono ordini. Eppure mi sono ritrovata a sfidare più volte diverse insegnanti che approfittavano subdolamente della loro posizione. Mobbing e tutto il resto. Ho dovuto urlare contro coinquilini, contro vicini, contro famigliari. Se non urli non sei nessuno. Un giorno forse mi partirà un manrovescio e passerò dei guai.

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