(ritratti, 5) quello sbagliato

Ci presentò un’amica comune. O meglio, una conoscente mi invitò fuori per una birra, una cena, un giro, e solo dopo, quando avevo già accettato, mi disse “Ottimo, ci vediamo a casa di H., toh tieni questo è l’indirizzo io forse sono in ritardo”.
Io non amo le serate in casa, ancora meno se in casa di estranei, ancora meno le amavo a vent’anni.

Così mi ritrovo, dopo una giornata di lavoro, molte maledizioni e due autobus, ché la macchina ancora non ce l’avevo, davanti ad un campanello sconosciuto, a dover aspettare la “quasi amica” con una perfetta estranea, per altro di dieci anni più grande di me. Era l’unica cosa che sapevo di ‘sta tizia: che veniva dall’estero e che era “più vecchia”.

Suono. Apre. Dice “Terzo piano”. Inizio a salire le scale. A metà scalinata incrocio una ragazzina che scende. Capelli neri sciolti sulle spalle, salopette di jeans, carina. Mi sorride, le sorrido, faccio per passare oltre e quella mi dice “Scusa, ma tu sei mica verba?”.

Sono quei momenti banali che misteriosamente ti si inculcano nel cervello e diventano ricordi indelebili, imprescindibili. Io non ricordo come ero vestita ieri. Non saprei indicare più di tre capi di abbigliamento nel guardaroba del Tecnologico.
Ricordo perfettamente lei, in quel momento. Com’era vestita, come portava i capelli, di che colore era la maglia sotto la pettorina della salopette.
La ragazzina forse diciottenne era la trentenne da cui stavo andando: mi fece entrare in casa, quella minuscola casa che diventò il mio posto preferito negli anni a venire, si mise a fare un sugo per gli gnocchi che era il suo piatto forte e portava tracce di cucina italiana, sudamericana ed nord europea, e diventò una delle amiche più care che abbia mai avuto.
Al punto che, poche settimane dopo, la conoscente che ci aveva presentate ci mandò più o meno affanculo in tandem perché ci eravamo “scippate” a vicenda.

Lei era un faro. Arguta, spiritosissima, bella, dolce senza essere mielosa, amante della compagnia, dello scherzo, capace di far la voce grossa se necessario. Nerd da prima che esistesse il termine, animalista convinta, parlava correntemente 4 lingue (è stata lei ad illuminarmi riguardo alla perifrasi “flip the bird”, presente in alcune canzoni americane e che prima del caro amico google e del caro amico angolotesti era impossibile da tradurre a meno che non incontrassi qualcuno che…era solito usare quella frase con gli altri automobilisti), ma soprattutto emanava calore umano, lei che era così lontana dalla famiglia, con un passato pieno zeppo di dolore e fatica, così sola. Non era mai sola in realtà, perché le persone facevano a gara per passare del tempo in quella casa minuscola.

Finché un giorno arrivò lui. Quello sbagliato.

Quello sbagliato si presenta sempre come quello giusto. Quello sbagliato abita vicino, è carino, è sempre gentile. E’ solo anche lui perché arriva “da giù”. Gli manca la famiglia che è rimasta “giù”. Piano piano la conquista, conquista fiducia, terreno, amicizia. Altro. C’è una sera a settimana. Poi due. Poi cinque. Poi sempre. Poi tu ci sei meno per lasciar spazio, ma quando ci sei lui ti guarda male. Lei dice io, tu: lui dice noi noi noi noi. Alla fine inizia a dire “noi” anche lei.
Noi respira così tanta aria che nella piccola casa non c’è posto per altro. Per altri.
La mia pancia inizia a dirmi che quello giusto è rotto. Non funziona. Ci sono molti inviti che seguono lo schema del “Ehi ci vediamo? Vieni da me stasera? Mi manchi!” che si trasforma in “Possiamo rimandare? Non sto bene, ho mal di testa, sono stanca” con puntualità disarmante.
La mia pancia mi racconta che “quello giusto” ha molto a che vedere con tutti questi mal di testa, ma “quello giusto” è cauto. Gioca la carta de “amore, quanto vorrei stare solo con te a farci le coccole stasera”.
Di coccole in coccole, di “quello mi sta antipatico” in “quello lì no si vede che è innamorato di te” a “quello lì è leghista, vorrai mica farmi cenare con un leghista?” il giro sociale di lei viene falcidiato.
Resistiamo in due.
Quello giusto ha le redini in mano.
Inizia a far la guerra ai colleghi di lei. La invitano alla pizza di Natale. La invita, per la precisione, una sua collega cinquantenne che è stata la prima a farla sentire un poco a casa anche in questa Italia così lontana dalla sua casa vera. Quello giusto butta la maschera, di fronte a me: SIETE DUE DONNE E OTTO MASCHI, NO TU NON CI VAI, TU NON VAI DA NESSUNA PARTE. Lo dice pacato, sorridendo, come puoi dire “no, l’ovetto kinder prima di cena no” ad un bambino di cinque anni.
Lei abbassa la testa, gli dice “dai ne parliamo dopo”, lui risponde che non c’è niente di cui parlare. Io bevo un sorso di birra e taccio.
Lui si rivolge a me, mi dice che il mio ragazzo è troppo buono, che non esiste stare con una come me, che va in giro come vuole.
Vedo la sfida, la vedo bene: litiga con me, così posso tagliarti fuori.
Gli sorrido serafica, non apro bocca, vorrei ucciderlo.

La guerra di “quello giusto” prosegue al punto tale che il posto di lavoro di Lei è messo in discussione. Ma “Quello giusto” ha la soluzione: licenziati, vieni via con me, torniamo giù che si sta meglio, ci sposiamo, facciamo dei bambini.

Io la prego di non andare. Provo una cauta onestà, ottengo solo di ferirla e farla sentire incompresa.

Quello giusto vince.
Vanno via. Non la vedo per due anni. Riesco a sentirla ogni qualche mese.
Lei vive da segregata. Lavora, torna a casa, lui è opprimente, la madre di lui è opprimente, i fratelli di lui sono opprimenti. L’unica alleata è una cognata. Diventano amiche. La cognata si ammala. La cognata muore.

Lei impazzisce. Si spezza. Quello giusto, ormai appieno nelle vesti di Sbagliato, di una donna spezzata non sa che farsene. La lascia.
Sola come un cane, spaventata, nel lutto, disperata.

Seguono dei mesi di confusione, di discorsi sconnessi, di tante persone preoccupate che non sanno come raggiungerla. Finché ci da, a me ed un paio di amici di qui, appuntamento per rivederci.
Noi organizziamo una festa. E lei non si presenta.

Scopriamo una settimana dopo, per delle vie traverse, ma davvero traverse, grazie alla costanza di un amico che impiega tempo e risorse vere per rintracciarla, che è partita. E’ tornata a casa.

Mi scrive, un anno dopo, una lunga mail in cui spiega le ragioni di una partenza repentina e senza saluti. Sempre via mail, mi racconta la sua vita. Negli anni, una mail ogni tanto.
Conosce alcune persone. Non le lascia avvicinare. Poi anche sì, ma al primo starnuto è una fuga a rotta di collo.
Poi un giorno mi arriva una mail con allegato. L’allegato – simbolico, ovviamente – è l’invito al suo matrimonio.

Le stesse vie traverse di una volta permettono a quello sbagliato di rintracciarmi su Fb.
“H. si sposa?” mi chiede. “Tu la senti ancora?”

Finalmente. “Lei.si.sposa.Tu.Devi.Morire.Solo”. Invio. Lui legge. Blocca utente.

C’è speranza, là fuori, cara H.
C’è speranza, c’è amore, e… ci sono anche io.

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72 pensieri su “(ritratti, 5) quello sbagliato

  1. Mi spaventano gli sbagliati, mi spaventa la gestione delicata della rete quando tutti gli altri puntano il dito e tu fai la parte dell’accondiscendente perché non vuoi farti mettere da parte da lui, e vuoi esserci, per lei. Un po’ l’ho vista da vicino, una roba così, e mi ha fatto paura.
    Grazie del racconto.

  2. Verba, mi ricordi una persona che conosco (anche perché, in effetti, sarebbe difficile tu potessi ricordarmi una persona che non conosco).

    ;-)

    Ti posso dire che c’è molta differenza tra il raccontare una storia e il viverla. Che ci sono tante sfumature che, con il senno del poi, si possono “aggiustare”, ma che in quel momento di Realtà mentre accadono sono diverse.
    Una volta avrei usato più o meno le stesse parole che hai usato tu. Le avrei pensate.

    Ma ora, dopo tante delusioni (in primis quelle che io stesso mi sono dato), posso forse affermare che in qualche modo, non per fatalità ma per selezione darwiniana, accade quel che “deve” accadere. O meglio, spesso accade quel che “può” accadere.

    La tua amica aveva scelta, e si è tenuta il tipo. Tu non gli avresti permesso di ridurti così, giusto? Lei si. E quindi, come un’equazione, i due membri si sono trovati.
    Lui era sbagliato per te; ma giusto, per l’istinto di lei.
    Lei era sbagliata quanto lui.

    Ciao

    PG

    • Se non vuoi farti trattare male, non ti fai trattare male. Vero.
      Generalizzare no. Altrimenti anche le donne che vengono picchiate continuano a farsi picchiare perché vogliono, a paragone esagerato, e così non credo che sia. Ci sono “condizioni” emotive che non ti lasciano scelta. Come dici tu, le sfumature, bisogna coglierle.

    • Purtroppo scrivere un blog è una cosa che ha dei limiti. Una parte dei limiti è che per rispetto delle persone di cui scrivi, ti tocca aggiustare, camuffare, inventare, ma soprattutto: omettere. In linea di massima sono d’accordo riguardo al discorso “se ci stai, qualcosa che non va in quel momento ce l’hai anche tu”. Nel caso specifico, pur non potendo scendere in dettagli, diciamo che ti posso assicurare che c’erano dei motivi oggetti se lei inizialmente gli ha permesso certi atteggiamenti.
      E dopo era troppo tardi.

      • Si, ti credo senza riserve. La vita è una specie di fiume, a volte, oppure un binario…parti da un punto che ti sembra bello, e la corrente ti porta piano piano alle cascate, o i binari ad un dirupo…

        Non era una critica semplicistica, la mia. Anche RISPONDERE ad un blog è una cosa che ha dei limiti ;-). E’ solo che ora vedo molte sfumature dove prima vedevo solo bianco o nero.
        Ti posso dire, con il senno del poi, che molte delle cose che nella vita avevo etichettato come “sfortune” o “circostanze avverse”, ad un’analisi più serena, si sono rivelate mie precise responsabilità o colpe. L’esempio della donna che è picchiata è un po’ estremo, ma va anche detto che molte volte la vita ci “avverte”, ci dà dei segnali che ignoriamo, sacrificandoli all’altare degli istinti (“cosa non si fa per la famiglia o per i figli”), o dei nostri difetti (“io se non rischio non mi diverto”).
        Poi finisci al telegiornale e dai la colpa al cattivo di turno o alla sfiga.

        Quello che io ho notato è che molto, troppo spesso ci si prende in giro alla grande.

        Non si può generalizzare. Vero. Tu sai bene cosa è successo alla tua amica.
        Io ti posso dire che l’80% dei guai nella vita di Pigreco sono colpa di Pigreco. Questo lo so.

        Va bene così?

        :-)

        PG

        • ehi io mica volevo far la permalosa eh:) avevo capito quello che dici tu, e pure i miei errori sono interamente colpa mia, perché anche dar fiducia a chi non la merita alla lunga è una colpa. solo che appunto non posso mettere in piazza proprio la rava e la fava di tutti, altrimenti qualcuno viene a prendermi a casa :D

  3. Queste sono le storie che mi piace sentire, soprattutto in questo periodo.
    Mi dispiace per quello che ha dovuto sopportare la tua amica… Anche se in versione ridotta, diciamo, so cosa significa avere accanto uno che sembra il tuo personale dio sceso in terra che, proprio grazie a questo, si arroga il diritto di inculcarti l’idea che tutta la gente che frequenti sia gente demmerda. E tu, scema e innamorata, ti dici che forse ha ragione. E il resto della storia si sa qual è.
    Ma in fondo sì, c’è speranza. Speriamo davvero.

  4. Quel che è impressionante è vedere come una persona eccezionale possa cadere, annichilirsi, scomparire così. Fa una paura fottuta leggerlo e deve aver fatto un male cane. Anche a te

    • ciao, rispondo al tuo messaggio xchè mi hai rubato le parole di bocca..come può accadere ad una persona apparentemente così forte e libera? forse non lo era davvero, in fondo in fondo all’animo, xchè non basta la forza dei sentimenti per spiegarlo. mia moglie, se le dicessi no tu non esci con i colleghi, mi manderebbe a cagare. certo, in questo storia tristissima, quello che sconvolge è il “travestimento” di lui e il lavorare piano piano in quella orribile direzione…poi nn voglio dare giudizi su un qualcosa che non conosco e certamente ha fatto male anche a Verba..lo prendo come un ottimo “warning” che tutte le donne – e perché no gli uomini – dovrebbero leggere.
      Tomas

    • Impressionante è la parola corretta. Perché vedi questa donna bella, forte, decisa, piena di vita, venire plagiata da un cretino senza nessuno spessore. E ti chiedi “ma come è possibile?”. E non ti rispondi mica!

  5. Azz da brividi… verrebbe da dire “almeno non la menava”… ma chi lo sa, forse faceva pure quello. Sono la specie peggiori, le sanguisughe del cervello. Conosco anche molte donne così sanguisughe nei confronti del loro uomo… forse ancora più subdole… non per questo meno orribili.

    • no no mai alzate le mani.
      sanguisuga del cervello è una definizione bellissima, e concordo che sia anche pieno di donne che si comportano così. Anzi forse le donne sono la maggior parte.

      • Diciamo che le donne riescono meglio ad attecchire, perchè devono fronteggiare un solo neurone (e non mi riferisco al neurone che risiede nel cervello!! ;D )

  6. L’insegnamento è che non funziona (oltre a non essere giusto) annullarsi o modificarsi in funzione di altri. Soprattutto perché una volta prodotta la mutazione, l’individuo non è più quello conosciuto e non è più “funzionale” al desiderio di plasmare dell’altro; un po’ come lo scultore, che quando ha finito la statua passa a martellarne un’altra.
    Ad onta del pensiero romantico di tanti giovani, la coppia non è fusione in una unica entità, ma è costituita da due diversità ben distinte che trovano il modo di completarsi e di “creare un valore aggiunto” dall’unione. Se vi è involuzione in uno dei due, non può funzionare a lungo.

  7. Ad un post come questo non occorre un commento,non serve metterci del proprio,bisogna solo alzare le mani dalla tastiera sospirando,ed apprezzare questa condivisione.La condivisione di una storia,di un lembo di vita e di un sentimento puro come l’amicizia o l’amore.
    Qualcuno disse ”non può piovere per sempre” e fortunatamente,aveva ragione.

  8. Trovo che tu sia un’amica meravigliosa e che io avrei avuto tanto da imparare.
    C’era una persona speciale, un’amica di infanzia, 24 anni insieme e poi é arrivato lui, lo sbagliato, l’uomo del sud che l’ha segregata in casa.
    Intendiamoci, io ho amiche come sorelle al sud e ho avuto una storia recente con un siciliano che di mentelitá vecchia non ne aveva neanche un briciolo, quindi posso dichiarami lontana dai luoghi comuni.
    Peró Lo Sbagliato era un’eccezione. Piano piano si é insinuato nella sua testa, le ha mostrato il marcio e il cattivo dove non c’era e improvvisamente io sono diventata una nemica. Un cattivo esempio, una pessima fidanzata che se ne va per il mondo sola, con i tacchi e i vestitini, che viaggia e studia all’estero e che ha il ragazzo (ohmiodio come puó lasciarle fare tutto questo?). Finí che un pomeriggio all’universitá, lui, 150 kg e 2mt di altezza, stava per picchiare me, 53 kg e 164 cm, in pieno giorno, con tanti studenti. E lei non fece nulla, si limitó a dire “Angelo, non toccarla, lei ti denuncia sul serio e poi non potrai lavorare con una denuncia per aggressione”.
    Non si preoccupó che avrebbe potuto farmi del male, ma il suo pensiero era la denuncia che avrei potuto fare contro di lui.
    Oh, e l’avrei fatta, ovvio.

    Mi ha spezzato il cuore e mi ha fatto molto piú male di tutti i cazzotti e i calci che avrei potuto prendere da lui.

    Ora penso si siano lasciati, lui è tornato giú e lei é rimasta su, ma non si fa avvicinare, rifiuta ogni tipo di contatto…e dopo anni, rifiuto anche io ogni tipo di tentativo.

    • Io non sono stata un granché, non sapevo come comportarmi, l’unica cosa che ho capito subito era che lui si sarebbe rivalso “su di lei” per ogni cosa che non gli piaceva di me. Devo dire però che quello che hai vissuto tu è molto, ma molto peggio, e che sono assolutamente dalla tua parte nel non voler più avere a che fare con lei. C’è un limite eh!

  9. Credo che ognuno abbia un amico\a che scompare (piano piano e repentinamente, fa poca differenza in fondo) dopo che si fidanza. Succede la stessa cosa anche a molte coppie dopo che hanno figli.
    Anni fa ero dispiaciuto per queste persone, ora non più.
    Anni fa mi arrabbiavo con “quello giusto travestito da sbagliato”, perchè mi portava via un’amicizia cara.
    Anni fa non accettavo che certi rapporti scemassero col tempo.

    Ma ora sono più maturo. No, niente eufemismi: sono più vecchio.
    E la vecchiaia mi ha insegnato che se una cosa la vuoi sul serio, la prendi. Non c’è partner che tenga. Se ci tieni a me, se ci tieni alla mia amicizia, troverai un modo per dedicarmi un po’ del tuo tempo, ed io farò altrettanto.

    Mi spiace per la triste sorte della tua amica, spero che ora possa di nuovo essere felice. Ma se si era cacciata in quel brutto buco nero, credo che abbia avuto grosse responsabilità pure lei. Comunque ora l’unica cosa che conta è che abbia imparato da quegli errori e non li commetta più. Nè verso se stessa, nè verso le sue amicizie :-)

    • Sottoscrivo quello che dici col sangue, anche se come dicevo a PiGreco ci sono delle cose che ometto per amor di privacy e che spiegherebbero abbastanza bene perché questa situazione sia iniziata (poi è durata ed è un altro paio di maniche); sugli amici che pur di non avere motivo di lite col partner mandano al diavolo te e gli altri amici sarebbe da aprire un capitolo a parte. Anche io ho sempre odiato questo atteggiamento, da falsa vittima, io vorrei ma poi lei/lui mi rompe i coglioni. Ho un amico, uno dei miei migliori amici, che puntualmente ogni volta che aveva una fidanzata veniva inghiottito nei meandri de “quella non può essere tua amica, non esiste l’amicizia tra uomo e donna”. Abbiamo superato l’adolescenza, ed intorno ai 20 anni all’ennesima “no tu lei non la puoi vedere”, e relativa proposta di vederci senza dirlo alla fidanzata, gli ho risposto “Picche”. Io discuto e litigo per vedere te, ma non mi comporto come se dovessi vergognarmi di qualcosa. O lo fai anche tu, oppure preferisco non vederti. Morale, il problema non si è mai più ripresentato, e per fortuna alla fine ha sposato una donna deliziosa e deliziosamente senza paranoie in tal senso. Basta poco, in fondo :)

      • Posso solo immaginare cosa abbia passato la tua amica: ogni storia ha le sue peculiarità e talvolta si finisce in un imbuto senza nemmeno accorgersene.

        Io, ad esempio, ero potenzialmente uno di quelli che molla un’amicizia cara a causa della fidanzata: la mia ragazza di allora (che poi ora è mia moglie) non andava d’accordo con il mio migliore amico; quando stavo con lui non le faceva piacere, ma non si è azzardata mai a dirmelo. Nemmeno il mio amico, ad onor del vero, si dava da fare per avvicinarsi alla mia lei. Io ho coltivato imperterrito entrambi i rapporti: erano fondamentali per me e non potevo rinunciare nè all’uno nè all’altro.
        Cogli anni, quegli attriti si sono appianati ed ora sono diventati amicissimi pure tra loro. Con mia immensa gioia, va da sè! Tant’è che se e quando avremo un altro figlio, abbiamo già deciso che sarà lui il padrino di battesimo :-D (per la piccola Chiara si sono autoimposti i nonni eheheheh).
        ciaoooo

        • io, per mia fortuna, no.
          devo talmente tanto ai miei amici, sono a tal punto la mia famiglia elettiva, che senza di loro non posso nemmeno immaginarmi, non c’è verso che un uomo possa, o potesse, staccarmi.
          C’è stato chi ci ha provato, ma ha trovato troppo poco terreno fertile per attecchire. Alla fine era un po’ o ti pigli il pacchetto completo, oppure ciao. :)

  10. bisogna vivere sulla propria pelle quello “sbagliato”. bisogna provare per anni e anni e anni il tarlo della gelosia, della pazzia. Tutto è sbagliato lì fuori, tutto è falso, è brutto. tutte so puttane a parte te e tutti so stronzi a parte lui. questo racconto mi fa rabbrividire. per due motivi. primo perchè non riusciamo ancora ad avere una certa libertà, alla pari degli uomini. poi perchè non riusciamo a difendere una persona che ci sta a cuore. per paura, egoismo o non saprei.

    • Vero Aida. Però come qualcuno diceva ci sono anche tante donne che cercano di limitare il compagno in ogni modo. Alla fine la gelosia è un sentimento bipartisan. Purtroppo è bipartisan anche la pazzia.

      • Ho visto una donna prendersi un amico, fino a fargli credere che io, sua amica d’infanzia, fossi un mostro capace di tutto. Lei è arrivata a minacciarmi, o peggio, minacciava attraverso lui. Lo ha trasformato in un automa. Ho lasciato perdere. Era meglio salvarmi la pelle data la sua reputazione. Però se fatta da un uomo, l’azione di gelosia è la normalità. Se fatta dalla donna, è un’eccezione!

        • La gelosia affonda le sue radici nella notte dei tempi. E’ dentro di noi, e talvolta ci picchiamo del fatto che un partner non mostri gelosia.

          Poi c’è chi dice che dovrebbe essere “nella giusta misura”…ma spesso la giusta misura è quella che ci fa comodo per stare bene noi e basta. Vale anche per la libertà.

          Finché sono gli istinti a guidarci, non se ne uscirà mai.
          E quindi, temo, non se ne uscirà mai ;-)

          PG

  11. bellissimo post. Grazie per averlo scritto.
    Io quello sbagliatao l’ho incontrato. Sono partita per lui…dovrei dire con lui…ma non è mai stato davvero “con” me
    Sono tornata sui miei passi. Chissà se saprò riconoscere quello giusto. Ma mi dai speranza :)

    • Non sarai tu a riconoscerlo,ma sará lui a riconoscere te,perché quello giusto,sa sempre quando ha la donna della sua vita davanti.
      La tua non devrebbe essere una speranza ,ma una certezza. ;)

      • ripasso di qui, dopo un po’ di tempo, perché non ricevendo notifiche, volevo vedere se Verba aveva pubblicato qualcosa. Grazie per le tue parole…io lo spero, e vorrei anche dire che io credo profondamente nell’amore. Ma credo anche di non essere in grado di scegliere. Ho la sensazione che le persone “giuste” sfilino accanto a me, senza che il mio sguardo si posi su di loro. Ed è una gran brutta sensazione.
        Verba, torna presto, mi manchi!

  12. È una storia che conosco già. É come una ragnatela, un filo ti si attacca … Non é niente è solo un filo, poi 2,3,4 fili e ti ritrovi avviluppato, provi ad scappare ma è peggio, allora chini il capo e con le spalle ingobbite pensi … Passerà, invece l’unica cosa che passa è il tempo e ti ritrovi vecchio con un futuro promettente buttato nel cesso. Persone splendide distrutte da amicizie, compagni, famiglie, poi ti giunge una notizia terribile “una famiglia così per bene, ma come è potuto succedere” eppure è successo, magari esistesse un vaccino.

  13. Quando ci stai dentro e ti sembra davvero quello giusto, non è così facile capire che è un lupo travestito da pecora. Perché lui è lì, ti ascolta, ti capisce – cioè, fa finta – e si guadagna la tua fiducia. Poi inizia a metterti dei paletti. Irrisori all’inizio, certo, perché lo Sbagliato non è scemo, se no a quel punto non ci arriverebbe mai, però te sei lì che ti dici “ma sì dai, per amore della pace ok, non infrango il paletto se per lui è fondamentale”. Solo che poi i paletti diventano delle staccionate e poi dei bastioni e tu, che ormai gli hai concesso così tanto, da dentro non te ne rendi davvero conto.
    Però certe cose io non le potevo affrontare e pretendevo la parità, perché mi sembravano richieste idiote.

    Il mio Sbagliato non era di “giù” e comunque la sua ultima frase me la sono tatuata nella memoria: ti amo così come sei, ma non sopporto lo stress del non riuscire a controllarti.

    • Io l’ho vissuta come te, pur con dei limiti dovuti appunto al fatto che anche il mio ha trovato meno terreno fertile rispetto a quello della mia amica. Piuttosto che litigare ogni giorno ho accettato dei paletti, uno oggi, uno domani, uno dopodomani, alla fine mi sentivo morire, mi sembrava di vivere da ostaggio, e sono esplosa tutto in una volta.
      La sua ultima frase è disarmante. Così come il bisogno di “controllare” qualcuno, ma soprattutto l’incapacità di scegliersi un simile. Di tutte le donne che esistono al mondo che non vogliono che un compagno con cui vivere in simbiosi perenne senza mai fare altro, perché questi si scelgono persone che sono libere, indipendenti, che amano andare, fare, vedere? Mistero.

    • Questa è patologia, però. Persone così farebbero bene a fare un bel po’ di psicoterapia prima di relazionarsi con altri. A 42 ebbi una breve relazione con una ragazza di 30 (separata e con due figli), che non concepiva neppure l’idea che io potessi pranzare con una amica, figuriamoci vederla di sera. Ed ogni volta erano scenate pazzesche (da parte sua) ….ovviamente è durata tre mesi, poi l’ho rispedita a viversi da sola le sue paranoie. Per quanto una donna (o un uomo) ti possa piacere non puoi infilarti consapevolmente nelle fiamme dell’inferno.

      • Eh, cosa non si fa per il quieto vivere. No, lui era molto calcolato, non faceva scenate o, comunque, ammetto che io sono quel tipo di donna che quando lui dal niente comincia a litigare applico il filtro, aspetto che finisca e poi faccio finta di aver ascoltato – lo so è pessimo, ma non sopporto ascoltare qualcuno che strepita e batte i piedi in terra perché vuole il bambolotto di Action Man. Quindi per quieto vivere ho accettato un po’ tutto finché non è arrivato alle richieste assurde E alle scenate. Si l’ultima frase è disarmante e allucinante e quando me l’ha detta l’unica cosa che ho pensato è stata “ma tu chi sei?”.

  14. Porca troia, mi vien voglia di farci un romanzo! Abbraccio alla tua amica da parte mia. Quando quello sbagliato inizia a fare terra bruciata intorno alla sua donna occorrerebbero mille sirene in cielo che lancino allarmi alla malcapitata!

  15. Passo di qui spesso senza lasciare commenti o traccie da buon turista di blog, devo dire che dopo questo articolo passero molto piú spesso. I tuoi articoli mi colpiscono molto e i commenti della gente che ti segue costantemente non fanno che arricchire e dar ancor piu corpo a ogni articolo che ho letto fin ora rendendo esperienze personali come tratti comuni di tutte le nostre vite ,nessuno escluso. Un grazie di cuore a te per la passione che ci metti e a tutti i visitatori prima di me che lasciano tracce.
    Ciao

    • Grazie, hai ragione da vendere, un blog in cui chi commenta mette tanto del suo guadagna moltissimo. Confesso che ci sono certi commenti che nel tempo torno a leggere perché secondo me a volte sono meglio del post da cui sono generati. Grazie ancora!

  16. Ciao Verba,
    ti leggo da un po’ silenziosamente perché mi piace molto come scrivi, ammiro l’intelligenza e l’arguzia con cui fotografi e analizzi tante situazioni. Stavolta però ti rispondo perché conosco bene quello di cui parli. Io sono una delle tante che hanno incontrato Quello Sbagliato che all’inizio era travestito da Quello Giusto, e nell’incredulità generale sono rimasta con lui per un anno e mezzo. L’ho lasciato quando ha cominciato ad urlarmi addosso e farmi paura, perché era frustrato, non si sentiva realizzato nelle sue aspirazioni, e scaricava la sua rabbia su di me. Tutte le persone che mi conoscevano meglio si chiedevano quel che ti chiedevi tu a proposito della tua amica, “come è possibile???!!!”, e ora da quando è finita, ormai sono tre anni, me lo chiedo pure io. Come diavolo è potuto succedere? Come ho fatto a permettergli di ridurmi in quello stato? Nei commenti precedenti ho letto una bellissima definizione di Quello Sbagliato, “sanguisuga del cervello”, ed è proprio così… Ma alla fine dei giochi io non mi sono sentita arrabbiata con lui. Lui era uno stronzo e amen, che ti devi aspettare da uno stronzo?! Scema io che non l’ho capito prima. Io però ero quella brillante, quella sveglia, quella allegra e carina, avevo tanti interessi… ed era finita che non mi assomigliavo più, nemmeno riuscivo più a mangiare da quanto stavo male con lui, mi veniva da rimettere mentre pranzavo. Mica tanto brillante e sveglia, eh? Che rabbia, guarda, che rabbia. Mi sono data della cretina per mesi, dopo. Poi però che devi fare? Non puoi mica campare sempre in guerra con te stessa, finisce che ti prende la gastrite. Non ho trovato tutte le risposte, ma almeno adesso lo so, che le persone ti trattano come tu permetti loro di trattarti. So qual è la differenza tra l’amore e la dipendenza affettiva. E so anche che essere intelligenti non implica sempre avere… come la posso chiamare? Un po’ forza di carattere, un po’ maturità emotiva, un po’ rispetto e consapevolezza di sé. Ora magari ce l’ho, sto bene, ma ho dovuto passare in un tunnel tremendo per arrivarci. E sono stata fortunata a ritrovare, alla fine del tunnel, le mie amiche che per tutto il tempo si erano chieste: come è possibile? Dov’è finita la Giovanna che conoscevamo? Eccomi, sono tornata e lo devo anche a loro che mi sono state vicino. E col tempo ho incontrato una bella persona che mi fa star bene, e con cui sono felicemente rimasta me stessa. L’anno e mezzo che ho perso con Quello Sbagliato non me lo restituirà nessuno, purtroppo, ma almeno mi servirà sempre a ricordare un’esperienza che non voglio vivere mai più.

    Giovanna

    • E pensa che tu ci hai perso un anno e mezzo, non volertene male. Ci sono persone che ci passano mezza vita, o che ci fanno dei figli e poi non sanno più come staccarsi. A me è successa una versione light di quello che racconti tu, nella mia storia non c’era cattiveria solo incompatibilità, ma oserei dire che alcuni aspetti nel quotidiano li sconto ancora, come sobbalzare se il mio compagno mi scrive due messaggi quando esco con un’amica, quasi mi ricordasse dei controlli a raffica che mi toccavano una volta (non con lui), quando l’altra persona mi chiamava e mi teneva al telefono mezzora intera apposta per rovinarmi la serata, e se io dicevo “ma sono con tizia, è maleducato lasciarla sola mezzora” si metteva ad urlare. Sono ricordi orrendi ma appunto: sono RICORDI. Da qui si va avanti, forza e coraggio.
      Grazie del tuo commento bellissimo.

  17. Lo sbagliato con cui stavo io mi ha conquistato invitandomi per un aperitivo un po’ strano, in cui la musica era esattamente quella che ascoltavo in quelle settimane.
    Pensavo di aver trovato quello con i gusti troppo in comune, bello e simpatico, eppure non c’era un amico che lo sopportasse.

    Sempre meno birre con amici, pranzi con colleghi, sempre più litigi per gelosie varie.
    Il refrain era “di default ti punisco, perché qualcosa di sbagliato l’avrai pur fatto”.

    Dopo un anno e mezzo di guerra fredda, mi butta fuori di casa alle 3 del mattino di buon Giovedì dopo aver lette una mia conversazione su whatsapp con un’amica nella quale mi lamentavo delle sue paranoie. Confessa che da mesi faceva login sui miei social e leggeva i messaggi sul mio cellulare per giustificare la mia scarsa affidabilità (su cosa poi, non si sa).

    Alle 3 di mattina, nel giorno del suo compleanno, un amico molla tutti i festeggiamenti e si fa 50km per venire a prendermi e mi riporta a casa senza fare domande.

    Dopo una settimana lo sbagliato ritratta tutto con me e con gli amici: dice che aveva solo paura di perdermi e ha reagito male. Nella sua testa sono io che non l’amavo abbastanza da sopportare le sue insicurezze.

    SEI.PAZZO.

  18. Caspita, manca la frase fatidica a corredo di sì alti concetti. Eh, si cade. Ma prima o poi ci si rialza! Poing poing poing poing poing ….

  19. Vedo che i troll sono arrivati anche qui… che pazienza che ci vuole… avrei voluto commentare quando hai postato, perché è un gran bel post e c’è molto di te e di come sei fatta. La pertinacia nel mantenere un legame, l’affetto, la solidarietà. E il vaffanculo a chi lo merita, ché pure quello non guasta. Senza esagerare e senza strafare ma insomma. Una cosa giusta.
    Avrei voluto, dicevo. Ma (come dice un commerciale mio collega che ha imparato la parola in una trasferta in abruzzo) in questo periodo sono psico-disperso, e questo mi provoca delle dimenticanze costanti e continue. Oltre che tutte le altre amenità di cui ho scritto e detto usque ad nauseam. Che ci vuoi fare, cevòppazzzzienza… :)

  20. Non permettere che un Noi si appropri dell’Io è il primo dei miei personali comandamenti. L’ho scolpito su una tavola di pietra, su dettato di un tizio che si chiama Esperienza, che prima ero un figo della madonna e col tempo è diventato brutto e gobbo.
    E comunque, non sempre è facile tracciare un perimetro. Spero che adesso lei possa essere felice.

      • Sì, glielo auguro, solo che non riesco a togliermi di dosso il senso di odio per il personaggio – che tu hai raccontato così bene – di Quello Sbagliato.
        Anche adesso che sono tornata a leggere la tua risposta, senza scorrere di nuovo il post, sono arrabbiata.
        Mi piacerebbe prenderlo a pugni, anche se non credo lo farei mai.

        Spero sia andato tutto veramente bene a lei.
        Scrivi di più :)

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