“Ceci n’est pas une pipe”: il mare nelle orecchie

Primi anni ’90.
Lei ha 18 anni, una famiglia disfunzionale alle e sulle spalle, un cane, gli occhi chiari ed i capelli di Medusa, però tendenti al rosso. Di giorno va a scuola, la sera lavora al bar.
Lui ha 19 anni, una famiglia che farebbe rosicare quelli della pasta barilla, sulle spalle la scimmia della sbronza di ieri, una fidanzata simil damina dell’ottocento, una nutrita schiera di ammiratrici tra i 16 ed i 30 anni, e fa il primo anno di università da fuori sede.
Lui una sera sta cercando un locale, si perde per strada, si ferma a chiedere indicazioni in un bar. Lei è fuori che fuma una sigaretta. Lo vede scendere dalla macchina, cerca gli occhi della collega, si fanno il gesto di fischiare tra i denti. Lui la vede, appena sceso dall’automobile, e ci resta: attacca bottone con la faccenda della strada persa, scambiano due parole, lei deve tornare al lavoro, lui ha amici che aspettano altrove.
Lui torna il giorno dopo, ordina un caffè. Doppio, tazza grande.
Lei gli fa il caffè, ha una birra a lato del bancone, la sorseggia tra un ordine e l’altro. Gli avventori del bar, in prevalenza vecchietti del paese, che se la covano, quella ragazzina, come se fosse la nipote comune, lo guardano storto senza neanche preoccuparsi di non darlo a vedere.
Lui torna il giorno dopo ancora, e quello dopo, e quello dopo. Il fine settimana non parte per andare a casa dalla mamma e dalla fidanzatina. Si lava le mutande per la prima volta in vita sua. Mangia pasta al tonno, che ha finito le scorte alimentari. Gira per l’appartamento, vuoto e lercio, sentendosi un cretino. Si rade, si guarda allo specchio e si sorprende a mandarsi affanculo sovra pensiero, a metà di una conversazione che nella sua testa inizia più o meno con “Sai, Silvia, ho capito che forse è troppo presto per me, una storia così seria, ho tanti anni di studio davanti…”
Si ripromette di bere di meno, di studiare di più, di comprare dei fiori per Silvia – altra cosa mai fatta prima – e soprattutto di star lontano da quel bar, quello con la tizia rossiccia che dietro al bancone del bar nasconde una birra media ed un bastardino col pelo fulvo.

Neanche a dirlo, due ore dopo è in quel bar, con lei davanti. Aspetta che lei finisca, lei finisce a razzo, quasi non si parlano.
Esce, sale nella macchina di lui, fanno forse cento metri poi lui accosta, la guarda e vuota il sacco, perché non gli viene in mente niente altro se non giocare a carte scoperte: sono fidanzato, sono fidanzato in casa, vogliamo sposarci ho sempre voluto avere figli ho sempre rigato dritto non ho mai pensato di fare diversamente, voglio una famiglia come la mia, voglio essere un padre come il mio, ma soprattutto ho sempre voluto una bambina, una bambina con gli occhi scuri come quelli di Silvia, e l’ultima volta che ho immaginato questo futuro – stamattina – ho immaginato una bimba coi capelli ramati, ho avuto paura ed ora sono qui.
Lei gli dice solo “Io non sono fatta per essere l’altra”.
Lui si profonde in scuse. Certamente. volevo solo dirlo. E’ una scemenza, vero? Una pazzia. Tu avrai sicuramente qualcuno. Sarai impegnata.
“No.”
Restano lì, fermi a bordo strada tra la campagna e la città, che pare notte fonda e non sono nemmeno le nove di sera. Lui giura e spergiura di non voler far nulla di male, di essere il più fedele fidanzato della terra, e tra un giuramento ed una scusa le racconta la propria vita e quella scena allo specchio, quel discorso iniziato solo nella propria testa. Lei risponde poco e niente, solo ad un certo punto, dal niente, mentre lui – non si sa come – è lì che elenca i nomi dei cugini, gli dice “Ho come il mare nelle orecchie”. Lui la guarda senza capire. “Il cuore. Mi batte talmente forte che sento il mare nelle orecchie”.
E’ lì che lui la bacia. Le salta proprio addosso. E lei ricambia. E lui si scosta, si profonde in scuse, accende il motore, la riporta al bar, lei recupera bicicletta e cane, e va. Lui vorrebbe piangere. Si autocommisera, si accusa, si insulta, si assolve e si accusa nuovamente. Si ripromette di non cercarla più. Parte. A metà strada si sta già rimangiando ogni sillaba. Una volta arrivato ha deciso di lasciare la fidanzata ottocentesca. La mattina dopo ha le prime occhiaie della sua vita, il panico addosso, l’orrore del dover parlare alla propria ragazza, l’orrore ancor più grande del dover parlare alla propria madre, che quella ragazza l’ha adottata come fosse una figlia.
Cosa peggiore di tutte, è felice. Oppresso e felice. Euforico, terrorizzato e felice.

Si sente molto adulto mentre viaggia verso casa dei suoi. Viaggia senza valigia, senza i vestiti sporchi da riportare, senza i tupperware da riempire, senza i fiori che voleva comprare solo tre giorni prima.
Al ritorno, è adulto davvero e si sente solo vuoto. E pirla. Nessuno ha capito la maturità del gesto. Sua madre ha addirittura pianto. La sua fidanzata lo ha guardato come se gli fossero spuntate due teste, lo ha insultato, poi ha pianto, poi lo ha insultato di nuovo ed ha concluso con “Ci perdi tu”.
Ovviamente gli ha chiesto “C’è un’altra?”. Ovviamente lui ha negato, e negato ancora, e negato di nuovo.
Lei lo ha sbattuto fuori di casa, non prima di aver avuto un mancamento e di essersi accasciata sulla sedia, rifiutando aiuto e sostegno.

Fila diretto verso il baretto di paese, entra quasi di corsa e c’è lei, dietro al bancone, minuta e rossa e sgargiante, e si guardano e perfino i vecchietti sorridono sotto i baffi.
Si amano come due matti. Quasi scottano. Entrano in sintonia subito, diventano simbiotici. Lui, grande e grosso, cavalleresco e bellissimo. Lei, svelta e sorridente, sempre sveglia, sempre attenta, sempre pronta a ridere di cuore. Si costruiscono una vita insieme che sembra sempre più una bolla. Della bolla fa parte la famiglia di lei – quel che ne resta – i vecchietti del bar, qualche amico che non si è schierato a favore della “parte lesa”, il cane.
La bolla si libra in alto, tutto è tornato bello, lui immagina una bambina con gli occhi chiari ed i capelli rossi ramati e si sorride allo specchio.

Fuori dalla bolla, la vita s’è fatta pesante. Sua madre quasi non gli rivolge la parola. Ha fatto lo sciopero del tupperware. Gli pure detto, stizzita, che visto che ora si sente adulto può iniziare a pensar da solo alla propria biancheria. La madre della ex fidanzata non lo saluta, se lo incontra per strada, ma per vie traverse ci tiene a fargli sapere che la figlia è deperita, sofferente, non esce, non dorme, quasi non mangia, è distrutta, devastata. Alla fine arriva il padre, con un discorso da uomo a uomo sui piaceri della libertà contro il dovere di farsi carico delle promesse fatte.
Pesante come un macigno. L’onore il decoro le responsabilità. Lui ha pur sempre 19 anni. E’ un ragazzo di paese. Ci resta un poco sotto. Va a trovare l’ex fidanzata. Ci resta molto sotto, si sente in colpa, si sente responsabile, e sente anche qualcosa d’altro, come la sensazione che se tornasse sui suoi passi ogni cosa avrebbe di nuovo il suo posto. Torna alla casa da studente, si butta a letto e non risponde al telefono, non chiama la sua ragazza, al bar non si presenta per due giorni.
Al terzo si presenta lei, che ha già capito tutto, e stavolta non ride. Non piange, nemmeno. Dice solo “io non sono fatta per essere l’altra”, e lui capisce cosa voglia dire avere il mare nelle orecchie, che non è sempre bello e sembra di poterne svenire, e non vuole perderla, e le dice che vorrebbe due vite, perché lui quello che prova è davvero amore, e le vorrebbe entrambe quelle bambine del futuro, la mora e la rossa, entrambe quelle ragazze, entrambe quelle esistenze. Non farlo, le chiede. Dammi tempo.
Lei ha un buffo paio di occhiali da sole in mano, e con quelli va via mentre lui è ancora a metà di una frase. “Non tornare. Fammi il favore di non tornare”, gli dice.
Li indossa solo una volta uscita, per poterci piangere sotto, o almeno questo pensa lui guardandola dalla finestra. Gli sembra talmente piccola da non poter attraversare sola, lascia stare l’arrivare a casa, e lavorare, e tutto il resto. Vorrebbe correre di sotto per prenderla al volo e tenerla così per sempre. Prova un dolore talmente affilato che gli sembra strano non sanguinare.
Ma prova anche sollievo, perché ora tutta la pesantezza della sua vita sparirà, tutto tornerà a posto.

E così è.
Torna all’ovile, e si laurea, e si sposa, ed ha una bambina mora che porta il nome della nonna materna. Seguono altre due bimbe, castane e con nomi meno austeri, sacrifici, lavoro, amore e responsabilità.

La moglie, che sarà anche stata damina, ma per niente cretina, lascia sapientemente cadere nell’oblio quei sei mesi di mattana che lentamente diventano due anni fa, tre anni fa, dieci anni fa e poi più nulla, inghiottiti dalla frase “Stiamo insieme dalla terza liceo”. Ha sempre saputo dell’altra, in realtà. Non nell’immediato, no, ma poco dopo, da uno degli innumerevoli cugini a cui l’aveva detto la cognata che l’aveva saputo dalla zia, con cui s’era confidata la di lui madre, oggi anziana nonché suocera.
Ha sempre saputo dell’altra ed ha sempre saputo di averla sconfitta. “Ha scelto me”, s’è detta. “Ha sempre scelto me, amava solo me”.

“E’ lei che ha scelto”, mi dice oggi dopo il terzo bicchiere. Ha una rabbia addosso che sconfigge il tempo. Vorrebbe ucciderla, quella ragazzina che fino a ieri era “sei mesi di mattana a 20 anni, quasi fisiologici in una storia lunga come la nostra”. Vorrebbe ucciderla, come se da qualche parte nel mondo ci fosse ancora, identica, una diciottenne rossa di capelli col sorriso pronto ed un bastardino fulvo sempre attaccato alle caviglie.
E’ successo che il suocero ha avuto un momento di commozione durante un compleanno. Gli è scappata una mezza parola di troppo riguardo alle responsabilità di padre e quel famoso discorso da uomo a uomo di venti – più di venti! – anni prima. Parlava al figlio, non s’è moderato, e eccoci qui: una moglie abbastanza furba da fingersi noncurante, un quarantenne abbastanza cretino da credersi al sicuro – sono passati più di venti anni, per l’amor di Dio! – reo confesso: mi ha lasciato lei.
“Ma perché io amavo te, eh!”.

“E’ lei che ha scelto”, ringhia stasera guardandosi intorno l’ex damina che ha sposato il più pavido, e dolce, dei miei amici.
Ed io sono felice, perché sono castana e ho due gatti, intanto, ma soprattutto perché all’improvviso ricordo com’è, l’avere il mare nelle orecchie, tanto che la vedo parlare e quasi quasi non la sento più.

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130 pensieri su ““Ceci n’est pas une pipe”: il mare nelle orecchie

  1. Molto, molto bella.

    :-)

    C’è una cosa che renderebbe impossibile scambiare uomo e donna in questa storia.

    Una caratteristica che la stragrande maggioranza delle donne ignorano del tutto, e persino molti uomini (quelli che non si guardano dentro).

    Una cosa semplice e terribile, che in una società diversa sarebbe persino una bella cosa, ma qui da noi, praticamente in tutto il pianeta, è vietata, o dalla legge o dalla società.

    Gli uomini possono amare più di una donna. Amare, non “andare a letto con”. AMARE.

    Non è una regola da Harem…è un modo di essere che le donne ignorano, perché la natura le costringe a “scegliere” per portare avanti i figli.

    Le scelte di una donna, una volta fatte, sono praticamente irrevocabili, e non provocano rimpianti.
    Autoconvincimento efficientissimo, come per molte altre cose.

    Quel poveretto, io lo capisco sin troppo bene, ha dovuto uccidere metà del suo amore, e probabilmente nessuno lo avrà capito, di quelli che gli stanno vicino e dicono di conoscerlo bene.
    Soprattutto non lo ha capito sua madre, e la moglie, e la suocera.

    Alzo il calice per il ragazzo sfortunato che aveva troppo amore dentro di sé.

    PG

    • Pì, tu un commento banale non riesci ad infilarlo manco per sbaglio vero?
      Sono quasi d’accordo, sulla questione dell’impossibilità di invertire i sessi in questa precisa storia (che come sempre, è solo rielaborata, ma per nulla inventata), perché in linea di massima sono d’accordo riguardo all’affermazione che il “doppio amore” è prevalentemente maschile. Con due considerazioni a margine: il fatto che un uomo ami davvero sia te che l’altra non rende affatto meno dolorosa la situazione né attenua minimamente la sensazione di NON essere amata. Credo che l’amore in coppia si nutra del senso di unicità, sai quella sensazione che come lei/lui non ci sia nessuno al mondo?; e credo che senza quell’unicità reciproca per quanto reale sia il sentimento, semplicemente sia impossibile percepirlo. Perché io vedo solo te, e tu ci vedi in due, e quindi tu hai due ed io metà. Valgo forse un quarto, come essere umano, di quanto vali tu?

      Non è vero che le scelte di una donna non provocano rimpianti, è che i rimpianti vanno arginati rapidamente prima di poter dare inizio ad una reazione a catena che porterebbe al disintegrarsi di ogni parvenza di serenità, perché la vita non è dato viverla due volte. Allora tanto vale, se si trova la forza, tener fede a quanto detto e scelto, che soffrirla tutta da capo non avrebbe senso.

      Lui non è stato sfortunato, ha una vita ricca di cose belle ed una donna con cui è sempre stato felice. Ha solo sottovalutato la portata del concetto “Il mio matrimonio si basa sulla scelta di una terza persona”, che per altro in mia opinione è deleterio, perché allora dovremmo tutti cercarci partner che non siano mai stati lasciati prima :D
      Ti abbraccio.

      • Ahahahahahah!!!!!

        Verba, hai ragione, ma i miei commenti forse non sono banali per ben tre motivi:

        1- pochi dei tuoi articoli sono banali, e quindi meritano più che dei semplici complimenti

        2- sto davanti ad una tastiera e ad un paio di monitor (ci lavoro), quindi non posso trasmettere efficacemente sorrisi, carezze e leggerezze; mi riesce più facile, invece, trasmettere ragionamenti più o meno profondi (anche qui, deformazione professionale)

        3- non me ne vogliano i presenti, ma di commenti banali è pieno il mondo; cerco di dedicarmi ad altro.

        ;-)

        Io sono lui, Verba. Non giudico l’amore che è negli altri, ma sono sicuro di quello che è in me. E ce n’è davvero tanto, persino troppo per dedicarlo ad una persona sola.

        Di amici ne abbiamo più di uno (amore), di animali anche (amore), di passioni anche (amore), ma non puoi dire ad una donna che non è il centro dell’attenzione perché sennò ti molla per qualcun altro che le fa credere di esserlo. Così è, tu lo confermi.

        E’ fisiologico, e non ha cause nell’inferiorità femminile (inesistente) o nella consuetudine (invadente). Si tratta semplicemente del fatto che l’amore romantico per una donna è funzionale alla creazione di una prole che necessita di una situazione “stabile” ed “esclusiva” nel senso letterale, cioè che esclude tutto ciò che c’è fuori.

        Lui, questo lo ha sottovalutato, come dici tu. Ma non è una colpa: non aveva scelta.

        L’amore non lo puoi contenere, è la forza più grande che c’è.

        Un abbraccio; leggero, sorridente, non banale.

        :-)

        PG

        • Hai mai visto “il signore delle maree”?
          C’è un dialogo in cui “l’altra” dice a lui “Ho capito, ami di più lei”. E lui le risponde “No. Solo da più tempo.”
          E se ne va.

          Sigh.

          • Quella che stai definendo “l’altra” non esiste.

            E’ un concetto femminile, originato dal fatto che ce ne DEVE essere una “ufficiale”.

            Per questo anche le atee bestemmiatrici anticlericali si sposano in chiesa: per “ufficializzare” e…per fare contenta la mamma, naturalmente.

            Per lui, non c’è una e l’altra. Per lui c’è solo amore, diverso, per due persone diverse ma di egual valore.

            Non ti sembra strano, a pensarci serenamente? Cosa faresti se ti chiedesso di SCEGLIERE tra le tue amiche, di tenerne solo una per tutta la vita?

            O di scegliere tra i tuoi hobbies? O di scegliere un libro e buttare tutti gli altri dalla finestra?

            Se ti chiedessero di scegliere un solo cibo e magiare quello per tutta la vita?

            Poi, certo, mi puoi rispondere che non è la stessa cosa, che DEVI fare una scelta di quel genere, sennò…

            Sennò COSA?

            Chieditelo, e avrai la risposta. Sei troppo intelligente per non arrivarci.

            ;-)

            PG

          • Io non è che “non ci arrivo”. E’ che non sono d’accordo, o meglio ancora, è che personalmente non funziono così. Ho scritto moltissime volte che, personalmente, non credo alla monogamia come soluzione “naturale” nella coppia, credo la monogamia sia pura mediazione e che vada concordata e non “data per scontata dall’inizio” ed ho avuto i miei bei problemi al riguardo nelle relazioni precedenti, ero come Coda di Lupo di De Andrè, mi innamoravo di tutto e correvo dietro ai cani.
            Ma l’amore “romantico” non è parificabile a quello per il cibo, un libro, e neppure un amico. Intanto perché con un amico non ci vai a letto, e scusa se sono terra terra, ma la componente sessuale per me fa il 60/70% di una relazione. Se non funziona, amore addio. L’innamoramento ha sempre una spinta potentissima di attrazione sessuale, questa cosa con gli amici mica ti succede. Quando sei stracotto, specie da giovane, faresti l’amore sei volte al giorno. E cavolo, ma se siamo in due a godere dei tuoi favori, come fai? Ti licenzi? :D
            Poi il punto per me è ancora altro, quello che dicevo prima: l’unicità. Quella persona che ti sembra l’unica, che diventa il centro, che tu voglia o meno. Che hai sempre lei nella testa. Che vai per strada e ridi da solo come un cretino, e sei gentile con tutti, e radioso. Il cuore certamente può tenerne due… la testa, la mia almeno, no. Non alla pari. Ci sono stata nella situazione, ho creduto di “amarne due”, ma alla fine era “nemmeno uno”. E non sono disposta ad essere il “grande mezzo amore” di una persona che amo intera. Non riesco. A me, metà, non basta. E se anche non è metà amore, è metà persona. Metà tempo. Metà desiderio. Metà spazio.
            Va a finire che prendo un coltello e diventa pure metà cazzo ;-)

      • non ho voluto, non volevo…ma un apio di volte per brevi periodi sono stata l’altra. Una volta ha pure scelto me…ma me ne sono andata lo stesso alla fine. Riguardo il senso di unicità di cui discutevi con PiGreco, concordo in pieno. Molti no, li ho detti perché sentivo di non essere l’unica, o almeno l’unica in quel momento (ecchediamine!) :D

  2. sono ramata, non ho mai voluto essere l’altra e non credo di esserlo mai stato (semmai sono stata La di uno che di altre ne aveva a bizzeffe): lei donna forte e con le palle, lui uomo dolce, forse troppo buono e troppo debole per prendere in mano la sua vita e scegliere di essere felice, la moglie, classica “furba” che prova a dimenticare e a metterci una pietra sopra…
    che sia tradimento o meno, il periodo di distacco preso perchè c’è stato qualcun’altro, torna sempre. E’ un circolo. Finchè si è felici, possiamo pensare di accettarlo e superarlo, ma quando la vita ci sbatte in faccia la realtá, poco importa se son passati piú di vent’anni e ci sono state tre vite nuove in mezzo, la cosa è reale, è esistita. Se solo le persone avessero abbastanza forza da prendere le proprie scelte senza farsi influenzare, sarebbe un mondo piú rilassato e felice.

    • Io mi sono chiesta se, a fidanzate invertite (se fosse stata la rossa quella arrivata prima e quindi appoggiata dalla famiglia, e la mora quella incontrata per caso), non avrei scritto di tre piccole bambine rosse ed una moglie piccola, magra ed infuriata.
      Non lo sapremo mai.
      Hai ragione su “la cosa è reale”. Il sapere che non hai “vinto”, semplicemente l’altra s’è ritirata, credo sia veramente destabilizzante.

      • non conosco le due donne, ma una donna forte e di carattere non avrebbe accettato di stare con uno che non “sa se”, con l’indeciso che si fa vivere dalle scelte altrui. Gli uomini che non sanno scegliere spesso sono inutili ai fini della felicità

  3. Come sempre, non ci sono vinti né vincitori.

    Però ho delle storie da raccontare, io che non sono mai stata lasciata e io che ho sempre deciso io tanto che un’amica un giorno mi ha detto: “stai attenta che non ti capiti mai, perché il giorno in cui ti dovesse lasciare l’altro, allora soffrirai come un cane e non saprai neanche come si fa”.

    Ed è proprio sul discorso della vittoria, del trionfo che secondo me le coppie si dovrebbero misurare e rendersi conto che non è un criterio sensato né sano.

    Che senso ha mettersi a guardare a tutta la vita passata insieme cercando sempre quando “ho vinto io” o “quando mi hai battuto tu”?
    Ha senso solo in un certo tipo di ambienti, e uno di quelli in cui questo concetto ci va a nozze è proprio quello della provincia.

    Io sto con te e tu stai con me, hai diciannove anni e tanti sogni per la testa ma NON HAI IL DIRITTO DI AVERLI, perché ti devi prendere le tue RESPONSABILITA’, perché nella vita NON SI PUO’ FARE SEMPRE QUELLO CHE SI VUOLE, perché poi sennò la TUA FAMIGLIA, poi sennò la SUA FAMIGLIA…. ed una volta che ce l’avrai anche tu, una FAMIGLIA tutta tua, allora dovrai fare OGNI SORTA DI SACRIFICI e scendere ad ogni tipo di COMPROMESSI per IL BENE DELLA TUA FAMIGLIA etc etc etc

    Sono ragionamenti che mi hanno sempre fatto venire la pelle d’oca.
    Ma che se fatti costantemente a figli generosi e silenziosi li catechizzano.

    Il fatto è che qui non conta chi ha deciso che dovesse finire. Lui non era sicuro ed è la sua incertezza che l’ha fatto vacillare.

    Il fatto è che qui non conta che ha vinto “l’altra”.

    Il fatto è che a voler impuntarsi su una relazione che ha fatto vedere di avere delle crepe senza volerle analizzare, impuntarsi che le storie d’amore devono sempre essere “perfette come quelle dei film” (ed è su questo substrato che fioriscono frasi autogiustificatorie come “siamo assieme dalla terza liceo”), impuntarsi a non voler vedere che la persona che ami è in un momento di confusione, impuntarsi a non capire che per stare con te sta lasciando perdere per il resto della sua vita ad aneliti diversi, a decisioni diverse, impuntarsi a non voler parlarne, a non voler vedere, a non voler discutere, ma soprattutto a voler stare con una persona prendendola PER SFINIMENTO (lo svenimento, il deperimento fisico, i genitori che si mettono in mezzo, l’affare che diventa affare di stato…) si finisce per non rendersi conto che CI SI STA PRENDENDO UN DEBOLE.

    E fare i conti con il fatto che ci si sposate uno che amavamo tanto (ma cosa? ma chi? se appena ha mostrato di essere un po’ diverso siamo ricorse alle sceneggiate per farglielo rimangiare) che però intanto voleva stare da un’altra parte e fare delle altre cose.

    E ce ne rendiamo conto tardi.

    Non è più contro l’altra che stiamo lottando, non è più di lotta né di vittoria né di perdite che si sta parlando a quel punto.

    Ma è che fa male rendersi conto solo a quarant’anni che la tenacia non é la dote dei forti.

    E’ la dote dei pirla.

    • Io credo di amarti.
      Premesso questo, ci sono delle persone (e delle situazioni) cui non importa di come sta “quello che amano”, purché stia con loro, ed ogni mezzo è lecito, perché in linea di massima “quello che amano” è la principale via di fuga da una vita indigesta e priva di prospettive. I sogni, i desideri differenti, le aspirazioni nuove, vengono vissute con orrore e sgomento e rabbia, il punto è TENERSELO, mica che lui sia felice. O meglio mica che sia felice “senza di me”. Va benissimo che sia “un debole”, perché un debole lo puoi manipolare. Il fatto che possano manipolarlo anche gli altri dovrebbe far suonare un campanello d’allarme, no?
      No. Appunto.

      • Grandi donne: ci girate intorno come degli squaletti, ma non addentate il concetto.

        Eppure manca solo un piccolissimo passo.

        :-)

        Perché va “tenuto”?

        Perché TENERSELO anche se ha dimostrato di desiderare altro, perché chiamare VITTORIA la sopportazione, il plagio e la resa dell’amore verso la “responsabilità”?

        Mi permettete un aiutino? Non è “tenacia” quella che porta una donna a fare tutto questo, a tali riprovevoli compromessi, persino a sotterfugi e cattiverie.

        Una creatura, la donna, che parla di amore così spesso…perché dovrebbe accettare cose del genere?

        Non accade di rado, anzi…

        Su, un mozzichino alla risposta:

        perché?

        PG

        • @Pi Greco: illuminami!
          (Detto senza nessuna ironia; quando agli esami mi dicevano “lei è sul punto di fare un’osservazione intelligente mi veniva l’ansia da prestazione e andavo in tilt.
          Anche adesso!)

          • Ti illumino volentieri senza la minima presunzione. Anche a me spiegano cose nuove tutti i giorni, fa parte del mio lavoro, e poi ognuno ha degli “angoli bui” nella direzione dei quali non può vedere. Come quando fai manovra con l’auto.

            Il motivo, Virginia (bel nome), è che l’istinto riproduttivo incide molto sugli uomini e moltissimo sulle donne. Non so stabilire una percentuale, ma è qualcosa che oscilla tra il 50% e il 90% delle decisioni che prendiamo riguardo la nostra vita.

            Nell’uomo c’è un aspetto sessuale più evidente perché atavicamente il desiderio doveva essere più forte dei pericoli che comportava l’accoppiamento, e questo origina tutta la rosa del comportamento “stupido” dei maschietti dinanzi a delle belle curve (e questo voi femminucce lo sapete bene perché a volte lo sfruttate a vostro vantaggio).

            Io, per esempio, ho fatto un mare di cazzate, ma proprio tante tante, per quel motivo. E sono sicuro di essere in buona compagnia. Forse non ho ancora finito. Ma ci penso.

            Nella donna, invece, anche se l’aspetto sessuale è presente (fare sesso è piacevole per tutti, chiedi a Verba), c’è FORTISSIMA tutta la faccenda della maternità, dello svezzamento, della crescita.
            Per questo, indipendentemente dallo status sociale, dal livello culturale, e dal carattere, arriva nella vita di una donna il momento in cui “la vita non ha senso se non faccio un figlio”.

            Attrici, sportive, scienziate, ladre o puttane…non si salva quasi nessuna. Si potrebbe dire, analogamente al maschile, “tira più un pannolino che una locomotiva”.

            La fregatura, se vogliamo dirla così, è che l’istinto dell’uomo “costa” solo un po’ di fiatone mentre fai sesso (e, a volte, molti molti soldi tempo e risorse per conquistare la femmina desiderata);
            l’istinto della donna invece costa molto di più: gravidanza, parto, dipendenza per il sostentamento e per la protezione.

            Questo ha comportato tutta una struttura sociale che, Darwinianamente, ha selezionato le donne in “bisognose di protezione sicurezza stabilità ufficialità”. Quelle erano coloro che figliavano e portavano avanti il DNA con questa tipologia di comportamento.
            Le altre, quelle che la pensano diversamente, non fanno figli ed il loro DNA si estingue.
            Aggiungiamoci anche che la socletà si è conformata e INCORAGGIA il primo tipo mentre scoraggia il secondo…ed ecco qua.

            Verba sa bene di essere in contraddizione quando afferma che un uomo solo “è più sesso”.

            Dopo pochi anni i rapporti si limitano molto, e poi sappiamo bene tutti che una donna LIBERA ed EMANCIPATA può avere tutto il sesso che vuole, appagante e stimolante come è quando cambi partner. A mazzetti da 5, come gli asparagi.

            :-D

            No, no, il motivo non è questo. Il motivo è, nelle sue infinite sfumature, che la donna NON PUO’ ammettere di non essere l’unica destinataria di attenzione perché altrimenti non riuscirà a formare e mantenere la prole, la famiglia, o come dir si voglia.
            Siete fatte così, selezionate (come noi maschietti) dall’evoluzione.

            Alla domanda: “preferiresti un uomo solo che sta 13 ore al giorno fuori casa (caso tipico) e tolto il sonno ti dedica 3 ore, oppure due/tre uomini che ti dedicano ognuno 5 ore”, la risposta sarà sempre…

            Voi cosa preferireste?

            E perché?

            ;-)

            PG

          • Però continui ad eludere il punto riguardante l’unicità, caro PuntoGì ;)
            Io preferisco quello che amo rispetto a quelli che mi amano loro. Per altro quei 5, per avere 5 ore al giorno, che fanno, so’ disoccupati? :-D
            Vorrei anche io farti una domanda. Se è vero che si può totalmente, completamente amare due persone alla volta, perché questo vale solo se *almeno una* ti ricambia, mentre non s’è mai visto al mondo qualcuno che soffrisse disperatamente per DUE amori non ricambiati contemporanei? ;)

          • Verba, sei in un circolo chiuso.

            Continui a ripetere “totalmente, completamente”.

            E’ l’angolo buio di cui scrivevo. Tu NON PUOI, perché ti è precluso dalla tua struttura.

            Come io non posso volare perché non ho le ali, come io non posso capire cosa significa portare avanti una gravidanza o partorire in quanto non ho utero.

            Questa cosa, semplicemente, non la concepisci.

            E’ come quando una donna è amante: puoi tenerla solo se la prendi in giro dicendole che lascerai tua moglie. Ma un bel giorno lei ti costringerà a “scegliere”.
            Non ci sono donne che fanno le amanti per più di qualche mese, SE sanno che non potranno diventare “ufficialmente” riconosciute.

            A parte Camilla di Carlo di’Inghilterra.

            Il problema non è “loro” ma “vostro”. Poi noi di problemi ne abbiamo altri, tipo il testosterone ad esempio…ma questo è un limite che le donne hanno e non c’è niente da fare.

            Ma da uomo, parlando di un altro uomo, ti confermo che SI PUO’ amare due o più persone diverse, per motivi diversi, senza dividere più che il tempo, come si fa con gli hobbies, con gli amici, con gli animali. Amare, non solo scopare.

            Voi no: avete BISOGNO dell’unicità per la famiglia. Punto. Non è una scelta.

            Farsene una ragione no?

            ;-)

            PG

          • Te lo ripeto: non è che sono cretina, è che non sono d’accordo :) E continui a non darmi risposta sul concetto di unicità. Non sto parlando di “coppia”, sto parlando di amore. Tutte le cose che dici sono verissime, posto di non essere innamorati (nel mio caso).

          • Scusami, credevo di aver già risposto.

            Per me va bene avere anche 3 amori CORRISPOSTI.
            Ma era ovvio…se non è corrisposto non puoi viverlo, perciò per me non vale.

            Fai conto: io amo te e un’altra; tu ami me e altri due (che a loro volta ti amano).

            Passo tempo con te, e con quell’altra. E tu passi tempo con me, ovviamente, e con gli altri.

            Come si può, come si fa con gli amici e con tante altre cose nella vita. sempre 24 ore sono…perché tu LASCI i bambini o il marito quando hai prole, perché non hai tempo esclusivo per tutti? Questa eccezione al tuo discorso sul tempo non ti dice niente?

            Amare e vivere più persone si può. Molti uomini lo fanno, hanno più famiglie (ma devono nasconderlo). Non ho mai sentito di una donna con più mariti, invece. Perché?

            Gli uomini possono farlo.

            Ecco, per me andrebbe benissimo e sarebbe appagante.

            Per te, da quello che scrivi, NO.

            Tu devi avere UN SOLO amore perché non puoi partorire due famiglie contemporaneamente.

            Mentre con i nostri organi sessuali e con i nostri sentimenti possiamo fare cose diverse ed egualmente appaganti, tu con il tuo grembo puoi portare avanti una sola linea evolutiva.

            E’ per questo che per te questa cosa non va bene, che prima o poi DEVI “scegliere” uno e dimenticare gli altri, o perlomeno smettere di amarli.

            Che poi è il motivo per cui molti uomini pretendono che le loro donne mollino tutti gli amici: per non rischiare di ritrovarsi il seme di un altro in casa.

            Che poi è il motivo per il quale molte donne perdonano i tradimenti degli uomini PURCHE’ poi le loro attenzioni, tempo e risorse economiche restino all’INTERNO della famiglia “ufficiale”.

            Verba, è così, ti posso convalidare questo modello con quasi tutto ciò che succede, in modo convincente.

            Noi tutti NON siamo liberi. Non comanda la mente o il “cuore”.

            Solo l’utero.

            Basta saperlo ;-)

            PG

          • Perdonami, ora rileggendomi sento sorgere un dubbio.

            E voglio chiarirlo: amare ed essere innamorati è la stessa cosa per me. E per tutti gli uomini.

            Poi, in famiglia, si usa “amare” al posto di “ti voglio bene” o di “ormai mi sono abituato a te”.

            Non è così…amare è amare, non credo di doverti spiegare cosa significa…ma se ti piace dire “sono innamorata”, allora per me va bene.

            Posso essere innamorato di più persone contemporaneamente. E anche tu dici di averlo fatto.

            Solo che poi sei diventata “grande” e hai capito che questo poteva succedere sono con UNA persona.

            Guarda caso. E vedrai che poi “sentirai” il forte bisogno di un figlio. Guarda caso.

            PG

          • No, scusami, io forse mi sono espressa male, ma non è che io mi racconti che la monogamia di oggi sia il normale sviluppo emotivo di una persona che prima era carente. E quanto al desiderio di figli, ecco, lo trovo un poco “presuntuoso”, perché di fatto tu non puoi sapere se una persona li vuole e non può averli, li vuole e li cerca, non li vuole e basta, e può essere doloroso sentirsi dire “eh vedrai che li vorrai” così, dando per scontato tante cose.
            Continuo a non condividere questa visione dell’uomo che sarebbe libero se non fosse schiavo del ciclo riproduttivo, sarò un’individualista sfrenata, non lo nego, ma oggi tu ed io sappiamo che il mondo può campare benissimo senza la nostra prole ed averli o non averli, compatibilmente coi piani del signore o chi per lui, è spesso una scelta razionale. Sappiamo entrambi che la monogamia dal punto di vista antropologico era necessaria ad entrambi, come dici tu la donna necessita di almeno 3 anni di protezione per allevare il cucciolo, l’uomo della certezza che il cucciolo sia suo; questo però non spiega il sentimento. Il senso di appartenenza, la gelosia, la paura, sono sentimenti ambosessi. Io non sto parlando di voler bene o essere affezionati, parlo di amore. Quello che dopo un decennio insieme ti fa guardare l’orologio in ufficio con impazienza, perché hai fretta di stare un poco con lui/lei. Quello che senti nella voce di certi mariti quando parlano della moglie, e viceversa. Quello che anche nelle peggiori giornate ti racconta che tutto sommato sì, campare ha senso. Quel tipo di amore che guarda al suo “oggetto” come a qualcosa di irrinunciabile, irripetibile, unico.
            Io non capivo alcune cose, prima. A me la coppia faceva fatica. La fedeltà mi pesava da morire. Mi sentivo come un cane alla catena che annusa il vento. Ero convinta che fosse così per tutti, e non mi davo pace.
            Adesso che ogni cosa mi viene naturale, magari anche volere un figlio come dici tu, capisco che il problema non sono mai stata io, ma quello che NON provavo io. Anche quando credevo di essere innamorata pazzamente:)
            Scusa se sono prolissa.

          • Nessun problema, mi piace leggerti :-)

            Vedi, in realtà è abbastanza semplice, sotto gli occhi di tutti.
            Talmente sotto gli occhi che è forse troppo vicino per vederlo…un po’ come cercare un brufolo sul naso senza avere lo specchio.

            Se la scelta della maternità fosse una scelta, sarebbe DISTRIBUITA…non dico 50 e 50, ma chessò…40 e 60? 70 e 30?

            E invece non è così: il 99% delle donne, dopo una certa età (tipicamente quella in cui è abbastanza esperta, e questo varia da cultura a cultura, in Africa vuol dire 15 anni, da noi, ormai, 30), “desidera” un figlio.

            Capisci cosa intendo? Scegliere la marca di automobili è una scelta: troverai un 10% di FORD, un 20% di AUDI, un 30% di Volkswagen e così via.

            Scegliere un hobbies è una scelta: musica, sport, meccanica, taglio e cucito, e così via.

            Ma se un gruppo di persone molto vasto sceglie per il 99% una cosa, vuol dire che c’è un MOTIVO.

            Io non sto molto meglio, sai? Credi che per me, sentirselo duro davanti ad un film porno sia una scelta? Niente affatto!!!

            L’amore, si, quello è una scelta: posso amare una donna magra, grassa, intelligente, stupida, dolce, sgarbata…posso amarne due, se hanno di che farsi amare da me.

            Ma, per esempio, NON posso scegliere di amare un uomo perché non è nel mio DNA.

            E’ per questo che gli omosessuali non hanno ne colpe né meriti, per questo sono non meglio o peggio di me o te: essi NON SONO RESPONSABILI DEL LORO ORIENTAMENTO.

            Noi siamo intelligenti, e senzienti, ma non decidiamo TUTTO. Quello li sta al piano di sopra, e lo chiamano Dio.

            Facciamo cose anche sgradevoli perché non possiamo non farle (tu ti trovi bella quando fai la cacca?).

            Se chiedi in giro se uno vuole vivere o morire cosa vuoi che ti risponderà nella maggior parte dei casi? Istinto di sopravvivenza.

            Quindi, e qui davvero devi fartene una ragione perché ti aiuterà a vivere molto meglio (a meno che la cultura o la consapevolezza per te non abbiano vantaggi), quando una donna vuole un figlio, è perché è costruita per volerlo.

            Perché costa talmente tanto, come risorse, che se non ci fosse questo fortissimo “desiderio”, nessuna sana di mente vorrebbe limitare la propria libertà, il proprio tempo, la propria salute, i propri soldi per una cosa del genere.

            Ma tu davvero credevi di essere libera?

            Cazzo io ci sono arrivato a 16 anni…e da allora, SAPENDO, ho potuto migliorare le cose.

            :-)

            PG

          • i dati sulle donne che desiderano figli sono sbagliati, non è affatto il 99% come probabilmente mutui dalla tua esperienza: http://espresso.repubblica.it/attualita/2013/11/11/news/figli-no-grazie-1.140811

            Poi, anche avere un figlio è una scelta razionale: se da una parte sulla bilancia vanno le risorse emotive, economiche e di tempo/sacrificio, dall’altra c’è la componente di progettualità della coppia, senza la quale è facile trovarsi un giorno a dirsi “e adesso?”.
            C’è la curiosità verso una forma di amore che in altro modo non puoi esperire. Uno dei miei migliori amici, maschio eh, ha deciso di avere un figlio proprio a fronte di questo ragionamento.
            Io sì, credo di essere libera. Ma magari questo è il Truman Show, chissà.

  4. sei così brava che non saprei dire se è tutto vero oppure no.
    e ho remore a commentare, perché le vite delle persone non si commentano. ma dirò solo che le “crisi del dovere e della responsabilità” mi mettono sempre addosso un sacco di tristezza e di disagio. tristezza perché probabilmente non ci liberiamo mai dell’intima convinzione che la vita, per breve e dolorosa che è, dovrebbe essere governata dalle passioni forti; disagio perché mi ricordano tutte le crisi del dovere e della responsabilità che ho attraversato, e che mi hanno piegato. e, dopo il tuo post, non so se ho più voglia di scrivere una favola in cui queste crisi vengono superate, per esorcizzarle, o di scrivere una storia in cui queste crisi vincono, e vincono, e vincono… per esorcizzarle!

      • perché non dovrei chiederti?
        cosa volevi scrivere, dunque, la favola in cui la crisi perde?
        io troverei più facile fare il contrario. scrivere è come un salasso: bisogna tagliarsi e farsi male, per stare meglio :)

        • Tu lo guardavi o hai anche solo vagamente presente cosa fosse, Dawson’s Creek?
          Il creatore del telefilm si chiama Kevin Williamson. Una volta ha raccontato che l’idea iniziale era completamente autobiografica: il ragazzino che vive sul fiume e si innamora della ragazzina della porta accanto, crescono insieme e….beh, nella vita reale nulla. Così lui crea questa serie tv che peraltro diventa il cult di una generazione, in cui “rivivere” la storia così come la voleva lui. Lo fa pure dire ad uno dei suoi protagonisti, all’ultima serie.
          E tu mi dirai: embè?
          Embè il ragazzino che interpreta l’amico del protagonista è più carismatico, guadagna terreno. La ragazzina di fatto diventa la vera protagonista del telefilm. I due ragazzini si innamorano sul set, viene creata una storyline che comprenda la loro relazione, che si presume temporanea, ma indovina un poco? BINGO! E’ incredibilmente più realistica e romantica di quella col protagonista “designato”, almeno per la maggior parte del pubblico, che quindi praticamente costringe gli autori, a quel punto, a far terminare la storia con il coronamento dell’amore tra i due, in barba al desiderio di riscrivere la vita del povero Kevin.

          Ecco io, che aggiusto le cose perché non mi va che chi passa di qui riconosca qualcuno, eventualità remota, ma non impossibile, volevo riscrivere questa storia in altro modo, volevo che quel tizio passasse al livello dopo, che ne so, scappasse dagli obblighi e dal TU DEVI (che poi dai, TU DEVI… a 19 anni? TU DEVI STARE CON LA FIDANZATA? Son ragazzini, se finisce vaffanculo, ma che storie tira la gente ai figli?) e corresse carico di aspettative e vuoto di tupperware dalla ragazzina coi capelli rossi (Charlie Brown docet).
          Se non che ho capito che in realtà la ragazzina coi capelli rossi lo avrebbe scaricato delusa ed annoiata nel giro di alcuni anni, per fuggire a sua volta verso un musicista di flamenco.
          E allora m’è andata bene così come stava :)

          • davvero? la ragazzina rossa lo avrebbe scaricato per un musicista di flamenco?
            bah, queste storie finiscono sempre col ricordarmi di quanto sia squallida, la vita, e di come giriamo in tondo raccontandoci di stare facendo la traversata in solitario mentre stiamo facendo navigare una barchetta di carta nel canale di scolo sotto casa.
            dawson’s creek lo vedeva sempre mia sorella, ma tutta ‘sta storia attorno alla sceneggiatura non la sapevo. aggiunge ulteriore tristezza. ma mi sa che stasera è colpa mia, devo avere digerito male.

          • Una che a 18 anni fa le superiori di giorno, lavora di sera, e invece di languire a casa consumando fazzoletti ti pianta al terzo giorno di indecisione amorosa… tu ce la vedi con un tenero cazzone succube di mammà? :)

  5. Sembra la (futura) storia di un mio amico che ha appena fatto un fidanzamento combinato. Si vede lontano un miglio che non è minimamente convinto però “Alla mia età è l’ora di fare qualcosa nella vita” (parole sue) . Io penso che rompere le tradizioni ingiuste quando ci sei dentro è ben difficile perchè quando tutti intorno a te fanno così e ti dicono di fare così e sembrano felici (… poi lo noti che c’è qualcosa di “strano” ma non ci dai peso…) contro tutti gli altri che sembrano felici (… poi, scavando bene, si mettono assieme per solitudine, perchè si avvicinano i 30, etc… ) alla fine non ti sembra poi così brutto. Il bello è che ti dicono di non sposarti mai! Eccicredo!

      • A me piacciono gli uomini e sono fuori dal giro karmiko del “devo fare figli per trovare il senso della vita”, peró mi rendo conto da racconti di amiche e amici quanto lo sposarsi e avere figli incida sul valore sociale della propria vita.

        È un dettaglio implicito, ma è lì, è un sottotesto e una nota a margine, quella che ti si presenta durante un esame da 1000 pagine di contenuti complessi.

        E vedo amiche e amici che ci stanno sotto, che ci rimuginano, che si sentono perennemente in ritardo e in errore. E molte volte una violenza più strisciante e presente del “devi essere eterosessuale per far parte del nostro club”.

  6. Il campo delle relazioni sentimentali offre il peggio del peggio delle persone: leggendo a destra e a sinistra vieni a conoscenza di fatti che ti viene l’angoscia come se prima o poi toccherà anche a te :( . Il mio problema è: ma glielo dico che fa una boiata o no?

        • purtroppo (per fortuna) la vera fregatura dell’amore è che prima o poi ti trova sempre.
          quelli che si sposano “per farsi compagnia”, perché “si voglion bene”, perché “stiamo insieme da dieci anni”, prima o poi li stana tutti. Sposarsi senza essere innamorati per me è proprio sfidare il destino. ;)

          • Si infatti: io faccio già così ma solo per evitarmi rogne future :D . Io penso che il problema sia l’impegno che dà fare qualità sentimentale: non tutti sono in grado di scegliere il partner migliore per sè e non tutti si impegnano a migliorarsi per raggiungere quest’obiettivo

  7. Mi sono un po’ persa nei lunghi commenti di PiGreco e nelle risposte, ma vorrei dire che esitono innumerevoli culture, sconosciute ai più, dove tutte le teorie “darwiniane” sulla donna e sull’uomo di PiGreco sono infondate. La prassi della coppia monogama e innamorata è una prassi culturale, occidentale e moderna. Cambiando luoghi e tempi, cambiano le cose. L’amore è qualcosa di inscindibilmente istintivo e culturale e per questo varia a seconda di dove si cresca nel mondo.

    • Ma qui da noi è così.

      Le culture dove la coppia non è monogama sono “piccole” e quasi estinte.

      Ti invito a fare ricerche e portare degli esempi, tralasciando ovviamente la poligamia MASCHILE perché il punto non è che un uomo può avere diverse mogli (possibile), ma che una donna NON può avere diversi uomini perché la cosa le è indigesta.

      Non c’è una cultura nella quale la donna non partorisce, giusto?

      E allora le cose vanno così…e poi guardatevi intorno: quante delle vostre amiche hanno più amanti contemporaneamente (non nello stesso letto, ma nello stesso periodo)?

      Nemmeno quelle ricche, potenti. Non ci riescono. Magari hanno 100 uomini, ma UNA STORIA PER VOLTA. Magari si sposano e poi si separano tante volte…ma ogni volta resettano lo stesso schema.

      Come dicevo, la risposta è sotto il naso. Altro che teorie…

      La biologia condiziona i sentimenti. E’ brutto, lo so, ma la natura non l’ho inventata io.

      :-)

      PG

      • io non ho bisogno di guardare le amiche.
        ho avuto due “amanti” nello stesso periodo, e nemmeno una volta sola nella vita, e non sapevo quale scegliere (non guardarmi male: entrambi volevano che scegliessi, a me la situazione andava bene così :D).
        Dico solo che poi, nel mio caso, arriva il terzo, ti innamori, vuoi solo lui, e vaffa al resto.
        Una storia per volta? LOL!!!

        • Ok, siamo arrivati ad un punto morto. Prevedibile.

          Non mi aspettavo certo che si potesse guardare attraverso una finestra chiusa.

          Va bene così. La Natura è oltremodo efficiente, non ho nessuna speranza di mettere in difficoltà un meccanismo che ha retto milioni di anni.

          E, sinceramente, non me ne frega niente. Da molto tempo, ormai.

          Io sto bene.

          :-D

          Ciao Verba, alla prossima, e buone scelte.

      • Secondo me l’unico handicap che ha la donna nel creare più famiglie sono i figli ( non penso che si possa lasciare un bambino piccolo in mano ad un maschio se non é obbligato) per il resto siamo pari

          • POST SCRIPTUM:

            I maschi ci arrivano a questa cosa. Facilmente. Poi magari si sposano lo stesso in chiesa (perché sennò lei diventa sempre più instabile e alla fine ti molla perché “non sei maturo”).

            Ma ci arrivano.

            Angolo buio.

            Sapete, ho conosciuto poche, pochissime donne in grado di ammetterlo.

            Poi un bel giorno hanno fatto un figlio (magari “è arrivato”, a parte il fatto che per un anno hanno fatto sesso senza protezioni) e non mi hanno più parlato.

            Angolo buio.

            PG

          • La differenza tra me e te è il fatto che il grosso della spinta a fare figli dalla parte femminile è dettato dalla società non dalla volontà biologia: fin da piccole le donne vengono spinte ad essere delle perfette casalinghe sforna-pargoli invece i maschi vengono spinti a far sesso a destra e a manca :) . Siamo animali sociali e quindi diamo molta importanza agli input sociali (in linea di massima)

      • le culture dove la coppia non è monogama sono molteplici e soltanto sconosciute.
        Sull’argomento ci ho fatto un’intero esame (Antropologia dei generi), ma anni fa, quindi non so darti esempi specifici, perchè non me li ricordo. In ogni caso sono molteplici le culture nel sud-est asiatico e in Oceania dove anche la donna ha più uomini contemporaneamente, o dove sesso e convivenza non coinvolgono la stessa persona (cioè la persona con cui si vive onn è necessariamente l’unica con cui si va a letto). in queste società di solito i figli sono della comunità o hanno discendenza matrilineare, quindi chi sia il padre, poco importa.
        io non ho tante amiche, ma due di loro hanno avuto 2 amanti contemporaneamente. succede. non frequentemente ma succede.
        infine: la biologia condiziona i sentimenti TANTO QUANTO la cultura. E’ brutto lo so, ma esiste un intero filone di ricerca, l’antropologia, che dimostra quanto poco di naturale c’è in quello che crediamo connaturato.
        :)

        • L’ultima cosa che hai scritto è molto interessante.

          Sul “tanto quanto” non posso essere d’accordo, perché semplicemente è troppo presto.

          Un’affermazione del genere sottenderebbe la presenza di una civiltà evoluta, e noi non lo siamo. Le percentuali parlano chiaro: le donne che NON vogliono figli (non quelle che non possono averne o non ne hanno per motivi contingenti, ma quelle che NON li vogliono) sono poche, pochissime.

          La biologia non condiziona solo i sentimenti, ma tantissime scelte. Se io faccio delle pazzie per un bel paio di chiappe, non è per una questione culturale. Si tratta del fatto che proprio sono stato “acchiappato” dal desiderio, e quello non sta scritto nei libri, ma è dentro il nostro DNA. Il potere di una donna soltanto bella è nella debolezza dell’uomo.

          Una modella salta la fila se ammicca un po’, ma se trova un omosessuale maschio può anche morire di fame.

          Pensa solo a tutti i peccati che commettono i preti…per la loro cultura, il sesso non dovrebbero esercitarlo, e invece…

          Tu non mangi perché la tua cultura te lo impone. Non dormi perché la tua società te lo comanda. Non vai al bagno perché va di moda. E non desideri un bambino perché lo fanno le altre. Sono le altre che desiderano un bambino per lo stesso motivo per cui lo fai tu. C’è una bella differenza, come quella tra Causa ed Effetto.

          Poi certo la cultura è grandemente influenzante: è per quello che un’atea bestemmiatrice anticlericale poi si sposa in chiesa con l’abito bianco.
          Perché la madre, e in generale tutta la famiglia, la caricano con una pressione immane, uno stillicidio fatto di tante gocce “ma allora, il grande passo? Non vorrai mica dare un dispiacere a tuo padre!” eccetera.

          E allora anche una che i preti se li mangia a colazione va a mani giunte in chiesa.

          Ma vedi, la cultura non può contraddire la biologia più di tanto.
          Nessuna religione dice di non fare figli. Nessuna.

          Come mai? Sarebbe un autogol clamoroso, perderebbe tutti i fedeli.

          Però certo…se la cultura contasse quanto la biologia, e se fosse vera cultura (cioè fondata su cose ragionevoli e positive), allora ci troveremmo un gradino avanti nell’evoluzione.

          Diciamo, per riconoscerti la correttezza di ciò che dici, che stiamo un pochino meglio degli animali, nel senso che non facciamo TUTTO come fossimo macchine.

          Infatti abbiamo la musica, l’arte, la scienza, e altre cose che ci vedono liberi e creativi.

          Ma è importante non sopravvalutarsi, Valentina: molte delle “scelte” che facciamo, non sono affatto tali.

          Una persona matura dovrebbe saperlo, e guardarsi allo specchio con più consapevolezza.

          Se non evolvono i singoli, non può evolvere nemmeno il gruppo.

          Ciao

          PG

          • Ora sono col cellulare e non posso rispondere punto per punto. In ogni caso dovrei rispolverare i miei libri dell’uni per portarti la valanga di esempi che dimostrano quanto la cultura – intesa come insieme di abitudini e concetti sociali coltivate fin dalla nascita – influisca su ciò che si ritiene naturale, sul concetto di bello, di sensuale e molti altro. Respirare, mangiare, procreare sono bisogni fisiologici. Cosa e quanto mangiare, con chi procreare e quanto sono fattori culturali. Noi siamo esseri socioculturali più di quanto ci piaccia ammettere. Perché è molto più facile far rientrare un concetto nella natura delle cose che pensarlo una scelta culturale valida come un’altra…

        • Vale, stai dicendo la stessa cosa che sto dicendo io:

          “Procreare è un bisogno fisiologico”.

          Semplicemente. Non è una scelta. Non è che io stessi affermando molto altro.

          Per me non è “più facile” pensare che una cosa sia naturale piuttosto che culturale.

          Dal punto di vista di un essere senziente, non solo non è facile, ma è anche squallido.

          Epperò è così :-(

          Ribatti con calma quando vuoi e puoi. Se Verba me lo consente, io sono qui.

          Discutere con persone intelligenti e preparate è sempre piacevole ed utile.
          Imparo.

          :-)

          PG

          • innanzitutto grazie per il complimento :)
            Forse stiamo dicendo la stessa cosa, ma partendo da due punti di vista diversi: fermo restando che procreare per uomo e per donna è un bisogno fisiologico, come, quando e con chi è invece un fatto culturale.
            Nella nostra società è culturalmente accettata la coppia monogama e fedele, tutto il resto è “devianza”, nel senso che non è la norma, non che è qualcosa di sbagliato eh!
            Però esistono diverse culture in cui i partner sessuali possono essere diversi e contemporanei, sia per luomo CHE per la donna.
            Quindi non è connaturato nella donna avere un partner alla volta, è connaturato nella donna avere ALMENO un partner con cui procreare.
            Questo è il punto di vista che ti porto tramite i miei studi.
            Sottolineo questo perchè se io non avessi fatto antropologia e mi dovessi basare solo sul mio vissuto – io che sto insieme con la stessa persona da quando ho 15 anni – di certo trarrei conclusioni diverse!
            Tornando al tuo commento precendente, due sole cose:
            – i preti non crescono in convento, lontano dalla cultura predominante, che prevede come naturale corso della vita costruire una famiglia. Per questo sanno cosa è il sesso, cosa è una interrelazione di coppia, ecc. In ogni caso le pulsioni sessuali sono qualcosa di naturale. Ma l’uomo è un animale talmente sociale che può scegliere di non assecondarle!
            – perchè ce l’hai su così tanto con gli atei? Io sono atea e conosco un sacco di atei e nessuno si è sposato in chiesa per far contenti i parenti. Chi fa così non lo fa per prassi culturale, ma per ipocrisia, credimi!

      • – Sì, ho amiche che hanno avuto più relazioni (nel senso di amore, sesso e corrispondenza di sentimenti) parallele. Anche più di due parallele. Ho amiche che hanno avuto anche più di tre relazioni contemporanee. La maggior parte degli “amanti” sapeva dell’esistenza degli altri e gli andava bene, altri non sapevano, altri sapevano ma avrebbero preferito non sapere.

        – Il tuo discorso Pi Greco, è articolato e molti sono gli spunti di riflessione, almeno per me.

        La base del mio discorso era invece che nella NOSTRA cultura, questa di oggi, italiana e quindi occidentale e moderna, se io mi guardo intorno ne vedo molte di storie come quelle descritte da Verba.
        Però le vedo soprattutto in ambienti chiusi, dove non c’è ricambio né di gente né di idee, quelli che generalmente vengono chiamati “la provincia”.

        Quello che lei descrive (volutamente camuffato, giustamente) è una storia purtroppo comune: vivo in un posto che non mi offre opportunità ed ho un fidanzato.
        La televisione, la mamma e le amiche mi dicono che quello che un fidanzato DEVE fare è essermi fedele sempre, uhm no, anzi no, quello che un fidanzato DEVE fare è DIMOSTRARE che mi ama, stare con me e fare quello che fanno i fidanzati delle altre e un giorno sposarmi (in chiesa e con l’abito bianco) così faremo dei figli, PUNTO.

        La pressione sociale della provincia italiana non è SOLO qui, ovviamente, ma per le donne anche nella bellezza (da quando sei piccola ti dicono “che bella bambina”).
        Gli uomini (o maschi, come vuoi) tutta questa pressione la sentono sottoforma di “responsabilità”, che è il discorso fatto dal padre al figlio nella storia di Verba.

        (Tutto deriva sempre dalla matrice “perché così gli altri non ti possano criticare”/”sennò cosa gli altri penseranno” che è lo sport preferito e più temuto della provincia italiana)

        Questi sono dati che basta guardarsi intorno per vedere: gente “obbligata” a matrimoni precoci e infelici ce n’è a bizzeffe tra i nostri conoscenti.

        Però io mi chiedo, e ti chiedo, e chiedo a Verba e a chi voglia rispondere: com’è possibile che tra persone che si “emancipano”* dalla provincia questo desiderio, o come dici tu, bisogno biologico, di formare una coppia esclusiva e avere figli non segue le stesse logiche? Perché la gente in provincia si sposa e fa figli?
        Perché quelli che ne sono “usciti” non si sposano affatto o si sposano tardi e fanno figli tardi o non li fanno affatto?

        Io non so se si tratta di biologia, come affermi tu, però credo che la pressione sociale e culturale in certi ambienti funzioni come le spinte che ricevi quando sei in mezzo ad un concerto o ad una fiera molto affollata.
        Ad un certo punto non sei più tu che ti muovi, perché con la tua sola forza non puoi opporre resistenza.
        Sei mosso dalla folla che ti trascina e ti sbatacchia.

        *(nel senso di “uscire”, non è presente nessuna connotazione positiva, lo dico in modo neutro)

        • Sei in gamba :-)

          Ora sto lavorando, e poi palestra…mi sa che prima di stanotte non mi sarà possibile rispondere.

          Il silenzio di Verba mi incuriosisce…ma probabilmente starà leggendo e meditando.
          Come molti altri.

          A dopo ;-)

          PG

          • lavoro, lavoro, lavoro e ancora lavoro. Questa l’ho letta mentre ero in coda per andare all’incontro con un collaboratore, per esempio.
            Altro che meditazione :D

        • Io onestamente non saprei risponderti, se non con la considerazione che chi “esce” dalla vita di provincia spesso non ha (più) una rete familiare e sociale a portata di mano che nel caso “figli” si rivela quasi indispensabile, ma contemporaneamente ha anche meno pressione dalla rete stessa.

          Io ho 38 anni. Il mio principale e viscerale motivo per non volere figli, fino a qualche tempo fa, ora parzialmente “digerito”, è che un figlio è un essere finito, ed io che con la morte non riesco a fare pace trovo l’idea intollerabile: la certezza della morte, la certezza della fine. Tu fai un figlio, e nell’istante in cui viene al mondo a fare da contraltare alle incertezze che hai sul suo futuro e suo tuo, c’è solo quell’immensa orribile certezza.
          Io ammiro le persone che riescono a vivere senza pensarci costantemente. Lo dico sul serio.

          • Uhm…secondo me cominciamo a ripeterci. Tutti.

            Come uomo, e come scienziato, tendo a guardare i fatti.

            I fatti (e ne ho visti, perché ho passato gli “anta”) mi dicono chiaramente che ancora troppe persone, persino quelle che riescono a capire e a dire/scrivere che “procreare è un bisogno evolutivo”, e che “sposarsi in chiesa è una costrizione sociale”, alla fine FANNO FIGLI E SI SPOSANO.

            Ora, io non entro nel merito di questa cosa. Personalmente non ho nulla contro i bambini, anzi sono stato un insegnante, e ho avuto il piacere di coccolare e interagire felicemente anche con bambini africani (quelli che, sinceramente, mi sono rimasti più nel cuore).

            Quello che mi dà un po’ fastidio è che le persone non siano LIBERE.

            Questo pallino della libertà ce l’ho sin da piccolo. Mi rendo conto che è un difetto.

            Ma se io capisco che qualcosa limita la mia libertà, allora davvero mi incazzo.

            Ho capito che non sono solo le sbarre di ferro a limitare la nostra libertà.

            Ed è troppo facile prendersela con altri, con il “sistema” o con la sfortuna.

            A volte la nostra prigione è DENTRO DI NOI.

            Quando mi sono reso conto che una pelo di fica mi faceva fare cose che di mio non avrei fatto, ho reagito. Credete, non è una conquista facile per un uomo. Non per me.

            Ma la SODDISFAZIONE, la realizzazione e infine la FELICITA’ che ho provato nell’infilare un dito su per il culo alla “natura”, è qualcosa che vale una vita.

            Lo stesso ho provato quando ho evitato di uccidere qualcuno mentre lo desideravo, quando ho costruito cose difficili con tanto impegno mentre invece volevo mollare, eccetera.

            Molte volte (magari inutilmente) mi sono messo nei panni di una donna. Non ho indossato la gonna o le calze a rete (si vedono i peli), ma ho pensato seriamente a cosa avrei fatto se mi fossi accorta che diventavo SCEMA davanti ad un neonato, e non per mia scelta.

            Se mi fossi accorta che stavo rinunciando alle mie passioni, ai miei interessi, alla mia vita, per “eseguire un programma” vecchio di eoni, e persino inadeguato, adesso che siamo 7 miliardi di idioti immersi nell’anidride carbonica.

            Se mi fossi accorta che le mie “scelte” non sono tali, che mi sto prendendo per il culo da sola, che per fare contenta la società o la biologia sto facendo cose che mai avrei fatto.

            E’ probabile che la mia risposta non vada bene per voi.

            Io non posso spiegarvi il testosterone, voi non potete spiegarmi cosa significa tenere in braccio un bambino partorito da voi, o sposare il Principe Azzurro.

            Posso dirvi che sono 27 anni che non faccio a botte (e non era nel mio carattere), che non sgommo al semaforo, e che se vedo una bella ragazza e un operaio in fila alle poste faccio passare avanti l’operaio.

            Posso anche dirvi che per esperienza so che tutto questo discorso è inutile: voi continuerete a sostenere che fate delle scelte, e che è solo una coincidenza se le scelte sono quelle.

            Che vi devo dire?

            Io sto bene, libero sono e libero morirò.

            E questa cosa è FICHISSIMA

            :-D

            PG

          • Ma stando a questo ragionamento, l’unico modo di essere libera di una donna è non avere figli PER SCELTA. E questa cosa mi sembra strana, nel senso che, se escludi le persone che fanno un figlio “perché sì”, non riesco proprio a considerare tutte le altre come inconsapevoli bestiole cieche schiave del proprio utero.

            Io capisco che tu abbia percorso una strada e trovato delle risposte adeguate per te. Quello che non capisco è perché vuoi che diventino paradigma per tutti, ma può essere che io ti abbia frainteso :)

          • Secondo me un questo frangente non calcoli che la ragione può benissimo “pilotare” l’istinto. Per esempio:

            La gente intorno a me mi influenza

            E’ normale: siamo animali sociali e quindi non ci posso far niente PERO’ posso scegliere chi frequentare ed alla fine essere influenzato positivamente.

            La donna ha la spinta a fare figli? Che problema c’è? Basta scegliere un uomo decente. Non c’è l’obbligo ma c’è una spinta istintuale e, visto che non ci puoi far niente, sta a te pilotarla in maniera tale che non ti danneggi.

            Come si dice: non possiamo dirigere il vento ma possiamo orientare le vele

          • Beh, certo certo.

            In cella ci sto, ma almeno posso scegliere dove mettere la branda, dove mettere il secchio e dove la sedia.

            Sono LIBERO di arredare la mia cella come voglio :-DDDDD

            Complimenti per il bicchiere mezzo pieno, sei un tipo ottimista.

            :-)

            PG

          • Questo ricorda tantissimo Zeno de “L’Opera al Nero”. Quello che viaggiava per fare, almeno, un giro della prigione.

            Zeno è un bellissimo nome per un figlio, per altro :D :D :D

          • Comunque, Angelo, il metodo che tu suggerisci è l’unico che funziona. Alla fine tutti, compreso il sottoscritto, siamo obbligati a fare ciò.

            La grande, grandissima differenza è nel SAPERLO.

            Una consapevolezza che ti rende diverso.

            Le persone che lo sanno sono ancora in poche…le altre sono convinte di avere tra le mani il timone, e invece hanno al collo un giogo.

            Poche cose sono più tristi di un bovino che è convinto di desiderare di trascinare l’aratro…

            Forse una cultura ben posta sin da tenera età (non le bambole) e tante generazioni potranno renderci più liberi.

            Speriamo bene ;-)

            PG

          • Verba, io non ho un paradigma buono per tutti, come quello dei buonisti o di chi dice “la mia opinione conta quanto la tua” (ricorda niente?).

            Non entro nemmeno nel merito delle scelte, e di certo apprezzo sia i bambini che chi li fa (non è che io sia stato trovato sotto un cavolo…).

            Io parlo dei motivi. Del perché quel ragazzo ha “dovuto” scegliere, per esempio.

            Però si, hai detto bene: finché tu fai “quello che alla fine fanno tutti”, un dubbio dovresti averlo.

            Ne faccio solo una questione logica, del tipo: il pesce è vivo o morto?

            Se lo vedo andare nel verso della corrente, posso benissimo pensare che sia morto.
            Certo magari ha SCELTO di andare lungo la corrente…beh, in questo caso, non ha molta fantasia ;-)

            Se lo vedo nuotare contro corrente, è SICURO che è vivo. I morti non nuotano.

            Tu non hai dubbi? Mai?

            :-)

            PG

          • Io ho valanghe di dubbi, e penso che se mi dicessero “dimmi una cosa di cui sei assolutamente sicura” rispondere tipo “H2O!!” :D

            Detto questo capisco la similitudine del pesce, solo non vorrei essere il pesce che risale la corrente per dimostrare a sè stesso di essere libero :D

          • Si, però vorrei che tu facessi caso ad una cosa:

            tutti i tuoi ragionamenti, alla fine, tendono a confermare la corrente.

            Discussioni, disamine, esempi, controesempi, e via dicendo.

            Alla fine, potresti benissimo concludere che “è il caso di fare come gli altri per dimostrare che non c’è bisogno di non fare come tutti per essere diversi”, o altri ragionamenti più o meno arzigogolati che però, alla fine, portano sempre alla corrente.

            Come la tua storia affettiva: libera, indipendente, multi-amorosa, refrattaria ai condizionamenti, instancabile paladina dell’individualismo.

            Ma poi, verso i 30 anni, GUARDA CASO la prospettiva cambia, e trovi una persona/situazione/filosofia/motivazione che in pochi anni ti porta a fare la stessa cosa che fanno quelle che sono sempre state remissive e conformiste.

            Guarda caso è così, nella stragrande maggioranza dei casi. Ho sentito migliaia di storie come questa. Tutti santi finiscono in gloria, Verba.

            Beh, sai cosa penso io? Che la cosa più semplice sia proprio…andare controcorrente.

            Se sei davvero libera.

            Ma non è quello che succederà…guarda caso…

            ;-)

            PG

          • Pì, a volte ho il dubbio che tu mi stia trollando, nel senso che continui a parlare della mia storia personale come se pensassi di conoscerla meglio di me. Nel caso specifico, io mi sono fidanzata a 24 anni, proprio mentre le altre persone si davano alla pazza gioia, ed ho lasciato il mio ragazzo a 31 anni – un mese prima di andare a convivere – proprio mentre le altre persone si sposavano. Quindi no, nessuno scatto di orologio biologico “verso i trenta” che improvvisamente porta al cambio rotta in direzione corrente maggiore, ma il banalissimo finire di un rapporto e di un sentimento. Il Tecnologico è arrivato dopo, quando assolutamente non volevo una relazione – ed infatti passare da un primo appuntamento ad un secondo ha richiesto ampia opera di convincimento – perché non avevo nessun desiderio di impegnarmi nuovamente, ero convinta che per me non funzionasse e basta.

            La cosa più semplice è andare controcorrente?
            Perché se come detto alcuni post sopra, le necessità fisiologiche sono 3, mangiare, dormire e ciulare (riprodursi è il fine, ma l’istinto rimane il sesso), o vai controcorrente diventando brethariano, o vai controcorrente diventando un insonne, o vai controcorrente praticando l’astinenza o al limite infilando dei gran goldoni. In questa ottica, un’anoressica è più libera di una persona comune perché va controcorrente, rifiutando il cibo?
            O vale solo per il rifiuto di una relazione di coppia ed eventualmente dei figli? E perché?

            La cosa più semplice e’ andare contro corrente? Per chi? Per te? Per TUTTI? Di nuovo il paradigma universale?

            “Se sei davvero libera…ma non succederà”. LOL, dai, mi hai convinta. Adesso lascio l’uomo che amo – e che incredibilmente mi ricambia! – mi faccio annodare le tube, vendo la casa in cui abbiamo investito una vita intera di lavoro, e…finalmente libera!
            Libera dall’amore, libera dalla speranza e libera da quel grammo di serenità che la nostra vita insieme mi regala ogni giorno.
            …guarda caso non mi sembra una bellissima idea… ;-)

          • Vabbé, dai, inutile continuare.

            Io ho ripetuto in varie salse un concetto molto semplice che però, proprio per la sua stessa essenza, non vuole e forse non può essere recepito.

            Non ce l’ho con te, ovviamente. Sei persona stimabile e stimata.

            Ho dovuto cercare su wikipedia per sapere cos’è un troll…se tratti così chi la pensa diversamente e argomenta civilmente, oltretutto basandosi sui fatti, sui numeri, non so proprio cosa farti.

            Con l’esempio dell’anoressica mi dai ragione, una ragione che non volevo perché è gratificante come per un medico sapere che la sua diagnosi di cancro è risultata esatta.

            Il ragazzo della tua storia era molto, molto più libero delle due protagoniste femminili.
            Ed aveva un rapporto con l’amore più ampio e sereno, si.

            Ora sono tutti felici, anche tu sei felice, tutto come da copione direi. Evviva.

            Se non vedi la differenza tra un’anoressica e chi si guarda dentro e capisce che alcuni dei suoi desideri non sono una scelta ma sono cosa indotta, allora non ho altro da scrivere.

            Statt’ buon’ ‘e figli maschi

            :-)

            PG

          • No no no, assolutamente non era mia intenzione offenderti. Io sono una “vecchia” della rete, “mi stai trollando” è una frase che dico pure al Tecnologico, come “mi stai prendendo in giro”, mica nel senso letterale di “sei un troll professionista e ti odio”. Ci mancherebbe!
            Il problema in mia umilissima opinione non è “recepire il messaggio”. Io di persone che hanno impostato la propria vita come tu dici ne conosco decine. Il problema è che io non sono d’accordo riguardo al fatto che TUTTI coloro che decidono di avere una famiglia lo facciano come bestiole inconsapevoli guidate da bisogni primordiali. Io credo che il sentimento faccia la differenza, in molti casi, e sicuramente nel mio: ero prontissima a stare sola all’età in cui comunemente “si mette la testa a posto”. E’ stato il sentimento che provo per lui a farmi cambiare idea. Non l’avessi conosciuto, dubito che oggi avrei una casa con dentro quella che per me è la mia famiglia, ovviamente gatti compresi.

            A me onestamente piacerebbe fosse femmina ;)

          • Io non ho scritto TUTTI.

            E se l’ho fatto (ma non credo), era discorsivo come quando una donna ti dice “tu non porti MAI fuori la spazzatura”.

            Il mio discorso è statistico, e come tutti i discorsi statistici non si invalida raccontando di qualche eccezione.

            Guarda caso, sottolineo GUARDA CASO, la stragrande maggioranza fa quella “scelta”, e altrettanto GUARDA CASO, la stessa maggioranza afferma di essere un’eccezione, ossia di fare quella “scelta” per motivi nobilissimi che nulla hanno a che vedere con la spinta biologica.

            Guarda caso è una “scelta” che scatta dopo una certa età…è rarissimo trovare chi da giovanissimo vuole e poi non vuole più. Succede l’opposto. Strano, no?

            Se vai a chiedere a quelle signore di 50 e più anni che spendono fortune per rimanere incinte, con enormi rischi per la salute loro e del bambino, anche loro ti rispondono che tale scelta è libera e consapevole.

            :-(

            Ma va bene, non mi aspetto altro…il condizionamento, sia biologico che sociale, è talmente ben fatto che l’impressione è proprio quella.

            Pochi, pochissimi sono in grado di rendersi conto di essere “pilotati” e ancor meno sono quelli che hanno la forza di svincolarsi (e vivere felici).

            Noi umani siamo così.

            PG

  8. Che bella scoperta sei stata ieri sera :) Torno stamattina nella pausa bagno per dirtelo. Ero Lucy mi ha parlato di te e sono corsa a leggerti incuriosita. Mi piace come scrivi, questo racconto me lo sono bevuto! Felice di averti conosciuta ^.^

      • Stavo rileggendo il mio commento e mi sono resa conto che dire ‘nella pausa bagno sono tornata da te’ suona un po’ male, da pervertita! Ma tant’è, con un bimbo piccolo non posso che ottimizzare il tempo così. Me la passerai :)))
        (No che pudore… Se ti fossi palesata ti avrei conosciuto prima invece)
        Ricambio l’abbraccio.

        • Nina tu hai un blog che svolge una funzione importante, che parla delicatamente di cose importantissime, dolorose e belle allo stesso tempo. Io ho spesso la delicatezza di un elefante nel negozio di cristalli, ho avuto paura di essere inopportuna :)
          un abbraccione al piccolo!

  9. Bella storia e ben scritta al punto da tirare tardi sul divano. In effetti però a pensarci bene è una storia vecchia, è il classico granello di sabbia che inceppa un meccanismo che gira perfettamente oliato. Gli ingranaggi scorrono senza cigolii, i denti si incastrano tra loro poi arriva il granello e …. lei dice: ha scelto l’altra. Gli ingranaggi forzano, peró riprendono a girare, il granello nuota nel lubrificante e dopo un po’ di tempo si ritroverà di nuovo tra i denti e magari sarà lui a dire: chissà come avrebbe potuto essere se… La vita di una coppia inizialmente è fatta di passione, che ti asciuga la bocca, che ti illumina il volto quando la incontri per caso, mentre sei in giro per uffici. Poi piano piano prende piede una sana complicità, un tendere a comuni traguardi puntellandosi a vicenda, e si va avanti con tutti i granelli dietro.

    • L’immagine di tutti i granelli dietro è molto bella. Però sono convinta che anche continuare a coltivare la passione aiuti, per non ritrovarsi dopo un decennio a vivere come fratello e sorella, volendosi bene ma di fatto non amandosi più :)

  10. Stavo pensando che forse sarebbe stato meglio aspettare un nuovo post per rifarmi viva e darti l’indirizzo del nuovo blog… Poi ho riletto questo, e mi sono resa conto che probabilmente uno più azzeccato non ci sarà mai.
    Mi hai aperto davanti una sliding door su un mio possibile futuro alternativo… Ma ho fatto una scelta diversa, ho cambiato tutto. E adesso ho di nuovo il mare nelle orecchie anche io.

  11. …ecco, mi distraggo un attimo e tu mi spari un post del genere? :)
    Mi hai incollato allo schermo: lo stile del racconto è splendido, pragmatico, “fisico” quasi, e mi ricorda moltissimo una delle mie più care amiche “scrittrici” (che adoro leggere, BTW);
    La storia in sé magari non è l’esempio supremo di originalità, ma è molto, molto coinvolgente (forse perché “tocca dentro” un po’ tutti, ci si rivede per un motivo o per l’altro).
    Bello, bello, bello.
    Ecco, tutto qui: probabilmente non ti interessa nemmeno il mio parere, ma a mio tempo o letto\scritto qualcosa pure io, quindi m’è rimasto l’istinto al commento :)
    Quello che volevo dire, riassumendo, è: ‘mmazza se mi piace come scrivi, sentiti pure libera di pubblicarne altri…. (è un invito!!) :D

  12. ciao Verba, scusa se mi intrufolo, ma per un po’ ho sentito anch’io il mare nelle orecchie. Grazie.
    Con buona pace di Pi Greco, che dall’alto della mentalità scientifica che tanto aiuta con corpi solidi liquidi e gassosi, meno coi corpi carnosi, il punto è che “essere l’altra” non vuol dire libera o non libera. Essere l’altra significa essere la seconda scelta, i ritagli di tempo, i segreti, le bugie e le feste da sola. E per rendere qualcuna l’altra non devi essere uno scienziato, devi essere semplicemente egoista.

    • A parte il fatto che la “mentalità scientifica” è quella cosa che tanto apprezziamo quando andiamo a farci curare da un medico, e poi denigriamo alla bisogna quando ci porta ad affermare qualcosa di scomodo (ragion per cui certi commenti più che offensivi suonano piuttosto vuoti), avrei una domanda:

      quando una persona ha un’amicizia, e poi conosce un’altra persona con la quale si trova bene, ha cose in comune…cosa diventa questa nuova amicizia? Una “seconda scelta”?

      Con il nuovo amico devi assolutamente “scegliere” e mandare al diavolo gli altri?

      Ah, già…per le amicizie questa faccenda non si pone…chi ha tanti amici è persona di gran cuore, chi ha più di un amante è persona disdicevole.

      Sei sicuro, Luca, che sia una questione scientifica? A me sembra che la scienza c’entri pochissimo.

      Ma questo lo può capire solo chi ha tanto amore dentro. Chi vive fuori dagli schemi preconfezionati.

      PG

      • La vera, la TUA, la solita :/ E ti seguo, disordinatamente, ma ti seguo. Ho letto praticamente tutti i tuoi post nonostante la mia assenza da wordpress. Mi dai la carica, come sempre… e a un sacco di altra gente, vedo! Goditi la tua vacanza. Gelosamente e orgogliosamente TUA,

        Al

  13. Ciao Verba. Non ci conosciamo, e ho scoperto il tuo blog casualmente sul post sull’ignoranza (inchino). L’ho leggiucchiato qua e là, sull’onda dell’entusiasmo di quel pezzo, ma onestamente l’ho trovato al più piacevole, ma non altrettanto folgorante. Poi sono arrivato a questo racconto, e sinceramente credo che sia questa la cosa migliore che hai scritto, di molto superiore al post tramite quale ti ho scoperto. E mi sono venute un sacco di domande in proposito. Tipo quelle di cui dicevi in un altro post, quelle che Stephen King si aspetta sempre e nessuno gliene fa mai (ah: io la risposta credo di averla).

    Ora, è tipo la quarta o la quinta volta in una decina di giorni in cui inizio un commento e poi lo cancello, perché non voglio fare la figura dello stalker da blog, però credo di non riuscire più a resistere alla mia curiosità.

    Mi piacerebbe sapere quanto c’è di vero, di vissuto, in tutto questo. E quanto hai aggiunto tu, di tuo. Quanto è una storia vera, e quanto è una storia e basta.

    Perché la cosa che mi colpisce molto in questo racconto, è come i personaggi siano sì realistici, ma anche perfettamente tratteggiati in due frasi che dicono. Letterariamente interessanti anche se compaiono di sfuggita. E quando trovo cose così non so bene se sperare che sia tutto vero, e questo sia solo un riassunto, e allora la vita è uno sceneggiatore più bravo di quanto io possa sperare; oppure era un aneddoto interessante, ma non così perfetto, e tu di lavoro ne hai tratto questa cosa.

    Sai, per me una costruzione messa insieme così bene per me è come trovare tipo quelle sculture modellate dal vento, ma così precise, definite, che non riesci a credere davvero che sia stata solo la natura a crearle, e pensi sempre che ci sia una mano invisibile di uno scultore.

    Ecco, io vorrei sapere in che dose la scultrice che è in te ha contribuito a dare forma a questo racconto. Perché se c’è tanto, tutto di tuo, allora sei dannatamente brava. E se invece hai avuto solo la fortuna di ascoltare attentamente, al di là del frastuono del mare nelle orecchie, allora hai degli amici e delle amiche che, pur nei loro limiti, nella loro incapacità di scegliere la strada più rischiosa, sono dannatamente interessanti.

    (Ah, non ricordo chi l’ha detto tra i commenti, ma comunque: io non credo che un uomo abbia la “capacità” di amare due donne contemporaneamente. Per come la vedo io puoi amare due persone, ma ne amerai comunque più una dell’altra. E se non sai scegliere, è solo perché non sai rinunciare a quello che perderesti.)

    • Ciao Jack,
      io inizio col dirti che questo è un commento talmente bello, che ho passato la giornata al lavoro a fremere dalla voglia di tornare a casa per risponderti. Il fatto che sia tornata ORA penso spieghi anche il perché dei due post al mese.
      Quando mesi fa c’è stato il grande assalto creato da quel famoso post sull’ignoranza, che per altro era davvero uno sfogo di pancia, estemporaneo e senza nessuna pretesa a nessun livello, una delle cose che più mi ha fatto piacere è stato un ragazzo che mi ha ribloggata con questa premessa: “questo è solo lo sfogo di una tizia normale, col suo blog normale che parla di cose normali”. Ecco, a me fa piacere che tu l’abbia trovato “folgorante” quello scritto, ma confesso mi fa piacere anche che il resto sia piacevole, ma con riserva. Mi sta bene addosso. Mi suona mio. Mi rimanda la sensazione che questo sia rimasto il mio zibaldone e di non dover intrattenere nessuno in maniera forzosa e forzata. E per questo io ti ringrazio.

      La verità nella storia è una domanda semplice, che ha una risposta complicata.
      E’ una storia vera, e contemporaneamente è completamente inventata, tranne in due particolari. Non c’è nessuna ragazzina rossa e nessun cagnolino fulvo. Nessun bar e nessun tupperware. Nessun suocero che rovina un matrimonio con una frase fuori tempo e fuori luogo.
      Eppure ci sono stati in tanti momenti diversi: i vecchietti che mi si covavano al bar, e l’amico col padre super bigotto che lo esortava a prendersi le sue responsabilità a vent’anni, essere l’altra, avere l’altro, dover scegliere e non volere, voler scegliere e non sapere come fare, la paura di stare male, la paura di fare male, fare e portare le corna, scendere in strada piangendo sotto gli occhiali da sole e guardare qualcuno che se andava piangendo sotto gli occhiali da sole.
      C’è stato innamorarsi tantissimo di qualcuno al primo sguardo e scoprire con meraviglia che ricambiava.
      C’è stato un giorno un ragazzo che mi ha confessato di aver iniziato a realizzare i suoi sentimenti facendosi la barba.
      E ci sono matrimoni che guardo da fuori e di cui conosco i punti minati alle fondamenta.
      C’è tutto eppure è tutto seminato lungo la vita mia e di altri, sicuramente anche la tua. Ci sono duecento storie dentro a questa storia.
      L’unica cosa che veramente non c’è mai stata, l’unica cosa che non ho mai sentito, non ho mai detto e nessuno ha mai detto a me, è “Ho il mare nelle orecchie”. Quella me la sono proprio fatta e cantata :)

      • Uhm, mi sono fatto un’idea più precisa di come sia andata. Da una parte debbo confessare di essere un po’ deluso, perché di quella rossa dagli occhi chiari e il bastardino ai piedi mi ero pure un po’ innamorato, letterariamente parlando (anzi: la cosa terribile è che mi piaceva non tanto gli occhi chiari, i capelli rossi, e tutto il resto, ma l’incredibile freddezza e risolutezza con cui ha liquidato la cosa…), e sapere che non sia mai esistita, perlomeno in questi termini, è l’equivalente narrativo di scoprire che Babbo Natale è una bugia. Dall’altra però conosco molto bene il processo di trovare frasi e personaggi per strada, in vite e discussioni diverse, e scoprire come siano perfette per essere inserite in racconti e storie che abbiamo trovato. È uno dei lati dolci della vita, scribacchiare un’idea, e fermarsi perché c’è una frase che vorremmo fare dire a qualcuno, ma non ci viene proprio, e poi due ore dopo all’aperitivo un amico dice l’esatta formula che stavamo cercando.

        Una curiosità: hai altro “con una trama”? Sono curioso. Perché il grande limite dei post è che sono pensieri, considerazioni. Roba che a me piace, ma piace di più quando lo faccio di fronte a un aperitivo. Mentre invece in lettura mi servono quantomeno delle storie. E la differenza tra gli altri post che hai su questo blog e Il Mare nelle Orecchie è che appunto qui c’è una storia.

        • Temo di no, se per trama intendi proprio un racconto organico. Tu sei un poco il mio opposto in questo senso, io in genere rifuggo dai blog di racconti, se ho voglia di un libro prendo un libro, altrimenti mi piace nei blog l’esplorazione della testa e della vita altrui :)

  14. Io non pensavo che fosse un racconto. Pensavo fosse il racconto di un episodio. E leggendo questo ultimo commento qui sopra (gli altri perdonami, non li ho letti tutti) ho capito.
    Ho capito perché i miei racconti sono così. C’è sempre qualcuno, c’è sempre un miscuglio di persone che conosci, c’è un pezzetto di tizio, uno di caio uno di sempronio, che sono tutti veri e reali, ma si sublimano tutti nel tuo personaggio Claudio. Che a un certo punto inizia a comportarsi da Claudio e, nei casi migliori, “decide lui” cosa fare e come comportarsi.
    La parte drammaturgica, la trama, è molto ben articolata, e i personaggi sono molto ben tratteggiati. Forse cambierei qualcosa per renderlo meno “cronachistico”, dandogli un filino in più di pathos narrativo, ma questa è una mera questione di scelte.
    Insomma concordo con l’ultimo commentatore, sei davvero brava. E questo ti obbliga moralmente a scrivere un racconto sulla verità e spedirlo ai “discutibili”. C’è un concorso. Non si vince niente, ma i racconti più belli saranno messi in un ebook gratuito “prodotto” dai discutibili (il blog social discutibili.com). :)

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