considerazioni a margine

Da ragazzina, fino alla maggiore età, ho avuto un orario di rientro serale compreso tra le 22.30 e mezzanotte, con rarissime eccezioni per particolari eventi, da “concordare prima”. La questione orario non m’è mai pesata, i miei amichetti avevano tutti lo stesso coprifuoco, mezzora più mezzora meno, di conseguenza i miei non hanno mai saputo cosa volesse dire “litigare per il rientro” fino all’adolescenza di mia sorella. Per loro fortuna, all’adolescenza di mia sorella io avevo la patente, una panda 750 e degli amici compiacenti, per cui mentre i genitori ronfavano, noi si andava a recuperare “la piccola” in giro per la città, si sfiorava puntualmente la rissa con qualche ragazzino eccessivamente propositivo, la si riportava a casa e si tornava a far baldoria.
Prima dell’avvento della panda 750, c’erano per rientrare tre mezzi: il passaggio in motorino, che io odiavo perché sono sempre stata fifona, e che odiavano anche i miei amici perché rispetto al centro città io abitavo in culo alla miseria. Il recupero genitoriale, che odiava – giustamente – il mio secondo papà e secondo marito di mamma, perché tirarsi su dal divano alle 23.00 del sabato..UH CHE PALLE. L’autobus numero 4. L’autobus numero quattro aveva una unica corsa serale, ore 23.40, se perdevi quella eri fatto. Approdavo ad un chilometro buono da casa e me la facevo a piedi.
Ho avuto solo due “incidenti”, prendendo da sola un autobus di sera tardi per tornare a casa. Una sera, mentre aspettavo il caro autobus numero 4, un ragazzo con disturbi mentali ha cercato di aggredirmi, ma è passato un conoscente in vespa e mi ha prontamente portata via. Un’altra sera, mentre tornavo a casa a piedi dalla fermata, un tizio – io suppongo per scommessa – mi ha tirato una gran pacca sul sedere; io mi sono girata urlando e quello che ho visto era un giovane completamente NUDO che scappava correndo nella direzione opposta alla mia.
Basaglia, li mortacci tua, due su due!

Dai 25 anni ad oggi, dotata di automobile con più di 3 cilindri (sì, ingegneri, la panda ne ha quattro, alla mia si bruciava una candela a settimana ed andava a tre), spray al peperoncino, maggiore consapevolezza, posso vantare:

– numero 3 tentativi di borseggio, compreso il classico da motorino che solo per culo s’è rotta la cinghia della borsa, altrimenti solo Dio sa il male che mi sarei fatta.

– numero 2 marocchini ubriachi che, di sera, hanno tentato la classica mossa di infilarsi a forza bloccando la portiera mentre salivo in macchina, dopo avermi seguita (SECONDO LORO!) senza farsi notare.

– numero TENDENTE ad INFINITO di molestie, insulti, pedinamenti, male parole, minacce più o meno velate, richieste di quattrini, da parte di magrebini, zingari, est europei ubriachi marci, appena dopo il tramonto in pieno centro storico, che se sei femmina – qualunque sia la tua età ed il tuo abbigliamento – è cosa buona e giusta venirti a rompere il cazzo perché sì. Magari in sei contro una. Magari anche in sei contro due, se sei col fidanzato, cosa che per loro è assolutamente irrilevante.

– numero 1 scassinamento porta passeggero della povera Yaris.

Questo fa sì che le stesse vie che anni fa mi sembravano ragionevolmente sicure, siano diventate percorse oggi, alle stesse ore, fonte di paura ed ansia, e che non ci sia un genitore sano di mente che lasci tornare la figlia ragazzina in autobus dopo le 22.00, e che io non lasci mia madre andar in giro da sola perché una distinta signora minuta è una preda ghiottissima.

Questo fa sì che oggi che c’è il ballottaggio per il sindaco, e quello che viene dalle giunte precedenti (COSA AVETE FATTO A QUESTA CITTA’?) si permetta di accusare il candidato rivale (purtroppo niente per cui valga la pena votare) di “saper parlare solo della sicurezza”, a me venga l’orticaria.
Parla solo di sicurezza? Hai fatto due passi di sera? Ah certo ma tu… sei un uomo. Manda tua moglie a far due passi di sera, poi me la racconti tu, la sicurezza. Coyote.

Sempre da ragazzina, ma anche da ragazza suvvia, quando andavo a cena con Lord, Shine, il Rosso, Bao ed Happy, prendevamo un tavolo da sei. Ieri siamo andati a cena tutti insieme ed il tavolo era da 14. QUATTORDICI! E uno solo era “posto seggiolone”. Se per sbaglio andiamo in vacanza insieme di nuovo ci tocca prenotare un albergo intero.

Ancora da ragazzina, mi facevo i film in testa di cosa avrei chiesto, potendo, alla me quarantenne. In realtà era tutto un girare intorno alla conclusione di alcuni amori non corrisposti, con la segreta speranza di ritrovarmici sposata e con prole, a 40 anni.
Oggi, giorno della prova costume dell’anno domini 2014 dopo Cristo, so che in realtà la me 16enne, trovandosi di fronte la me odierna, prima di poter fare qualunque domanda (le risposte sarebbero comunque sì, sì, no, e NO GRAZIE AL SIGNORE BENEVOLENTE!), mi direbbe indignata:
“MA TU… HAI LA CELLULITE!”

E so anche che si sentirebbe rispondere un cosa tipo: “E quindi?”.

Quante cose cambiano prospettiva negli anni, eh?

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27 pensieri su “considerazioni a margine

  1. Pingback: Ne vogliamo finalmente parlare? | apoforeti

  2. Questa cosa delle molestie purtroppo è universale. Entrambe le figlie hanno ordine tassativo di non tornare MAI sole a casa la sera, diciamo dopo le 23. Loro tornano davvero a qualunque ora, dalle 2 alle 7 di mattina. Il vero problema è che della sicurezza non frega granché a nessuno, politicamente parlando. I fondi per le forze dell’ordine son quelli che sono, non si vedono “pattugliamenti” neanche nelle zone che si sa che sono a rischio. Non lontano da dove abito io, diciamo un paio di km in linea d’aria, c’è una zona dove succede di tutto, ma non vedi una macchina della polizia neanche a morire. Senza parlare dei campi nomadi e tutto il resto. Che poi, con tutto il massimo rispetto per i nomadi, ma se sei nomade, perché cazzo ti sistemi in un campo per una decina d’anni? Che fai, il nomade stanziale? E dai.

    • Io non penso di avercela con una categoria in particolare, mi stanno ugualmente sul cazzo tutti, LOL. Scherzi a parte, mi fa una rabbia indiavolata dovere, oggi all’alba dei 40, essere accompagnata alla macchina perché nei 200 metri dalle piazze del pieno centro storico al parcheggio c’è la qualunque. Le stesse viette dove per una vita ho camminato sentendomi tranquilla, ed incontrando al massimo studenti brilli che pedalavano cantando e ridendo.

  3. Da ragazzina non me ne e’ mai successa una a Roma, anche se devo dire che il grosso delle uscite le ho fatte dai 16 in poi e non sono mai tornata a casa sola. Invece la fantastica esperienza di essere seguite dal branco l’ho fatta a siracusa. Mia sorella, mia cugina ed io abbiamo fatto appena in tempo a chiuderci in macchina e schizzare via.

    • io grazie al cielo inseguita dal branco mai, una volta però con un marocchino o tunisino o comunque nordafricano me la sono vista brutta, tornavo alla macchina di sera in zona stazione, mi sono accorta che mi veniva dietro, e per “depistarlo” ho tirato fuori le chiavi di casa invece che della macchina; così quando sono arrivata vicina alla macchina ho fatto finta di avvicinarmi ad un cancelletto, lui è rimasto più lontano, sono zompata in macchina lanciandomi dentro col borsone in braccio e mi sono attaccata al clacson. Era arrivato alla portiera, eh. Stamerda.

  4. “Ai miei tempi” giravo tranquillamente da sola per le vie della mia cittadina d’origine, dalle elementari in poi, a qualunque ora del giorno e della notte.
    Ho una sorella minore, di 14 anni più giovane di me, e quelle stesse identiche strade non gliele farei percorrere da sola mai.
    Fosse per me, vorrei che fosse accompagnata da un adulto perfino al parchetto sotto casa,
    E non perché sia diventato davvero pericoloso (basta avere un minimo di buonsenso, tutto sommato è ancora un posto tranquillo.), ma perché sono cambiata io, è cambiato il modo in cui mi sento quando cammino da sola per strada, soprattutto di notte, ovunque.
    E’ cambiato il modo in cui mi trattano le persone che, purtroppo, a volte tutti incontriamo.
    Le persone che pensano di avere il diritto di rivolgersi a me senza alcun rispetto, di avvicinarsi in modo invadente, di insultarmi se non rispondo al primo fischio.
    Solo perché sono una donna.
    C’è poco da parlare di pari opportunità nel mondo del lavoro, quando il problema è NELLA TESTA delle persone (uomini e anche MOLTE donne) in ogni singola azione quotidiana.

  5. Credo che la classica frase “sei donna e basta che respiri” è d’attualità. Che sei brutta o bella o grassa o magra sei donna e quindi preda. Ringrazio Dio per l’energumeno che mi ha messo al mio fianco. Correggio. Gira con il crik dietro il sedile posteriore della sua utilitaria. E quel crik risponde all’eguaglianza sociale. Non conosce razza e se colpisce non è razzista.

  6. in tutta onestà io non ho la sensazione di minore sicurezza. I vari casi di tentati furti/ tentate molestie (sempre cose lievi, per fortuna) sono distribuiti piuttosto casualmente nel tempo, dai miei 14 anni in su.
    non so se questo è dato dal fatto che sono particolarmente fortunata o se in una città come Milano, le zone poco sicure non le ho mai frequentate di sera e/o da sola o se essendo io milanese di nascita certi atteggiamenti di sicurezza me li porto dentro…

    • Da noi le zone “poco sicure” sono non solo aumentate, ma traslate negli anni. Per dire, ci sono zone di assoluto transito nel centro storico dove bivaccano abitualmente una decina di spacciatori molestissimi, altre dove ci sono ubriaconi attaccabrighe a qualunque ora del giorno, quartieri che una decina di anni fa erano vivibilissimi e che ora sembrano zone di guerra, c’è il coprifuoco a momenti. Del resto anni fa quando il ministro degli interni creò le “ronde” coi militari per coprire zone particolarmente a rischio in cui la polizia non bastava numericamente, noi fummo l’unica città del triveneto ad averle. Così, per dire.

      • bè ma che peccato… e secondo te la causa di questo aumento qual è? solo un “lassismo” nelle misure di sicurezza, un sintomo di un aumentato disagio sociale o altro?
        anche a milano alcune zone che un tempo erano sicure ora lo sono meno e viceversa. di solito il cambio avviene in base alla tipologia di servizi più o meno presente nei diversi luoghi…

    • Ma a Ts in confronto è una pasqua! Qualche anno fa ero in macchina con mio fratello e stavamo tornando a casa verso mezzanotte. Incrociamo una sua amica, carina, giovane, che torna a casa a piedi sulle rive. Si salutano e lui riparte. Io mi indigno, ma come! a quest’ora! non la porti a casa tu!…. lui mi ha guardata come se fossi matta, dice “qui è tranquillissimo a quest’ora eh”.
      Per me roba da matti, ma aveva ragione lui.

      • Si si :) concordo, da questo punto di vista siamo (ancora) un’isola felice. Il mio commento era riferito all’ultima parte del post, quella dedicata alla prova costume!

  7. A dire la verità credo cambi la percezione della sicurezza.
    Io fin da piccola mi sono sempre sentita più impaurita dalla “minaccia del pericolo” che dal pericolo reale.
    Non ho mai portato spray in borsa ma per un lungo periodo ho meditato di portare un coltello.
    Avevo tredici anni ed ero piuttosto manesca.
    Poi parlandone con una (di Forza Nuova, peraltro! Guarda a volte dove si nascondono gli insegnamenti di vita…) mi bastò questa frase: “non ti credere, se uno ti si avvicina e metti anche che tu hai la lucidità ed il controllo per tagliargli la gola… poi?”.
    E’ vero.
    Che guadagno ne avrei mai avuto? Ero una adolescente impaurita ma impavidamente testarda e tante cose che ora mi sembrano ovvie non mi sembravano tali.
    Anzi, adesso tante paure che avevo allora mi sembrano non dico sciocchezze, ma certamente ridimensionabili.
    E non è che non mi sia mai capitato niente: pacche sul sedere, “complimenti” fuori luogo, richieste e proposte indiscrete davanti a casa (e abito in campagna, hai voglia ad urlare), tentativi di borseggio (il premio al migliore imbecille 2003 va a quello che ha cercato di aprire la tasca del mio zaino, io sento, mi giro di scatto e con la cattiveria che ti sale nei momenti in cui ti stai facendo i fatti tuoi e senti uno che cerca di fregarti qualcosa dal tuo zaino mi giro e nel movimento di torsione gli tiro una manata sullo sterno urlandogli “cosa stai facendo???” e ovviamente questo inizia a minimizzare, a fare finta di niente etc etc etc), ubriachi che ci provano alle fermate delle metro, dei tram e dei bus, militari che insistono, etc etc etc.
    Però non mi sento meno sicura di una volta.
    Anzi.
    Ma il discorso non è questo, il discorso è che ieri mi trovavo a spiegare all’Orso che tanta Svezia mi ha reso più vulnerabile e in questi giorni di Sud (francese, ma sempre Sud) rimango ancora un po’ stordita dai complimenti per strada e ieri uno si è fermato in mezzo alla piazza per puntarmi il dito e urlare “a te! A te io sai cosa avrei dovuto fare? Metterti a pecora!” e l’Orso era sbigottito e preoccupato. Questo mi lascia perplessa. Che tanta Italia, tanto Mediterraneo in generale ci abbiano “abituate” a pensarci come vulnerabili e ci abbia sviluppato dei meccanismi di autodifesa (ignoralo – guarda attraverso – guarda per terra – parla al cellulare – stringi un oggetto contundente con le mani che se si avvicina glielo tiri – cammina rapida, più rapida – vai nei posti dove c’è gente – controlla se ci sono taxi – vai a parlare con quel gruppo di ragazzi innocui e inizia a spiegare la situazione etc etc etc.
    Perché all’Orso che pure al Sud ci è nato e cresciuto tutto questo stupisce? Perché invece qualsiasi donna capisce alle prime tre parole?
    Questo io mi chiedo.
    Bah, ti ho fatto il solito pippone, scusa.

    Ps: Forse le città sono diventate più insicure, ma non credo. Forse vediamo nelle nostre sorelline proiettate le paure che avevamo noi e quei mostri che ci immaginavamo abbiamo paura che si materializzano per loro.

  8. Credo ci siano tante differenza tra maschietti e femminucce. A me non è mai capitato niente del genere ma forse, in altri contesti, ho vissuto esperienze peggiori e, ti dirò, erano tutti italiani.

  9. Il fatto è che è la società ad essere cambiata. In peggio.
    Quando avevo 16 anni il bullismo era in caserma, oggi nelle scuole. E partendo da questo presupposto di cultura della prevaricazione e del soddisfacimento del bisogno personale a scapito dei diritti di chiunque altro che si arriva alla degenerazione. A questo somma la frustrazione, non veicolata o trattenuta da vincoli morali e culturali, di chi vive quotidianamente in uno stato di povertà e privazione, ed hai ottenuto il risultato di chi circola (giorno e notte) ritenendosi nel diritto di prendere ciò che vuole. Che sia un portafogli così come una donna, o una vita.

  10. Ho 29 anni, 1,60 m per 48 Kg e vivo da sola. A Bologna.
    Mi è successo quasi qualsiasi cosa eppure sono ancora qui a raccontarlo.
    Oggi faccio la forte e mi avvalgo dei miei 4 anni di Judo e cane lupo di 26 Kg a seguito, ripetendo ai miei, che sento per telefono, che “va tutto bene! tranquilli!”. Ma se dovessi avere una figlia, non la lascerei girare da sola per nulla al mondo. Piuttosto mi alzo, si, alle 23 dal divano!!

    Certe volte sono davvero impaurita, lo ammetto. Ma smettere di “vivere” non è una soddisfazione che voglio dare a nessuno di quegli imbecilli mononeuronici delinquenti.
    Per fortuna ci pensa la mia mezza lupa a mostrare i denti quando sente drogati o ubriachi che si avvicinano alle nostre spalle = D

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