Cose preziose (del mio pimer e della nostalgia)

Quest’estate, sotto il sole a picco di Cipro, splendida isola col profumo della sardegna e la temperatura di un forno a legna, col Tecnologico s’è tanto pensato e raccontato di quali siano i migliori ricordi d’infanzia. Sarà che il clima aiutava la pigrizia, nelle ore calde letteralmente non si poteva far null’altro che rimanere immobili all’ombra, bevendo caffè freddo e chiaccherando, sarà che più passano gli anni più determinati periodi vengono idealizzati, ma ho realizzato che non c’è nulla che ricordi con più nostalgia, delle mie estati da bambina, della noia.
La noia col senno di poi era un preziosissimo lusso. La noia post prandiale, di quando sei già troppo grande per il riposino obbligatorio, ma non abbastanza per la spiaggia senza supervisione. Le ore infinite da riempire tra le due e le quattro di pomeriggio, quando appunto sei già troppo grande per esserti portato “i tuoi giochi” da casa, ma non abbastanza per ammazzare il tempo giocando a carte. Le ore sotto il sole in strada, a disegnare l’asfalto con l’arancio di piccoli frammenti di mattone. Le ore sotto il sole col banchetto delle conchiglie e dei Topolino usati. Quelle in cui faceva troppo caldo anche per nascondino, per correre, e si ciondolava nell’attesa del mare, magari con settecento lire in tasca per comprare il gelato nell’unico bar del posto.
Da bambina mai avrei creduto si potesse avere nostalgia, della noia. O della lentezza.
Eppure c’era in quegli anni, ed in quelli immediatamente seguenti, tutto un mondo scomparso di cui non saprei nemmeno come raccontare ad un ragazzino di oggi. Una lentezza nel trovare ed ottenere che rendeva preziose le cose.

La musica, ad esempio. Oggi ci sono gli stereo, magari collegati alla tv. L’home theatre. Lettori mp3. Allora lo stereo era il lettore di vinili intoccabile che troneggiava in salotto. In cucina c’era la radio. A 13 anni il massimo era che ti regalassero quelle grosse radiolone con mangiacassette e casse incorporate, e via di cassette vergini e caccia alla canzone desiderata, che passasse alla stazione giusta, che fosse intera, che il dj non ci parlasse sopra. Fare una cassetta mista era un lavoro a tempo pieno, ci volevano giorni, e veniva sempre un poco cucita alla buona.
Ma aspettare per ore che venisse annunciata “quella canzone” (Heaven, Brian Adams, per dirne una) e pigliarla intera, e finalmente POSSEDERLA! E riascoltarla a piacimento! Era una soddisfazione vera.
Eh, ma potevi comprarti l’album.
Costava, l’album. Mica ce li avevo, i soldi, per comprare uno ad uno tutti gli album di cui mi piaceva una canzone. Quando finalmente si faceva l’investimento e si comprava la benedetta cassetta (o il disco), c’era da sperare che fossero belle tutte le canzoni. E pure se non ti piacevano tutte, si ascoltavano a strafottere. Si finiva per amarle comunque. Oppure compravo le “offerte”. Dischi vecchissimi o ritenuti minori. A 12 anni De’ Andrè l’ho scoperto così. Per non parlare di certi album di Baglioni che secondo me conosciamo solo io ed i suoi parenti. Ancora oggi conosco a memoria canzoni derelitte tipo “signori si chiude” o “loro sono là”. Chi le hai mai sentite alzi la mano. Eppure. Novemilalire spese benissimo.
Sono anche convinta che sia il motivo per cui alla fine le canzoni “andate a sanremo” le conoscevamo tutti, fino a quella scartata la prima sera.
Io oggi non conosco manco la canzone vincitrice: oggi piglio un album in formato mp3, dopo mezzora metà canzoni sono già sparite dalla playlist.
Non c’è voglia di ascoltarle comunque. Neanche tempo. Tempo di dare alla canzone bruttina una seconda, terza, settima possibilità di redenzione, fino a trovarle un verso dentro che le dia senso comunque. No. Delete, delete, delete. Un album, tre file, fine del discorso.

Coi film uguale. Da giovane ho visto millemila film orripilanti, però fino alla fine che avevo noleggiato la cassetta. Magari coi miei. Oggi di nuovo canc, canc, canc.

E poi non mi affeziono più alle cose. Qualche tempo fa mi hanno spiegato il concetto di “obsolescenza programmata”. Ci sono rimasta male.
Io voglio bene alla mia lavatrice. E’ scassata e quando le pulisco gli interni parte una processione di cristi, ma è la MIA-PRIMA-LAVATRICE, colei che mi ha salvata dalla schiavitù del bucato a mano fatto nella vasca, triste ricordo dei primi mesi di vita indipendente. Adesso il Tecnologico la vuol rottamare, ma lei ha solo 9 anni. NOVEEE ANNIIIII?, mi hanno detto i miei amici. E FUNZIONA ANCOOOORA? Beh, sì. Circa. Quasi sempre.

Oh, io vengo da una famiglia in cui la lavatrice era un oggetto di culto che passava attraverso le generazioni. A casa nostra ha vissuto per anni una AEG solidissima che mia madre ereditò da mia nonna. Idem un frullatore ad immersione.
Facevi in tempo ad amarli, gli elettrodomestici. Il modo in cui giravano i vestiti e li si vedeva dall’oblò. La botta a colpo sicuro per far partire una centrifuga riottosa. La scatola ingiallita dagli anni del pimer, con la foto anni ’70 e le istruzioni chiarissime, in italiano fluido, per la massaia volenterosa, ma poco abituata alla tecnologia.
Si faceva in tempo ad amarli e riconoscerli, per una distratta cronica come me era fondamentale. Prendimi il trapano. Era IL trapano. Oggi è “amore passami il trapano non quello col filo quello elettrico non quello nero quello pervinca con la punta da cemento”. EH? SCUSA? HAI DETTO?

Il mio primo pimer è morto dopo due anni. Bruciato. Adesso sono al terzo. Costano poco, è vero, ma la marca è la stessa di quella amatissima scatola ingiallita e mi chiedo perché mi fate questo, signori Braun? Perchè io non posso pensare di dividere i prossimi 30 anni di vita in amore e fedeltà con un solo pimer, prezioso ed unico ai miei occhi, di cui conosco ogni possibilità ed ogni difettuccio?

Perchè i difetti delle persone sono passati alle cose?
E’ il tempo che hai dedicato al tuo pimer, che ha reso il tuo pimer così importante. Signor Braun, Signor Bosch, Signor Candy, per favore prendete nota.

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55 pensieri su “Cose preziose (del mio pimer e della nostalgia)

  1. Condivido, però tu prendila come un favore, un’opprtunità: disimparare ad amare gli oggetti prima di diventare madri è necessario. Oppure sono solo io che ho partorito le figlie di attila…

    • Guardate che è la stessa cosa.

      Troppe persone sul pianeta, è la stessa cosa. Quantità invece di qualità.

      I bambini che facciamo oggi sono NUMERI, oggetti per fare arricchire pochi, clienti da convincere, acquirenti da abbindolare, carne da macello del consumismo e del conformismo.

      Una madre deve disimparare tutto per dedicarsi al suo bambino, che è la cosa più importante.
      Ma ci sono cose, per il mondo, molto molto più importanti di quel bambino: altri 100 bambini.

      Più siamo, meno siamo importanti.

      Ma questo sono in pochi a capirlo, che siamo come quegli elettrodomestici ad obsolescenza programmata…noi siamo a SCEMENZA programmata…sempre di più…

      :-(

      PG

      • Suppongo tu non ceda mai agli istinti, sarebbe banale. Immagino tu trattenga il fiato per15 minuti ogni giorno, dannato istinto di sopravvivenza!!

        • Ahahahahahahah!!!!!

          Io sono uno tra i più “umani” ed “istintivi” tra le persone che conosco (e non vivo in una grotta).

          Il punto non è quello che uso “meno” degli altri (l’istinto, per esempio), ma ciò che uso mediamente in più: il pensiero.

          Preciso: il mio pensiero non è che sia meglio di quello di altri…mi ritengo una persona di media intelligenza e di medio-bassa cultura. Ho conosciuto tante ma proprio tante persone alla quali non sarei degno nemmeno di spicciare casa (e infatti manco sarei capace).

          Però io USO il pensiero ANCHE con le cose umane, con gli istinti (o contro di essi, e meno male), cioé non faccio come tutti o quasi, che “separano” i pensieri dalle emozioni. Io la razionalità la uso di più. Non sarà un granché, ma posso dire che globalmente vivo meglio, ma molto meglio e in modo più stabile e sereno della maggior parte di quelli che conosco.

          :-) scusate se è poco.

          Tornando al discorso, il problema, banalmente, credo sia il NUMERO: siamo TROPPI su questo pianeta.

          Quando di una cosa ce n’è troppa, vale poco; è una legge del mercato, persino della Natura.

          Solo che se ti metti a parlare di sovrappopolazione e di controllo delle nascite ti ritrovi contro gli istinti riproduttivi (che io ho in abbondanza) e quindi vieni additato come un mostro cattivo ed insensibile. Anche se salvi la gente per strada e sei dolcissimo.

          Mentre per esempio i religiosi, che fanno danni incalcolabili al mondo, ma che per avere più proseliti spingono sulle nascite, “devono essere rispettati”.

          :-(

          Verba, tu non puoi affrontare questi discorsi adesso: sei incinta.

          Non sei lucida, non sei la Verba di prima. Tornerai ad essere la meravigliosa creatura che leggevo tra una ventina d’anni, quando tua figlia se ne sarà andata di casa.

          ;-)

          PG

          • hahaha ma vaffa!!! :-D io non mi sento rincoglionita, secondo me la carenza di lucidità è uguale a prima.
            Se intendi che non si leggeranno più sfoghi de panza come quello dello scorso anno, forse e’ vero (se dovesse succedere che un altro post vada virale in quel modo, chiuderei il blog), forse no: da quando sono incinta m’è tornata la vena cattiva che avevo dismesso anni fa!

          • Trascinare Pi in un vortice di considerazioni inutili è cosí facile che non è nemmeno più divertente.

            Però mi viene spontaneo precisare che pensare ad un sacco di fesserie non è come pensare tanto. E nemmeno reiterare lo stesso pensiero banale over and over lo è.

            Poi, va bene che sono tanti anni che non passo per l’italia, ma davvero avete cosí tanta mancanza di spazio da definirvi troppi? Non che volete troppo, usate troppo, sprecate troppo, no, proprio solo “troppi” e basta?? Bho, mi suona di cazzata

        • Ahahahahah…io non credo sia stato mai divertente, e non credo nemmeno tu l’abbia mai fatto apposta.

          Però ci credo: le cose che io scrivo, per te sono utili come il teorema di Pitagora per il mio gatto.

          Se mi aspettassi di essere sempre compreso, sarei quasi sempre deluso ;-)

          Vedi, non è che siamo troppi in Italia…è che siamo troppi nel MONDO.

          Non perché manchi lo spazio, ma perché manca il resto: energia, cibo, clima confortevole, pace eccetera.

          Anche ottenendo la “giustizia sociale”, con le ricchezze equamente distribuite tra tutti, faremmo tutti la vita che si faceva in Europa nelle campagne, 200 anni fa: povera.
          Camperemmo poco e male.

          Ma questo, tornando all’inutilità, è cosa di cui parlare con chi vede un pochino al di là del proprio naso, della propria famiglia, dei propri istinti.

          Bisognerebbe fare ragionamenti che di solito soccombono davanti alle piccole cose quotidiane.

          Per questo la nostra razza non è un gran che: non ne siamo capaci.

          PG

          • Non fare l’errore di globalizzare la mancanza di risorse che ti circonda con la realtà mondiale. Se va bene hai una visione parziale, se va male nemmeno quella

        • Ok, allora facciamo così, cambiamo paradigma.

          Falla tu un’analisi, seppur becera e imprecisa, della situazione.

          Perché vedi, PRIMA di filosofeggiare bisogna MANGIARE, ed essere al sicuro.

          Fatti un giro in rete, attingi alle tue conoscenze/competenze, scegli fonti che siano vagamente attendibili e magari condivise. E stima la ricchezza totale del mondo, al limite anche in denaro/anno.
          Ci metti dentro tutto: fonti di energia, risorse alimentari, posti dove vivere non è complicato (e quindi escludi deserti, ghiacci, e i mari).

          E poi dividi quello che ti viene per 7 miliardi.

          Fallo tu, posta il risultato. Dopo ne discutiamo, ok?

          Hai tutta la mia attenzione.

          :-)

          PG

          • Io non so se vivi attaccato ad internet e prendi le tue informazioni da siti sensazionisti (o direttamente da beppe grillo) ma sei cieco di fronte ad una semplice evidenza: saremmo troppi se tutti volessero vivere con lo standard che tu credi sia globale ma cosí non è. Devi usare pesi e misure diverse a seconda dei popoli e delle culture a cui ti riferisci altrimenti fai solo noiosissima retorica. Tutto il sud est asiatico vive con “pochissimo” eppure la qualità della vita DAL LORO PUNTO DI VISTA è altissima. Mai stato in borneo? Tonga? Vanuatu? Io ci passo la vita a vaccinare bambini e ti assicuro che non manca proprio nulla, mai un lamento solo tanta felicità che nulla ha a che vedere con le campagne di 200 anni fa. Anzi.
            E ora basta discutere che la padrona di casa non ci ha mai dato il permesso, il mio italiano non è all’altezza e giocare svantaggiata è faticoso e comunque da brava australiana vivo circondata da troppo deserto, troppa acqua e troppo poco ghiaccio per poter davvero comprendere l’origine di tanto nichilismo/pessimismo

          • Il pessimismo non c’è, si chiama Matematica. E anche di basso livello. Io in Africa ci sono stato.

            Come previsto, non sei in grado di fare quel conto, sicuramente NON VUOI farlo.

            Perché il risultato non ti piacerebbe. Come non piacerebbe a nessuno che ha dei figli.

            Federica, non riesci a vedere più in là della tua lavatrice, è tempo perso.

            Buona fortuna, dovrai vivere di quella e sperare che altri facciano la fame per permetterti un’esistenza decente. Ma non durerà.

            PG

      • Ah, però devi smettere questo brutto vizio che mi lanci ‘sti commenti proprio quando sto andando a letto, che poi passo il dormiveglia a rimuginare. Allora, secondo me ci sono 3 punti fondamentali da chiarire:

        1. non siamo mai stati importanti. siamo sempre stati numeri, agli occhi dei governi e delle società. Ora siamo numeri a cui far consumare, verissimo, prima eravamo numeri da far lavorare nei campi, oppure da mandare a combattere, oppure da conquistare ed uccidere.
        2. il valore dell’individuo è un concetto moderno e prettamente nostro (intendo occidentale). un cinese difficilmente capirebbe di cosa stiamo parlando tu ed io (e non intendo per la lingua, non ridere! :D); Per fare un esempio cretino, un amico tempo fa ha chiesto “ma il governo non tiene conto dell’opinione pubblica” a dei suoi amici ucraini. Gli hanno domandato cosa intendesse.
        3. Il consumismo è un’emanazione diretta del fordismo, della possibilità di produrre di più e ancora di più e poi ancora e ancora, così che occorre sempre più trovare qualcuno che compri. Anche quando eravamo bambini noi (almeno, io, ma penso che tu sia più o meno coetaneo) c’erano pubblicità mirate ai bimbi (io ho scoperto COSI’ che non esisteva babbo natale!). E si parla di 35 anni fa. L’unica differenza erano IMHO i valori con cui erano cresciuti i nostri genitori, figli dell’immediato dopoguerra, del risparmio sempre e comunque, del ripara che può tornare utile.

        Sempre per essere autoreferenziale, con me la famosa mamma ha lavorato così bene che ora il Tecnologico, molto più attratto dal nuovo di me, mi “accusa” di essere un’accumulatrice seriale (può tornare utile! un domani può servire!), e mi deve spedire lui a comprare vestiti o scarpe perché di mio uso serenamente una camicia o una felpa per 15 anni. E se ho due paia di scarpe per l’inverno io sono a posto.

        Insomma è sempre un misto tra cultura in cui nasci ed educazione che ricevi, secondo me. E lo è sempre stato.

        Se ho scritto minchiate perdona, che devo ancora bere il caffè!

        • Michiate no, ma l’hai fatta troppo complicata e nebulosa. Poco utile.

          Leggi sopra, la risposta a Federica.

          E guardati “Idiocracy”, è un film che dice molto, se vuoi ascoltare…

          PG

          • No, scusami. Tu hai scritto che i figli messi al mondo oggi sono carne da macello. Io ti rispondo che i figli della gente normale sono sempre stati carne da macello. Tu ed io, siamo carne da macello. I nostri genitori pure.
            Se poi il discorso trasla da “siamo poco importanti” a semplicemente “siamo troppi”, ok.
            Io però non sono sicura che siamo assolutamente ininfluenti in quanto troppi. Per me siamo sempre stati ininfluenti.

            Idiocracy (per altro film orrendo a mio avviso, ma io non amo molto il surreale) ti dice che figliano i cretini, gli intelligenti si fanno problemi su problemi fino a perdere il treno. Così il futuro sarà dei cretini e dei loro figli, e l’intelligenza si estinguerà. Ergo, Pì: FAI UN FIGLIO!

            ;)

          • Figli? Credi non ci abbia pensato, Verba? Credi non me lo abbiano mai detto? sarai la centesima!

            :-)

            Tu hai ragione, e io non ho mai scritto il contrario: siamo TUTTI da SEMPRE carne da macello.

            E questo lo sai perché? Perché ci sono TANTI capi di bestiame, e POCHI predatori.

            Ma sarà sempre così: ogni persona intelligente stanno almeno 1000 cretini.

            Un figlio, quand’anche fosse un genio, sarebbe comunque circondato, immobilizzato, potrebbe uniformarsi oppure essere perseguitato, o in alternativa diventare cattivo e sfruttare gli altri.

            Idiocracy non è affatto surreale, fatti una passeggiata negli USA, oppure semplicemente accendi la televisione…politici, gente di spettacolo, coloro che comandano…hanno già da tempo superato quel film. Molti tuoi post lo confermano: il mondo è in mano a scemi eletti da scemi.

            Le cose che io pensavo 30 anni fa si sono avverate e poi sono peggiorate.

            In questo mondo, io un figlio non ce lo metto. Non so voi come fate.

            Anzi lo so: senza pensare, di istinto. Come tutti.

            PG

  2. Hai ragione, è cambiata la percezione e quindi il valore delle cose. Del resto quando costa di più riparare che acquistarne uno nuovo, è inevitabile che l’oggetto in sé perda valore. E forse è inevitabile che, come le lavatrici (o i divani) di una volta avevano un valore (che misuravi con la durata) più grande, forse anche la musica attuale è così. O i film. O i libri. Ma a queste ultime cose non mi rassegnerò mai!

    • visto che non potevo lì, caro Matassa, io ti abbraccio qui. E forte pure!

      ps: al mercato c’era la bancarella delle cassette, ma era legale. Solo che vendeva cose improponibili, tipo le compilation di liscio, raul casadei, oppure albano e romina. Mi ricordo che noi andavamo continuamente a chiedergli se avesse l’album di tizio o di caio, che erano nomi inventati oppure il nome del nostro prof. di educazione fisica, buonanima. Chissà, magari sottobanco aveva anche lui frutti proibiti. Io ero tonta e non ho mai chiesto :)

  3. la mia lavatrice sta quasi schiattando dopo 7 anni…e la nostra prima lavatrice, comprata quando siamo andati a vivere insieme, a bruxelles. quando a capodanno del 2007 lui mi ha chiesto di sposarlo, un un appartamento vuoto in cui eravamo arrivati da 3 giorni, c erano solo un pc, un materasso dell ikea, una padella, qualche piatto, un tavolino da caffe’ basso e quella lavatrice. non mi arrendo

  4. “E tu come stai”.
    Album conosciuto recentemente e quindi vittima dello sfoltimento delle playlist: delete delete delete.
    Però il bello delle canzoni derelitte è che sono tante e ognuno ha le sue preferite: io, ad esempio, di Baglioni so a memoria “E apri quella porta” e “Quanta strada da fare”.

  5. Se non fossi figlio unico, potresti essere mia sorella. Mi hai fatto immergere in un mare di ricordi di quando ero piccolo e passavo le vacanze a Caorle con i miei.

    Quando per una famiglia normale era possibile affittare un appartamento al mare per 3 settimane senza finire in bancarotta. Ed e’ un tantino triste pensare che per trovare una simile normalità’, nell’eta’ adulta, mi sia dovuto trasferire dall’altra parte dell’oceano.

  6. BELLISSIMA CIPRO ma un’umidità allucinogena. Nessuno ci crede quando lo dici, “ma come? E’ un’isola?” e allora? Arrivai di notte e avevo la valigia completamente bagnata dopo 3 minuti che ero sbarcata. Per il resto mia mamma ha riesumato il frullatore anni 70 di nonna, funziona alla perfezione ed è stata FESTA OLE’. Io per trovarne uno che andasse bene (i nostri frullatori sono defunti insieme) ho girato 2 mega negozi e mi sono dovuta parecchio accontentare.

  7. Sappi che un giorno tornerai a casa e troverai una fighissima Elleggì millemila turbo con lavaggio a vapore, antani a destra e raggio della mortenera distruttore di pianeti.
    Perchè sono tecnologico, ecco.

  8. Ma 9 anni se la lavatrice è di discreta qualità non sono davvero così tanti, è del 2005 vuol dire già classe A molto probabilmente. Direi che una lavatrice si cambia quando si rompe e il tecnico che viene a ripararla ti fa un preventivo sopra i 100,00€. L’unico motivo per cui la cambierei prima è se avessi un famiglia numerosa in quel caso ne prenderei una più grande per risparmiare sui carichi. Comunque ti posso dire che una lavatrice, come tutti gli elettrodomestici, normalmente ha un’aspettativa di vita circa 20 anni. Quindi la tua è ima 40 enne nel pieno della sua vita :-)

  9. È verissimo quello che scrivi, che nostalgia! Anche mia mamma ha cambiato (suo malgrado) una favolosa AEG dopo 20 anni…la mia Hoover dà segni di scompenso dopo 1 anno e mezzo. Ma il top della soddisfazione è stato: riaccendere il mio primo Gameboy dopo 25 anni e vedere che funziona ancora! Emozione incredibile….

  10. Pingback: Le sberle volanti | sopravvivereinindia

  11. questo post é passato veloce, e sono rimasta indietro, come capita spesso, nonostante mi fosse piaciuto proprio assai… ma ora ho urgenza di scriverti delle cose… e non trovo la tua email…

      • Hei
        Allora posso anch’io avere la password per i post segreti?
        All’inizio ho pensato che questa potesse essere una domanda stupida in quanto… beh, se sono privati è perché sono riservati probabilmente ad amici intimi. Però hai fornito la password a Isa, che te l’hanno chiesta qui… e se te l’ha chiesta qui significa che non ha il tuo indirizzo di posta elettronica, decisamente più adatto a una richiesta del genere. E se non ha il tuo indirizzo di posta elettronica allora non è tua amica intima. Ma allora la password posso averla anch’io? E comunque, quali sono i requisiti per averla?
        (come sono capriccioso oggi)

  12. Lode al pimer! I miei hanno un Mulinex che è sopravvissuto al piallaggio del bordino esterno operato dal mio Padre Smanettone (“Così entra nel barattolo e posso farci la maionese direttamente dentro”, seguono rimbotti materni). L’altro giorno che ho chiesto, il Padre ha sostenuto il pimer fosse addirittura di sua madre, che glielo avrebbe regalato in un attacco di buonsenso quando i miei hippyssimi genitori neosposi hanno deciso di non avere elettrodomestici (il capitalismo, i bei tempi andati, quelle cose lì, per contrappasso hanno prodotto una figlia elettrodimesticodipendente, ci ho pure l’asciugatrice).
    Quindi, a conti fatti, quel pimer ha qualcosa come 35 anni.

    PS: vorrei comunicarti una cosa relativa ai feed RSS e relativa “sicurezza”, ma non trovo la tua mail e, non sapendo se/quanto moderi i commenti, non mi pare il caso di scrivertela qua. Se ritieni opportuno fai un fischio, la mia mail ce l’hai :) (e scusa la cripticità…)

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