le ventiquattrore cruciali della tizia col bozzolo

Primo

A distanza di anni, io mi ricordo esattamente dove ero in quel momento.
Stavo tornando in ufficio dall’azienda di un cliente, in piena città. Era un venerdì e c’era sole, non tanto da morire di caldo, abbastanza da stare in maglietta.
Ho risposto al telefono, e ad ogni parola sentivo l’allegria diventare noia, la noia fastidio, il fastidio irritazione, l’irritazione rabbia. Dopo cinque minuti, riattaccando, al posto della rabbia è subentrato un senso di inutilità, di stanchezza, di già visto insopportabile. Ho parcheggiato davanti ad un centro commerciale e sono andata a comprarmi una bottiglietta d’acqua. E già che ero lì, un paio di scarpe nuove, che il giorno dopo si andava a ballare. Il giorno dopo era zeppo di novità. Il giorno dopo era tutto mio.
Gli ho mandato un messaggio il cui senso era “Grazie mille, ma io adesso anche scenderei”.

A distanza di anni, lui chiede di me ad un’amica. Sono passate due vite, per me, per lei – a cui lui domanda – e pure per lui. E’ come cambiare pianeta, ed ogni tanto chiedersi se lì, sulla Terra, in quella strada ci sarà ancora quel bar-tabacchi. Lei, come è nella sua natura, abbozza e schiva, para per interposta persona. Lui le racconta che non ha mai capito perché sia finita. A dire il vero nemmeno come. Ad essere proprio onesti onesti, neppure quando.
Sostiene di avere ricevuto un sms con “tante grazie ma io adesso anche scendo”, e cari saluti.
E’ pure vero. Modestamente, se c’è una cosa che ho sempre saputo fare bene è andarmene.

Secondo

A distanza di anni, io mi ricordo ancora esattamente la sensazione, quello stupore inaspettato, quando sono scesa dal treno e me lo sono trovata davanti. Io col mio bozzolo, frutto di venti anni di specializzazione, una maniera di vestire e comportarsi tale da essere più neutra ed invisibile possibile. Lui, un quattordicenne con la carta di identità chiaramente balorda. Roba da chiedergli “Ma che davvero hai la patente?”. Ovviamente mi è piaciuto subito. Ovviamente era proprio quello che mi ero ripromessa di non farmi piacere. Troppa rogna. Troppo serio. Troppo ingombrante come personaggio.
Per l’appunto.
A distanza di anni, anche lui ricorda lo stupore inaspettato di quando è venuto, un paio di ore dopo, a bussare alla porta della camera per chiedermi se fossi pronta. E io avevo tolto il bozzolo – sempre venti anni per affinare la tecnica – ed ero pronta per parecchie cose. Il bozzolo lo aveva un poco depistato. Del resto mi è capitato che non mi riconoscesse mia madre, una volta: era talmente abituata alla versione bozzolata che quando m’ha vista vestita per uscire ha fatto la faccia da “chicazzoèquestaquiincasamia” e ci ha messo una decina di secondi prima di ripigliarsi e dirmi “Sei bellissima”. E’ stata l’unica volta che me l’ha detto. Mia madre, sia chiaro.
Lui, lui dice di odiare il bozzolo, ma non è mica vero.

Contorno

Il modo migliore per far andare via una persona di solito è trattarla di merda.
Anche non ascoltarla mai può ottenere buoni risultati. Così buoni che anche se sei bellissimo, se mi hai salvata da un periodo più nero del nero semplicemente con la tua leggerezza e la tua allegria, anche se per questo ti sarò eternamente debitrice, io magari scendo. Magari scendo quando mi ricordi per la ventesima volta che il giorno tale fai una festa, e cosa faremo e come lo faremo e quando, ed io sono costretta a ripetere per la ventesima volta che si sposa una delle mie amiche più care a 700 km di distanza esattamente il giorno che tu hai scelto per la festa. Magari scendo perché non ho voglia di sentirti mugugnare, mentre penso che a furia di parlarti di lei, della sua storia, della mia, di come ci siamo conosciute, avrebbe dovuto rimanere aggrappato ad un neurone non dico il calendario dell’evento, ma quantomeno il concetto “lei quel giorno sta a 700 km”. Magari scendo perché mi chiami in pieno orario di lavoro, mentre torno da un cliente, e per la ventesima volta ti offendi perché antepongo UN MATRIMONIO alla tua cazzo di festa. Di merda. Con musica di merda. Con gente che mi sta sui coglioni. Il migliore è uno che Lord ha ribatezzato “la zecca sporcapantaloni”, perché oltre ad essere un discreto scroccone, si pulisce le mani unte SUGLI ALTRI, come i bambini di due anni. Ma c’è anche quella che a tavola ama intrattenere i commensali spiegando che ogni due settimane cambia “fantasia” alla rasatura intima. Quella del momento, se non mi tradisce la memoria, è una freccia verso… vabbè. Insomma io preferisco il matrimonio della mia amica. Che orrore. Tu riattacchi.
Io accosto. Mi compro un paio di scarpe, che il giorno dopo esco a ballare. E ti mando un messaggio, perché magari scendo qui.

Caffè

A distanza di anni, io mai più avrei pensato di sentirmi dire, di questa storia specifica, “non ha mai capito com’è finita”. Nemmeno di vestire improvvisamente i panni di quella che scarica gli inermi con un sms. Ancora meno di essere, per una volta, quella con le idee chiare, che io lo so benissimo com’è finita: che il giorno dopo ho preso un treno per andare a ballare, ed al binario c’era il Tecnologico.

E quando quella sera mi ha chiesto se c’era un altro a casa, perché é uno di quelli che se c’è fila non si mischia, ho potuto in completa, totale e leggerissima onestà rispondere di no.
I dieci centesimi meglio spesi in vita mia.

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37 pensieri su “le ventiquattrore cruciali della tizia col bozzolo

  1. Ogni volta che vedo una mail che mi informa del tuo nuovo pezzo non vedo l’ora di leggerlo :D
    Questo mi é piaciuto molto. Il finale inaspettato, come nel racconto dello specchio, mi piace :)

    Ps: io ho iniziato a seguirti dal pezzo “tutti dottori…”, stasera mi è venuta voglia di rileggerlo ma non lo trovo più, l’hai cancellato?

    • No no non l’ho cancellato, l’ho messo off line per qualche giorno, giusto per “pulire” un momento il blog dopo un anno di madonne tirate dietro :)
      Grazie mille del complimento, capita anche a me con tanti blog e capisco quello che intendi :D

  2. Se deve mettere una freccia “là” significa che altrimenti non la trovano ….
    La mia (ex) seconda moglie è ancora oggi, a 53 anni, una così: tutto il mondo deve ruotare attorno a lei, sempre e comunque; e non solo in famiglia, proprio tutto il mondo.

  3. Non c’è un modo migliore di far andar via una persona. C’è un modo e basta, che viene da dentro, che l’ha già allontanata prima che si possa capirlo e farlo materialmente.
    Molto bello come hai articolato questo post ma non mi stupisco più…

  4. Bell’articolo. Fluisce. Anche io come Chicco ho iniziato a seguirti da “tutti dottori”, articolo che avevo avuto il piacere di “recensire”. Oggi a distanza di tempo avrei voluto rileggerlo ma non lo trovo più… Peccato! Si può riavere?

  5. Sei brava. Intanto hai un’ottima prosa: scorrevole, pulita, piacevole. Il pezzo che scrivi, sia esso un’invettiva, uno sfogo, un racconto di vita vissuta, si sviluppa in maniera avvincente, portando, per la maggior parte delle volte, ad una conclusione inattesa, certamente mai banale. Detto questo, ho solo una personale critica da muovere, e riguarda una sorta di leitmotiv che caratterizza buona parte delle esperienze passate che descrivi. In molte delle tue storie avverto sempre un sostanziale vittimismo relativo al tuo essere “sfigata”, puntualmente smentito dai fatti, dal bello di turno che alla fine ha, in ogni caso, scelto Te.
    Tra tutte, Te.
    Ogni volta che riporti una tua viccissitudine amorosa, difficilmente scrivi di un amore non corrisposto, di un sentimento di inadeguatezza che ti abbia consumato, dell’essere stata, effettivamente, una “sfigata”. Può darsi che tutto corrisponda all’esatta verità, oppure che il ricordo abbia, col tempo, edulcorato certe esperienze. D’altra parte la scrittura è anche catarsi, che ognuno mette in atto a suo modo, forse anche rivivendo in un racconto, da un’altra prospettiva, alcune fasi della propria esistenza. Probabilmente sono considerazioni fuori luogo, certamente in alcune questioni non ho tutta la sensibiltà necessaria per vedere al di là del mio naso. Volevo soltanto sottoporti una mia considerazione. D’altra parte sono in pausa pranzo…qualche fesseria lasciamela scrivere.

    Ciauz

    • Ci ho pensato un bel poco a cosa risponderti perché in effetti l’immagine che esce dalle tue parole non la sento mia per niente, ed essendo io che racconto vuol dire che l’ho fatto davvero male, altro che.
      Io non mi sento né mi sono mai sentita una “sfigata” in amore. Mi sono sentita, e ne avevo ben donde, un cesso a pedali, ma la mia personale è una storia a lieto fine, quella classica della ragazzina secca, con l’apparecchio, gli occhiali, i capelli crespi e vestita da far venire un ictus ad Enzo Miccio, che diventa carina crescendo. Il che ha una sua potenza perché a differenza di chi è sempre stato bello, impari a rapportarti agli altri su altre basi, hai altre frecce al tuo arco. Per quanto riguarda l’amore non corrisposto ho scritto più volte che ad imbarcarmi in una relazione di quel tipo non sono mai stata capace. Non riesco a lasciarmi andare tanto da provare Amore per una persona che sento non ricambia neanche l’innamoramento, l’infatuazione iniziale. Non ci riuscivo da ragazzina, mi mascheravo, me la davo a gambe, non ci riesco da adulta. Vedo relazioni anche belle e coinvolgenti che nascono dalla caparbietà di sentimento di una delle due parti, ma non è proprio nelle mie corde, io non riuscirei mai, io se non mi vuoi, non ti voglio.
      Nel caso specifico di questo post, a me ha lasciato davvero di sale il pensare a ritroso che se non fosse scattato in quel momento, quel messaggio, il mio compagno di oggi non ci avrebbe neanche provato! Che poi non è che l’altro si sia presentato sotto casa piangendo con i mazzi di fiori eh :D
      L’ultima cosa che posso dirti è che volevo scrivere un blog lieve. Un posto in cui rilassarmi. Altrimenti avrei dovuto parlare anche di infarti, di cancro, di aborto, di tante cose che compongono e hanno composto la mia vita quotidiana come quella di tutti quanti, dalla paura all’ansia del domani al dolore alla perdita, quindi ovviamente anche relazioni finite in un bagno di sangue, ma quasi sempre scelgo di non farlo. Anche qui, mea culpa, non sono mai stata una che piange in pubblico :)

      ciao a te :)

      • Grazie per la risposta, sei stata molto carina. Ripeto ancora: la scrittura è nelle tue corde, ti viene bene. Ti sei spiegata benissimo: evidentemente hai selezionato solo alcune delle tue storie passate, quelle che, tra l’altro, si prestano ad uno dei tuoi pezzi forti: il capovolgimento finale, il cambio di prospettiva (il pezzo sullo specchio nella piazza del paese è eccezionale). Tuttavia non pensare che il tuo modo di essere non traspaia da quello che scrivi. Ti dirò di più: la critica, chiaramente sbagliata, veniva proprio dal fatto che mi stavo in qualche modo affezionando al personaggio, che da brutto anatroccolo ha acquisito sicurezza, ha cambiato, ancora, prospettiva. E’ un aspetto che ho sempre letto tra le righe dei tuo post precedenti, e che soltanto in quest’ultimo non coglievo, forse perchè, per la prima volta, hai scritto di essere carina, e a detta non tua, ma degli altri. In pratica sono arrivato troppo presto alla fine del romanzo: in un colpo ti ho visto cigno, quando ancora mi aspettavo leggere di uno splendido brutto anatroccolo.
        E allora? Allora, il mea culpa lo faccio io, per essermi fatto ingannare da questa miopia, che quando si tratta di questioni affettive mi contraddistingue parecchio (soprattutto quando perdo tempo appresso a orrendi cigni…ma lasciamo stare :D). Tra parentesi, non tutti i colleghi del Tecnologico hanno la vista lunga :-P.

        Buona serata :D

        • Io i commenti alla collezione di Crotali di Verba non li faccio più.

          Però una riflessione la voglio fare. In una puntata di “sex and the City”, vista per puro caso diversi anni fa (lo giuro), sentii la protagonista (della quale orgogliosamente ignoro il nome) andare da una psicanalista, a lamentarsi di aver trovato “quello sbagliato” mille e mille volte.

          La terapeuta, in un raro slancio di sintesi da parte di un terapeuta, le fa la domanda giusta: “cara, sai cosa hanno in comune tutti quegli uomini sbagliati?”.

          E lei, sottovoce… “io”.

          Di donne in gamba come Verba ne ho conosciute. Poche, devo dire.

          Ma tutte, tutte, avevano in comune una lista di Crotali da far paura, dal mezzo tossico al cretino integrale, passando per il musicista o il rubacuori conclamato.

          Tutte queste (poche) donne in gamba predicavano bene ma razzolavano male assai, e finivano sempre con qualche tipo mezzo belloccio, o almeno con caratteristiche “mascoline” che erano simili (e assolutamente stereotipate, tra l’altro).

          Non so se il Tecnologico sia belloccio o abbia risonanza con i parametri “animali” di Verba, e naturalmente non si può generalizzare. Ma le coincidenze sono un po’ troppe.

          Di sicuro, nel corso degli anni, ho imparato che si, gli uomini ragionano con la testa sotto l’ombelico; ma le donne, anche le migliori, riescono facilmente a fare di peggio.

          Anche le Verba hanno i loro “interruttori”…se uno li attiva nella giusta sequenza, crotalo o no, esse cadono come mosche. Poi magari lo lasciano, ma intanto ci sono cascate.

          Il Tecnologico è capitato al momento giusto; e, fortuitamente, avrà avuto i pregi che non avevano gli altri (per quello sta ancora li). Ma di questo lei probabilmente s’è accorta dopo.

          La vita è anche questione di fortuna ;-)

          PG

          • Il Tecnologico ovviamente è bellissimo ;)
            Io devo dire che a me l’uomo piace intelligente, curioso, che abbia da insegnarmi cose che non conosco (a riprova, sono stata fidanzata anche con maschi che oggettivamente possono definirsi brutti-brutti senza tema di smentita alcuna), il che come sai non lo qualifica affatto come non crotalo, anzi. Di crotalo-crotalo, inteso come persona che secondo me è una persona cattiva, cattiva veramente, cattiva d’animo, non semplicemente uno che ti ama meno o affatto, ne conto solo uno, quello dello specchio.

            Poi sì, sicuramente nella scelta del partner qualcosa deve scattare a livello animale, altrimenti l’attrazione nemmeno inizia, però se l’attrazione si basa solo sull’aspetto fisico sono tutte storie brevissime che finiscono come quella sopra.

            ps: SEX AND THE CITY, VERAMENTE? :-D

          • Eheheheheheh…

            Appunto, dai, è quello che intendevo: ci si mette insieme per questioni ORMONALI o ESTETICHE il più delle volte.

            A dire che con il belloccio o piacente o arrapante ti ci metti dopo due ore (c’è una “finestra buona” con le donne che varia dalle decine di minuti alle 5 ore, poi le cose si complicano un pochino), salvo poi lasciarlo se è un coglione o peggio (ma intanto ti ci sei messa!!!).

            Con quello brutto ma intelligente (o con altre qualità umane) invece ti ci metti dopo mesi o anni di frequentazione (di solito mentre lui ti sogna la notte e muore per te, mentre tu gli racconti degli altri crotali e lui sta malissimo facendo la parte delll’amico).

            Quindi c’è la parità di genere: abbocchiamo tutti con la “chimica”, al principio.

            Per questo quando qualcuna mi dice “voi uomini guardate solo il lato estetico” le scoppio a ridere in faccia…

            Persone che sono andate in cerca di un tipo particolare con quelle certe caratteristiche precise “non estetiche” ne conosco davvero poche poche poche…

            Nemmeno io l’ho mai fatto finora: ho avuto sempre belle donne vicino.

            Mea culpa ;-)

            Ma almeno non vado a fare discorsi del cazzo agli altri…

            :-DDD

            PG

          • Premesso che andare a letto con uno/una non vuol dire “starci insieme”, io credo che la parte chimica/sessuale di un rapporto sia almeno tanto importante quanto l’affiatamento intellettuale e soprattutto l’avere valori condivisi, per cui in effetti non penso che sarebbe mai durata col Tecnologico senza la parte animale della faccenda, esattamente come non sarebbe durata se uno dei due si fosse rivelato un testa di cazzo.

            Da cosa nasca poi questa attrazione non saprei spiegarlo, perché in alcuni casi è immediata (io credo la maggior parte), ma per quanto riguarda me una delle storie più importanti della mia vita e col massimo livello di sentimento (quello in cui inizi a far pazzie per l’altro), è iniziata più o meno così: “massì lo accetto l’invito a cena di quel tizio assai complicato, tanto che rischio corro? Fisicamente non mi piace proprio per niente”. Taaac!

  6. non giudico mai le storie che non conosco. spesso non giudico nemmeno quelle che conosco. e il post, nelle sue incomprensibilità e nei suoi sottintesi, è molto bello, scritto molto bene.
    però via sms no. mai. nemmeno per lasciare adolf hitler.
    saluti.

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