la gravidanza è una cosa seria

“La gravidanza è una cosa seria!”
Cerco di ricordarmene mentre una delle mie amiche più care, rivelando un aspetto che non conoscevo, mi consiglia di far bruciare un sigaro di artemisia vicino al mignolo del piede, “per far girare la bambina”. Ho bisogno di ricordarmelo di nuovo che no, non puoi ridere, quando il figlio della mia vicina più anziana, un tizio che avrà 4/5 anni più di me, mi chiede “maschio o femmina” ed alla risposta mi fa “Ooohh, accidenti, beh dai magari con la prossima gravidanza arriva il maschio”. Nota bene: costui ha una figlia.
Ma il momento in cui faccio più fatica e debbo ripetermi come un mantra che qui, Signori e Signore, si tratta di Dare_La_Vita, mica pizza e fichi, e Verba mia non la puoi prendere con tutta ‘sta pirlaggine la faccenda perdio!, il momento più duro arriva al corso pre parto, dove alla voce “esercizi per i muscoli pelvici ed affini” una delle altre panzute – una seria però! – sostiene convinta di aver letto che fa molto bene “immaginare di scrivere il proprio nome in corsivo coi muscoli perineali”.
Mi chiamassi Anna, ho pensato. Stai seria, stai seria, stai seria.

Stai seria perché qui il discorso si fa duro. Perchè se ridi la gente si incattivisce. Piace loro dirti che tanto, ridi ridi, ma pure tu urlerai di dolore e ti sembrerà di morire tra poco. Fai la figa, fai. Quella che lavora fino all’ottavo contato generoso. E giù storie infernali sui drammi del non mettersi calme in gravidanza.

Io però non rido perché mi paia tutto stupido o perché pensi che a me, la figlia, si materializzerà per magia accanto, o ancora perché non sappia quanto e quando possa andare storto. Io rido perché dai cristo santo l’idea di una donna che seduta sul letto immagina di scrivere E L I S A B E T T A con la muscolatura che tanti maschi rende allegri semplicemente mi ammazza. Così come il sigaro, così come le presentazioni dei corsi di yoga per gravide, così come la maggior parte di questa narrativa della maternità romanticissima e gioconda, anche se non riesci più a chinarti sul lavabo per sciaquarti i denti, non raggiungi il fornello lontano e le dieci della mattina paiono le nove di sera, se non a te alle tue gambe.
E tralascio le notti insonni a pigliare calci da dentro, ingannando il tempo con immaginarie conversazioni con Tracy Hogg buonanima in cui finalmente riesco a chiederle come cristo si fa a “rassicurare con leggere pacche sul sedere” un neonato disteso SUPINO. In INGLESE.

Mi è anche facile ridere perché se già prima col Tecnologico eravamo cretini, adesso siamo i Sovrani dei Deficienti. Il Tecnologico ha un’imitazione ispirata al mondo animale per ogni mio gesto quotidiano: quando mi alzo dal letto e lui imita “la tartaruga rovesciata sul carapace che tenta di girarsi”, quando cucino “immagina un Tirannosauro che impasta la pizza”, quando faccio la doccia “l’ippopotamo femmina emerge dalla pozza fangosa”, quando mi allaccio le scarpe… no dai scherzo, chi riesce più ad allacciarsi le scarpe?
In più Sua Tecnologia ha anche avuto i suoi primi assaggi di “Mondo Bimbo”, ovvero quei negozi in cui delle deliziose commesse espertissime riconoscono ad occhio, appena entra, la figura del “Quasi-Neopadre-alle-prime-armi” e lo turboinculano a perdifiato vendendogli qualunque cosa, ma QUALUNQUE cosa, nel nostro caso in un tripudio di rosa confetto che Barbie Sogno di Principessa in confronto era un tomboy, e sottintendendo che se non compri quei dodici paia di microcalzini per neonati, probabile tempo di utilizzo dieci giorni nella vita, costo 3 euri a paio, sarai un padre di merda e tua figlia crescerà con le turbe mentali.
C’è da dire che com’è nel suo carattere s’è ripreso in fretta e con gli interessi: la volta dopo, mentre due commessi si affannavano nel tentativo di farci vedere come si apre e chiude un passeggino (che per altro di media pesa come un tavolo da pranzo in legno massiccio), senza riuscirci, lui imperturbabile aveva già premuto due bottoni, tirato una leva e trasformato un’inglesina in una Fulvia Coupè dotata di macchina da caffè e carica batterie per cellulare. In nomen, omen. Non mi metto a parlare di quanti soldi voglia ‘sta gente per farti vestire e portare in giro delle creature di 50 cm perché potrei piangere calde lacrime sulla tastiera.

Ma c’è anche chi non ride! Tipo in ufficio da me non ridono un cazzo. Sono in maternità da tre giorni, oggi è il primo che non passo in ufficio e la batteria del telefono è al 40%. Ho lasciato mega e mega di procedure, per fare qualunque cosa, istruzioni passo passo a livello “clicca lì, guarda il quadratino, clicca là, mouse destro…”. Sono convinta che se domani dovessi prendere uno scimpanzè alfabetizzato che nulla sa del nostro lavoro, potrebbe diventare operativo in 12 ore, ma evidentemente non basta. No, non basta.
Oltre all’ufficio-famiglia ed al conto in banca, tra coloro che non ridono ci sono i gatti. Eh sì, i gatti.
Ora, non avrò una deriva new age e non arriverò a sostenere che il gatto SA che arriva una sorella, ma devo avere un odore diverso, oppure i preparativi domestici, pur non interessando le zone gatte, si sono fatti evidenti, fatto sta che i gatti stanno mutando in cozze. Piagnine.
Uno ha preso a fare il micio impastatore non più in grembo, ma ad altezza seno (un male della madonna). L’altro se ti allontani dal suo campo visivo per più di dieci secondi piange e si lamenta in maniera straziante. Dal momento che la velocità a cui spariscono le crocche ed il contenuto della cassetta raccontano di gatti che stanno benone, devo dedurre che annusano cambiamenti all’orizzonte e non approvano, come da psicologia felina. E io li capisco: sono del Toro.

No dai, non ditemi “ma te la sei voluta”. Il fatto che assolutamente sì, me la sia voluta, mica mi fa avere meno paura.
E adesso scusate, ma devo fare degli esercizi di “scrittura creativa”. LOL.

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61 pensieri su “la gravidanza è una cosa seria

  1. Ti adoro… mi hai fatto ricordare tutti i momenti meravigliosi della gravidanza, perchè dai, sarà anche una grandissima rottura di scatole, però è uno dei periodi più belli della vita che io ricordi… sarà che poi arriva il *DOPO*, e nulla sarà mai più come prima, non avrò mai più un pomeriggio sul divano con il gatto che mi impasta il seno (e fa male!) e i ferri che sferruzzano tutine mignon :)
    In bocca al lupo! E non… scrivere troppo!!! :D

    • io sarà che ho lavorato fino all’altro ieri ma ancora non sono riuscita a “godere” della gravidanza, ho fatto tutto come sempre solo con via via più fatica e più stanchezza. Lavorando “in famiglia” anche i rapporti ne hanno risentito, perché alla gioia nonnesca si mischia l’ansia de “e come ti sostituiamo?”, e alla fine l’ansia mangia la gioia di gran lunga. E giù notti insonni, angoscia e pensieri. Adesso posso provare a pensare che sì, questa grossa bolla sul davanti ha un suo senso differente dal “non arrivo più alla tastiera!”, ma per ora solo l’umorismo ed il poter scherzare su tante cose mi hanno preservato la salute mentale. Crepi il lupo! :D

      • Io ho avuto l’immensa fortuna di stare a casa da lavoro per problemi di salute. Quindi, dal 4 mese di gravidanza in poi, a casa. Ho potuto godere di solitudine e silenzio infiniti, ricordo pomeriggi stesa sul letto a dormire con il gatto di fianco alla mia testa che ronfava beato… mai più vissuto momenti di libertà come quelli :)

  2. Bella la storia del sigaro vicino al mignolo.

    Ma lo sai che se in una notte di luna piena metti la gonna senza mutande e raccogli pietre dal letto di un torrente, poi funzionano benissimo per contundere rompipalle e tua figlia riderà un sacco quando glielo racconterai?

  3. Ricordo come fosse ieri il primo parto di mia moglie. Il ginecologo lavorava al Policlinico Gemelli, e quindi andammo lì, non potendo permetterci la clinica né disponendo di assicurazione medica. Il Policlinico Umberto I sta all’Università degli Studi di Roma come il Policlinico Gemelli sta all’Università Cattolica. Le caposala sono tutte rigorosamente suore, e se non sei cattolico non lavori. I mariti all’epoca non erano ammessi neanche in sala travaglio, figuriamoci la sala parto. Per parlare durante il travaglio era disponibile un citofono, dal quale alla fine ebbi la notizia che era nata mia figlia Giulia. Ma non finisce qui, perché la mia prospettiva è niente in confronto a quella che ha vissuto mia moglie. Lei entrò in sala travaglio con una contrazione ogni minuto, circa. Che erano ancora sopportabili. Per cui cercava di ridere e scherzare con le altre “colleghe” che si trovavano lì con lei. Passò da lì un’ostetrica, che la sentì ridere e le disse “Rida, rida, vedrà dopo quanto piangerà!!”
    L’accoglienza cattolica insomma… ;)

  4. Eh eh che rid. .ops no meglio non dire quella parola. Mamma mia sembra ieri che raccontava del tuo riflesso in quella vetrina :) senti ma al lavoro lasciali nel loro brodo, così si renderanno conto di quanto tu sia indispensabile e ti osanneranno al tuo rientro. ..
    I gatti siiii fiutano: il mio tigro fa le fusa quando allatto <3 che bello mi ricordo che anche tu hai un Maine coon splendido! !

  5. tra le cazzate menzionate (vedi: sigaro), ti manca il pendolo sulla pancia.
    Penso che quando ci sarò io con la pancia, manderò tutti a fanculo, seriamente.
    Auguroni :)

  6. madonna che ridere… quella della moxa (il sigaro) e’ toccata pure a una mia amica…invece io ricordo con ancora piu divertimento il corso di riabilitazione post parto in francia, con l’ostetrica che mi teneva un dito nella patata e mi idceva di immaginare di fare un lazo e farlo girare e girare e poi acchiappare il toro col lazo e se mi deconcentravo perche mi scappava da ridere mi sgamava che sentiva che stavo facendo l ‘esercizio male!

  7. aggiungo allo zibaldone delle mie visite in itaia oltre al consueto oh due femmine, peccato/dainonimporta/poveropapa’:

    vicina di mille anni semisconosciuta :ah e’ incinta, che bello!
    io: si e la seconda
    vicina: ah brava, poi basta pero, eh!

  8. c’è una letteratura ben ricca a riguardo, anche nei blog, cioè nei blog scusate si leggono le peggio cose. Gente che ha fatto una fatica abbestia a rimanere incinta, magari con la PMA, e io che manco quello, leggo: ohhhh finalmente siamo una famiglia. Prima che cosa eravate? Maggiordomo e governante? io e mio marito SIAMO una famiglia, che palle, veramente un trituramento continuo, “mio figlio ha dato un senso alla mia vita” mi spiace che vita di merda avevi prima. Penso sia la cosa + immensa del mondo ma per molti il passaggio alla neuro, seria non per fare gli scemi, è quasi obbligato e sì, le commesse ci marciano, su questo e sugli ormoni.
    X il lavoro a me è bastata una settimana di influenza, io che tutti a dire “eh che farà mai?” Moh sono in 4 a farlo, ok meno esperti quindi + lenti, e uno sta sera andava a casa si riposava un po’ e poi tornava dalle 21 alle 23. Per smaltire ciò che io non ho fatto in 6 giorni. 6. BOH.
    ENJOY xke dopo tutto cambierà :D ahahahhh

  9. Risate a parte…. mi hai fatto ricordare l’innocente convinzione, conseguente al corso preparto che, beh…. con tutte queste spiegazioni ho capito veramente bene come si partorisce, sarà una passeggiata!
    Si, si…. Certo…. :o

  10. Mamma mia quanto ho riso!! E confermo, è tutto vero, te lo dice un’ostetrica ;) Però non siamo tutte così gendarme giuro! (Pensate che l’efficacia della moxa è confermata da diversi studi e dunque raccomandata dalla Linee Guida italiane per la gravidanza, ma nemmeno io riesco a prenderla davvero sul serio…)

  11. Sulla moxa non sarei tanto critica, nel senso che per mia esperienza si può provare, visto che è una cosa abbastanza innocua. A me hanno proposto una manovra per far girare la mia primogenita, che mi pareva molto più spaventosa dei candelotti di artemisia (e infatti non l’ho fatta).
    Comunque quante ti hanno raccontato il loro parto? E vedrai quante parole si sprecano sull’allattamento, sia che all’attatti, sia che non all’allatti. Fossi più brava, essendo alla quarta gravidanza, scriverei un libro. Dato che mi sa che non sia il mio, rido.

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