Estemporanea paranoica: dell’empatia

Mia madre è stata il mio primo esercizio consapevole di empatia. Mi ricordo ancora di quando, avrò avuto sette od otto anni, raccontando un episodio della sua adolescenza mi ha detto “Non sono mica sempre stata solo tua mamma!”. Mi ricordo perfettamente la sensazione incredibile del realizzare che “la mamma” era una persona e che quella persona aveva una storia in cui io non c’entravo un tubo.
Mia madre è sempre stata molto generosa di aneddoti e racconti del passato, della sua città, della vita nell’immediato dopo guerra, di come nonna parlava dell’occupazione titina, delle Fiat 500 col kit “riparatela da solo” con cui negli anni 60 andò fino a Praga e di molto altro. Mi ricordo che spesso lei parlava ed io mi concentravo solo su “Fai finta che non sia tua madre”, cioè immagina di sentire, di vedere, una sconosciuta che ti racconta la sua vita. Immagina di poter capire come si sente. Immagina di poter SENTIRE come si SENTE.

Onestamente non credo di essere mai arrivata a sentire come fossi lei, ma ho imparato il concetto di preesistenza. Nella mia famiglia è un concetto ricorrente. Mia madre era preesistente a me, ma noi due come nucleo familiare eravamo preesistenti al mio secondo padre e noi tre come nuova famiglia esistevamo da un po’ quando è nata mia sorella (che povera è preesistente solo al gatto e credo che quest’idea non le sia mai piaciuta).

In questi giorni le donne e le ragazze del corso preparto che ho frequentato, inizialmente scettica e piena di pregiudizi e via via sempre più stupita della quantità di persone interessanti presenti, stanno partorendo una dietro l’altra (noialtre qui ce la stiamo prendendo con una certa calma, invece) ed il commento che capita più di frequente è “E’ nata una mamma”.

Io non vorrei offendere nessuno, ma a me un poco gela il sangue. Mi rendo conto che il cambiamento sia indispensabile ed inevitabile, mi rendo anche conto che l’esperienza sia totalizzante e che giocoforza per alcuni mesi esisti in quanto nutrice, nè più nè meno.
Eppure non sono io che nasco, è mia figlia. Non è il mio giorno, è il suo.
Mi sembra di vedere le cose al rovescio, come sempre. Così come questo sentimento di appartenenza così potente, insito nel dire “Mio figlio, mia figlia”, ha una bivalenza che a tratti mi spaventa, quasi si manchi sempre nell’attesa di considerare che non è tanto lei ad essere mia – io ho problemi a definire mio il gatto, per capirci – quanto io a diventare sua, ad appartenere ad un altro essere umano, ad essere risposta di un bisogno.
Io. Disfunzionale come sono.

Speriamo che gli esercizi di empatia vengano bene pure alla bimba.

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31 pensieri su “Estemporanea paranoica: dell’empatia

  1. Ma certo che le verranno bene, gli esercizi. Già il fatto che tu ti ponga dei dubbi fa di te una meravigliosa madre in pectore. Dico in pectore perché effettivamente, sino alla reale nascita, per quanto tu possa immaginare, ideare, giocare con la fantasia, non hai la più pallida idea di cosa sarà. E forse è questo ciò a cui alludono quelle che dicono che “è nata una mamma”.
    Perché cambierai. La tua attitudine cambierà. E riuscirai a dire “mia figlia”, con la stessa sicurezza e con la stessa forza con la quale oggi dici di non riuscire a dire “il mio gatto”.
    Mi piace scrivere, e credo di riuscire a trasmettere qualche emozione. Ma credimi, Verba. Quel che succede quando ti trovi tra le mani quel batuffolo, non si può descrivere. Non ci sono davvero le parole.

    PS: ti ho riempito di messaggi wa perchè ho cambiato numero. Non è uno stalker, sono io. ;)

  2. Io ricorco che quando il figlio di mia cugina hanno compiuto 1 anno, i genitori di mia cugina (AKA i miei zii) le hanno regalato un anello. Per festeggiare il suo essere mamma. So che ti sembrerà strano, ma io l’ho trovato molto bello, e riguardoso, e tenero nei suoi confronti, che entrambi gli attori di quel nuovo legame venissero “celebrati” (il piccolo aveva ricevuto più regali, ma credo che questo sia abbastanza normale, NDR)

    • Non mi sembra affatto strano, lo trovo molto bello anche io, così come trovo bellissimo il gesto di un mio amico, che ogni anno nel giorno del compleanno del figlio regala alla moglie delle rose :)

    • Questo è un livello ancora più profondo. E tra tutte, e lo sai che te l’ho già detto, tu sei quella che mi da speranza perché sei quella che è rimasta più “persona” tra tutte le mamme che conosco (è un plus, per me, lo giuro <3). Poi io di mio non mi sono assolutamente ancora resa conto, ma è proprio il concetto di "nascere" come mamma che mi disturba un poco.

  3. Verba, stai solo usando la tua intelligenza, e notando che esistono due cose, spesso quasi in antitesi:

    – la tua individualità, libera

    – il programma che ci fa fare molte (troppe, secondo alcuni) delle cose che facciamo.

    Un giorno non lontano, come altre persona già, mi dirai “Pi, cazzo, avevi ragione…non avevo capito quanto fosse potente e subdolo…credevo mi stessi dicendo che vivo in una sorta di Truman Show, e invece ora ho capito che la finzione non è INTORNO a me, come nel film, ma DENTRO di me…”.

    Sono certo che succederà. Ci siamo passati in molti (ma sempre troppo pochi).

    Con le persone migliori succede sempre.

    Un abbraccio, e non tiratevela troppo…RILASCIA L’OSTAGGIO!!

    ;-)

    PG

      • No, ti sentirai una sorella, conoscendoti.

        Però comincia a fare qualcosa per il CULONE sennò ti verranno i sensi di inferiorità!

        Puoi farcela!!! (hai 15 anni di tempo, cazzo, puoi diventare come la Charlize Theron ai tempi del Martini, se ti applichi…).

        :-DDDD

        PG

  4. Io rabbrividisco quando sento frasi del tipo: “Non mi mangia”, quindi ti capisco benissimo.
    Anche per quanto riguarda la “preesistenza” mi ci sono ritrovato molto in quello che hai scritto. Mi ricordo un giorno, a otto dieci anni, mi fermai un attimo. Mi fermai ad osservare mio padre che con aria malinconica guardava fuori dalla finestra e in quell’istante realizzai quello che poi avrei davvero capito solo dopo la sua morte putroppo (morì che ero ancora un bambino): che oltre a essere mio padre era una persona. Beh di differente c’è che rispetto a tua madre lui non è che parlasse un gran’che. Tanti auguri e in bocca al lupo per tutto.

  5. Partorisci e poi mi dici. Io quando ho partorito ho capito che ero mamma da sempre, solo che non lo sapevo. E “i miei figli” sono meravigliosamente loro, ma hanno i miei geni, quelli del loro papà e senza di noi non avrebbero potuti esserci. Senza le mie risa attraverso il pancione, i canti, i litigi. Loro sono loro ma lo sono anche attraverso me
    Ciao :)

  6. Ciao verbasequentur, sono una giornalista (pessima specie dirai tu) e speaker radiofonica. Mi piacerebbe parlarti in privato, come possiamo fare? Fammi sapere. Grazie, C.

  7. Ciao Verba, ti ho scoperta da poco ma ho letto tutti i tuoi post, anche quelli più datati. Mi piace tanto quello che scrivi, e mi piace come lo scrivi! Vorrei dirti che non importa che tu ancora non ti senta mamma, credo che l’importante sia che tu faccia la mamma, al meglio che puoi: da quello che traspare dai tuoi scritti, sei una persona intelligente, quindi te la caverai benissimo! Io, da mamma che non sa ancora come sentirsi in generale nella vita, cerco di usare sempre e solo amore e buon senso… Ti faccio tanti auguri per questa nuova avventura!

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