click (turpiloquio alert)

Siamo al ristorante con gli amici storici. Mimosa è sul seggiolone a capotavola. Non è scesa da lì da quando siamo entrati, e sono quasi le tre del pomeriggio. Si annoia, io ho esaurito i trucchi e scaricato il telefono, per cui decido di tentarmela e di farla scendere, magari portarla nell’atrio del ristorante, deserto, in modo che non infastidisca nessuno.
La tiro giù, la appoggio per terra e le indico una cameriera di passaggio, dicendo che deve star ben lontana da quei signori in nero perché stanno lavorando.
La cameriera di passaggio mi sente e mi risponde in malo modo “Ahh beh, tanto ormai sono tutti in giro, per noi sono ostacoli da schivare!”
Lì per lì non rispondo. Poi però ci penso, mi infastidisce una risposta del genere, a maggior ragione detta ad una che praticamente non mangia per evitare che la prole dia noia al prossimo, al ristorante.
Eppure, ribatte una delle amiche presenti, devo “capire”. Perché la cameriera “poverina”. Perché effettivamente i bambini corrono in giro, scassano le palle. Sì, ma non la mia. “Ehhh, ma poverina, sarà così stufa di bambini maleducati”.

CLICK, ha fatto qualcosa nella mia testa.

Un giorno ho aperto un blog perché in fondo senza scrivere non sono capace di stare e perché mi piace anche leggere, mi piace la comunità che si crea tra chi legge e scrive, mi piacciono i racconti delle altre persone, i confronti con la vita degli altri, la testa degli altri, i problemi e le gioie degli altri, ma egoisticamente il mio primo motivo era il puro e semplice sfogo, mettere nero su bianco, chiarirmi le idee così, da sola, senza dover necessariamente ammorbare il prossimo a voce. Sono prolissa, sono confusionaria e sono una che tutto sommato vive con mezza testa sempre per aria, con un mezzo pensiero che gira gira e trova pace solo una volta messo per iscritto.
L’ho chiamato rem tene, verba sequentur, perché sono assolutamente convinta che se hai chiaro il concetto le parole vengano da sé.
Ancor meglio le parolacce.

CLICK, mi fa l’interruttore del cervello.
Perché sai cosa c’è? Che mi son davvero rotta le palle.

Quando ho aperto questo blog ho badato all’anonimato ed a nulla altro. Non mi interessava fare le “hit”, ho i tasti per la condivisione sui social DISABILITATI, da grande non so ancora cosa farò, sicuramente non la blogger, non mi sono mai posta il problema di essere più o meno interessante o accattivante o di avere la grafica figa e stigrancazzi del blogroll aggiornato. A me bastava scrivere. Alle volte ho chiuso qualche post perché eccessivamente personale, ho messo off line per un periodo qualcosa altro perché mi aveva portato contatti di ogni genere, oltre a far approdare qui alcuni amici di una vita, mio fratello, MIA MADRE ed il mio ex storico (ehilà, saluto con la manina!).

Poi un giorno ho avuto una figlia. Immediatamente non mi sono più sentita libera di scrivere quello che vivevo o quello che provavo. Immediatamente. Autocensura a tappeto. Perché non volevo avere un mummyblog. Perché non volevo mettere in piazza dei momenti intimi. Perché sarei stata comunque una che raccontava la vita di una terza persona.
Perché mi vergognavo. Alcuni dei miei affetti più cari mi hanno fatta sentire come una traditrice, e tutto sommato mi ci sono sentita anche io. E’ strano che solo ora mi salga dal fondo dello stomaco la rabbia per essere stata colpevolizzata, messa all’angolo, quasi minacciata “stai perdendo i contatti!”, perché dopo la nascita di Mimosa non ho più avuto – e non ho – il tempo per tutti che avevo una volta. E’ strano che solo ora mi renda conto di quanto chi avrebbe potuto tendere una mano (come ho fatto io in passato con altri) si sia limitato ad ancorarsi saldamente alla propria vita rifiutando qualunque compromesso, perché la “mia vita non può mica girare intorno ai tuoi comodi”.
E’ strano, ed è colpa mia, perché mi sono sentita in difetto per il semplice fatto di essere una madre. Come suona strano, eh? Essere una madre.

Mi sono sentita in difetto, e noiosa, e fuori gioco, e tutto quello che ho vissuto in questi quasi due anni me lo sono tenuta per me. Dentro, senza buttar fuori una riga, quasi non avessi il cazzo di coraggio di scrivere, il diritto di scrivere, che ogni giorno mi sento una benedetta dal cielo, dalla fortuna o da quel che si preferisce. Che quel sentimento che ritenevo di non poter in nessun modo “sbloccare”, se non con un figlio, manco mi immaginavo che razza di potenza fosse. Che a casa nostra si litiga infinitamente di più, ma si ride il doppio di quanto si litiga. Che neanche mi ricordo perché mi sbattesse qualcosa di dover uscire a bere una birra a forza. E quindi grazie, cameriera stronza, per quel “CLICK”.

Perché, come detto immediatamente dopo il click alla mia amica al ristorante, ho una grandissima novità da annunciare:
NON SOLO I FIGLI ALTRUI SCASSANO I COGLIONI ALLE PERSONE.

Anche gli adulti scassano i coglioni alla gente. Non sono le mamme che sono noiose, è la gente che è noiosa se non ti frega una mazza di stare a sentire. Tutti i monotematici sono noiosi. Tu che ogni mattina scrivi “Buongiorno un cazzo”, sei palloso come video sull’eyeliner! Tu, che ogni settimana ne cambi una e non sai non sa non capisci non capisce chissà come andrà ah no beh ne vedo un’altra, anche tu sei palloso, mi sanguinano le orecchie, vorrei infinitamente MENO DETTAGLI ANATOMICI PORCO MONDO!

Che poi vorrei anche capire perché se hai un figlio sei responsabile di tutte le rotture di maroni causate da tutti GLI ALTRI infanti. No, io davvero vorrei capire. Perché la cameriera di sente in diritto di rispondere male a me, perché la mia amica mi invita a comprenderla e perché è ritenuto normale questo lamentarsi generico, questo dire ad utero perché ovaia intenda?
Con gli altri rompicazzo non succede. Eppure. Anche gli adulti sono rumorosi, maleducati, puzzolenti, esasperanti, fastidiosi e lagnosi. La differenza è che non passiamo la giornata a rintuzzare nel prossimo ogni singolo atteggiamento irritante, altrimenti finiremmo alla neuro.

Le madri invece sono gara a parte. Questa specie di tiro al piccione per cui ad una che è madre puoi dire di tutto, che palle tuo figlio, ma perché non fai così, ma perché non fai cosà, ma non puoi portarlo (eh certo, a fare rafting), ma non puoi lasciarlo a casa (a chi?), eh ma così sbagli, eh ma così va bene, “cooomeee, hai nominato di nuovo tua figlia?? E’ BEN LA SECONDA VOLTA QUESTA SETTIMANA E SIAMO SOLO VENERDI! CHE PALLE!”, poi però mi devi sfrantegare i maroni con la lista esaustiva dei tuoi regali di Natale in fieri, insomma questa specie di tiro al piccione per cui una che ha figli deve sempre scusarsi per qualcosa, per il minor tempo, il minor spazio, le minori possibilità, oh scusi disturba, oh scusi infastidisce, oh scusi la irrita fortemente vedere persone al di sotto del metro che deambulano in sua presenza, a me avrebbe tediato per cui scusatemi, ma adesso il piccione si compra una fionda.
Anzi, no. La rispolvera.

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48 pensieri su “click (turpiloquio alert)

  1. Oh grazie al cielo hai sbloccato il livello “Maternità” letterario, iniziavo a pensare non lo avresti mai fatto.
    Se vuoi scrivere di te, se ti piace, se ti fa bene – o diversamente, io amo leggerti, scrivi perdio – ora l’essere madre difficilmente riuscirà a starne fuori mi sa.
    Embrace it.
    Poi tra una decina d’anni ti tornerà voglia di scrivere prevalentemente di altro, nei momenti per te, ipotizzo.
    Ma nel frattempo, fa il caz che ti pare no?

  2. 1) Tra l’essere “bimbocentrica” ed eccessivamente attenta a non sfrantumare gli altri, ci può essere una sana via di mezzo
    2) gli scassamaroni egoriferiti che ascoltano solo il suono della propria voce sono la maggioranza, oramai
    3) le persona eche ci ammorbano con “cazzi propri” di cui non ce ne frega una cippa …vedi il punto 2
    4) come diceva il compianto Roberto “Freak” Antoni (Skiantos): i coglioni sono molti più di 2
    😁

  3. daje Verba!
    mi unisco a Mezzatazza
    una parte molto egocentrica di me ha pensato che il mio commento i 3 mesi fa (3 mesi fa!!!) abbia contribuito al click. Mode egocentrismo now off.
    Ci penso spesso ultimamente ai giri che fanno le relazioni. Ci si perde a seconda delle priorità. delle cose in comune. Degli argomenti di conversazione. A volte ci si ritrova. Bisogna avere la pazienza, il coraggio, anche la tolleranza di lasciar andare.

    • Sono reduce da un mese di lavoro fianco a fianco con un cliente (importantissimo) dove il mio interlocutore è in pieno esaurimento nervoso. Il risultato è un mese di bestemmie ed insulti e pretese a tutte le ore, e posso confermare che devo ancora scoprire un bambino che sia in grado di scassare le palle allo stesso modo.

  4. confermo. è che la gente non è più abituata ai bambini, quindi gli da fastidio qualsiasi cosa. E’ come se ti portassi in giro una zebra: scusi ma perché fa entrare una zebra in negozio? poi va in giro fa la cacca e puzza.
    No signora mia, non è una zebra è un cucciolo di essere umano, quello che tra 30 anni ti sostituirà e ti pagherà la pensione quindi non mi rompere le palle perché esiste, è chiaro che da fastidio anche a me ma è un BAMBINO e i cazzo di bambini si comportano così.
    e per dio.

    • Beh …bisogna comunque fare dei distinguo. La bimba in questione era tranquilla, a me è capitato – quando avevo negozio – che dei bambini si intrufolassero nelle vetrine, mentre le loro madri li guardavano tranquille senza proferire parola. Questi ultimo rompono eccome, ed i genitori andrebbero presi a sberle in vece loro

      • Caro Fedifrago, il punto è che anche i bambini più educati rompono le palle: non hanno il controllo del tono di voce, si infilano da tutte le parti e non stanno mai fermi, si infilano fagioli nel naso e fanno cose stupide. Pensa alla tua infanzia.
        Uno degli effetti del calo di natalità e che la gente ha smesso di saperlo e crede di vivere in una puntata di sex and the city. Li leggi gli articoli sulla “gioia del non essere mamme”?
        Francamente vivo pure io lo stigma dell’essere genitore, non parliamone in campo lavorativo.

        • Io ero una bambina tranquilla (a casa mia o stavi tranquillo o avresti preso tante di quelle sberle che tranquillo diventavi)
          mia sorella(stra) era una bambina tranquilla
          soprattutto in pubblico.
          I miei cugini idem: la grande era quasi muta in presenza di sconosciuti, il piccolo era vivace come una trottola ma se esagerava via a casa tutti e fine.

          I bambini se li educhi sono educati, il fastidio che può dare un bambino educato è poco secondo me (detto da una che di figli non ne avrà e non è troppo fan di quelli degli altri).

          • A posto mi ha mangiato il post. Versione breve: concludo di no. I bambini si agitano quando sono stanchi hanno fame stanno male si annoiano e indipendentemente da come li tiri su. E hanno un carattere: c’è quello buono buono e quello che mena tutti i suoi compagni.
            L’educazione ė chiaramente fondamentale ma dire “è tutta questione di educazione” e colpevolizzare i genitori, magari anche per i figli degli altri, è proprio quello che fa incalzare verba qui sopra.
            Rendiamoci conto che ormai questa società non accetta più i bambini se non in spazi dedicati tipo i recinti per cani e questo è contemporaneamente causa è effetto dei famosi 1,2 figli per donna

          • Mi sa che non ci siamo capiti (tendo a scrivere in modo troppo secco, lo so): un bambino educato non deve essere muto.
            Quando siamo tra amici e ci sono bimbi vivaci a me piace correre loro dietro, giocarci, ascoltare cose incomprensibili: un bambino non è un soprammobile.
            Da un bimbo educato mi aspetto che se si annoia interrompa l’adulto che parla dopo qualche minuto, non dopo trenta secondi e da un adulto intelligente mi aspetto che non tenga lì in ostaggio il bambino per ore.
            Un bambino educato – pur richiedente attenzioni – o più di uno, non è una rottura di palle. È gente nuova con cui avere a che fare.

            Poi chiaro che si parla in generale, dipende dal luogo etc, comunque a casa mia i bambini son sempre stati portati ovunque con buoni risultati.
            Non, non penso di poter avere figli, gioco con quelli delle mie amiche

        • In tutto è questione di misura. È ovvio (è sopportabile) che un bambino si lamenti per vari motivi, diverso è il fatto di lasciarlo sbraitare per ore perché è più “facile” che non cercare di acquietarlo. In ogni caso se hai un bimbo piccolo esagitato non lo porti per tre ore al Museo Egizio, te ne rimani a casa come hanno fatto tanti altri genitori prima di te.
          Come dicevo, si tratta di misura, le mie libertà finiscono dove iniziano le tue mi è stato insegnato; invece noto, in ogni ambito ed in ogni istante della giornata, che la maggior parte delle persone crede di avere il diritto di fare sempre e comunque ciò che più gli aggrada, fregandosene bellamente degli altrui diritti.

          • e niente, non ci si arriva.
            l’educazione è baseline, ma per un bambino essere bambino è una feature e non un bug.
            E no, non puoi sempre tenerlo a casa, perché dovrai pure fare la spesa per farlo mangiare, e ci sarà dietro di te quello che ti guarda male perché ci metti il doppio degli altri a fare passare gli articoli in cassa
            l’assenza di empatia scorre forte in questo thread.

          • Travisi ciò che dico, infatti ho parlato di misura. Non puoi tenere il bambino a casa se devi fare la spesa, ma puoi evitare di portarlo al cinema, a teatro o in un museo.
            Avere figli implica sacrifici, non necessariamente da far pesare anche agli altri. E non è questione di empatia ;)

        • Io di figlie ne ho due, e la prima volta che le ho portate in pizzeria la grande aveva quasi 5 anni e la piccola ne aveva 3 compiuti. La nostra prima pizza si è svolta di mercoledì, alle 19.00. In sala non c’era nessuno e ci serviva come “prova generale” per vedere se le bambine erano in grado di restare sedute a tavola senza spaccare il cazzo al prossimo. Ti faccio presente che le mie figlie hanno oggi 28 e 26 anni, stiamo quindi parlando di quasi un quarto di secolo fa, quando un po’ di figli ancora si facevano. Essere bimbi è una feature sono d’accordo, ma al ristorante non si corre in mezzo ai tavoli. Essere bimbi è una feature ma al cinema si sta seduti senza strillare (specie se non sono cartoni animati o film esclusivamente per bambini). Essere bimbi è una feature ma in treno non si scorazza per gli scompartimenti urlando come ossessi. Potrei continuare per ore con esempi della vita quotidiana. Ricordo che quando ero in un luogo pubblico con loro noi come genitori eravamo concentrati su di loro ad evitare che potessero rompere le palle al prossimo. Ho sempre creduto nel detto “trulli trulli chi li ha fatti li trastulli”, e l’ho applicato in prima persona. Non ci sono soltanto coetanei dei genitori dei piccoli, ci sono persone di tutte le età che hanno il sacrosanto diritto di essere lasciati in pace. Vedo infanti duenni trasportati di forza in pizzerie ad ore in cui dovrebbero sacrosantamente dormire. E’ ovvio che si straniscono. Non è mica colpa loro. O vogliamo dire la panzana epocale che “devono socializzare”? Prima dei 36 mesi i bimbi non sono in grado di socializzare. Nei nidi d’infanzia ci sono tanti giocattoli uguali quanti sono i bimbi, l’unico momento di “socializzazione” è quello in cui uno si vuole impadronire del giocattolo dell’altro. I 36 mesi sono un traguardo clinico, peraltro. Gli anticorpi si formano compiutamente e completamente a quell’età. Con buona pace dell’altra panzana secondo la quale “prima o poi si devono ammalare”. La mia opinione è che le persone fanno i figli più tardi per questioni meramente economiche. Mia figlia minore ha una voglia di maternità incredibile, e so per certo che sarebbe una mamma splendida. Ma essendo al terzo stage di fila, e avendo un fidanzato con un contratto di due anni a 100 km dalla città natale, la vedo un po’ dura realizzare il sogno. Di una cosa sono certo. Che mia figlia non porterebbe mai il suo pargolo in pizzeria perché vuole uscire con gli amici.

          • Prima dei 36 mesi i bimbi non sono in grado di socializzare. Nei nidi d’infanzia ci sono tanti giocattoli uguali quanti sono i bimbi, l’unico momento di “socializzazione” è quello in cui uno si vuole impadronire del giocattolo dell’altro.”

            Sai che non è vero? Stufa di forum di mamme mi sono comprata la totalità dei testi di psicologia dello sviluppo che ho beccato sul sito dell’uni. Hanno preferenze di persone, sia tra gli adulti che tra i pari, già prima dell’anno. E’ che fino ai tre anni non sono in grado di concentrarsi contemporaneamente su un oggetto E una persona :D

    • Una volta tantissimi anni fa ero in treno con mia madre. Mia madre è di stampo, famiglia ed educazione austroungarica, modello vecchio, non ne fanno più. Noi siamo cresciute come i soldatini. Comunque eravamo in treno e davanti a noi c’era una donna con un bambino che avrà avuto otto anni: stava facendo un macello, urlava, saliva sui sedili con le scarpe, lanciava roba in giro eccetera. Mia madre ha iniziato a fissare con insistenza la madre. La madre le ha detto la comunissima frase “E’ un bambino!”.
      La risposta è stata: “E questo fa di lei una madre, lei ha un compito preciso, si applichi”.

      La mia premessa è questa, perché anche io la penso così. Se uno non ha voglia di sbattersi per cercare nei limiti del giusto e del possibile che la propria prole (ma così come il proprio cane, gatto, cavallo, dinosauro…) conviva con il resto del pianeta senza frantumare i maroni a tutti, è giusto che si pigli gli insulti che merita. Il problema è “il giusto ed il possibile”. E’ inutile pretendere da un bambino di otto anni che stia zitto come se fosse in chiesa, o fermo come se fosse morto. Non può. Però può non salire con le scarpe sul sedile. Non buttare il cibo a terra. Non afferrare gli oggetti degli altri senza chiedere permesso. Cosa che sarebbe assurdo da chiedere ad uno di otto mesi. E’ proprio questione di misura.

  5. Mah, secondo me anche altre categorie vengono generalizzate e stereotipizzate. Mi viene in mente quando mi si prende per fighetta hipster bio ossessiva quando dico che non mangio carne (quando in realta mangio olio di palma a secchiate e non mi frega). Si fa presto a far di tutta l’erba un fascio, o a dare del rompiballe guastafeste a un vegetariano. O per fare un altro esempio a dare del tristone guastafeste a un milanese. Sei in buona compagnia dai ;)

  6. Non ci conosciamo, ma sono un tuo lettore affezionato. Non sono mamma, ma papà di due bimbi piccoli. L’immane fatica e l’immane responsabilità di far crescere oggi un figlio “educato” le comprende veramente solo chi ne ha il sincero cruccio. Mi capita spesso di emozionarmi, al limite della lacrime, quando vado a colloquio con le insegnanti di mio figlio (asilo) e ancor più di mia figlia (elementari) e mi sento tessere le loro lodi, non tanto per il rendimento, quanto per il comportamento e la presenza. Mi emoziono meno e anzi quasi m’incazzo un po’, ma il senso è lo stesso, quando ricevo i complimenti sorpresi di altri genitori per cose che mi sembrano del tutto normali e doverose per dei bambini. Per cui, per quel che serve, ti esprimo la mia solidarietà. E, per favore, risparmiami una fiondata, se ti dico che mi è mancato leggerti in questi mesi. :-)

  7. Cara Verba, io lo so che sei una mamma esemplare. Non potresti essere diversamente. E so che hai un rispetto maniacale per gli altri, e vorresti evitare qualunque disturbo che tua figlia possa provocare agli altri. E ti comprendo perfettamente. E ti abbraccio stretta. Vai avanti così e al momento giusto distribuisci i vaffanculi giusti.
    Ti racconto un “nanetto”. Una volta ero in vacanza in Egitto con mia moglie, e stavamo partecipando alla riunione in cui l’albergo spiegava quali fossero le attività organizzate per la settimana. Con noi tutti gli altri ospiti, tra cui una giuovine coppia di genitori con annesso pargolo due-treenne. Il quale pargolo non contento di scorazzare di qua e di là, lo faceva ululando talmente forte che non si sentiva una beneamata cippalippa. Dopo un po’ di questa giostra si svolge il seguente dialogo, tra me e la madre del pargolo:
    – Signora non si capisce niente, le spiace intervenire?
    – Ma… ma… MA È UN BAM… BI… NO…
    – Signora so cos’è un bambino, ne ho due che ora sono adolescenti. Sa cosa facevamo io e mia moglie in questi casi? Uno di noi due usciva con le bambine, e l’altro ascoltava e raccontava dopo.
    – Ma… ma…
    – Signora non è scienza missilistica, o siete come i carabinieri, uno legge e uno scrive?
    Il padre a quel punto si è preso il pargolo ed è uscito.
    Ecco. Non è scienza missilistica. Perché essere bambini è una feature, su questo sono d’accordo con Michele. Ma rompere i coglioni al prossimo è un bug.

    • “Ma rompere i coglioni al prossimo è un bug.”
      Sai su cosa sono d’accordissimo con Michele? Che un sacco di gente crede di vivere in sex&the city e non avendo idea di cosa sia la normalità di un bambino, pretende o di non vederne in giro tout-court oppure che quelli che vede si comportino come trentenni. Lo dico perché se al momento e per INFINITA BOTTA DI CULO ho una bambina solare e gentile, che tende ad ascoltare, che non ha in sé l’istinto di Attila l’Unno, e quindi le (pochissime) volte che siamo usciti per occasioni sociali da adulti (4/5 volte in due anni, molto calibrate) siamo riusciti a non disturbare gli altri, comunque mi accorgo che gli altri sono ugualmente disturbati da noi. Perché dobbiamo andare via presto. Perché ti parlo e non mi ascolti (sto correndo dietro a mia figlia). Perché appunto “non si riesce a far due parole”. Perché non posso più dire “ok, alle 14.00 al ristorante!” oppure “Ok, cena alle 22.00”. Perché oso chiedere se si può valutare l’opzione di un ristorante che abbia, che ne so, un giardino. Che palle, Max!

  8. Il mio aneddoto plus risale al primo mese di vita di mia figlia. Ero a casa con il frigorifero vuoto, e insieme alla bimba sono andata al supermercato. Lei dormiva beata nella carrozzina, ma ad un certo punto ha deciso che era ora della pappa… pertanto si è svegliata ed ha iniziato a strillare. Io ero con borse della spesa, borsetta, carrozzina, il classico scenario in cui mancavano i capelli ritti in testa… si avvicina una CARA vecchietta che mi dice “signora, guardi che sua figlia sta piangendo”
    Ora tu dimmi, un bel fanculo non glielo avresti mandato, sonoro sonoro? Io invece sono rimasta così basita che non ho potuto balbettare nulla se non andarmene.
    La gente si facessi i caxxi propri……… ma no, mai!!!

  9. io voglio solo dirti che son felice di apprendere che sei diventata mamma.
    non bazzicavo nel blog da un pò, anche nel mio e mi fa piacere sapere queste novità.
    Non devi scusarti di un tubo…anzi..sii fiera di questa nuova te che è sempre la te di prima ma molto molto più ricca dentro.
    un abbraccio
    Marilù

  10. Comunque, ho riletto il post e ho pensato una cosa: anni fa, ero in un trip brutale di depressione. Avevo a disposizione due categorie d’umore – l’apatia o la sovraeccitazione – e mi rendevo conto a tratti che qualcosa non andasse, ma non riuscivo a venirne a capo. Con il tempo e (fanculo) zero aiuto di medici incompetenti, ci sono saltata fuori.
    Nonostante lo stato patologico, soffrivo della noiosa ripetitività maniacale dei miei pensieri. Ripresa, mi sono accorta che per molti è la normalità. Assurdo.

    E comunque, quando c’è l’eccitazione di qualcosa di nuovo e bellissimo – penso poche cose uguaglino la maternità in questo senso – il monotematismo è d’obbligo. Checcazzo.

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