Del perché una fa un figlio e automaticamente rincoglionisce

Sono una persona distratta.

Molto distratta.

Orribilmente distratta.

Sono distratta in tutto ciò che non riguardi direttamente il mio lavoro, dove essere distratti sarebbe criminale (una distratta che organizza il lavoro altrui, haha) e gli esseri umani con cui ho rapporti diretti: in breve immagazzino molto riguardo alle persone e quasi nulla riguardo alle cose.

Non ho una percezione esatta di cosa ci sia nel mio armadio, non l’ho mai avuta. Quando abitavo con la mia amica del cuore, alle volte aspettavo che ritirasse lei per prima la biancheria perché non ero sicura di distinguere esattamente le mie mutande dalle sue, sullo stendino. Se mi chiedeva “hai visto il mio mollettone per capelli?” le mostravo quello che avevo in testa con aria interrogativa. Senza guardarmi non so dire esattamente cosa ho addosso. Non so quante scarpe ho, non so quante ne abbia il Tecnologico e non ho assolutamente idea di quante lenzuola o asciugamani da bagno o da cucina ci siano nell’armadio di casa.

So vagamente cosa c’è in frigorifero. So altrettanto vagamente che dovrei avere questo, quello e quell’altro in dispensa. So come mi chiamo.

Sempre stata così, da sempre.

Poi un giorno ho partorito.

Improvvisamente nel mio cervello si è creata la categoria “figlia”, e le sottocategorie hanno letteralmente divorato lo spazio (già poco) in cui allocavo il resto. Quando si parla di Mimosa io so. Io SO. So TUTTO.

So cosa ha addosso oggi, cosa aveva addosso ieri, cosa metterà domani.

Cosa c’è nei suoi cassetti, dove è esattamente, in che misura, di che colore, in quante paia. Quanto è pulito, quanto è sporco, quanto è steso, e cosa non è in casa perché è dai nonni o al nido.

Quanti giocattoli, dove sono, come sono, dove devono essere, dove potrebbero essere quando non sono dove devono. Credo di poter dire con buona approssimazione quanti singoli pezzi di lego, quanti libri, quanti pupazzi, e conosco nome e cognome di tutti i personaggi di Peppa Pig. Se è per quello, conosco nome, cognome, compleanno di tutti i compagni di nido. Eventuali fratelli, cani, gatti, canarini.

Io, che quando mi guardo dentro è il Caos che mi chiede quanto dobbiamo aspettare ancora ‘sta cazzo di stella danzante, riordino per dimensioni i libretti, per concetto i giocattoli, in scala cromatica i pennarelli, e provo fastidio se sul tavolino c’è più di un foglio.

Io, che vabbè il letto lo rifaremo domani, che vabbè stasera mi faccio un panino, che vabbè berrò l’acqua del rubinetto, che ah dovrei fare benzina, ho 6 km di autonomia, io faccio benzina PRIMA, arieggio casa alle sette di mattina, abbino lenzuolino sopra e sotto pure bendata e mi infastidisco se il Tecnologico non piega con attenzione quella precisa coppia di asciugamani gialli che serve per il nido. Io non so cosa mangeremo stasera, ma so Mimosa cosa ha mangiato, mangia e mangerà. Ho nella testa in continuo loop decine e decine di informazioni futili quando non completamente inutili. Non lo faccio apposta, non ne ho desiderio, non me ne frega un cazzo di sapere che i personaggi di peppa pig hanno tutti un nome che inizia con la prima lettera della loro cazzo di famiglia animale, tranne George, ecco George, perché George si chiama George e non Peter?

Eppure non posso farci nulla. Questa valanga di informazioni ingombranti, indispensabili o inservibili ed assolutamente invadenti ha colonizzato il mio cervello ed io per questo ho perso moltissime doti che avevo, in primis una parte di pazienza, a seguire la memoria per gli appuntamenti, l’attenzione per tutto ciò che non è assolutamente necessario alla sopravvivenza primaria di adulti e gatti di casa, e parzialmente, temo, il senso dell’umorismo.

Sono diventata una di quelle persone che se la battuta è appena appena raffinata, ti guardano perplesse senza parlare, con il vuoto nello sguardo.

All’apparenza. In realtà, il vuoto nello sguardo è il tentativo disperato di sopprimere il bisogno di canticchiare five little monkeys plurime volte all’ora, plurime volte al giorno, 7/7.

Non scherzate sulle madri rincoglionite. Restare sane di mente è una lotta continua, ed io la combatto strenuamente.

/Jumping

On

The

Bed

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