Il Signor Piero ha venduto ai cinesi (fenomenologia spicciola di com’è che nasci rosso e invecchi nero)

Quando ho aperto questo blog, anni fa, il Tecnologico ed io stavamo cercando casa. O meglio, io stavo facendo una scorpacciata di appartamenti proposti da agenti immobiliari psicotici ed abitati da proprietari sull’urlo del collasso nervoso, per poi portare i migliori all’attenzione del Tecnologico che abitava a buoni 250 km. Mi ricordo, e finchè arteriosclerosi mi coglierà credo ricorderò sempre, che il primo appartamento in assoluto che sono andata a vedere, descritto OVVIAMENTE come “luminoso trilocale recentemente ristrutturato”, non solo era un tugurio con un bagno di un metro e venti per due
metri, in una palazzina che aveva più antenne satellitari che balconi, ma era abitato da una coppia dotata di enorme, gigantesco, liberissimo pappagallo, il quale mi ha accolta appollaiato sullo schienale di una sedia e mi ha seguita nella mia ispezione di casa ripetendo a ruota libera “CIAO COCCA! CIAO COCCA!”. Voi lo sapevate che i pappagalli sono aggressivi e molto, molto territoriali? Ecco, io l’ho scoperto allora.

Di casa in casa, di sgarruppo in sgarruppo, di prezzo improponibile in prezzo inaffrontabile, e dopo aver perso proprio per poche ore ben due appartamenti papabili, arriviamo a quella che oggi è casa nostra, all’epoca appartamento in pieno stile anni ’80 con salotto enorme e camino-dotato, cosa che già in prima visione lo ha scaraventato nelle grazie di sua Tecnologia.
Io ero più restìa, non tanto per la casa in sé quanto per le bestialità che uscivano dalla bocca di chi doveva vendercelo: questo non si fa, questo non si può, i lavoro di ammodernamento ma senza disturbare, i gatti insomma solo se restano chiusi in casa (di grazia, dove dovrebbero andare se non in balcone?), e le attrezzature condominiali sì ma solo per uso tuo e non se inviti amici, e blablabla. Guardavo il Tecnologico dicendo “io qui non ci voglio venire, questi son tutti matti, ci troviamo a comprare casa circondati da rompicoglioni, è una vita da andar fuori di testa”.

Alla fine invece è andata che abbiamo optato proprio per quell’appartamento lì, con l’accordo che alle assemblee condominiali avrei parlato SOLO IO e che gli incontri ravvicinati con i rompicojotes massimi li avrebbe gestiti solo lui. Morale: in realtà era tutta scena, qui nessuno rompe le scatole a nessuno e l’incubo dell’amministratore sono diventata io me medesima, che tra “mi spieghi” e “vorrei vedere l’originale” lo costringo ad estrarre documenti, pagamenti e polizze che nessuno gli ha mai chiesto in 30 anni. Beata ingenuità.

Quando, dopo qualche mese e qualche sporadica chiaccherata, ho osato chiedere ad una delle vicine come mai si presentassero così ostili e scorbutici nei confronti dei nuovi acquirenti, quando in realtà sono tutti dei paciocconi tranquilli da morire, quella mi ha risposto con aria confidenziale:
“Perchè sai, aveva già venduto casa il signor Piero, tre anni fa… ma ha venduto ai cinesi!”

Non so come sia dove vivete voi, ma qui dalle mie parti “Ha venduto ai cinesi” è una frase che viene detta con mezza ammirazione e mezzo piccato sconforto, perché è noto che i cinesi si presentano con valige di danaro e ti coprono di soldi (soprattutto se ti comprano il bar), ma anche che poi rovineranno in breve tempo ciò che da te hanno comprato (di nuovo, soprattutto se hanno comprato un bar). Quindi tu sei uno che diventa ricco, però ha tradito. Per esempio, il bar. I bar. Ti accorgi che un bar l’hanno comprato i cinesi perché – ok, a parte il cinese al di là del bancone, vestito metropunk che non c’azzecca un’ostia – nello spritz compaiono ingredienti insoliti, primo fra tutti il GIN. Metà della roba che mangiavi sparisce, l’altra metà rimane intonsa perché dopo tutte ‘ste storie delle nutrie nei freezer, chi si fida più del caro vecchio tramezzino?
Allora per ovviare al fatto che tu, lo spritz col gin, non lo vuoi bere, ordini un bicchiere di rosso e scopri che il rosso sta in frigorifero. Il prosecco invece è a temperatura ambiente. Moltiplicare per 350.
Anche se negli anni la situazione s’è avviata verso una certa normalità, lo spritz è stato purgato da liquori fantasiosi e il cinese dietro al bancone bestemmia in perfetto veneto, Aver Venduto Ai Cinesi rimane sinonimo di altissimo tradimento.

Quindi sì, questo Signor Piero che abitava nella nostra palazzina era partito come gli altri col suo reddito medio ed il suo conseguente appartamento medio in una palazzina media. Ma il Signor Piero poi ha fatto buone scelte ed il suo reddito non era più medio e così ha venduto il medio appartamento e s’è comprato la villettina, coi soldi del cinese, di fatto guadagnandosi l’astio di tutti i suoi ex vicini di casa.

Il Tecnologico ed io, saputa la verità riguardo al monte di divieti che c’era stato prospettato, facciamo spallucce e ci ridiamo su. Che problema vuoi che siano, questi signori cinesi? E’ una famiglia normalissima, di gente educata, i bambini salutano, la nonna saluta, la mamma parla pure italiano. Che pregiudizi, ‘sti vecchietti veneti. Noi veniamo entrambi da palazzine in cui eravamo praticamente gli unici italiani, sai che problema una famiglia di cinesi!

La vicina ci racconta che inizialmente non vollero pagare l’allacciamento al gas e si portarono in casa le bombole di metano. Cavolo, in effetti ci puoi rimettere la casa. Però oramai, come dire, era acqua passata.

Il vicino è innervosito perché nonna-cina ha levato da un angolo del giardino condominiale due vecchie ortensie mezze morte ed oggi, nonostante le abbiano detto che non si può, ci si è fatta un orto e ci coltiva roba sua. Ogni tanto qualcuno le dice che non ci si può fare l’orto privato nel giardino condominiale, lei dice “Sì! Sì! Capito!” e la mattina dopo è di nuovo lì che zappa. Il Tecnologico ed io ci facciamo una risata, ok dai la questione di principio, ma chissenefrega se la nonna si lavora due metri per due di terreno nascosto?

Un altro vicino s’è legato al dito che questa famiglia s’è messa la sua antenna in balcone in barba ai regolamenti condominiali che impediscono di avere roba appena a vista. Un altro lamenta che non si sono mai riparati un vetro rotto e da fuori si nota. Io faccio spallucce a tutto, ok dai, gli si dirà con calma di attaccarsi all’antenna condominiale. Se non riparano il vetro forse è perché non hanno i soldi. Amen.
Finchè un giorno arriva un bel gruppetto di zingari in pieno giorno, scassina il portone del palazzo, rapina il cina-appartamento e se va fischiettando, in luce piena, con la certezza della mancata denuncia, cosa che puntualmente corrisponde al vero.

A quel punto inizio ad essere perplessa anche io.

Succede poi che per le scale si inizino a fare incontri equivoci. Molta gente. Troppa gente! Tutti diversi. Tutti cinesi.
Alcune signorine estremamente attraenti ed altrettanto nude salgono le scale a sera tarda, guardandoti con disprezzo quando le incroci. I bimbi beneducati non si vedono più. Chiunque sia lì dentro, non paga le pulizie delle scale. Poi non paga le spese condominiali.
Poi non paga nemmeno l’acqua.
Poi ti viene il dubbio che non paghi nemmeno il gas.
A quel punto lo spettro delle bombole di metano in casa riappare. Ovviamente nessuno può farci nulla. Chi va e viene non sa, non risponde, non parla e se parla non parla italiano. Nè inglese. L’amministratore non ci può far nulla. I vigili non ci possono fare nulla. I debiti si accumulano.

I pregiudizi dei vecchietti veneti si sono rivelati verità fondate. All’ennesima ondata di gente davvero equivoca che inizia a navigar per le scale, ti fai due chiacchere con un caramba. Il caramba ti dice cose molto rassicuranti, tipo: oh e per fortuna che voi avete i cinesi! Dove hanno venduto ai nigeriani hanno le invasioni di scarafaggi e nessuno ci può fare una beata sega!

Insomma tu compri una casa, con la prospettiva se la salute ti assiste di continuare a pagarla per il resto della tua vita. La scegli con prudenza, la tieni con amore. E ti trovi a considerare che forse la tua polizza non copre voci come “sventramento da esplosione causa incuria di inquilino clandestino in altro appartamento”. Non fa bene al tuo fegato.

Ogni tanto passo davanti al negozio del Signor Piero e gli lancio silenti maledizioni ed occhiate malevole.

Il signore anziano del 3/b è rimasto solo. Dicono che venderà.
Fai la faccia scura. Vuoi vedere a chi vende. E guai, stavolta, se si sogna di metterci dentro strana gente.

Che non si sogni, il signor Giovanni, di vendere ai cinesi. Mi sorprendo a pensare che dovrà pure esserci una qualche bega legale per mettere i bastoni tra le ruote ad un eventuale acquirente sgradito. Ci sono? Non ci sono?
Guardo con simpatia alla rompicoglionitura preventiva.

“e il Piave mormorava: non passa lo straniero”

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Elogio della follia? Ma elogia un po’ ‘stoc…

Son giorni un po’ così. Ed anche un po’ cosà. Non so se capita a qualcun altro, ma io alle volte c’ho il cruccio di non sapere affatto per cosa mi cruccio. C’ho il tarlo. Grugnisco “non-sono-mica-nervosa!” alla gente che mi chiede perché sia nervosa, il che mi innervosisce alquanto. E la risposta non è “sono quei giorni lì, quelli in cui fai la ruota, canestro coi tacchi a spillo e krav maga in tanga”. No.

Abbiamo dato inizio alla roulette de “il preventivo dell’impresa edile”.
Il primo tizio che si è presentato era, a dir poco, spumeggiante. Ha guardato tutto correndo qui e lì in preda a qualcosa che sembrava una via di mezzo tra un morso di tarantola e l’eccitazione di un seienne la mattina di natale, distribuendo il proprio materiale pubblicitario all’agente immobiliare, a me, ai quasi-ex-padroni-di-casa, a due vicini cinesi ed ad un passante che stava portando a spasso il cane, ripetendo felice che visto che non c’è umidità faremo un bellissimo lavoro, trallallero trallallà. Giuro che per un momento ho temuto volesse trascinarci in giro per casa facendo trenino e cantando “brigitte bardot bardot, brigitte parquet parquet”…
I secondi erano molto, ma molto, ma molto più posati. E molto più carpentieri inside, secondo me: si sono rivolti solo ed esclusivamente al Moroso. Mi sono ritrovata sul balcone a parlare coi quasi-ex-padroni-eccetera della carriera (precocemente abbandonata) da modella della figlia minore, mentre il serissimo terzetto discuteva di tubi, pavimenti e cose che non sono capace di immaginare, figuriamoci scrivere. Poi, il tracollo: al momento del commiato, con la scusa che Moroso è milanese, si sono sbilanciati con un “forza inter!” che a momenti mi soffoco col metro laser.
[MA COL CAZZO CHE TU, O MANOVALE MORATTIANO, AVRAI LA MIA PECUNIA DA SPENDERE IN SCIARPE DELLE MERDE! MA COL CAZZO! COL C A Z Z O!]
In settimana vediamo i terzi. Speriamo i detti popolari ci azzecchino almeno un po’.

Non bastasse il toto-edile, il lavoro, anzi, il mio posto di lavoro, sta raggiungendo livelli di tossicità cerebrale mai visti prima. I clienti sembrano usciti da “scherzi a parte”. Ho gente che mi propone date per appuntamenti oggi per domani, e gente che me le conferma ieri per stanotte. La follia. Lavoro correndo per fare in tempo cose che ho programmato due mesi fa e che nessuno s’è inculato di pezza fino alla mezz’ora prima della consegna.
Il colmo però è “il capo”: COME LAVORI MALE, ULTIMAMENTE, SEI SEMPRE IN RITARDO SULLE SCADENZE.
Eh, Capo, questo appuntamento? Fissato ieri perché ho avuto la data ieri. Questo altro? Fissato 15 giorni fa per domani, annullato stamattina dal cliente. Questo ancora? Pure. Non posso essere in tempo sulle scadenze.. sono GIA’ SCADUTE quando mi arrivano!!
“Vabbene ma io ti vedo comunque molto distratta.”
Non sono distratta, Capo, sono disperata. Lavoro 9 ore di cui 5 supplicando le persone perché mi diano ciò che mi serve e le restanti 4 a maledire quello che mi hanno dato ed una serie imprecisabile di santi del calendiario da tavolo.

Non bastasse il “rimbecillisci tra date utili anche tu”, la sera torno a casa e scopro che quando abbiamo scelto di prendere un Maine Coon l’allevatore si è dimenticato di dirci tre cose:
1. Il MC caga come un fottuto Orso Bruno. In DIMENSIONE sembra merda umana. Sembra che mi sia impazzita la coinquilina e l’abbia fatta in cassettina. Una roba i n c r e d i b i l e.
2. Il MC ha l’intestino delicato. Questo vuol dire che quanto sopra spesso non è solido. Ecco.
3. Questo particolare gatto è feticista. Coprofilo sparato. Lui la fa, la snasa, e tutto felice ci SALTA DENTRO. Dopodichè salta sul divano, sullo stendino con la roba lavata, sulla credenda e…su di me.

Ho smesso di arrivare a sera pronta per dormire.
“Sono direttamente pronta per la neuro”, pensavo.

Poi guardando una (vecchia) puntata di Dexter ho avuto l’illuminazione. Sì. Dexter. Anzi, io le illuminazioni le ho davanti ai telefilm IN GENERALE, mica solo Dexter. E lo so che magari non sembra consono, ma c’era pure una santa che andava in estasi facendo la frittata, quindi i miei telefilm sembrano poca cosa. Insomma. C’è questo dialogo in cui uno dice “Tutto quello che voglio è una vita normale” e l’altra risponde felice che anche lei.
“Average.”
“Ordinary.”
Oh, parrà una puttanata. Ma io ho improvvisamente capito che ho incredibilmente voglia di qualche giorno, via, una settimana, in cui incontrare solo gente che sia normale.
Average.

Almeno di cervello.

Tu sei Pietro [doublecit.]

Moroso&io stiamo cercando casa (al riguardo ci sarebbero da far 10 post al giorno, ma disgraziatamente devo lavorare per pagarla, la casa che ancora non ho).
Siamo entrambi over 30. Più io, ma insomma, anche lui: uno direbbe che l’età è giusta, ed avrebbe ragione.

Peccato per la testa. La prima “cosa” che abbiamo fatto quando abbiamo deciso di andare a convivere è stata prendere un Maine Coon, cioè un grosso gatto pelosissimo (al momento tenero micio, ma non bisogna farsi ingannare). In pratica non abbiamo ancora fatto un finanziamento per il divano, ma abbiamo già chi lo distruggerà.

Comunque.
Entrambi abbiamo sempre avuto gatti in casa. Trovatelli/e trovati per strada o davanti alla porta di casa o in un fienile o in una pasticceria (mia madre…) o strisciando sotto un furgone per recuperare un fagottino piangente da dentro il motore (ovviamente, io) o, insomma, in uno qualunque dei mille posti da cui un gatto *sceglie* (si sappia: sceglie sempre il gatto, non l’uomo) di farsi adottare proprio da te. Poi ci siamo innamorati pazzamente dei maine coon, ed ovviamente quella dell’allevamento regolare era l’unica strada, il che non ha impedito alla sottoscritta di pigliare una carrettata di insulti ovunque abbia provato a chiedere informazioni sulla razza.
‘na roba brutta, come dice il mio infermiere: dalla gattara new age che trova anti-karmico il mercimonio di animali, alla virago ostinatamente cessa che ringhia “ma prenditi un trovatello” [ehm, ne ho già due, grazie, ora vorrei un maine coon, posso? lo pago eh. Giuro. E no, non abbandonerò od ucciderò gli altri due perchè lui “ha un costo”. Cazzo. E’ edipico ‘sto ragionamento.], all’allevatrice schiumante di rabbia che mi ha dato della ladra [ladra, neh.] che vuole “rubare un mestiere” perchè ho detto che l’allevatore da cui prendiamo il gatto mi ha consigliato di non sterilizzarlo subito (Il che si è tradotto in “tu vuoi rubare un mestiere!”. Eh, certo. L’allevatrice di gatti. Mi ci vedo. Soprattutto però mi ci vedo ad andare da mia madre e dirle che cedo le quote di società perchè ho deciso di restare a casa ad allevare gatti. Prima magari faccio testamento.)
Calcolando che per un motivo simile anni fa mi sono presa della ladra [!!] di cani [!!!] da UNO ZINGARO [!!!!!!!!!!!!!!], può essere che il mio destino sia essere insultata da individui improbabilli per cose che non mi sono mai sognata di fare in vita mia.

Al di là degli insulti random, le difficoltà non sono mancate. Tipo “facciamo un giretto indagatore senza impegno tra gli allevamenti” è diventato “LUI!!! LUI!!!! VOGLIO LUI!!!!” urlato dal Moroso in direzione di un cosino rosso di dieci giorni, con motivazione “lotta più di tutti per arrivare alle tette, quindi è intelligente” [-__-], oppure tipo convincere suddetto Moroso ad aspettare i 3 mesi pre-adozione previsti dai regolamenti SENZA piantare una tenda nel giardino di ‘sti poveri allevatori (per altro, due persone dolcissime che coi gatti ci parlano pure), o ancora “il cosino ha già un nome per via delle lettere obbligatorie e dei blablabla degli animali con pedigree”, ma il nome è di un rapper nero coi denti d’oro e le trecce [-__-] e quindi via di trattativa serrata per farlo modificare prima che venisse registrato (si legga: suppliche e pianti greci).
Ora la strada è in discesa: devo solo capire dove mettere, nella microcasa in cui vivo al momento, le due pagine di roba ordinate su zooplus.
Convincere mio padre a farmi il telaio del balcone, per cui ho personalmente disegnato il progetto (poi però lo ha ripreso un architetto. no, non scherzo.).
Convincere me stessa che la settimana e mezza che manca non è lunga, prima che arrivi lui.

La verità è che non mi passa più.

Appartamento ‘Suocer-Proof’.

“Signorina, volevo dirle che…l’appartamento dell’annuncio 123 ha delle piccole modifiche rispetto all’annuncio stesso.”

Lui esordisce così. Io mi ritrovo a ridere al telefono pensando “maggiura?!”. Lui rimane perplesso. Io mi ricompongo.

Mi elenca le piccole, microscopiche discrepanze. Tipo che l’appartamento non è arredato (meglio così). Tipo che è al terzo piano, ma…l’ascensore, in realtà, non c’è.

Che sarebbe l’ideale, se volessi vivere in una casa dalla quale praticamente bandire mamma&suocera.

Se non fosse che io le adoro, mamma&suocera. Ho l’orribile sensazione che “signorina-devo-dirle” diventerà una categoria a sè stante.