Hello. Torna Adele, e quindi torno anch’io.

Dunque.
Nelle rarissime (issime!issime!issime!) occasioni in cui capita ancora di fare vita sociale, e nelle rarissime (vedi sopra) occasioni in cui la radio della mia macchina torna ad essere la MIA RADIO della MIA macchina, e non la ripezione costante&perenne de “La Zanzara con l’abito da sera” nella carrozza porta erede, ecco, in quelle occasioni lì io ho sentito la nuova canzone di Adele ed il relativi “oh com’è struggente”.
Struggente?
La menata della ex che ti chiama a tutte le ore da quando è passata da “attenuante in caso di omicidio” a “struggimento amoroso”? Che vi è preso a tutti mentre vivevo rintanata nella mia ruota casa-figlia-lavoro?

Ma no, dai.
Adele, adele, già prima avevi quel certo non so che di gatto appeso ai maroni, ma adesso inizio a pensare che tu sia la versione femmina di Antonello Venditti. No, no, no, non si fa.
Struggente? Ma struggente un cazzo! Non è neanche più stalking, è la ex che non ti vuole finchè tu non sei lì lì per rifarti una vita: allora ti ha sempre amato.

Un milione di anni fa avevo un fidanzato che possedeva, oh fortunato, una ex di questo tipo. Modello Adele, fatta e finita.
Non se lo fila di pezza per mesi. Appena però le arriva voce che sia riammorosato – e ancor peggio, felice – tah dah! Squillino al cellulare!

“Hello, it’s me
I was wondering if after all these years you’d like to meet
To go over everything”

“Scusa ma tu non stai con uno da due anni?”
“Eh no sai ci siamo lasciati… e poi non era come con te!”

“They say that time’s supposed to heal ya
But I ain’t done much healing
Hello, can you hear me”

Sì, in effetti non ti sente bene. Perchè è in taverna, con la sua fidanzata nuova di pacca, e starebbe cercando di avere un rocambolesco rapporto sessuale sul divano buono dei genitori. Non ti sente. C’ha una vita. Capisci?
No.

“Hello from the other side
I must have called a thousand times
To tell you I’m sorry for everything that I’ve done
But when I call you never seem to be home”

Lasciamo stare il reato di stalking, questa è la dichiarazione perfetta delle “ex Adele passivo-aggressive”:
“Ti ho chiamato taaaaantissimeee volte. Per scusarmi di averti fatto becco e di essermi fatta sgamare e di averti lasciato come un sacco di spazzatura davanti ad un cassonetto pieno”.
Finito? No!
“MA TU NON SEI MAI A CASA QUANDO TI CHIAMO virgola e sottinteso: STRONZO”

Fatemi capire chi al giorno d’oggi, esclusa la mia vicina di casa settantenne che riceve chiamate nel cuore della notte e risponde garrula dei “prooontooooooooooooo?” a 90 dB che mi risvegliano figlia e nazismo, chi ca* telefona A CASA, se non quelli dei call center, la nonna a Natale e…Adele, al suo ex.
Per poi potersi lamentare che lui non c’era.
‘sticazzi, Adele, quel numero non sarà manco più il suo. Starai chiamando un’ufficio postale, dopo le 16 non c’è più nessuno, figurati se fanno straordinario per pigliare le tue drunk-dials delle due di notte.

E poi, eccolo qui: il Manifesto del Partito Adelista. La rosicata lasciata cadere così, con la grazia di un Gasparri in moschea:

“At least I can say that I’ve tried
To tell you I’m sorry for breaking your heart
But it don’t matter it clearly doesn’t tear you apart anymore

Io ci ho provato, con lieve ritardo di lustri, a scusarmi per quella scopata col tuo amico di dieci anni fa.
LO STRONZO CARO MIO SEI TU, CHE DOPO DIECI ANNI NON CI PIANGI ANCORA SOPRA. E ALLORA MICA MI AMAVI! SE ERA AMORE VERO, CARO MIO, STAVI ANCORA SEDUTO ACCANTO AL TELEFONO FISSO, A TREMARE OGNI VOLTA CHE IL COMPUTER DELLA VODAFONE SELEZIONA IL TUO NUMERO PER L’OFFERTA ADSL CASA, CON ‘NA PEZZETTA SULLA FRONTE E I KLEENEX ACCANTO! E INVECE NO! COME OSI RIFARTI UNA VITA?!”

Sarà che ci sono passata.
Sarà che il dialogo:

“Ma ti sei fidanzato?”
“Sì”
“Ci vediamo?”
“No!”
“Ma io voglio vederti!!”
“Non è il caso, mi dispiace!”
“STRONZO, ALMENO PER GLI AUGURI!”
“Gli auguri di che?”
“GLI AUGURI DI PASQUA!”
è avvenuto davvero, protagonista il mio fidanzato dell’epoca, davanti ai miei attoniti occhi e le mie ancor più attonite orecchie.

Ma come diamine si fa a considerare struggente la versione americana di “EH LUCA?!”

del perchè odio certe canzoni d’amore

Alla voce “non facciamoci mancare niente”, da ragazzina un’estate lavorando in un bar mi sono guadagnata uno stalker tutto mio. Ovvero io lavoravo lì, e lì ci venivano spesso delle compagnie di universitari. Uno di questi universitari, un tizio basso basso, scuro scuro con la faccia particolarmente triste, di una sensibilità rara e di una ancor più rara bruttezza, ha deciso in maniera del tutto autonoma che noi stavamo insieme. O meglio, visto che era evidente perfino a lui che noi no, non stavamo insieme, dal momento che io sgusciavo via veloce come un lampo non appena lui allungava una mano per sfiorarmi, ed in linea di massima appena capita l’antifona avevo iniziato ad evitarlo come la peste… lui ha deciso, così, perchè sì, che noi “ci eravamo lasciati”, ma “saremmo TORNATI INSIEME” perchè “ci amavamo”.
Ora, è già abbastanza fastidioso avere un tizio che ti tormenta, è ancora più fastioso che sia una persona che ti suscita una pena infinita, per cui non riesci nemmeno ad essere brusca, o cattiva, quel tanto da dirgli a muso duro che sono tutte pippe e tu manco se scende l’arcangelo Gabriele, ma la cosa più fastidiosa di tutte è che tu sei lì, single, carina, ventenne, in ESTATE, ed un pipistrello con la maglietta di improbabili gruppi metal scononosciuti ti fa terra bruciata intorno ammorbando tutti gli avventori del bar col suo presunto amore per te e le tue presuntissime ritrosie da donna angelicata.
Io.
Angelicata.
Mavaffanculo.
Che poi tutto questo sia stato il prologo di una storia assurda, nella quale la sottoscritta è finita a nascondersi dentro un armadio come nella migliore tradizione degli amanti, pur non essendo un’amante (cara, sta entrando il tuo pazzo, nasconditi) è un’altra storia.

Comunque, nello splendore di questo teatrino dell’assurdo, Stalky mi dedicava delle canzoni. Ed è per questo che ho sviluppato UN ODIO feroce ed incontrollabile per canzoni di un certo genere, quelle del punto di vista UNIVOCO di un innamorato NON CORRISPOSTO, che rincorre il povero oggetto di cotanto desiderio al grido di “ma io ti amo”.
Per esempio: Ricominciamo. (sì, fu una delle fortunate dediche).
Ricominciamo è la storia di uno stalker cagacazzo che non se ne fa una ragione che l’amato bene si sia rifatta una vita e si trombi un altro. E quindi l’aspetta fuori casa la notte rosicando come un castoro, ed alla fine delle rosicate e delle pippe mentali partorisce un’idea geniale: ricominciamo, perchè IO TI AMO.
Della serie “A me fotte una sega di quello che vuoi tu o provi tu. Noi si torna insieme perchè io.” Io io io.

Oppure, Bella Stronza (come sopra).
Un altro sfigato che guarda lei andare avanti con la propria vita, epperò non solo rosica perchè il nuovo ganzo c’ha i soldi e lei fa la sciantosa in giro col macchinone, no, lui le fa pure la morale, ed alla fine dichiara bellamente che vorrebbe stuprarla per tutta la notte, ma sceglie per bontà d’animo di soprassedere per non sporcare il ricordo del loro amore.
Ma ingoiati le balle!

Oppure ancora, in tempi più recenti, c’è una canzone di Adele in cui c’è lui pacifico a casa con la moglie, che magari gli avrà fatto anche una squisita pasta al forno, e gli sbuca fuori ‘sto quintale di tizia a dirgli “ah toh ho sentito che ti sei sposato… suppongo che lei ti dia le cose che io non ti davo!” (sottinteso: lei sì che fa gli sboccaponci con ingoio, la maiala che ti sei accattato, eh). E continua “mi spiace sbucar così dal nulla, ma volevo proprio dirti che per me non è finita.”

Oh. A questo punto, l’altra della canzone depone la pasta al forno, acchiappa il mattarello ed accompagna gentilmente all’uscio la chiattona canterina.
No, lo so.
Questo non succede nella canzone, anzi lei precisa che gli augura il meglio e che un giorno ne troverà uno alla sua altezza. All’altezza di lui, beninteso.
Questo succede nella mia testa, quando penso alla reazione che potrei avere se sbucasse dal passato del mio Tecnologico una ex fidanzata così invadente.

Per quanto mi riguarda, l’unica canzone sensata per l’amore non (più) corrisposto, è questa splendida, vecchia, volgarissima canzone, in cui Alanis chiede quello che chiederemmo tutte, ovvero se la moglie è maiala quanto era lei e se lui la rimpiange quando tromba suddetta moglie, e conclude una filippica contro il volemmose bene scurdammoce ‘o passato con questo (splendido) concetto:

‘Cause the joke that you laid in the bed that was me
and I’m not gonna fade
as soon as you close your eyes and you know it.
And every time I scratch my nails down someone else’s back,
I hope you feel it. Well, can you feel it?

No, dico, vuoi mettere?
Hate sex batte lagna tutta la vita.
[WELL, CAN YOU FEEL IT???!]

I been silly, but not absurd.

Visto che nelle chiavi di ricerca del blog c’ho trovato “pessimismo” (c’ho trovato anche “sesso col somaro”, ma questa è un’altra storia).
Visto che volevo estrapolarne una frase, ma non mi viene perchè l’intero testo descrive molto bene il (mio) momento.
Visto che diamoci una botta di vita, eccheccazzo.
Eccola tutta di fila qui.

For what it’s worth, I’ll do it again
With no consequence I will do it again
Hard up, so hunt me down (down down)
Jump the gun, bust a cap, hit the ground

Beat me up
Beat me down
Mess me up beyond the recognition
For what it’s worth, I’ll do it again
With no consequence I will do it again
Hard up, so hunt me down (down down)
Jump the gun, bust a cap, hit the ground

Yo yo yo word,
Like tendencies never return
Recieved like a big fat jerk
I been silly but not absurd
Criminal that’s what I heard
Thinking thoughts that’s most impure
So everything’s splendid, sure
I’m just that stupid jerk

On the fence
The consequence
What do they know about that?

On the track
Ahead of the pack
What do they know about that?

I’m quite impressed
I’m quite a mess

Beat me up
Beat me down
Mess me up beyond the recognition
For what it’s worth, I’ll do it again
With no consequence I will do it again
Hard up, so hunt me down (down down)
Jump the gun, bust a cap, hit the ground

Yo yo yo word,
Like tendencies never return
Recieved like a big fat jerk
I been silly but not absurd
Criminal that’s what I heard
Thinking thoughts that’s most impure
So everything’s splendid, sure
I’m just that stupid jerk

On the fence
The consequence
What do they know about that?

On the track
Ahead of the pack
What do they know about that?

I’m quite impressed
I’m quite a mess

Hey! Someone to stab in the back
Hey! Someone to fall through the crack
Hey! Someone to punch in the face
Hey! Someone to fall through the crack

Written all over my face
Written all over my face
Written all over my face
Written all over my face
Written all over my face
Written all over my face
Written all over my face
Written all over my face

Jump the gun, bust a cap, hit the ground

Yo yo yo, word
Like tendencies never returned
Recieved like a big fat jerk
I been silly but not absurd
Criminal that’s what I heard
Thinking thoughts that’s most impure
So everything’s splendid, sure
I’m just that stupid jerk

On the fence
The consequence
What do they know
About that

On the track
Ahead of the pack
What do they know
About that

I’m quite impressed
I’m quite a mess

(e pigliami se ci riesci)

Come si cambia (suppongo 1 di enne)

Devo precisare una cosa: io di musica capisco poco o niente, gli stili sperimentali non fanno per me, la “musica per intenditori” nemmeno, quella di nicchia quasi mai, quella che “devi cogliere le citazioni” meno che meno. Ho 3 generi di cd: cantautori degli anni ’70, musica classica e qualcosa di follemente trash, tipo che ne so, Shakira, per i momenti da mona, come diciamo dalle mie parti.

Per cui non voglio parlare di “musica”, solo esternare il mio totale e completo stupore.

Andiamo con ordine. Da ragazzina ho avuto una storia con un musicista. Una decina di anni più di me, uno di quelli che fanno conservatorio, poi accademia, poi concerti, insegnare, altri concerti, offerte, offertone, offertissime, ancora concerti, spazio solo per la musica nella vita. Una musica sudata, meritata.

Ogni tanto apro un giornale, me lo trovo davanti e gli mando una pacca sulle spalle col pensiero, chè insomma non è che ci siamo lasciati proprio benissimo.
Ah nel caso non si fosse capito, io divago.

Vabbè. Quando il musicista ed io uscivamo insieme il mio migliore amico era fidanzato con una tizia che si definiva musicista a sua volta.
Prendeva lezioni di canto.
Da un paio di mesi.

[A dirla tutta lei fu (è?) la medaglia d’argento del mio personale podio “Peggior morosa di sempre” riferito a questo amico, e medaglia di bronzo nell’assoluto: 22 anni di morose, trombamiche e fidanzatine, si capisce che non mi fosse simpaticissima. Una pazza fottuta. Una totale squilibrata. Imbarazzante da avere intorno. Divagando.]

Una sera usciamo tutti e quattro, e tra i due “artisti” si ha questo dialogo:

Pazza: Ma tu sei un musicista??
Ex: Eh, già.
Pazza: ANCH’IO!!!!
Ex: Ah. Bene.
Pazza: Ma di che musica??
Ex: Prevalentemente classica.
Pazza: Io Jazz!!
Ex: Ah. Bello.
Pazza: La mia insegnante di canto dice che tutta la musica deriva dal Jazz!!
Ex: Ah. E…i 2000 anni prima?
Pazza: Beh..prima..battevano sui tamburi, cose così.
Ex: …..

Ora, ho appreso di recente (per l’appunto io di musica eccetera, poi il jazz meno che meno che meno, piuttosto i ragazzini che suonano il bongo, ma non per scherzo) che costei è diventata una cantautrice di discreto successo.
“Una fine cultura musicale”, recita l’articoletto promozionale.

Per essere una che a 20 anni ha classificato Beethoven come zulù dedito ai canti tribali non è niente male.
Non so se mettermi a ridere o a piangere.

il buongiorno si SENTE dal mattino

Suona la sveglia.
La SUA sveglia: questa roba qui http://www.youtube.com/watch?v=lmH61C8cmG8
ad un volume da matrimonio berbero.

Io scatto come una molla alla nota numero tre, terrorizzata dalle ire funeste de LaManu, che la funky music alle sette del mattino potrebbe facilmente mandare in versione berserker, afferro il complicatissimo aggeggio ipertecnologico che produce l’orrido suono, lo lancio in direzione del fidanzato e della sua fase REM, ed il sonnambulo lo spegne.
Pausa.
Buongiorno. Buongiorno. Bacino. Oh, il primo risveglio del lunedì. Che dolce.
E mentre restiamo a letto i canonici 5 minuti di rito, si fanno strada i rumori esterni.
Le macchine.
La porta del vicino che cigola.
Gli uccellini che cinguettano.
E…dell’altro.
Lui si tira su con aria perplessa.
“Cos’è questo verso??!”
“Come, cos’è questo verso?? Non lo riconosci?”
“No…che roba è?”
Il verso in questione è “cocoococoooococcodè”.
“Amore. Sono galline.”
“Galline?????”
“Eh.”
“Ma siamo in città!!!”
“Sì.”

Silenzio.
Dieci minuti dopo entro in bagno. Lo trovo che si dondola sul lavandino borbottando.
Mi accosto ed ascolto il farfugliare da vicino:
“io sono di Milano, di Milano, di Milano, io sono di Milano, Milano, Milano”.

…Play that funky music white boy
Play that funky music right…