Jean Paul, o delle seconde possibilità.

Stanotte ho fatto un sogno strano.

Eravamo Lord, la mia migliore amica ed io, per le stradine di un quartiere residenziale, di ritorno da una serata. Stavamo andando a prendere la mia macchina. Sono sicura che fosse un balzo indietro nel tempo perchè nessuno dei tre era “accompagnato”, era una serata come tante di alcuni anni fa: niente Tecnologico, niente PiccolaGì, niente Straniero.
Ad un certo punto ci si para davanti un tale, giovane, bello, gentile, che pur essendo vestito normalmente è una specie di poliziotto e che vuole non so cosa da me e dalla mia automobile (suppongo di aver parcheggiato in divieto di sosta pure nel sogno); io qualunque documento lui voglia non sono minimamente intenzionata a darglielo, quindi gli dico “Aspetta almeno un momento che saliamo in macchina e che lo cerco”, gli rifilo la prima carta che mi capita sottomano – stando attenta che ci sia solo il mio nome e non la targa della macchina (UN GENIO DEL MALE ANCHE IN SOGNO!)- e appena siamo saliti tutti lo schivo e schizzo via.
Solo che c’è nebbia, non si vede bene, le stradine sono strette e devo evitare anche un passante (donna al volante, anche in sogno), e il tizio – che si vede che c’è proprio rimasto male – si mette a correrci dietro, a piedi.
Lord mi dice “Oh, accellera che quello là è un maratoneta”, il tizio si avvicina sempre di più, alla fine la nebbia si dirada e fuggiamo festanti.
Stato d’animo: dispiaciuta per il tizio.
Nel sogno poi mi rammarico di averlo preso per il culo e buggerato, vado a fare una passeggiata in centro, lo incontro, e invece di prendermi a calci il tizio mi fa posto su di una panchina e si presenta.
Stato d’animo: grandissima felicità.
Fine del sogno.

Oggi cercando di analizzare soprattutto questa sensazione di grandissima felicità, e volendo evitare l’interpretazione “ti innamorerai di un vigile urbano venticinquenne che ti fa la multa”, mi sono resa conto che il momento “felice” coincideva con la “seconda possibilità” di fronte ad una persona dapprima evitata, anche se con dispiacere.
Mi è tornata in mente un’amica che ho, volutamente, perso per strada tantissimi anni fa (complice una notevole serie di pugnalate alle spalle da parte sua), e della sua “persona sfuggita con dispiacere”.
Avevamo circa 18, 19 anni. Era estate, eravamo in vacanza (io, lei viveva ragionevolmente vicino a dove io ero in ferie), ed una sera andammo in un locale molto in voga e molto in culo per noi, non munite di automobile e circondate da amici dal sederone pesante che 20 km per andare a ballare, anche no. In questo locale c’erano molte persone che lei conosceva, ed un di questi ragazzi ci presentò un cugino, residente all’estero non ricordo dove, e tra questo cugino che chiameremo JeanPaul e la mia amica scattò i m m e d i a t a m e n t e qualcosa, subito, istantaneo, ce ne accorgemmo un po’ tutti.
Non successe nulla di particolare, loro restarono tutta la serata a bere e scherzare e ridere, sembravano amici da una vita, tant’è che ad un certo punto lui si mise a parlare solo inglese ed a presentare lei agli altri amici come “mia moglie”, con lei che fingeva di non parlare italiano.
Al momento di andar via lo perdemmo un poco tra la calca, e complice l’era “pre cellulari” lui non ebbe modo di chiederle il numero di telefono e lei, beh lei si guardò bene dal chiederglielo.
Perchè?
Per tutta l’estate lei, in quel locale, non tornò più.
Perchè?

Perchè lei quell’estate aveva “già qualcuno in testa”, un gran figone col cervello di una pulce che le piaceva da tempo e che finalmente dava segnali di interesse.
Chiariamo, anche il buon JeanPaul era fico. Se il cervello di pulce era un nove, JP era un buon otto. Plus cervello. Plus simpatia.
Ma lei voleva avere, non so come dire, “il film”. Stava arrivando una cosa a lungo desiderata e non voleva rischiare di perderla di vista per “il primo che passa”.

Ebbe quello che voleva ed io la rividi due anni dopo. Con la Pulce era finita abbastanza presto ed ingloriosamente, senza neanche spargimenti di lacrime.
E lei due anni dopo pensava ancora a JeanPaul. Ogni tanto. Lo cercava ancora con gli occhi, ogni tanto. In estate andammo di nuovo in quel locale, c’erano i suoi amici, lui non tornò in Italia.
Prima della stagione delle pugnalate, una delle ultime cose che ricordo è lei che mi confessa che anche quando stava con la Pulce evitava quel locale. “Perchè Jean Paul… era un casino. Mi piaceva davvero troppo. Mai avuta tanta chimica con qualcuno“.

Alla lunga serie delle cose che non capisco (e che il mio inconscio cerca di spiegarmi, evidentemente) io aggiungo questa: perchè fuggire da quello che si vuole (chiaramente, quando è perfettamente lecito), per prendere quello che si “dovrebbe volere”, e poi angustiarsi per la scelta?
Io non sempre ho avuto seconde possibilità, nella vita e negli affetti, come tutti credo. La possibilità di tornare indietro, di rimettere le cose a posto, di rifare una scelta, di spiegare, di capirsi, di essere capita.
Non sempre ho dato una seconda possibilità.
Però vivaddio, giuro che se c’è una cosa che ho imparato è a non rinunciare a priori.

Cosa c’è di più bello di qualcuno che hai ferito, e che ti permette di chiedere scusa?

[la mia ex-amica è ufficialmente fidanzata, oggi, con un tizio che è il sosia di lele mora. Cara mia, secondo me tu a Jean Paul ci pensi ancora!]

[oldies] Dal secondo appuntamento la strada è in discesa.

[Questo post ha cinque anni. Auguri, post.]

La definizione di “donna ping pong” di tommy (dicasi donna ping-pong colei che risponde malamente un PONG isterico-seccato ad ogni timido PING proposto dal maschio) ha causato un breve summit tra donne ieri in fase aperitivo. Eravamo in tre.
Tema: tu quando sei stata pingponggirl?
Risposta: chi, ioooo? MAI!
Dopo un’infinita serie di “ma io – ma lui- ma noi – ma quella volta non fa testo – ma quello era un cretino – ma ti ricordi quel boaro pazzesco [tamarro, ndr]”, siamo arrivate ad una conclusione.

Solo che, trattandosi di summit tra donne, ovviamente la conclusione c’entra pochissimo col tema proposto.
In compenso, ecco stilate le dieci cose più fastidiose, più brutte, più cretine che un uomo può fare al primo appuntamento, quelle che ti fanno passare dalla categoria “forse ci sto” alla “ma che ci faccio io qui con questo qui”. In pratica, come rendere PingPongGirl anche una donna ben disposta. Almeno, una di noi tre.

1) Non stiamo giocando a Cluedo. Noto anche come “Ti porto fuori a cena in un posto a sorpresa”. Ok, l’idea è carina. Davvero. Ma dammi un indizio di massima, non sul posto, no, sul GENERE. Perchè non farlo è crudele e cretino, una donna quando esce per un primo_appuntamento deve sapere come vestirsi. Non farmi uscire tirata come Cher, su tacco 12 e vestita in qualcosa di scomodo-chic, per poi farmi fare la figura dell’escort di pregio all’osteria da bepi! Non farmi uscire in jeans e scarpe da tennis perchè poi mi trovi circondata da stangone strafighe in un posto in cui un cagacazzi snob vestito da pinguino chiama lo champagne “bollicine”. E’ da idioti. Ricorda che se io passo una brutta serata [e vivaddio, questo mi farebbe passare un’orrenda serata], anche la TUA serata sarà pessima.

2) Buonasera, sono Arlecchino, Colombina è in casa?
Ok, i colori accesi mettono allegria. Ma…Siamo sicuri che sette/otto colori differenti provochino Allegria e non ILARITA’? Dai, è orribile. Il maglioncino arcobaleno a righe. I jeans viola, se hai più di quindici anni (secondo me è orrendo anche a 15, ma le mie amiche sostengono che siamo troppo anziane per capirne di moda giovane). Quelle felpone multitoppamulticolore con le scritte enormi, tipo “Fuck the babysitter” o “De puta madre”. Sono scacciafiga. Veramente. Tienile per il pokerino con gli amici.

3) Ops, non c’era l’etichetta. Questo punto vale per tutto, a partire dal momento in cui suoni il campanello. Qualsiasi cosa tu porti [se porti qualcosa], qualsiasi macchina tu guidi, qualsiasi orologio tu abbia al polso, qualsiasi ristorante, pizzeria, sushi bar tu abbia scelto: NON CONTINUARE A RINFACCIARMI QUANTO COSTA!
Pago volentierissimo la mia parte e pure la tua, purchè mi risparmi questo strazio.
Le rose che “non ricordavo che queste a gambo lungo fossero così pregiate, hai idea? I fioristi sono ladri”.
La macchina che “Eh fa tot chilometri con un litro e la ripresa in tot secondi oh l’ho pagata una cifra hehehe”.
L’orologio “bommerciè oroginale, eh! Milleeccetera euri” (Baume&Mercier, questa è una citazione pura).
Il ristorantino “che sono vampiri, ehy, hai visto, 12 euro un antipasto”.
Mi fai andare tutto di traverso. Andiamo da Mc Donalds, ma smettila di lamentarti.
E se pensi che bullarti dei tuoi soldi faccia figo, sappi che la mia risposta standard [ok, forse sono una stronza] è: “Mio papà ogni tanto ci porta i colleghi… dice che questo è un posto molto alla mano”.
Toh.

4) Mastica con la bocca chiusa. E per favore, se tra i denti t’è rimasto un pezzo della nostra cena a un tot. all’euro, portati il filo interdentale e vai in bagno, CRISTODIDDIO. Grida anche tu “NO ALLO STUZZICADENTI”. Tu non sei Bud Spencer ed io sicuramente non sono Terence Hill!

5) Conversazione. Cioè: quando riuscirai ad infilare due sillabe nel mare di puttanate che starò dicendo io (che essendo un primo appuntamento sarò nervosa). Fai che quelle due sillabe non riguardino la tua ex. O la tua attuale. Ma se per sbaglio ci caschi e ne stai parlando, parlane poco e bene. Partire con “quella stronza, quella troia” non mi fa sentire tua complice. Mi fa pensare a quando dirai di me “Quella stronza, quella troia“. Idem per la vostra vita sessuale: tientela per te. Se tu mi dici che era frigida, io capisco “ce l’ho piccolissimo“.
E idem per l’aspetto fisico. Se mi dici che è un cesso ed invece è una strafiga (prima o poi la vedrò…) penserò che sei un rosicone. Se mi dici che è una modella supergnocca ed io mi trovo di fronte ad uno scaldabagno (la vedrò, prima o poi…), penserò che sei un cazzaro.
Qui entra in gioco la vera anima Ping Pong di ogni donna. Se dovesse essere invece davvero bella, mi sentirò inadeguata (vedi punto uno sulla serata orribile]. Se dovesse essere davvero un cesso, mi chiederò cosa ci faccio fuori con uno sfigato come te. Vedi? Non parlare della tua Ex.

6) In nessun modo srotolare 12 metri di lingua nella gola della partner e sbausciarle la faccia fino all’attaccatura dei capelli può essere considerato “baciare bene”.

7) Se hai un alito orrendo, non mangiare una mentina, l’effetto dura mezzo secondo e dopo sembra di respirare vicino ad un flacone di ammoniaca. E per carità del Signore Misericordioso&Paziente, non fare la mano a conchetta, TI VEDO, lo so cosa stai facendo, non ho 13 anni! Beviti un rhum liscio, funziona meglio. E fanne bere due a me, funziona meglio ancora.

8) Il punto otto era ‘la continuazione dal bacio in avanti”, ma non siamo riuscite a metterci d’accordo. E’ una guerra aperta tra “ma scordatelo” “maffigurati e “uhm, forse, perchè no?”. La “perchè no” NON sono io, quindi se stiamo uscendo perchè necessiti di una figa a serramanico risparmia serenamente il tempo ed i soldi della cena: “Non sei tu, sono io”.

9) Se hai beccato una tra “ma scordatelo” e “maffigurati”, una volta arrivati a casa non cercare di entrare con la pietosa scusa che ti scappa la pipì. E se ti scappa davvero, sii uomo: la farai per strada, come piace tanto a voi. E se invece proprio proprio proprio non puoi aspettare neanche un secondo in più (oh, ma che alito avevi che hai bevuto così tanto?)… beh, abbassa quella tavoletta, dopo.

10) La vodafone è tua amica, e forse anche la Tim. Un sms di buonanotte è gradito. Due sono tanti. Dieci fanno di te un rompicoglioni. Più di dieci e distribuiti tra notte e giorno seguente fanno di te un Uomo Gomma. Pensaci.

[oldies] Dell’Uomo Vago.

Io ne ho avuti due nella mia vita. Di Vaghi intendo. Uno lo frequento da 20 anni, gli devo la parte meno sana del mio fegato, un numero discreto di neuroni fulminati in giovane età (del neurone, mica mia), una buona quantità di fughe da locali per motivi più o meno riferibili ed alcune delle più divertenti serate, vacanze e discussioni di cui abbia memoria. Epperò lui, nonostante questi venti anni di amicizia simbiotica, di sabati insieme, di vacanze condivise e di sbronze solenni, continua.
A far che? A non rispondermi al telefono, ovviamente. Oppure agli sms. Oppure alle mail.

Lui è un Vago.
L’Uomo Vago è l’antitesi della Donna Organizzante. E rientrando io pienamente nella categoria delle Donne Organizzanti (tutte quelle che hanno già prenotato le prossime vacanze di Natale ad oggi possono capirmi), per me l’Uomo Vago è il Male.
L’Uomo Vago non è cattivo. Non è (sempre) uno stronzo. Non se la sta tirando, quando risponde per la ventisettesima volta che lui non sa cosa vorrà fare sabato sera (ed è sabato e sono le diciotto e trenta, il sole tramonta e potrebbe tranquillamente dirsi che è *già* sera…), non ha previsto di paccarvi. Lui davvero NON SA. Lui, semplicemente, NON SA.
Lui è Vago.
Il mio amico è un Vago Puro (Homo Vagus Vagus). Vorrebbe dirti, con onestà, cosa avrà voglia di fare tra cinque minuti. Ma essendo Vago in primis con se stesso, non ha la più pallida idea di cosa avrà davvero voglia di fare tra cinque minuti; è perfettamente inutile che risponda a te qualcosa che dovrebbe prima scoprire per sè, quindi? Quindi non ti risponde.
Nulla. Di lui non sai quando parte perchè non sai SE parte. Non sai quando arriva perchè non sai SE è partito. Non sai dov’è perchè si è perso. E’ Vago sempre, Quest’anno è venuto alla microfesta di compleanno che avevamo preparato con un amico. Il giorno dopo. Alla torta mancava una fetta (mangiata dall’amico), ma a lui non è importato: al Vago Puro queste sottigliezze fanno un baffo.
Il Mantra è Non-Lo-So. La frase preferita: Ci sentiamo dopo. Lo avete sentito, voi? Ha-Ha. Bella battuta.

Sia chiaro che il Vago Puro è un buono. Nulla a che vedere con la SottoCategoria del Vago Supercazzolante, ovvero Homo Vagus Serialis, quello che per strategia di sopravvivenza deve fare il Vago pur sapendo perfettamente dove sarà, cosa vorrà fare e dove andrà. Il Vagus Serialis è abbastanza raro, tranne la domenica. Sembra strano? Mannò. Il vero Vagus Serialis è un uomo di notevole avvenenza fisica o di enorme fascino (da raro a rarissimo), che per gestire l’impegnativo parco femmine necessita di spazio di manovra. Ecco fiorire i “non so”, i “vedrò”, gli “a dopo” ed il sempreverde “ci sentiamo, ti chiamo io”.
Anche il Vagus Serialis non è cattivo, lo fa semplicemente per campare. Provaci tu, a dire ad una che sì, in effetti sai dove sarai sabato, ovvero al mare con un’altra, ma speri di tornare la domenica prestino perchè avresti promesso un cinema ad una terza…Non scherziamo.
Lui è Figo, Vago e Raro. Invece la domenica anche il Fidanzato Comune ed il Marito Ammuffito (Homo Crux In Fieri ed Homo Crux Ad Libitum) hanno improvvisi attacchi di Vaghezza Seriale: andiamo dai miei? Non so. Facciamo una gita? Non so. Scopiamo? Mah. Prima di controllargli il cellulare alla ricerca di indizi, comprate dei pop corn: si chiama Giuoco Calcio e ne è malato un uomo su due. L’altro finge di non esserlo ed è proprio quello che poi è costretto a fare il Vago.

Altra SottoCategoria è il Vago Momentaneo, ovvero quello che non era affatto Vago, ma ci diventa col tempo.
Ti rispondeva al telefono, ma ora spesso non lo fa. Messaggi idem. Di persona lo vedi sempre meno. Quando parli fa la faccia da interurbana pre Happy Italy: ti sente poco, male ed ha un sacco di fretta di dartele corte. Sappiamo tutti cosa vuol dire questo atteggiamento. E’ il prologo standard a “il mio ex era un Vago”.

Però, se le telefonate che gli fai sono 20 al giorno, i messaggi sono cinquantadue perchè campi con le promozioni all-free, lo aspetti per la pausa pranzo, lo aspetti per l’aperitivo, lo aspetti per cena e lo aspetti per il caffè delle dieci, non è lui che è Momentaneamente Vago.
Sei tu che sei una StracciaMaroni.

[oldies] Della Santa Donna e soluzione finale (parte 2 di 2)

Sempre dalla Fissa Fedeltà, la mia seconda posizione della Shit List è la SantaDonna.
Che solitamente è sempre una pigna nel culo terrificante, con una morale (applicata agli altri) talmente ferrea che al confronto Papa Ratzinger è Pippo Inzaghi, un piglio da femmina d’altri tempi e la didascalia appesa al collo “io NON TRADISCO”.

E prima che mi saltino al collo tutte quelle che “non hanno mai tradito” (cosa che temo poco, ragazze, quante sarete? Due, tre, sette? ) vorrei specificare che non tutte le non fedifraghe rientrano nella categoria. Se hai scelto la fedeltà e ti viene naturale, buon per te. Ma la SantaDonna è un’altra cosa.
La SantaDonna picchia col suo pugnetto chiuso sul tavolo delle discussioni e proclama che chiunque tradisca merita la pena capitale. Soprattutto se è femmina. Appena vede mezza coscia (altrui) scoperta, si affretta a coniare sinonimi della parola “puttana”. Se oltre ad essere Santa è pure un filino snob, ci scappa che definisca una qualsiasi adolescente minigonnata come “peripatetica”. Salvo comprare una minigonna identica, che però lei “porta in modo non volgare”.

La SantaDonna non ha mai tradito. Poco importa che la sua storia più lunga sia durata 6 mesi e tu abbia tradito all’ottavo anno. Tu sei mignotta, Lei no.

La SantaDonna non tradirà mai. E’ irrilevante il fatto che non esca mai di casa perchè nessuno ce la tira fuori, e tu sia fuori sette sere su sette. Non è l’occasione che fa la donna mignotta, è che Tu c’hai il peccato originale, Lei No. Altrimenti potrebbe avere una rovente storia d’amore col suo criceto, cosa che evita solo grazie alla Sua Virtù.

La SantaDonna sa come si fa: prima di tradire, semmai, si lascia il malcapitato. Si assiste così alla creazione di una nuova specie di disadattato, il povero Uomo Yo-Yo, che è uno che il lunedì è fidanzato, il venerdì no, il martedì lo è di nuovo, il sabato è ufficialmente in pausa di riflessione (da lei richiesta), durante le vacanze è un quel povero cristo che resta a casa solo, perchè la fidanzata ha deciso all’ultimo momento che le servono “scampoli d’assenza” (e pescatori greci) oppure che a casa ci torna da solo, perchè lei lo pianta come un tremulo alberello di ciliege per correre via col facchino dell’albergo. Ma senza tradirlo, sia chiaro.
Prima lo lascia. Sempre. Rigorosamente.

La SantaDonna è anche quella che, brutta come una fiat multipla ed altrettanto spaziosa, ci tiene a dire che lei MAI tradirebbe (quando tutti, intorno a lei, si domandano “ma chi cazzo te lo chiederà mai”), mentre invece la sua amica zoccola una volta l’ha fatto, eccome! Poco importa che l’amica ne abbia rifiutati 15 prima, e lei mai neanche mezzo, o che sia successo quando avevano dodici anni.
Eh, se c’è la morale, c’è la morale.

Allora, visto che c’è la morale, facciamo così: propongo che tutti i Cacciatori Inside si fidanzino con una SantaDonna. Così, se proprio devono continuare ad essere traditori impenitenti, almeno lo facciano ad una che mi sta sulle palle.

Sì vabbè sono arbitraria.
Ma tanto anche la fedeltà lo è.

Ma quanto sei figa, tu.

Da ragazzina, io, modestamente, ero un discreto cesso.
Magrissima, ossuta, con un cespo di lattuga al posto dei capelli, l’apparecchio, gli occhiali grossi ed un abbigliamento grottesco dovuto alle fisime multicolor della mia PER SE’ elegantissima madre. Se poi si conta che gli unici interessi della mia vita erano il cavallo, Proust e il Milan, si capisce che non solo non c’era l’aspetto, ma manco una vaga punta di atteggiamento a darmi una mano.
Per contro, la mia amica del cuore delle medie era la più corteggiata della scuola. Intelligentissima, sportiva, curata, impegnata, consapevole di essere una femmina e, cosa più importante di tutte, dotata di tette.
Facendo della dietrologia, io credo che questo sia stato l’inizio del mio decennale rapporto con quel genere di donna che è figa solo lei e guai a te se pensi il contrario: il mio essere totalmente e completamente insignificante nell’età dello sviluppo.

Quando siamo andate al liceo sono successe un paio di cose: io ho tolto l’apparecchio, ho scoperto le lenti a contatto (dopo aver perso enne paia di occhiali a causa di atavica tendenza all’entropia) e la parrucchiera cui mia madre s’era rivolta per domare la matassa aggrovigliata le ha suggerito di, semplicemente, lasciar crescrere l’intrigo di ricci finchè non li avesse tenuti giù la mera forza di gravità.
(Per la cronaca, la scrivente ha ancora al momento attuale i capelli che arrivano ad altezza sedere.)
L’altra cosa è che alla mia amica A. è venuta l’acne. Noi due, come spesso accade, non ci siamo accorte di nulla: nelle nostre dinamiche lei era la strafiga ed io la simpatica bruttina ed andava bene così.
Finchè un giorno il tizio più grande ed “introdotto” a cui lei mirava, assolutamente certa della propria attrattiva, ci ha fermate mentre aspettavamo l’autobus fuori da scuola, un sabato. Lei gli ha chiesto “Che fai oggi?”, perchè sedicenne = motorino = sabato in centro nel posto giusto = grossa scalata sociale.
Lui invece a chiesto a me “Ti posso accompagnare a casa, vuoi un passaggio?”

Lì ho perso un’amica. Anche se odio ed ho sempre odiato i motorini e gli ho balbettato “grazie no”.

A diciotto anni, quando oramai la sindrome del brutto anatroccolo era quasi acqua passata (via, tutte le ‘una volta bruttine’ del mondo sanno che la sindrome non passa mai, o ti stronca comunque o comunque invece ti regala una sorta di consapevolezza di te che prescinde da quello che hai addosso. Io grazie al Cielo ho la seconda patologia) ed ero abbastanza consapevole del potermela giocare salvo clamorose uscite dal range medio (ovvero comparsa di modelle, o maniaci della sesta di reggiseno, o profferte sessuali distanti dalle mie corde), ero in vacanza con un’altra amica di quelle che ce l’hanno soltanto loro, o comunque soltanto loro in oro bianco e brillanti, e scostati tu che mi respiri l’aria intorno.
Io ero carina, con la testa abbastanza sulle nuvole e venivo dal profondo veneto.
Lei era carina ma in maniera assai più aggressive, era attiva sessualmente già nel mio periodo cavallo-milan-pesante letteratura francese, ma soprattutto, sopra ogni cosa, era di M I L A N O. E non mancava MAI di ricordarti che a Lei, in quanto DIMILANO, Dio aveva dato mille passi avanti a te, NONMILANESE, in fatto di moda, usi, costumi, consumi & società.
Poi il fatto che fosse della MilanoStraricca aiutava molto.
Insomma siamo in vacanza nel nostro paesino marino di sempre (l’unico modo in cui una ‘come me’ può conoscere e frequentare una ‘come lei’) e stiamo andando all’unico bar del paesino, ritrovo di tutti, quando appare, accucciato accanto ad un tavolino, preso dalla conversazione con qualcuno, un tizio che è la prova vivente dell’esistenza di un Dio. Una cosa PAZZESCA. Sono passati quasi vent’anni, ma ancora mi ricordo perfettamente l’effetto: improvvisamente sembrava l’unica cosa a colori in un mondo fatto in scala di grigi.
Solo con la bellezza. Biondo, snello, occhi azzurri, lineamenti finissimi, un’andatura morbida, da gatto.
Inutile dire che lei m’ha guardata e m’ha detto “E’ mio”.
Ed io le ho risposto, con la noncuranza di chi sa di aver perso in partenza:
“No. A chi vince, pizza&birra”.

Ed incredibilmente, la noncuranza di chi sa di aver perso in partenza è stata fatale. Per lui. Che come nella migliore delle tradizioni, ha deciso che l’unica che valeva la pena era quella noncurante.
Però io pizza&birra non le ho avute. Perchè “giusto i provinciali come te possono divertirsi in questo posto moscio, io torno AMMILANO”.
Per la cronaca nuovamente, io e la meravigliosa creatura siamo stati insieme più di un anno. E la meravigliosa creatura aveva un meraviglioso segreto che nascondeva
bene, ma non abbastanza: il meraviglioso amore per esponenti del suo stesso sesso.
Quando una dice “che culo”.

Non paga di “io valgo, voi un cazzo”, anni dopo mi sono imbattuta in due nuove versioni dello stesso tormento: la Diva e il Rosicone.
La Diva era una tizia più grande di me, un quintalone di signora ingioiellata, che aveva messo gli occhi sul mio moroso dei tempi e che invitava continuamente me per vedere lui. Lui sgusciava via come un’anguilla impazzita ed io mi cuccavo serate a base di sguardi d’odio e di “caaaraaaaa” con voce il falsetto. La frase storica fu “Non posso credere che rinunci ad una donna come me per quella sciacquetta”. Sono sicura che anche lei però si ricordi la mia.
“Cara, ti deve essere passata la cellulite al cervello”.

Il rosicone invece equilibra i conti.
Il rosicome era brutto. Brutto brutto. Brutto brutto e noioso. Brutto, brutto, noioso, e pedante. Brutto, brutto, noioso, pedante e ometto medio, tutto calcetto, partita della domenica e biliardo con gli amici.
L’ho conosciuto con uno dei suoi amici. Schivo, riservato, spiritoso, carino. E Milanista.
Qualche tempo dopo, Schivo ed io eravamo alla fase due cuori ed una panda e Rosicone dichiarò agli amici che io evidentemente ero una povera mentecatta, perchè scegliere a quel modo tra loro due, signori, era “poter avere la cioccolata e invece mangiare la merda”.

Che dire, donne?
Ce li hanno anche loro.

[oldies] Dell’Uomo Gomma

Sono pressochè certa che chiunque qui dentro (almeno tra gli over 16) abbia avuto a che fare con quel genere di donna cui tutto provoca stress, cui anche l’aria scatena eritemi, ogni gesto può essere fonte di crisi isterica e perfino la lattuga scondita è causa di pantomime sul controllo del peso corporeo. Ne sono sicura perchè questo genere di donna, che andrebbe sedata la mattina appena sveglia e mantenuta in stato catatonico (in alternativa, imbavagliata) per tutto l’arco della giornata, è in continuo aumento e tende ad allungare i suoi ansiogeni
artigli in ogni ambito della nostra vita internettara.

Chiunque pensi che l’aumento di questa specie, la Femmina-Xanax, sia dovuto ad un’epidemia di rompicoglionite, ad una cronica carenza di augello oppure sia mero contagio da contatto tra donne, si sbaglia. La
Femmina Xanax è infatti una conseguenza. La Femmina Xanax è puro sottoprodotto dell’Uomo Gomma.

L’Uomo Gomma è la più indigesta forma maschile nota sull’intero pianeta. L’Uomo Gomma è il Male. L’Uomo Gomma, soprattutto, è praticamente impossibile da espellere dall’esistenza una volta che dovesse entrare a farne parte.
Perchè? Perchè lui rimbalza. Rimbalza e gli rimbalza, gli rimbalza del tutto. Boing, boing, boing. Torna sempre indietro intatto.

Lui è quello che, mettiamo, ti porta le rose. E tu ringrazi, ma fai presente che non ami i fiori, non hai un vaso, sei allergica, sei animista. Lui si scusa.
La volta dopo ti porta un mazzo di margherite. E tu continui a non avere vasi, a detestare i fiori, a starnutire, a piangere per le povere anime senza pace dei boccioli strappati ad un’esistenza di campo. E lui si scusa. Tanto. E’ affranto.
Il giorno dopo ti scrive un’appassionata lettera in cui rinnova le scuse. La manda in ufficio.
Insieme ad un mazzo di gigli.

Lo stesso identico schema si ripresenta per musica, libri, locali, cibo, animali, abbigliamento. Qualsiasi cosa tu giudichi brutta, inutile, pesante, inascoltabile, noiosa o semplicemente inadatta a te, verrà infilata proposta aggiunta depositata nella tua vita in tutte le versioni
esistenti. Ad ogni rifiuto, una scusa. Con ogni scusa, un regalo: brutto, inutile, pesante, inascoltabile, noioso ed inadatto a te.
Con cinguettio finale: questo ti piace tesoro?
Boing, boing, boing…

A questo punto a quella che era una donna normale, magari solo lievemente ipertesa al cambio stagione, iniziano a tremare la mani quando vede gli ovetti Kinder al supermercato. Si sveglia di notte, sudata, da incubi in cui enormi viole del pensiero la inseguono sussurrando suadenti “sono fondente all’ 80%”.
Decide di interrompere la relazione. Ha-Ha.

Tenta la versione diretta:
“Ci vediamo questo fine settimana?”
“Stavo giusto pensando…credo che dovremmo smettere di vederci, io non mi sento pronta per/non mi trovo bene/mi sono innamorata di un altro/mi sono scoperta lesbica”
“Ah, va bene, purchè tu sia felice, lo sai”
“Allora sei d’accordo?”
“Sì certo. Sai, dovremmo vederci più spesso, ultimamente passiamo poco tempo insieme” [1]
Boing.

Decide di diversificare. Prova lo smollamento per sfinimento.
“Ci vediamo stasera?”
“Ho un’impegno”
“Domani?”
“Ho un’impegno”
“Lunedì?”
“Ho altri due impegni”
“E quando sei libera?”
“Eh, mai”
“Ok. A che ora stasera?”
Boing boing.

Lei inizia a dubitare della propria capacità di comunicare. Teme di avere le allucinazioni. Di essere un’afona inconsapevole: magari crede di parlare, ma la voce non esce? Inizia a far prove sui colleghi, e sorpresa
sorpresa: loro quando li manda affanculo la sentono.
Rischia il posto di lavoro, inizia a deperire fisicamente.

Ha l’illuminazione: si spaccerà per tisica, inferma, affetta da male sconosciuto che obblighi alla drastica riduzione dei rapporti interpersonali.
Ottiene questo dialogo.
“Sto male, il medico mi consiglia di prendere un periodo di riposo assoluto e non vedere nessuno, potrebbe essere contagioso”
“Mi dispiace tanto piccola, vengo subito a trovarti”
“Ma non posso! Potrebbe essere contagioso!”
“Ah, ok. Per quanto tempo devi restare a casa?”
“Due mesi!”
“Allora vengo domani, andiamo a fare una passeggiata”
“Noon possoooo, devo stare a riposo assoluto”
“Ah, giusto. Allora vengo domani e ci guardiamo un film”
“….”
Boing!

Lei, da quell’amabile bruco di femmina normale che fu, è quasi pronta a liberare la Farfalla Xanax dal bozzolo.
Ha visioni in cui ipoteca casa per pagare un Killer ed eliminare il problema. Prova un’attrazione sessuale quasi frenetica per il Nicholson di Shining. Sogna di scappare con lui, in tre: Jack, lei e l’ascia. Tiene gli stessi vestiti addosso così a lungo da usare il FeBreeze al posto del deodorante, ha occhiaie che sfiorano gli angoli delle labbra.
Decide di sparire di colpo. Oltre al numero di telefono a volte cambia pure la macchina, per mimetizzarsi.
E’ una donna distrutta.

Lui, con l’ultimo rimbalzo, le porta via anche la reputazione: scrive a Natalia Aspesi, alla Palombelli, a Cristina del Grande Fratello, a Chi L’ha visto e pure a Stranamore, insomma fa di lei una star: La Stronza.

nota [1]: questa conversazione è realmente avvenuta.
sono una persona piena di fortuna :\

[oldies] Come eravamo.

Io ho sempre avuto gatti auto-adottati.[1]

Io ho una sedia viola rubata ad un bar.

Io ho finito la storia più importante della mia vita con la parola “adesso”.

Io non so cambiare il sale al cillit immuno, che Dio-lo-maledica.

Io dipendo dal caffè.

Io ogni tanto penso di essere la reincarnazione del cane Argo.

Io mi dimentico tutto tranne il balsamo.

Io ho la luna storta.

Io vivo con una persona che ho conosciuto a tre anni, ammesso che si possa definire “conoscere” quando ti mostrano un neonato.

Io senza Enrico e Ugo nemmeno mi immagino.

Io sono tendenzialmente puntuale.

Io voglio un mojito.

Io ho dei segreti.

Io ho sedici anni da sedici anni esatti.[2]

Io aspetto che finisca la lavatrice.

Io canto mentre pulisco casa.

Io quando c’è vento rido senza riuscire a smettere.

Io ho paura di tutto quello che ha un motore, escluso il pimer.

Io so così poco dell’Amore che ancora non capisco come ho smesso di amarti.
[3]

[1] Poi mi sono innamorata dei Maine Coon.
[2] Poi ho ricompiuto gli anni ‘sto par de volte.
[3] Poi ho capito che quando ti innamori di nuovo ti sembra così *ovvio* aver smesso di amare la persona che amavi prima. Tutte le strade portano a Roma, no?