La fretta dello sciacallo

Alcuni anni fa, qualcuno lo ricorderà suppongo, una ragazza padovana andò in vacanza in spagna con un’amica, sparì dopo una serata, e fu ritrovata il giorno dopo, morta, nascosta dietro un cespuglio.
Venne arrestato un tizio, reo confesso. La uccise perché lei resistette ad un tentativo di violenza sessuale.

All’epoca, nelle pochissime ore passate tra “è sparita” e “è morta”, un noto giornalista italiano che ha una rubrica di, boh, come si chiamano adesso? Attualità? Costume e società? sulla Gazzetta, scrisse un trafiletto in cui diceva, papale papale, “vabbè ecco i nostri giovani di paese, vanno in vacanza dove c’è movida, poi si drogano e tutti fatti muoiono annegati. La troveranno in mare.”
Invece no. Niente droga, niente fattanza, niente “eh se l’è cercata”.
Un uomo violento, uno stupro, un omicidio.

Ma, nota bene, mai quel giornalista scrisse due righe dicendo “mi sono sbagliato, chiedo scusa alla famiglia”.

In questi giorni è in prima pagina la tragedia del liceale padovano caduto dal quinto piano di un hotel a Milano. I giornali banchettano sulla sua vicenda, sul malore, sullo “slavo in hotel”, sul chi come cosa dove quando.
Chi è stato? Chi è stato? Di chi è la colpa per quel volo, per quel malore, per quel bagno trovato chiuso?

Un noto giornalista scrive un editoriale, sul giornale locale, in cui immagina di scrutare le facce dei compagni di classe al funerale e convincerli a dire “la verità”, la quale verità sarebbe ammettere che hanno somministrato del lassativo al ragazzo per scherzo. Sarebbe, perché la polizia nega la faccenda, i ragazzi negano, e di lassativo per ora non s’è trovata traccia. Insomma questo editoriale, uscito che già tutti affermavano che la storia del lassativo fosse falsa, finisce con una frase tipo “se non ammettete la vostra colpa la vostra vita non avrà più senso”.

Al momento pare che non ci sia colpa. Non lassativo, ma tristemente cagotto da alcool. Alzi la mano chi non ha un amico che c’è passato.
Non c’è la colpa (erano maggiorenni), non c’è colpevole, non c’è assassino.

Solo tanto dolore e tante, tante parole a sproposito.
A questo giro qualcuno scriverà due righe per chiedere scusa a questi ragazzi?
Io, onestamente, ne dubito. Tanta la fretta di dare colpa, tanta la calma di dire ho sbagliato.

“è così breve l’amore, e così lungo l’oblio”.

due signori.

C’è un signore di una certa età, con una vita tranquilla di lavoro alle spalle, con una medaglia al valore civile ricevuta per aver salvato una donna che era finita in un torrente con la macchina.
C’è un altro signore, con 35 anni meno del primo, con una vita passata tra furti, rapine a mano armata, sparatorie con le forze dell’ordine, rissa con suddette forze dell’ordine, and so on. Poi decide di mettersi tranquillo, dicono. Di mettere la testa a posto. Incontra il sindaco del suo paesino e gli dice che sta cercando un lavoro.

Il secondo signore, che onestamente non si capisce come sia a piede libero, ma vabbè signoramiaquestaèL’Italia, forse ha un pizzico di confusione per quanto riguarda il concetto di lavoro, perché va con alcuni “amici” a rapinare una gioielleria. Armato di AK47, pare.
Il primo signore, che lavora lì davanti, quando li vede iniziare a pigliare a mazzate la porta, dietro cui c’è per altro una ragazza nel panico, gli urla di andare via. Niente. Corre dentro casa, prende un fucile, detenuto regolarmente in quanto cacciatore, spara in aria. Niente. Spara alla macchina dei rapinatori, ovviamente vuota. A quel punto il secondo signore spara a lui. Lo manca.
Il primo signore risponde.
Non lo manca.
E nonostante sia stato colpito – volutamente – alle gambe, il secondo signore muore, e si lascia dietro una moglie incinta, un progetto di vita diversa buttato via, ed un primo signore roso dal rimorso.

Ho dimenticato qualcosa? A me sembra di no. Ho distorto qualcosa? Mi sembra, ancora, di no.

Bene, io abito in un paese in cui la gente urla “pezzo di merda assassino” al primo signore. In cui il suocero del secondo signore dice “oh cristo noi non avevamo idea che avesse ripreso quella vita, però anche l’altro, l’altro che ci faceva con un fucile in casa?”.
In cui la moglie del secondo signore si costituisce parte civile.
Ed il più accanito detrattore del primo signore, che fu comico di professione come un sacco di altri Pensatori Italici prima di lui, minaccia di ritorsioni fisiche ed insulta sanguinosamente chiunque non la pensi come lui, abbinando alla perfezione lo stile del Signore n.2 a quello dei suoi difensori.

Sarà vero che all’aumentare della pancia svaniscono i neuroni, ma veramente stavolta il non capire come le persone colleghino le cose più che rabbia mi provoca una tristezza invincibile. Quello che combatte il criminale e salva la ragazza, quello dico una volta non era Superman? L’Uomo Ragno? Terence Hill? Il Buono per antonomasia?
Com’è che adesso è un pezzo di merda?

Non sarebbe l’ora di smettere di dar retta ai sermoni dei comici in disgrazia?

di pistola, di spada o veleno: questione di scelte.

Io mi ero ripromessa di non pensare più, non scrivere più, non incazzarmi più, magari anche non votare più. Poi stamattina apro il giornale e c’è Renzi in prima pagina che dice: “Non avevo scelta”.
Tu figurati noi.

Dai risultati delle ultime elezioni abbiamo un paese diviso in 3:

1.Quelli che votano un partito che tecnicamente appartiene ad un pregiudicato. Dico “appartiene” non a caso. Il partito è suo, lo ha creato lui, coi suoi club Forza Italia il suo logo i suoi slogan il suo marketing le sue idee i suoi obiettivi ed il suo fottuto culto della personalità, roba che Mao era un principiante. Che poi siano venti anni che il partito SUO lo manteniamo NOI con contributi pubblici. e che ora non ci sia una regola per dire che se deve stare fuori dal parlamento perché così è legge, dovrebbe non poter essere a capo del partito che rappresenta un terzo d’Italia, perché l’avrà anche inventato lui, ma puttana galera gli stipendi li paghiamo noi, no quello è irrilevante.
Poi noi siamo gli esperti de “I debiti sono pubblici, i guadagni sono privati”. E’ la nostra personalissima, italianissima idea di libero mercato, mica vero cara Fiat? Ah no, non si chiama più Fiat.
Quando Marchionne (lui si chiama ancora Marchionne o adesso si pronuncia Van Der March?) se n’è uscito dicendo che la Fiat allo stato non deve un euro perchè non ha mai preso un euro, ecco, quello è stato l’unico vero momento in cui, in vita mia, ho sentito fortissimo, ancestrale, insopprimibile, il bisogno di prendere in mano un sanpietrino.

2. Quelli che votano un partito di Bruti e Cassii. Che quando fanno le primarie oramai quello che le vince dovrebbe toccarsi i coglioni invece di stappare lo spumante, che le primarie del PD sono diventate come il Trofeo Berlusconi degli anni d’oro, chi vince può dire addio ai sogni di gloria. Dopo svariati proclami di desiderio di riforme, cambiamento e tutto l’apparato di banalità che solo il segretario del pd e la vincitrice di miss italia riescono ad inanellare, eccoci qui al giro di boa: quelli che votano un partito il cui leader fila dal leader del partito sopra per sentire che ne pensa lui di un accordo, intanto per subito. Senza mettere in mezzo il parlamento, perché in parlamento non ci sta nè l’altro, nè l’uno.
“Ch ch ch ch chaaaangeeeees, turn and face the stranger!”

3. Quelli che votano il partito che ha permesso agli elettori degli altri due di improvvisarsi sinistrorsi radical chic per una notte. Avete presente l’amico colto di sinistra, quell’amico fastidioso, magari in pensione, magari impiegato comunale, che va a lavorare in bicicletta (a 20 metri da casa) e ti incita ad andarci anche tu (che lavori a 47 km e non ci passa manco il bus), che dopo guccini è morta la musica, che casca in qualunque bufala di fb perchè viene dall’allenamento di anni ed anni di lettura del giornale di partito, che ti fa quell’occhiata stretta, dall’alto in basso, ogni volta che siete in disaccordo su qualcosa, quell’occhiata che dice “Tu paramecio involuto cosa vuoi sapere, tu che non voti SEL!”?
Sì che ce l’avete presente. E se non ce l’avete presente, siete VOI l’amico fastidioso.
Benissimo, il movimento 5S ha stanato il SinistroSupponente che vive in ognuno di noi, anche nel più incallito destrorso protoleghista di noi: “Cosa vuoi capire tu che voti quei cretini del M5S”
Ti piace vincere facile?
Posto che a me 99 su 100 vengono i brividi quando parla qualcuno dei loro (il Tecnologico può confermare: quando ascolta i discorsi alle camere, se io dall’altro pc alzo la testa e dico “ma chi cazzo è ‘sto deficiente?” piglio sempre il povero grillino di turno), mi spiace dover sfatare due miti in uno: NO, non sono l’unica vera congrega di capre che abbiamo in italia. Quello è l’UDC. E no, non sono “compagni che sbagliano”, come pare di intuire dalla lettura del pur bell’articolo di Scanzi, “Cari Grillini non potete fare errori”.
Perchè?
Perchè Gesù Cristo, fino a prova contraria, non è morto di freddo.
Se hai una persona come Luigi di Maio tra le tue file, ed in tv ci mandi il tizio dei chip sottocutanei, quello sì è un errore.
Se tu rilasci un’intervista in cui rispondi a 10 domande del giornalista, e quello manda in onda l’unica a cui non hai risposto, quella sì è ingenuità tua, e malafede sua.
Ma se il tizio che POSSIEDE (di nuovo?) il tuo partito (ah no non è un partito), che ne ha inventato il logo gli slogan il marketing (scusate il copia incolla, non è colpa mia se non son tanto fantasiosi là, dove le sorti dell’italia si decidono, ovvero FUORI DAL PARLAMENTO), insomma se quel tizio lì dal suo blog che è la sua principale cassa di risonanza decide di attaccare la presidentessa della camera, quello non è un errore, quella è una precisa strategia comunicativa.
Non ha “sbagliato”. Voleva quello.
Perché?
Il Signore mi fulmini se lo so.

Che poi, “Il Signore mi fulmini se lo so” è la mia definitiva, precisa ed oltremodo deprimente intenzione di voto.

Matteo, e non avresti scelta tu? Ma va, va, va.

de ministritudine: c’abbiamo un nuovo tabù.

Noi in Italia abbiamo pure il detto “Piove, governo ladro”.

In un paese che nella sua pancia contiene altri 3 paesi, le banche di San Marino, il “lievissimo ingombro” del Papa nel Vaticano, ed il Pianeta dei Cretini sparsi dal manzanarre al reno, un paese che non è mai d’accordo su nulla, in cui nessuno ha mai una responsabilità, lascia stare una colpa, in un paese in cui 3 fazioni politiche se la cantano e se la suonano a colpi di “sveeeglia!” mentre noialtri si va a fondo, UNA, UNA CERTEZZA C’ERA: potevi insultare chi stava al governo. L’insulto al Ministro, al Deputato, all’Onorevole, al Candidato, era di fatto l’unico punto d’accordo della penisola. Ho visto fior di liti evitare di finire al coltello con il sempreverde “TANTO SONO TUTTI LADRI – TANTO E’ TUTTO UN MAGNA MAGNA”.
Ma da oggi no.

No, perchè adesso c’abbiamo la Kyenge, ed un nuovo slogan: “grida anche tu razzista a chi critica la ministra”; e mica solo agli improponibili animali della fattoria riuniti sotto i vessilli della Lega, no. No. A *chiunque* osi criticarla.
Non ricordo particolari alzate di scudi quando andò una comica in piazza a dar della bocchinara alla Carfagna (no, la scelta di termini non è casuale). E quanta gente ha riso, quando Berlusca diede del cesso alla Bindi. Eh certo, è molto più grave dire incompetente al ministro congolese, piuttosto che puttana o mostro alla ministra donna. Del resto, è donna. Oh, volevo dirvelo, par che sia scorretto anche quello.

Che poi quello che veramente mi fa incazzare è che la maggior parte di queste difese aprioristiche la vedo arrivare da expat. Allora io posso anche capire che uno si identifichi, con una persona che difende a spada tratta i diritti di chi emigra in un paese straniero.
Mi piacerebbe però pensare che un Ministro della Repubblica Italiana abbia a cuore la Repubblica suddetta. Mi piacerebbe pensare che un Ministro della Repubblica Italiana sia orgoglioso di esserlo. Non che utilizzi la sua posizione per lottare in difesa dei diritti di cittadini di altri paesi, punto e basta. Mi piacerebbe pensare di poter dire che non condivido le sue battaglie senza beccarmi da razzista, perchè a me onestamente della provenienza dei Ministri non me ne frega un accidente, ma cristo tu, Ministro, sei lì PER NOI. Non per il Congo, non per l’albania, non per il marocco, la tunisia, la francia o lo sri lanka.
E l’integrazione funziona a due sensi. Tu arrivi. Io ti accolgo. Tu sottostai alle leggi italiane. Io pure. Non ti vanno? Peccato. Tante non garbano neanche a me.
Adattati. Adattiamoci. Voi che siete andati via, vi siete adattati? O là fuori, nei paesi in cui siete, ci sono ministri italiani che combattono per i vostri diritti di emigrati, facendosi sentire come un corpo estraneo, quando non antagonisti, da mezzo paese?
No, eh. Mi sa di no.
Giusto in italia ci si deve vergognare per conto terzi.

kill’em all: del perchè i rimpianti sono una gran perdita di tempo.

Ho pensato, ho aspettato per quasi mezza vita questo giorno.
Ho immaginato migliaia di varianti per ogni gesto, ogni sguardo, ogni sorriso ed ogni passo di quella danza d’avvicinamento che sapevo avrebbe avuto luogo, se solo.
Se solo ci fossimo incontrati.
Se solo fossimo mai stati liberi di parlare.
Se solo quella carogna che mi monta dentro mi avesse permesso di essere anche solo vagamente gentile.
Se solo ci fossero stati cinque, cinque minuti in cui il mondo ci avesse lasciati guardarci e sorriderci con calma.
Ho immaginato migliaia di situazioni e milioni di momenti buoni, un caleidoscopio di possibilità che non si è mai, mai realizzato, nè mai risolto.
Fino ad oggi.
Solo le parole le immaginavo sempre uguali.
La mia confessione che, al di là di ogni ragionevole dubbio, al di là di ogni cosa detta o fatta all’epoca per orgoglio e per rabbia, il tuo modo di andartene mi spezzò il cuore, ed aspettai per anni che tu tornassi sui tuoi passi in modo più deciso di quel tentennamento da vorrei non vorrei ma se vuoi messo in atto per cinque, dicasi cinque, cinque lunghi anni.
Le tue scuse, per il modo, per l’aver cercato di tornare senza il coraggio di parlare, per l’aver negato un sentimento che alla fine t’è rimasto addosso, volente o nolente, per cinque, dicasi cinque, cinque lunghi anni.

C’è una parola, in inglese, che rende quel che speravo pienamente:
disclosure.

Poi si poteva parlare anche di gatti, del lavoro, del tempo, poi ti avrei raccontato della famiglia che ho creato, e magari tu della tua, e magari saremmo stati anche un po’ felici l’uno per l’altro, e poi ci saremmo salutati ed io sarei corsa a casa a raccontare al mio uomo di scuse finalmente avute dopo più di un decennio.

E così è andata. L’incontro casuale, cinque minuti di conversazione, mi dai il numero di tizio no guarda lo chiamo glielo chiedo mi dai il tuo va bene grazie come stai pensavo mi aggredissi come sempre beh avevo i miei motivi no non è vero sì è vero dai ma veramente ho detto quelle cose oh beh hai ragione… “è inutile scusarsi dopo 10 anni, ma ti chiedo scusa”.

Così posso tornare a casa felice e nervosa con le mie agognate scuse tardive in tasca e la sensazione di aver finalmente, felicemente chiuso quello spiffero che avevo in testa da 3 lustri.
E arrivo a casa.
E mi arriva un messaggio: “comunque hai fatto un patto col diavolo, perchè sei sempre uguale a quando avevamo vent’anni”.
E poi ne arriva un altro. A pezzetti.
“Il mio rimpianto…[toh, un rimpianto? davvero?] è sempre [sempre? cioè inteso come pure ora? per avermi spezzato il cuore a ventianni?]…DI NON AVERTI SCOPATA”.

Deflagrazione istantanea di cervello, porte e finestre, che in confronto Kenshiro era Daniel-san pre maestro Miyagi.

Rilettura del messaggio.

Supernova di bestemmie silenziose, perchè il mio moroso se legge una roba del genere lo va a prendere e lo incula con un bazooka.

Rilettura del messaggio con esercizio di respiro zen. Fail.
Rilettura del messaggio con attesa di faccina scherzosa a completamento.
Fail.
Rilettura del messaggio con crollo di metaforici coglioni a terra, e nascita della consapevolezza di aver aspettato cinque, dicasi cinque, cinque lunghi anni il ritorno di un coglione coi pruriti al cazzo, di aver ritenuto per altri dieci un’incompiuta la non concessione di un breve dialogo chiarificatore, ad un coglione coi capelli bianchi l’incarnato grigio ed i pruriti al cazzo.
Succeed.

Ipotesi di risposta:
Carta sarcasmo. Scartata.
Carta silenzio. Scartata.
Carta disprezzo e disapprovazione. Scartata.
Carta onestà.
Ti ricordi quanto eri cattiva a vent’anni?
Sì.
Ti ricordi che eri cattiva in parole, opere e omissioni?
Oh sì.
Ci piaceva essere cattive in parole, opere e omissioni?
OH SI’.
Vai con la carta onestà!
“Vai sereno, c’è chi se ne occupa…e c’era anche allora.”

Invio.

Hasta la vista, baby.

la shit list elettorale (so long, e per cortesia crepate tutti)

Nel 2006 l’ultimo giorno prima delle elezioni ero disperata.
Con LaManu, la metà del mio cuore che poi espatriò due continenti più in là, guardammo tutti, tutti, tutti i talk show, le tribune politiche, le interviste lecchine possibili ed immaginabili. Comprammo tutti i quotidiani esistenti (tranne Libero e la padania), leggemmo tutti i commenti possibili, andammo ad alcuni comizi per capirci di più: risultato: un piattino di merda, una scodella di stronzi, un vasetto di veleno. Buona scelta a tutti.
Il mio fidanzato di allora, per tirarmi su il morale visto il crollo emotivo-elettorale, mi fece scoprire non le droghe pesanti, ma il lato comico-trash della faccenda: l’inno dell’udeur.
UDEUR VERRA’!

Quest’anno invece sono felicissima: è finita! Tipo oramai frega’n’cazzo chi vince, basta essere sopravvissuti all’esperienza.

La differenza tra allora ed oggi è una ed una sola, se si esclude la Grande Crisi Economica: allora non avevamo facebook.

Facebook ti sposta il baricentro perchè in primo piano non ci sono più i politici, le informazioni “da cercare”, le rivendicazioni più o meno farlocche degli eterni verginelli del nostro parco-onorevoli, i programmi elettorali, i partiti: no, in primo piano ci sono i nostri concittadini, i demotivational, gli slogan, gli status inneggianti a questo o a quello, le decine di faccione di Grillo che compaiono come foto profilo, le liti costanti sotto questo o quel post, link di ogni genere, LE PAGINE FACEBOOK DEI PARTITI, diosanto, dove come in ogni buona piazza italiana che si rispetti metà inneggia e metà insulta, che è andata lì solo per rompere i coglioni.

La mia personalissima shit list di queste elezioni così internettiane, addì 22 febbraio, grazie al Signore ultimo giorno di campagna elettorale, è la seguente. E stranamente per le mie abitudini, è seria:

1. Vendola che dichiara “Adesso basta tirare la cinghia, per far ripartire l’economia ci vuole un po’ di Keynes”. A parte il fatto che Vendola mi risulta essere uno dei 15 parlamentari che votò contro l’istituzione della giornata della memoria in onore delle vittime delle foibe e dell’esodo dalmata-giuliano, cioè contro il RICORDO stesso di quei morti, e io sono triestina, quindi gli appellativi che mi vengono in mente e le cose che a Vendola vorrei fare me le tengo per me. A parte “ci vuole un poco di Keynes” detto così, “basta un poco di zucchero e l’economia va suuu l’economia va suuuu l’economia va suuuu”, questa affermazione fatta in un paese in cui il 52% del PIL è intermediato dallo Stato è da-fuori-di-zucca.

2. Quelli che “non lo voto, ma ha ragione eh, ha detto cose giuste, non lo voto eh dico per dire”, riferendosi a Berlusconi. Essendo più raro in Italia il trovare uno che ammetta di averlo votato negli ultimi dieci anni, di un idraulico la domenica, cristo santo se state per fotterci tutti di nuovo almeno ammettetelo: LO VOTO PERCHE’ PARLA POTABILE. LO VOTO PERCHE’ CAPISCO QUELLO CHE DICE. Che sono minchiate, ma immediate.

3.Il grande ritorno dei militanti sinistri con la verità in tasca.
AH, UN GRANDISSIMO CLASSICO DEI TEMPI DEL LICEO. Quello che non può argomentare e dichiara che comunque lui è nel giusto, perchè è di sinistra. Sant’iddio, in questi anni di prostitute minorenni e deputate minorate, di case regalate all’insaputa del beneficiario, di deputati cattolici sorpresi a mignotte, insomma di comune sdegno e schifo nei confronti del pdl e del suo capo, il paese era quasi unito. Adesso che con le elezioni ci sono di nuovo parti distinte, sono tornati loro, i Depositari Del Sapere. Quelli che finchè si può si discute, poi ci si trincera in “io sinistra io ragione”, poi se proprio l’interlocutore non abbocca si grida direttamente l’immarcescibile “FASCISTA!”.
Oggi ho chiesto ad uno di questi luminari del Vero Bene di spiegarmi perchè appellasse l’intera base elettorale di Grillo come “pecoroni”. Mi ha risposto “per come vivono la politica e per come si esprimono al riguardo”. Bene, dico io, e di grazia COSA in come vivono la politica e in come si esprimono al riguardo li rende pecoroni?”.
Risposta: non so spiegarti la mia percezione, IO LI CHIAMO PECORONI E LI REPUTO TALI.
In pratica: una rosa è una rosa è una rosa.
Giuro io dopo 10 minuti che parlo con un SiniStroIlluminatore capisco perfettamente perchè abbiamo avuto Berlusconi premier 3 VOLTE.

4. E’ passata sotto banco e sotto voce questa notizia qui: in pratica dice che da uno studio OCSE risulta che in italia l’80% delle persone è un analfabeta di ritorno. Non CAPISCE lo scritto, non è in grado di estrapolare informazioni da un testo. L’80% della popolazione vuole dire che quando leggono un giornale, lo capiscono 2 italiani su 10.
Eh vedi le tirature di Novella 2000?

Detto questo, questo 80% HA FACEBOOK. E scrive “blablabla candidato a caso ha detto questo blablabla… SVEGLIAAA”.
Io quello “SVEGLIA” che leggo quotidianamente qui e là da un mese a questa parte lo odio. Vuol dire “chi non la pensa come me è un cretino”. Ora io sarò anche cretina, ma sentirmelo dire dagli analfabeti…

5. Grillo. Nella più gentile delle considerazioni, Lega 2.0. Il movimento
patchwork, casapound ed i no tav per un futuro migliore tutti insieme. Sono democraticissimi: ce l’hanno con QUALUNQUE COSA, tutto allo stesso modo. A me Grillo non fa paura “di perdere le elezioni”. Io non ce l’ho un partito. A me Grillo fa paura per il mio paese.
Uscire dall’euro, really?

6. I Grillini esaltati. Pianeta Tricoteuses alla riscossa. Il protagonismo di decenni di Uomini e Donne, e il suo bagaglio culturale, trova un nuovo sfogo: l’arena politica.
“TUTTI A CASA LI MANDIAMO TUTTI A CASA” non è un programma ragazzi. Tutti a casa, perfetto. Per me potete pure bombardare il parlamento, meteorite alè alè, va benissimo.
Ma dopo?

7. La figura di merda di Giannino. Che depressione. L’unica voce che mi piaceva ascoltare arriva da un bipolare. E.T., telefono casa.

8. Berlusconi che prende per il culo Giannino per la laurea farlocca. Berlusconi dico. che prende per il culo uno perchè ha mentito.
Te la prendi con lui solo perchè non è nipote di Moubarak.

9. La reazione scomposta, assurda, allucinante, del sindaco della mia città alla domanda di un sostenitore di Grillo.
Il sostenitore di Grillo “Perchè non gli avete concesso piazza tal dei tali? Avete paura eh? Vi mandiamo tutti a casa!”
Il Sindaco “TI DENUNCIO!! TI QUERELO!! TI PORTO IN QUESTURA PER MINACCE E INSULTI!!”
Il sostenitore di Grillo “Mi spiega quali minacce ci sarebbero nella frase?”
Il Sindaco “TE LO SPIEGHERO’ IN QUESTURA QUANDO LA POLIZIA TI CI AVRA’ PORTATO”.
Questo Sindaco è a capo di un’amministrazione che ha perso 4 milioni di euro di soldi nostri nel crack Lehman Brothers. ED E’ LUI CHE DENUNCIA I CITTADINI?

10. L’insostenibile leggerezza dell’essere, tutto sommato, a-partitica. Come sempre troppo rossa per i neri, troppo nera per i rossi.

Che vi devo dire? C’è pure il derby domenica. FORZA MILAN.

ma il cavaliere, lo possiamo denunciare per stalking?

Ieri un’amica ha scritto codesta frase:

“In parlamento, 9 su 10 non sanno cos’è la Tobin Tax. Se fossero soltanto ladri sarebbe un lusso.”

Urgono nickname per la folata di merda che si avvicina a spread battuto.
Possiamo votare per: un’ulteriore patrimoniale, un delinquente completamente rincojonito, un’armata brancaleone con a capo un comico del drive in (ma allora non si poteva prendere quello che saltellava facendo Pippoooo pippooooo pippooooo? Tanto è sempre mejo vestito della Merkel), i papa-boys coi loro deputati tutti squillo e cocaina (Cosimo Mele, alè alè), frange e frangette di vario colore alle due estremità.
Questo è davvero quel che si dice l’imbarazzo della scelta.

Forza Maya, è ora di credere.