di pistola, di spada o veleno: questione di scelte.

Io mi ero ripromessa di non pensare più, non scrivere più, non incazzarmi più, magari anche non votare più. Poi stamattina apro il giornale e c’è Renzi in prima pagina che dice: “Non avevo scelta”.
Tu figurati noi.

Dai risultati delle ultime elezioni abbiamo un paese diviso in 3:

1.Quelli che votano un partito che tecnicamente appartiene ad un pregiudicato. Dico “appartiene” non a caso. Il partito è suo, lo ha creato lui, coi suoi club Forza Italia il suo logo i suoi slogan il suo marketing le sue idee i suoi obiettivi ed il suo fottuto culto della personalità, roba che Mao era un principiante. Che poi siano venti anni che il partito SUO lo manteniamo NOI con contributi pubblici. e che ora non ci sia una regola per dire che se deve stare fuori dal parlamento perché così è legge, dovrebbe non poter essere a capo del partito che rappresenta un terzo d’Italia, perché l’avrà anche inventato lui, ma puttana galera gli stipendi li paghiamo noi, no quello è irrilevante.
Poi noi siamo gli esperti de “I debiti sono pubblici, i guadagni sono privati”. E’ la nostra personalissima, italianissima idea di libero mercato, mica vero cara Fiat? Ah no, non si chiama più Fiat.
Quando Marchionne (lui si chiama ancora Marchionne o adesso si pronuncia Van Der March?) se n’è uscito dicendo che la Fiat allo stato non deve un euro perchè non ha mai preso un euro, ecco, quello è stato l’unico vero momento in cui, in vita mia, ho sentito fortissimo, ancestrale, insopprimibile, il bisogno di prendere in mano un sanpietrino.

2. Quelli che votano un partito di Bruti e Cassii. Che quando fanno le primarie oramai quello che le vince dovrebbe toccarsi i coglioni invece di stappare lo spumante, che le primarie del PD sono diventate come il Trofeo Berlusconi degli anni d’oro, chi vince può dire addio ai sogni di gloria. Dopo svariati proclami di desiderio di riforme, cambiamento e tutto l’apparato di banalità che solo il segretario del pd e la vincitrice di miss italia riescono ad inanellare, eccoci qui al giro di boa: quelli che votano un partito il cui leader fila dal leader del partito sopra per sentire che ne pensa lui di un accordo, intanto per subito. Senza mettere in mezzo il parlamento, perché in parlamento non ci sta nè l’altro, nè l’uno.
“Ch ch ch ch chaaaangeeeees, turn and face the stranger!”

3. Quelli che votano il partito che ha permesso agli elettori degli altri due di improvvisarsi sinistrorsi radical chic per una notte. Avete presente l’amico colto di sinistra, quell’amico fastidioso, magari in pensione, magari impiegato comunale, che va a lavorare in bicicletta (a 20 metri da casa) e ti incita ad andarci anche tu (che lavori a 47 km e non ci passa manco il bus), che dopo guccini è morta la musica, che casca in qualunque bufala di fb perchè viene dall’allenamento di anni ed anni di lettura del giornale di partito, che ti fa quell’occhiata stretta, dall’alto in basso, ogni volta che siete in disaccordo su qualcosa, quell’occhiata che dice “Tu paramecio involuto cosa vuoi sapere, tu che non voti SEL!”?
Sì che ce l’avete presente. E se non ce l’avete presente, siete VOI l’amico fastidioso.
Benissimo, il movimento 5S ha stanato il SinistroSupponente che vive in ognuno di noi, anche nel più incallito destrorso protoleghista di noi: “Cosa vuoi capire tu che voti quei cretini del M5S”
Ti piace vincere facile?
Posto che a me 99 su 100 vengono i brividi quando parla qualcuno dei loro (il Tecnologico può confermare: quando ascolta i discorsi alle camere, se io dall’altro pc alzo la testa e dico “ma chi cazzo è ‘sto deficiente?” piglio sempre il povero grillino di turno), mi spiace dover sfatare due miti in uno: NO, non sono l’unica vera congrega di capre che abbiamo in italia. Quello è l’UDC. E no, non sono “compagni che sbagliano”, come pare di intuire dalla lettura del pur bell’articolo di Scanzi, “Cari Grillini non potete fare errori”.
Perchè?
Perchè Gesù Cristo, fino a prova contraria, non è morto di freddo.
Se hai una persona come Luigi di Maio tra le tue file, ed in tv ci mandi il tizio dei chip sottocutanei, quello sì è un errore.
Se tu rilasci un’intervista in cui rispondi a 10 domande del giornalista, e quello manda in onda l’unica a cui non hai risposto, quella sì è ingenuità tua, e malafede sua.
Ma se il tizio che POSSIEDE (di nuovo?) il tuo partito (ah no non è un partito), che ne ha inventato il logo gli slogan il marketing (scusate il copia incolla, non è colpa mia se non son tanto fantasiosi là, dove le sorti dell’italia si decidono, ovvero FUORI DAL PARLAMENTO), insomma se quel tizio lì dal suo blog che è la sua principale cassa di risonanza decide di attaccare la presidentessa della camera, quello non è un errore, quella è una precisa strategia comunicativa.
Non ha “sbagliato”. Voleva quello.
Perché?
Il Signore mi fulmini se lo so.

Che poi, “Il Signore mi fulmini se lo so” è la mia definitiva, precisa ed oltremodo deprimente intenzione di voto.

Matteo, e non avresti scelta tu? Ma va, va, va.

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io da grande voglio essere come Bearzot

Per lavoro ho a che fare con un sacco di gente stramba.
No, in realtà non è giusto dire “stramba”; più corretto stressata, tonta, indifferente, scortese soprattutto. Scortese da morire. Gente che non ascolta quello che spieghi, gente che aggira i no più gentili che riesci a produrre per riproporre le proprie richieste sotto forma di pretese, gente che piuttosto che dire un “grazie” quando riesci a risolvere qualche guaio inatteso, lascia cadere un “ah bene” dall’alto come se il mollare tutto per correre in loro soccorso fosse dovuto.
Del resto questa è la vita di chi lavora nei servizi, mi dicono. Chi ti paga non pensa di avere acquistato un servizio, ma una persona: chi ti paga, nella sua testa, TI COMPRA.

Ovviamente questo non riguarda tutti. Diciamo che riguarda un buon 75% di coloro con cui mi trovo ad interagire. Guarda caso questa percentuale trova piena corrispondenza anche al di fuori dell’ambito lavorativo. Il nutrito esercito degli antiempatici-scortesi occupa i banconi dei bar, le casse dei supermercati, le poltrone dei parrucchieri, le strade, le scuole, le case di tutto il paese, ti arriva direttamente in salotto attraverso il collegamento internet, ti spara considerazioni urticanti da qualunque telegiornale, ultimo tra tutti l’allegro frescone che s’è rifiutato di scusarsi con le deputate definite pompinare perché lui, povera anima, ha semplicemente detto “Quello che pensano tutti”.
No beh, non io. Io manco le ho presenti, le deputate del PD, figurati se mi viene in mente che abbiano fatto carriera (posto che essere una deputata del PD possa in qualunque modo essere definito fare carriera) suggendo peni.
La cosa allucinante è la risposta da bambino delle elementari, io non mi scuso gnegnegne. Si torna a quanto detto sopra: una scortesia talmente profonda da non vedere altro che sè stessa. Talmente radicata da non permetterti di considerare uno scivolone madornale, imperdonabile, il fatto di definire puttana una donna che non la pensa come te, perché oggi lo dici alla rivale politica, domani all’elettrice che non ti vota.
Ce l’ha una mamma quel tizio? Signora, ma che gli ha insegnato a suo figlio? Signora, per gentilezza si procuri un bel bastone nodoso e faccia oggi quello che non ha potuto fare quei 20 anni fa. Le giuro che oggi il telefono azzurro lo può più chiamare, il pargolo. Avanti.

L’altro giorno leggevo un articolo che parlava del proliferare dei locali “no kids”. Al di là del fatto che io, personalmente, non ci vedo niente di male a lasciare che coloro che non sopportano i ragazzini abbiano i propri luoghi, i propri “ghetti” in un certo senso (la maggior parte dei quali comunque non sarebbero particolarmente adatti a dei bimbi, diciamoci la verità… aperitivi tunz tunz, resort da milleduecento stelle col cameriere preposto allo spazzolamento delle briciole, ma chi ce lo porta un bambino in quei posti, a crepare di noia?), erano i commenti sotto gli articoli il vero spettacolo: UNA GUERRA.
Talebani anti-figli Vs. Mujaheddin bimbi-uber-alles. Gente che non vuol vedere un ragazzino intorno neanche se muto e legato alla sedia Vs. gente che pensa che i propri figli debbano essere ritenuti la cosa più importante del mondo da chiunque abbia l’onore di respirarne la stessa aria.
I primi mi fanno un po’ pena, ma i secondi mi fanno paura, perché pretendono di poter bypassare una cosa fondamentale: l’educazione degli stessi.

Qualche sera fa ero in un locale con una coppia di amici e relativo pargolo. Il pargolo non è sicuramente un bimbo silenzioso, ma è un bimbo educato. Il locale ha una stanza giochi apposta per i bambini, aperta, visibile così che i genitori possano cenare tenendo d’occhio i figli, ed i figli possano essere bambini senza dover passare una serata pallosissima a tavola con adulti. Il pargolo fa amicizia con dei ragazzini (sei anni di età). I ragazzini vengono al tavolo a causa di non so che diverbio tra bambini. Uno dei ragazzini mi guarda, allunga la mano NEL MIO PIATTO, si prende da mangiare dal mio piatto, si pulisce la mano sulla GIACCA DEL TECNOLOGICO, e se ne va. Vivo e sulle sue gambe, lo giuro, ho dei testimoni vostro onore.
Ripeto l’età: sei anni. Non due. Sei. Posso definirlo maleducato, nel senso proprio di educato-male?
Posso pensare che questo ragazzino tra venti anni sarà il mio cliente tipo?
Sì.
Magari si candiderà con qualcuno e darà della zoccola ad una tizia della controparte politica?
Sì.
Magari brucerà gli stop e ti farà il dito se gli suoni il clacson?
Sì.
Perché i maleducati diventano persone scortesi, arroganti, prepotenti.
Perché al maleducato qualcuno non glielo ha mai detto, che ci sono anche gli altri al mondo.

Mi stavo chiedendo quando la gentilezza e la cortesia e la delicatezza e l’educazione sono diventati difetti, hanno smesso di essere un valore. Perché pochi cazzi, al giorno d’oggi il gentile è visto come il debole, lo sfigato, quello che non ha LE PALLE per permettersi di essere arrogante, di prendere quello che vuole. Il figo passa e pretende, il poraccio chiede permesso. Il figo va a “muso duro e bareta fracada”. Il poraccio ti sorride e ti dice buongiorno.
Perché è un poraccio. Uno zero. Uno zerbino. AH, SE POTESSE ANCHE LUI ESSERE FORTE E FICO, QUANTI VAFFANCULO DIREBBE.
Ma somatizza e si mostra gentile. Ti aiuta pure a portare la spesa.

[Ma che siamo matti?]

Ne parlo con un’amica. Ha un figlio di sei anni anche lei. Il figlio è un bimbo delizioso. Magari si fa prendere la mano dal gioco e ti rifila due calci volanti che ti stende (true story), ma se gli dici che ti ha fatto male si scusa.
Lei mi dice che, in totale onestà, al figlio non intende assolutamente insegnare la gentilezza e l’attenzione al prossimo come valore primario, perché “il mondo non è così”. Perché se tu insegni al tuo (già buono) bambino ad essere gentile ed educato ed attento al prossimo, ne farai una persona che subisce. Quindi gli insegni ad essere gentile ed educato finché si può, ed a tirare cartoni sul muso quando la gentilezza non funziona.

La capisco. Resto perplessa, ma la capisco.

Eppure poi quando leggo i blog delle expat conosciuti grazie a Lucy, quello che mi annichilisce più di tutto non è mai la chiarezza delle regole degli altri paesi o come altrove vivere sembri meno appesantito da carte, cartine e cartelle rispetto all’Italia. Quello che mi fa star male è che tutte, come primo pregio del luogo in cui vivono, mettono la cortesia della gente. La cortesia nei negozi, la cortesia per strada, l’attenzione dei nuovi vicini, del passante, del collega.

Cioè, noi siamo sempre più incazzati e siamo preoccupati di non allevare figli troppo gentili, perché la gentilezza ti mette nei guai.
Poi però quello che ci manca di più nella vita è proprio la gentilezza altrui.

[E allora sì, che siamo matti]

Tanti anni fa leggevo un’intervista ad Enzo Bearzot. Era già molto anziano, la Gazzetta lo intervistò mi sembra in vista dei mondiali del 2006, l’ultimo ad aver vinto un mondiale con l’Italia era proprio il buon Enzo.
Il giornalista, forte di questa considerazione, gli chiese come avrebbe voluto essere ricordato un giorno.
E Bearzot:
– Come mi ha insegnato mio padre. Vorrei che di me si dicesse “Era una persona perbene”.

Enzo, io così ti ricordo.
Ed io – anche se “il mondo non è così” – tutto sommato vorrei altrettanto per me.

L’incomprensione è la chiave della scoperta.

Come dice incorporella in questo post, e come ho imparato a mie spese la settimana scorsa, “l’incomprensione fra popoli è una piaga sociale”.
Ora, dopo aver passato alcune ore della mia vita a ripetere che no, non ce l’ho coi laureati in economia (tipo i miei fratelli), non ce l’ho con quelli laureati in giapponese (uno dei miei migliori amici), con gli educatori (due cugine), con gli intermediatori culturali (il panettier… no, sto scherzando), con agronomi, commesse, fisici nucleari, ingegneri aerospaziali e controllori dei treni, mi sono resa conto che l’incomprensione è una piaga sociale punto, mica solo quella tra popoli.
Sì, la scenetta del rispondere “Sticazzi!” (inteso come CAVOLO! – esclamazione di stupore, come si usa dalle mie parti) all’amico romano che raccontava le sue storie e l’ha interpretato come “Non me ne frega un cazzo”, come si usa dalle SUE parti, ok, celo.
Anche abbracciare un’amica astigiana, piccola, esile, deliziosa, chiamandola “picia mia” (inteso come “piccola mia”, come si usa dalle mie parti), e vederla trasformata in una statua di sale, e sentirla chiedere “MA… PERCHE’?” (scoprendo così che picio, in piemonte, NON VUOLE AFFATTO DIRE PICCOLO!), ok celo anche questo.
Arriverò a sputtanarmi del tutto confessando che, da ragazzina, un’estate ho avuto un’infatuazione per un ragazzino milanese, ma i suoi amici mi consigliarono di lasciarlo perdere perchè “era un babbo”. Ed io dopo alcune paranoie (di già? a 16 anni? cavoli, ma allora è vero che la metropoli corrompe!) chiesi con un filo di voce “Come si chiama suo figlio?”, scatenando – dopo un silenzio attonito – delle risate da tirar giù San Giuseppe dalla nuvola.
So much per il gergo regionale!

Ma l’incomprensione tra amici è una piaga sociale altrettanto grave.
Per dire, Lord ogni tanto prova a raccontarmi la sua giornata lavorativa. Lord ha a che fare con delle macchine astruse; mi ricordo che una volta mi ha chiesto “sai cosa sono le macchine utensili” e quando gli ho risposto “Tipo…Un tornio?” s’è commosso, perchè “Ogni volta che l’ho chiesto ad una donna mi sono sentito rispondere “Una vanga, un aratro”.
C’è da dire che Lord è anche quello che è rimasto sconvolto da fatto che sapessi che il caffé bollente si raffredda se cambi tazzina “per lo scambio di calore”. Devo ancora capire se nutre pregiudizi sulle donne o su i non-ingegneri (gli ingegneri lo ammettano: siete una specie a parte).
Comunque, Lord mi racconta la sua giornata lavorativa. Da venti anni a questa parte, almeno una volta a settimana.
E da venti anni a questa parte, almeno una volta alla settimana, lui dice:

PINZA.

Lui intende questo:

Io penso a questa:

PLACCHETTA.

Lui intende questo:

foto presa da directindustry.it

Io penso a queste:

Ma soprattutto…

MANDRINO. Lui dice MANDRINO.
E intende questo:

Mentre io ogni volta, quindi almeno una volta a settimana da vent’anni, quando sento la parola “Mandrino”, penso a questo:

foto da it.123rf.com


(sì, lo so che è un mandriLLo)

…però moolto più piccolo, con l’aria sorniona e il pisello al vento.

Sei imbecille, mi dice Lord.
Si chiama crasi, rispondo io.

E vissero felici e incompresi.

Passata è la tempesta (cit.)

L’avevo già detto, in tempi non sospetti. Io sono una persona media. Mediocre, nel senso autentico del termine.
Cosa capita a questa persona media con la sua vita media e soprattutto il suo blog MEDIO, col suo traffico di venti cristi al giorno, un picco di 200 se proprio proprio, il suo “parco blogger” con cui chiaccherare la sera, quando plana totalmente inconsapevole nel meccanismo di un post che diventa virale sui social network?

L’ANSIA.
Un’ansia della madonna.

Che poi manco mi sono resa conto.
Martedì guardo le statistiche (adoro le chiavi di ricerca) e dico al Tecnologico:
“Toh sono spariti gli accessi”.
“Come spariti?”, mi risponde lui.
“Ah, boh, di solito c’è un grafico, adesso vedo solo oggi, i giorni precedenti sono tutti a zero”.

Poi controllo.
Non sono a zero i giorni precedenti.
E’ a duemila e qualcosa il giorno stesso.

“Ma… ma segna un numero spropositato!”, protesto col fidanzato.
E lui, che è il Tecnologico mica per niente:
“Ti avranno condivisa su facebook”.

Ora, io le avevo levate apposta, le opzioni per la condivisione sui social. Penso ad una qualche anomalia di wordpress e me ne vado a letto bella paciarotta.
La mattina dopo, ore 8.00, ho la casella mail con 300 messaggi non letti.
Apro il blog e c’è il finimondo. Una notifica ogni 30 secondi. Una fiumana di persone. Commenti, like, mica like, follow, più WordPress stesso che ogni dieci minuti mi dice:
“Ehy brava hai superato il tuo record di visite!”, “Guarda che è un gran giorno per i like”, “A tizio piace il tuo blog, magari anche a te piacerà il suo!”.
Il Tecnologico ridacchia, poi guarda anche lui il blog con la sua cartellina arancione che lampeggia festosa, e dichiara “Ti stacco la rete”.

Vado a lavorare. Arrivo in ufficio. La casella mail ha dei numeri di non letto improponibili. 600. 650. 700. Mi chiama il Tecnologico: “Guarda che sei sulla pagina di PalleQuadre”. E ride.

Per una come me, finire sulla pagina di PalleQuadre è come se avessi, che ne so, l’hobby del rammendare calzini, ed un giorno uno ti chiama e ti dice “Ciao, c’è una foto dei tuoi calzini rammendati in home page di Vogue”.
Ma che davvero?

La casella mail non la guardo più perchè mi viene l’ansia.
I commenti non riesco manco a leggerli, e mi viene l’ansia.
Apro facebook. I miei gruppi stanno condividendo lo stesso post.
Peggio: i miei AMICI stanno condividendo lo stesso post, senza sapere che l’ho scritto io, piccolo particolare irrilevante.
Sì, perchè fino all’altro ieri lo sapevano in due, che scrivo un blog, Sua Tecnologia e mio fratello.

Voglio del lexotan. Devo lavorare. Chiudo. Riapro.
Guardo gli accessi. 50.000. Un quarto degli abitanti della mia città.
Voglio anche dello Xanax.
Mio fratello, pure lui, mi manda un messaggio: “Perchè c’è un tuo post sulle bacheche dei miei amici?”
Ma veramente?
Intanto WordPress mi racconta “Ciao, sai cosa? Sei nei primi dieci blog”.

No. Nei primi dieci blog ci sta la gente che deve stare, nei primi dieci blog. Non quella come me, che scrive tre post al mese di cazzeggio di cui uno perennemente la domenica e mentre asciuga lo smalto di una mano ticchetta con l’altra. No.
Io non voglio intrattenere nessuno. Io blatero dei cazzi miei. Vedi, stupido WordPress? Io scrivo cazzo. Un sacco di volte. E merda. E sicuramente avrò infilato anche qualcos’altro, da qualche parte.
Stupido wordpress, ci sono i blogger veri là fuori. Mollami.
“Ciao Verba, abbiamo un nuovo record che…”
PUSSA VIA TI HO DETTO, IO NON SONO DAGOSPIA!

Arrivo a sera che sono l’immagine dell’incredulità. Non sto neanche a dire quante persone sono passate da qui, ad oggi è praticamente l’intera mia città più la prima provincia.
Fa impressione. Piagnucolo al Tecnologico “Ma adesso che ci ho i follower io posso continuare a parlare dei cazzi miei?”
Il Tecnologico risponde, testuali parole:
“Cristo. Chiudi tutto.”

Nel frattempo c’è un sacco di gente che mi scrive complimenti, un sacco di gente che argomenta assai meglio di me, un sacco di gente che mi dice “cretina” (a questo son già più abituata) ed un sacco e mezzo di gente incazzata.
Il primo giorno si incazzano per le citazioni di lauree. Mi sarò spiegata male.
Il secondo giorno qualcuno si incazza perchè non-si-dice-ignorante.
Il terzo arrivano i matti veri, e con loro dei nuovi settaggi al filtro antispam.

Adesso che la situazione sembra stabile e la piena passata, posso dire che:
E’ stato bello.
E’ stato terrificante.
Da grande è più facile che faccia l’astronauta piuttosto che la blogger.

Grazie a tutti. Grazie a chi ha scritto la sua, a chi ha scritto dei complimentoni che manco mi merito ed a chi ha scritto mavaffanculo. Grazie al matto che ha lasciato 7 messaggi di bestemmie che giacciono nella coda spam, insieme a riferimenti alla moralità mia, di mia madre, di mia nonna ed allo stato di conservazione del mio culo. Grazie al troll che s’è fatto un fake per venirsi ad aiutare dicendo di trovarsi “molto interessante”, senza sapere che nei commenti gli ip io li vedo IN CHIARO.
Grazie a chi ha spiegato al posto mio agli offesi. Grazie a chi ha argomentato, risposto, riso. Grazie a chi non ha capito come funziona un pingback.
Ma grazie soprattutto perchè in qualche migliaio mi avete cercato come verbasequentur, che adesso è la prima chiave di ricerca e sostituisce, dopo MESI, l’insopportabile “modelle puttane eroinomani” che non so come fino ad oggi ha mandato la gente da google, qua.

la più cretina di tutte

Mi segno con disappunto che ogni cristo di volta che il mio moroso si fa una sacrosanta serata “boys only” coi suoi amici storici, cosa per che altro non succede che di rado e si sviluppa in sbronze epocali con gente che vomita in giro (non così differente dalle serate in coppia, in effetti), all’improvviso come un temporale estivo ed inaspettata come una malattia venerea, OPLA’, si presenta prima o durante o sul finire della serata una delle altre mogli/ fidanzate/ compagne.
Non una nel senso di “sempre la stessa”: a quel punto direi vabbè c’hanno l’amico con la morosa piattola, amen.
Una nel senso di una a caso, random, oggi a te domani a me.

Tranne la sottoscritta, che all’idea di un week end in solitario sotto sotto sono anche contenta, che ci infilo tutte le cose che al Tecnologissimo fanno orrore (tipo, le terme. Ho un uomo che odia le terme. Rendiamoci conto del dramma, per una che vive a 15 chilometri da una zona termale enorme), o me ne vado in montagna con la mia amica, o al mare, o mi sbronzo con gli amici, o me ne resto a casa a fare la muffa con un libro senza dover dire necessariamente mezza parola che non sia puccipucciamoregattomio ai due pelosi.

Negli anni, si conta quella che per caso passava di lì “midateunpassagggio” (erano un week end in altra regione, quindi era proprio un bel per caso), quella che 5 minuti prima che lui esca si mette ad ululare come un cojote perchè lei “mica aveva capito che solo con i miei amici vuol dire senza di me…”, quella che si presenta a cena, quell’altra era lì anche lei a fare l’aperitivo, quell’altra ancora nascosta nel bagagliaio, e non sto contando i “dove-sei” ed il sempre verde “perchè io non posso venire”.

Posto che a me girano le palle, perchè tesoro, se tu ritieni che sia tuo diritto presenziare ad una cena dalla quale sono bandite le altre, vuol dire che pensi di essere più furba, ed io quelle che pensano di essere più furbe le amo. Le adoro. Ne ho 15 seppellite in giardino, per tenermele sempre vicine.
Comunque, a di là di questo, non ci arrivo spiegatemelo aiuto: il problema quale cazzo sarebbe?

Perchè la mia lista di possibili spiegazioni ha solo due voci:

1. Certe donne probabilmente non hanno una vita loro, fatta di amici loro, interessi loro, hobby tutti loro. Ma dannazione se non hai una vita tua non fai prima a fartene una invece di provare a guastare quella degli altri?

2.Sono la più cretina di tutte.