Protetto: sangue dalle rape, ma anche no.

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Harry ti presento Verba, considerazioni su 25 anni di amicizie maschili.

Ho quattro anni, con gli amichetti dell’asilo mi piace giocare a rincorrerci ed intrufolarci nell’orto delle suore per vedere se riusciamo a distinguere le carote dalle erbacce.
Un giorno una suora mi prende da parte e mi dice che “non va bene giocare sempre coi maschietti, si deve giocare anche con le bambine” e mi rifila una simil-barbie. Mi chiede “Hai le bambole a casa, vero?”. “Sì”, le rispondo. Allora gioca come fai con le tue bambole!”, fa lei soddisfatta.
Poi torna e si incazza come una iena perchè trova la simil-barbie rasata e legata alla gamba di una sedia: suora, scusa, ma le mie bambole sono gli ostaggi quando gioco coi soldatini…e tu me lo potevi anche chiedere prima.

Ho otto anni, la mia amica del cuore si chiama Violetta, il mio amico del cuore si chiama Nicola. Insieme facciamo un trio inseparabile.
I bambini iniziano a prendere di mira Nicola perchè “sta con le bambine”. Non si rendono neanche conto che Nicola, con “le bambine”, passa i pomeriggi a vagare per i campi accompagnato da una decina di cani meticci di varie dimensioni, che dall’aia delle case corrono tutti con noi per un grattino e qualche biscotto del Mulino Bianco. Altro che mamma-casetta!

Ho dodici anni e finalmente sono fortunata. Il mio primo vero gruppetto di amici è misto, nessuno lo trova strano, e a me non piace il figo del momento il che mi mette al riparo da qualunque problema o litigio con le altre ragazzine. Passo i pomeriggi con Jill, che ha 4 zampe, un carattere dolcissimo, e nitrisce.

Ho sedici anni, i miei amici sono già quasi tutti quelli menzionati nel mio blog. Il mio amico del cuore si chiama Bì. Abbiamo un rapporto quasi morboso, certamente equivoco, sperimentale, da adolescenti. Ci sono Lord, il Rosso, Observer, Shine, Funky ed un paio che abbiamo perso per strada.
Un pomeriggio mi suona alla porta un tizio brutto come un film dei Vanzina, grezzo come un tronista e scemo come la palta, che conosco vagamente tramite amici di amici di amici di Bì e che nemmeno so come abbia fatto ad avere il mio indirizzo.

Lo faccio entrare e lo guardo, perplessa. Lui si accomoda sul divano, non invitato, e sempre non invitato mi spiega, tranquillissimo, che e’ venuto a scopare. “Perchè logicamente, lo sappiamo tutti, no, che insomma se stai sempre con quelli e’ perchè ti piace il cazzo”. Gli spiego che io, con “quelli”, non ci vado a letto. Ma manco mi ci struscio. Ma proprio manco un bacetto. Lui replica, assolutamente sconvolto, che non è possibile, perchè “Che cazzo ti frequentano a fare se non per scopare?”.
Lo scopo: letteralmente, col bastone, fuori dalla porta.

Ho diciotto anni: la mia vicina di casa chiama mia madre e le confida preoccupata che sto prendendo una brutta piega. Mi ha vista fumare, dal balcone. E “Signora mia quando lei non è in casa è tutto un via vai di ragazzini in motorino”. Mia madre, che i ragazzini in motorino li conosce uno per uno, la manda a cagare consigliandole di farsi i cazzi suoi, con queste precise, esatte parole.
Il turpiloquio è una questione di famiglia.

Ho vent’anni, sono cattiva come un crotalo, i miei amici sono gli stessi e sono peggio di me, nessuno si sogna più di comunicare le proprie idee sul nostro rapporto: non direttamente. Inizia il toto-moroso, starà col Rosso starà col Lord starà con Shine starà con Funky con chi starà.

Ho 24 anni e sono fidanzata seriamente per la prima volta. Dopo UNA SETTIMANA il mio moroso se ne esce dicendo “Ma fammi capire… tu una sera sei fuori con Lord… Una con Rosso… Chiamo a casa e c’è Funky a bere il caffè… ma tu… delle cazzo di amiche, no????”

Ho 30 anni e da una settimana non sono più fidanzata seriamente. Andiamo a farci un capodanno in toscana. Un amico toscano di Lord dopo un paio di giorni mi prende da parte e mi dice “ma tu sei la ragazza del Rosso?” “No.” “Ah allora sei la ragazza di Toro?” “No.” “Ah… ti fai le storie con Lord?”. “NOOOOOO”. “Ma.. ma… non stai con nessuno di loro???” “NO cazzo no”.
Risposta, esterefatta: “Ma… ma tu sei caruccia assai!”.
(traduco: ma essendo tu scopabile, se non sei di nessuna utilità che minchia ci fai qui?)

Tutta questa premessa perchè?
Io ho sempre vissuto l’amicizia tra i due sessi ed ho sempre, più che detestato, profondamente compatito i categorici che “l’amicizia tra uomo e donna non esiste”, con le varie postille che se c’è comunque c’è attrazione, che uno dei due e’ innamorato e ci soffre, che può esserci solo se lei/lui è un cesso, che comunque non è come essere amico di un uomo, è un’amicizia di serie b.
Ho compatito i categorici (e le categoriche) perchè rinunciare al vedere la persona per concentrarsi sui suoi genitali è cosa da poverini, da miseri dentro, e perchè alla fatidica “Io ho sempre voluto un amico maschio, ma loro volevano tutti venire solo a letto con me” ho sempre risposto che la gente, in genere, da te vuole quello che hai da offrire.
Ho sempre trovato svilente l’approccio alle “amiche” tutto maschile, che può essere inteso come “giro gnocca facile” oppure “strategia del condor”, frequenta donne e vedrai che prima o poi una che agonizza nel deserto dell’astinenza sessuale riesci pure a trombarla. Ho sempre trovato svilente la parata degli “amici” femminile, quelli tenuti sulla corda per mesi o anni, a colpettini di ciglia sbattute e sospiri, ed usati come cavalieri serventi e paganti tra un fidanzato e l’altro.

Mi sa che non avevo capito un cazzo.
Poi l’illuminazione:

Ho trentasei anni. TRENTASEI, dico. Sto passeggiando ad una sagra di paese con il Tecnologico e con Lord e Piccolagì, la sua promessa sposa, quando incontriamo un vecchio conoscente dei vent’anni che furono.
Lord gli dice che si sposa. E questo si lancia verso di me e mi urla “congratulazioni”. E ride.
Allora cerchiamo di spiegargli che no, le cose non stanno così, che questo è il Tecnologico e quella è la futura sposa, e lui pacifico e sorridente ci risponde quanto segue: “Ma sì, lo so, ho già conosciuto PiccolaGì, ma a me piace sognare, mi piace pensare così, mi piace far finta che invece vi sposate voi… cosa
vuoi, a me piace il LIETO FINE”.

Ah. Quindi è questo.

L’amicizia tra i sessi non è incomprensibile. E’ proprio che non ha appeal, è una storia bella che non piace a nessuno.
Da Harry meet Sally a Dawson’s Creek, passando dalla caterva di film sui trombamici che si innamorano, l’amicizia tra uomo e donna è solo una fase. Una stramaledetta FASE nell’epica del grande amore. Se dietro non c’è grande amore, se l’amicizia è una grande amicizia, ma è SOLO una grande amicizia, che barba che noia che noia che barba.
L’amicizia tra uomo e donna, se non rientra nelle tristi categorie di finte-amicizie, di sbilanciamenti ormonali, di depistaggio pre-sesso, comunque, per quanto onesta, è uno SPRECO.

E siccome sì, la testimone dello sposo sta già iniziando a gustare le prime difficoltà (come, tu? ma sei una donna! come, organizzi tu? MA PENSI PURE DI VENIRE? Ah, sarà contento il Tecnologico di averti tra i piedi!), questo sfogo de panza si concluderà con le parole di Lord quando al “Voi tu essere la mia testimone” la sottoscritta ha balbettato “io… ma… e il Rosso? e qualcuno che c’era prima… e… e…” ha risposto: “No. Ci ho pensato, e voglio te. Tu sei la mia Amica. Io non voglio solo una persona che c’era…io voglio una persona che ci sarà.”.

L’amicizia esiste, punto. Tra uomo e uomo, donna e donna, uomo e donna, uomo e cane e perfino tra donna ed estetista.
E secondo me, se non puoi essere amico di una persona dell’altro sesso, forse non puoi essere amico e basta.