Stupidi Vs. Ladri

Uscita dal liceo mi sono iscritta a Giurisprudenza. Pareva una scelta logica, ci credevo, pensavo mi sarebbe piaciuta tanto. La prima scelta ad onor del vero sarebbe stata Lettere, ma oramai mi avevano riempito la testa di “ci fai la fame, non ci si vive”.

Andava tutto discretamente, se non che…non mi piaceva, per niente. Non mi piaceva lo studio, non mi piacevano i codici, non mi piacevano le aule video perché in 400 non ci si stava in una sola e quindi metà col prof. e metà con la tele, non mi piaceva l’ambiente e non mi piacevano i sanpietrini che volavano tra giuovanidestri-giuovanisinistri giusto giusto nel cortile. Soprattutto non mi andò giù per niente un professore che sostenne, in aula e non solo, che per il Paese era più dannoso un Di Pietro che esautorava l’intera classe politica piuttosto che un Craxi che rubava. “La stabilità del Paese è più importante della legalità”.

Quella fu la goccia, e la scusa, che fece traboccare il vaso e mi fece saltar fuori dall’Università così, su due piedi.

Oggi leggo la diatriba tra Paola Taverna e la Sen. Cattaneo e mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa: vorrei incontrare quel professore e dirgli che aveva ragione lui. Il partito che fa della “legalità” la sua (unica) bandiera, manda in parlamento ed in senato delle bestie tali che se fosse l’unica alternativa a loro io voterei pure Moggi.

Non si può essere più dannosi di così neanche reincarnandosi in una locusta.

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due signori.

C’è un signore di una certa età, con una vita tranquilla di lavoro alle spalle, con una medaglia al valore civile ricevuta per aver salvato una donna che era finita in un torrente con la macchina.
C’è un altro signore, con 35 anni meno del primo, con una vita passata tra furti, rapine a mano armata, sparatorie con le forze dell’ordine, rissa con suddette forze dell’ordine, and so on. Poi decide di mettersi tranquillo, dicono. Di mettere la testa a posto. Incontra il sindaco del suo paesino e gli dice che sta cercando un lavoro.

Il secondo signore, che onestamente non si capisce come sia a piede libero, ma vabbè signoramiaquestaèL’Italia, forse ha un pizzico di confusione per quanto riguarda il concetto di lavoro, perché va con alcuni “amici” a rapinare una gioielleria. Armato di AK47, pare.
Il primo signore, che lavora lì davanti, quando li vede iniziare a pigliare a mazzate la porta, dietro cui c’è per altro una ragazza nel panico, gli urla di andare via. Niente. Corre dentro casa, prende un fucile, detenuto regolarmente in quanto cacciatore, spara in aria. Niente. Spara alla macchina dei rapinatori, ovviamente vuota. A quel punto il secondo signore spara a lui. Lo manca.
Il primo signore risponde.
Non lo manca.
E nonostante sia stato colpito – volutamente – alle gambe, il secondo signore muore, e si lascia dietro una moglie incinta, un progetto di vita diversa buttato via, ed un primo signore roso dal rimorso.

Ho dimenticato qualcosa? A me sembra di no. Ho distorto qualcosa? Mi sembra, ancora, di no.

Bene, io abito in un paese in cui la gente urla “pezzo di merda assassino” al primo signore. In cui il suocero del secondo signore dice “oh cristo noi non avevamo idea che avesse ripreso quella vita, però anche l’altro, l’altro che ci faceva con un fucile in casa?”.
In cui la moglie del secondo signore si costituisce parte civile.
Ed il più accanito detrattore del primo signore, che fu comico di professione come un sacco di altri Pensatori Italici prima di lui, minaccia di ritorsioni fisiche ed insulta sanguinosamente chiunque non la pensi come lui, abbinando alla perfezione lo stile del Signore n.2 a quello dei suoi difensori.

Sarà vero che all’aumentare della pancia svaniscono i neuroni, ma veramente stavolta il non capire come le persone colleghino le cose più che rabbia mi provoca una tristezza invincibile. Quello che combatte il criminale e salva la ragazza, quello dico una volta non era Superman? L’Uomo Ragno? Terence Hill? Il Buono per antonomasia?
Com’è che adesso è un pezzo di merda?

Non sarebbe l’ora di smettere di dar retta ai sermoni dei comici in disgrazia?

“credevano a un altro diverso da Te e non mi hanno fatto del male”

A me, personalmente, un gay, una lesbica, un travestito, non ha mai fatto del male.
Non mi ha mai insultata – anzi no, uno sì, ma ci litigammo il mio fidanzato e mio malgrado vinse lui – non mi ha mai ferita, non mi ha mai tolto nulla, non mi ha mai fatta sentire inadeguata, diversa, cattiva, malata o stupida.

Vorrei poter dire lo stesso dei Credenti&Praticanti, lo stesso modello di Unti Del Signore che ora hanno partorito l’idea delle Sentinelle in Piedi. Loro sì, eccome.

Un gay non mi ha mai detto “Non è vero che hai un padre” quando andavo a scuola, perché per le loro madri era più facile dire della mia “e’ vedova” piuttosto che “è divorziata”. Un travestito non si è mai sognato di dirmi che mia madre era “una poco di buono”, perché conviveva invece di essere sposata. Non è mai capitato che una lesbica dicesse che mia sorella, insomma, nata fuori dal matrimonio, poverina era segnata.
In compenso tanta brava gente con la croce al collo ha additato per un periodo discretamente breve, ma che a me è sembrato lunghissimo, me ed i miei come anomali, sbagliati, gentaglia da evitare. C’è chi ha chiuso la porta – fisicamente, letteralmente chiuso la porta – in faccia a mia madre perché “non sta bene che vieni a casa mia, mio marito non vuole”. Ci sono stati parenti del mio secondo papà – e suo secondo marito – che “tu hai una figlia sola”. C’era il prete che mi ha dato la prima comunione che ha spiegato chiaramente che i divorziati in chiesa non sono un bell’affare. C’è stato anche quello che “ogni volta che i vostri figli prendono un autobus, sono perduti!”, ma insomma quello potremmo classificarlo come borderline anche per un parroco.

Io non ho mai pianto per le parole di un gay. Non ho mai provato quello stupore rabbioso che senti quando qualcuno che non conosce nè te nè la tua famiglia vi piazza il bollino di anomalie, di disfunzioni, leggendo un blog o un articolo qualunque scritto da un omossesuale, cosa che invece mi è capitata più e più volte per esempio di fronte ad articoli del blog Costanza Miriano.
“Ma tu che ne sai di quanto amore c’è nella nostra famiglia”, mi veniva da rispondere. Poi invece leggevo i commenti, con ‘sta gente che pontificava a colpi di salmi, e mi passava la voglia. Gente che arriva facilmente a sostenere che è meglio, da divorziati, andare con una prostituta piuttosto che avere una nuova relazione, perché poi con la confessione vieni perdonato. C’è l’inferno con cui fare i conti, mica pizza e fichi.
C’è l’inferno, le regole per non arrivarci, e vaffanculo all’amore. Un insegnamento divino, nulla da eccepire.

A me dispiace per il bambino, per i bambini, che gli esagitati dei centri sociali hanno lasciato spaventati e piangenti e confusi dopo la loro aggressione a chi manifestava come Sentinella. Mi dispiace veramente, soprattutto perché un bambino, sua sponte, col cazzo che andrebbe a piantarsi al centro di una piazza per protestare contro una legge ferma al Senato.

Vorrei che qualche sentinella si facesse un esame di coscienza (spazio risata) e pensasse ai bambini ed alle bambine che loro, quelli come loro, i custodi della famiglia, della morale, della verità (spazio risata), hanno lasciato spaventati e piangenti e confusi nel corso degli anni, senza che qualcuno li avesse portati in piazza ed esposti nel manifestare qualcosa, bensì aggrediti nei luoghi quotidiani della loro vita, la casa, la scuola, l’asilo, il parchetto, la palestra, aggrediti dalla sicumera infame di chi ha sempre la certezza che chi non gli somiglia, volente o nolente, andrà all’inferno e deve pure esserne consapevole.
Anche a quattro anni.

“Guarda quello che hanno fatto alla gente che s’e’ arresa / certe volte un pugno in faccia è legittima difesa”.

Memento mori? No, Vieni Avanti Cretino.

Lei poteva avere 18 anni come 50. Poteva essere tua amica, tua sorella, tua moglie od una completa sconosciuta. Potevate essere da soli oppure in trentadue. Sicuramente l’hai conosciuta. Lei è la donna-paradigma, quella che ad un certo punto della conversazione ti ha guardato negli occhi ed ha dichiarato, senza tema di smentita: “Sì, perché le donne in fondo sono tutte troie.”
Forse hai avuto il coraggio di dire “Quindi anche tu?”. Forse l’ha detto quella seduta accanto a lei.
Lei ha risposto, con altrettanta tranquillità: “Ma certo, sono una donna!”. C’era anche un certo orgoglio nella voce.

Novanta volte su 100, se tu chiamassi “Troia” questa donna per strada, ovviamente, ti prenderesti una denuncia. O un pugno.
Perché lei non intende *veramente* aggiungersi al gruppo, solo usare il proprio essere femmina per insultare tutte le altre (le altre sono *veramente* troie, di questo è convinta) senza pagare dazio.

Adesso è arrivato l’upgrade, e sempre i social network dobbiamo ringraziare. Io già odiavo questa tizia qui, vista in almeno dieci varianti, con la gnocca dorata e le noccioline nella scatola cranica, ma non bastava, no: adesso c’è il maschio, rigorosamente un caucasico che vive con grandi sensi di colpa la propria mancata discendenza africana, tra i 25 ed i 60, che vota per SEL ma sogna Castro, rispetta la Donna, ma il concetto eh, non te in quanto tale, e declina le proprie turbe mentali in varie modalità.

In questi giorni è facile stanarli perché si stanno scagliando con passione e slancio contro l’ice bucket challenge, nonostante sia un’iniziativa che ha permesso di raccogliere MILIONI di dollari in favore della ricerca contro la SLA. Perché al nostro, anzi ai nostri, non frega un beato membro della SLA, dei malati di SLA, dei malati in generale purché bianchi perché – attenzione – ci tengono a precisare che la SLA è “una malattia del primo mondo” (insomma se fosse stato a favore della lebbra ora non ne starei neanche scrivendo), e che “si potevano raccogliere fondi per malattie che uccidono molte più persone” (peraltro la stessa identica mentalità dell’odiata BigPharma, se hai una malattia rara inculati, non vali i nostri soldi).
Sembrano quei bambini viziati ed antipatici che piuttosto di vedere che gli altri si divertono, rompono il giocattolo. Stessa mentalità.

Ma qual è la vera colpa del secchio di ghiaccio in testa?
C’è l’imbarazzo della scelta.
E’ “solo un modo per farsi vedere”. Beh cristo, è una campagna virale, per fortuna che s’è vista.
E’ “nazional popolare”. Ovvero sì, magari servirà alla ricerca, ma oddio oddio offende la sensibilità hipster-anarco-radical chic. ODDIO! A MORTE!
E’ “uno spreco di acqua quando con un secchio di acqua salveresti molte più persone che non hanno accesso ad acqua potabile”. Vero. Invito perciò tutti i primomondisti a pisciare almeno due volte al giorno senza calare l’acqua. Lo spreco è identico. Invito i rompicoglioni a farsi una buca in giardino per quando scappa qualcosa di più sostanzioso. Altro che un secchio in testa.
E’ “uno spreco di risorse” perché gli stessi fondi potevano andare a, a piacere tra quello che ho letto, i profughi palestinesti, i malati di aids, i cani abbandonati, greenpeace. Che ricorda molto il discorso di: maccome dai soldi per il canile? Con tutti i bambini che muoiono di fame! Maccome dai soldi ai bambini africani? Con tutti i bambini poveri italiani! Ah no, io non gli mando una lira, sai, si rubano tutto, non mi fido mica!

Il “tanto si rubano tutto” è la miglior scusa italiana per non scucire un euro in favore di nulla e nessuno.
Ai tempi del terremoto dell’Aquila, stavamo organizzando una festa di compleanno tra amici. Siamo in 4 e compiamo gli anni tutti nella stessa settimana, abbiamo festeggiato insieme per anni, feste grandi, da 150 persone, un impegno economico anche abbastanza gravoso visto che sì, per cenare era chiesta una quota, ma la festa era open bar dall’aperitivo al dopocena. Una festa open bar – a spese nostre – con 150 invitati, in Veneto. Non so se mi sono capita. Beh quell’anno chiedemmo alle persone di non fare regali, ma di portare una busta con qualche soldo, anche pochi euro, che avremmo raccolto e versato ad una delle associazioni che si occupavano degli sfollati.
Morale: raccogliemmo una cifra ridicola, per la quantità di gente che c’era e per il denaro che avrebbero speso in regali inutili e frettolosi. E perché?
Perché “non si sa mai a chi vanno, io non mi fido, tanto si rubano tutto”.

Cosa c’è peggio del “si rubano tutto”? C’è “è per una malattia che colpisce solo in occidente”, che quindi non merita ricerca e cure, dice l’Uomo-Paradigma caucasico bianchissimo e stempiato, che rincarando la dose auspica l’estinzione del genere umano, preferibilmente per primi i bianchi caucasici.

Posto che dobbiamo morire tutti, io non capisco perché il mio fidanzato mi ritenga scortese quando alla quinta uscita del genere, battendo lieve sulla tastiera, domando all’imbecille cronico di turno perché intanto non si prende avanti e non s’ammazza lui.
Io non mi sento scortese. Ma neanche un po’.

la differenza tra me e lei

Ho diciotto anni, è estate, e come ogni anno vado in vacanza al mare, nello stesso paesino da sempre. Questa specifica estate torna da un anno all’estero un ragazzo del posto. Bellissimo. Una bellezza totale, quasi abbacinante. E’ talmente bello che mai potrei aspirare non dico ad uscirci, ma neanche a parlarci, se non fosse che quello è proprio un paesino, turismo ce n’è poco, nel nostro range d’età ancora meno, e lui, grazie Signore grazie, lavora nell’unico locale notturno della zona.
Ha ovviamente un nutrito seguito di ragazzine, ragazze e donne dei paraggi, più alcune forestiere abituali, ma per volere divino, per la legge dei piccoli numeri, perché un giorno una botta di culo pure a me, quell’estate tutto sommato il meglio della piazza sono io.
La cosa potrebbe passare come consueta storiella estiva, durata 10-14 giorni, se non fosse che:
1. la storia ci piglia particolarmente bene. Entrambi.
2. mio padre decide che quello è l’anno giusto per rifare l’impianto elettrico.

Insomma io inizio ad essere lì tutti i week end, passa settembre, poi uno sì uno no, passa ottobre, poi c’è il ponte, passa novembre, poi c’è Natale, e arriva gennaio.
A quel punto stiamo insieme da alcuni mesi, ed i suoi amici iniziano a comportarsi stranamente. Sono sempre più scontrosi, mi trattano sempre con più freddezza quando non apertamente con antipatia. Le sue amiche sono spesso maleducate, criticano ad alta voce qualunque cosa io faccia, indossi, mangi, dica. La sua amica più stretta, molto grassottella, non perde occasione per rinfacciarmi una supposta “eccessiva magrezza”. Il suo amico mi sfotte ogni volta che indosso qualcosa che non siano jeans, perchè “sono fighetta” “non sono vestiti adatti” “stono”. Per il resto, nessuno più mi rivolge la parola.
Arrivano a dirgli cose tipo “per lei non c’è posto in macchina”, scatenando scenate aberranti quando lui risponde “va bene, allora non veniamo”, oppure “ok, lei viene in macchina ed io farò l’autostop”: no l’autostop lo fa lei, noi non la vogliamo.
In tutto questo io sapevo di non aver fatto niente. Quello che non sapevo era che tecnicamente si pensava avessi “una scadenza”, e durare così tanto oltre il limite preferibile era un’imperdonabile mancanza di cortesia da parte mia.
Le ragazze stavano aspettando “il loro turno”. Ai ragazzi rodeva il culo perchè da quando io ero tra i maroni, intorno al gruppo girava molta meno gnocca. Il mio ragazzo, anche questo non lo sapevo, godeva come un riccio di questa situazione e gettava continuamente benzina sul fuoco. Alle mie spalle.
Gli piaceva vedere la gente scannarsi per lui.
Lo dico col senno di poi, sia chiaro. All’epoca io, semplicemente, ci stavo come un cane, le pigliavo un po’ da tutti perchè avevo paura di perderlo se avessi litigato coi suoi amici, e non capivo una mazza.

Ero anche abbastanza abituata al codazzo di ammiratrici, alle occhiate e mica solo occhiate in discoteca, a quelle che si mettevano a piangere quando ci baciavamo.

Finchè un giorno.
Finchè un giorno, anzi una sera, andiamo a ballare ed arriva una tizia, la conosco di vista, ci bazzica spesso intorno, bassa, bruttina, tondetta, completamente ubriaca: gli si butta contro – di fronte a me – prova a baciarlo, viene respinta, riprova, lui si sposta, lei scivola, cade, si mette a piangere, corre via.

Io guardo lui assolutamente basita. Lui è divertitissimo (sì, da giovane ero idiota, lo so), ci gode proprio. Mi dice “Ogni volta che vado a ballare me la trovo addosso”. Mi dice “Ogni volta mi chiede se sto ancora ‘con quella là’, ti odia”. Io faccio spallucce. Tutti i tuoi amici mi odiano, vorrei dirgli. Una più, una meno. Ma non è vero. Io ci sto male, ci sto male perchè un sacco di gente mi tratta come una merda senza avere un motivo al mondo e soprattutto senza che io faccia nulla nè per essere trattata male nè per difendermi.

Passa un’ora. Usciamo per andare a casa. Appena fuori dalla porta del locale c’è questa ragazza con alcuni amici comuni, in pratica il club “Insulta Verba anche tu”. Lei mi viene incontro sorridendo, fatta come un caco, ed inzia a dirmi “oh ma che bel sorriso che begli occhi come sembri simpatica è proprio bella la tua ragazza sai TIZIO!”.
La superiamo camminando, io mi giro verso Tizio e gli faccio “guarda che la tua amica è completamente fuori di testa”.
E lui “Ma vaaaa, scema, ti stava prendendo per il culo per far ridere gli altri”.

Black out.
Me l’hanno tolta dalle mani mentre, credo, la stavo prendendo contemporaneamente a calci, pugni e ginocchiate.
Dico “credo” non a caso. Non mi ricordo niente se non di aver provato un desiderio infinito, furibondo, di farle del male, e di essermi girata a quelle parole e di essermi messa a correre verso di lei.
Il buio.
Il tutto può essere durato tra i 15 ed i 30 secondi, il tempo impiegato dal mio esterrefatto morosetto a raggiungermi e staccarmi di peso dall’oggetto del mio odio. Io non ricordo nulla. Tutto quello che so dell’episodio mi è stato raccontato.
Al punto tale che un decennio più tardi mi è capitato di sentirmi dire “ah cazzo ma allora eri tu?! Non l’avrei mai detto”.
No guarda, non l’avrei mai detto neanche io.

L’altro giorno ho visto il famoso video della “bulla” bionda che picchia la coetanea. L’ho trovato angosciante, insopportabile. Odioso nella lentezza con cui l’una si fa sotto, piano, interlocutoria inizialmente, e poi a botta sicura vedendo che l’altra è inerme. Insopportabile per le grida d’aiuto totalmente inascoltate. Doloroso. Vergognoso.
(Ancora peggiori ho trovato i commenti. Quelli degli adulti. Terribili. Puttana, stronza, ti ammazzo, ti uccido, ti vengo a cercare.
A cercarla andranno i carabinieri.)

Non ho intenzione di difendere nessuno: io sono contenta che ci sia stata una denuncia. E’ un respiro di sollievo pensare che qualcuno proverà a dare una giustizia a quella ragazzina a terra.

Ma c’è differenza tra me e quella bionda picchiatrice?

La differenza tra me e lei è che io sono stata trascinata via subito. Che quando ero ragazzina io, non c’erano i cellulari e questa mania di vivere attraverso uno schermo, di filtrare tutto come se non ci fosse niente di reale.
La differenza tra me e lei è che io ho sbroccato, non sono partita lenta come uno squalo che sente il sangue da lontano.
La differenza tra me e lei, dice una mia amica, è che “tu avevi le tue ragioni, tu sei impazzita per un motivo”.
No. E’ che io te le ho raccontate. Tu di me hai visto i cinque minuti, i dieci minuti, i quattro mesi prima.
Ma voi siete tutti così sicuri di riuscire a vederli, i motivi dietro agli sbrocchi degli altri?
Perché io, quasi sempre, no.

a Natale siamo tutti più buoni

Oh, mi stai sul cazzo.
Te lo devo proprio dire: mi stai sul cazzo.

Ogni volta che ti leggo mi si stringe lo stomaco dal nervoso. Vivi con un metodo, con dei modi, che per me sono rumore di unghie passate sulla lavagna.
Ogni volta che apri bocca mi cresce un punto esclamativo rosso sopra la
testa, come quello dei fumetti. Divento Pecos Bill, dannazione a te.
Ogni volta che fai una battuta mi si ghiacciano i neuroni. Tutto quello
a cui riesco a pensare è: ” M A C H E C A Z Z O”

Anche il tuo aspetto mi sta sui coglioni. La tua faccia vizza, da nonna di
montagna, ma senza la benevolenza.
Anche il tuo modo di vestire mi sta sui coglioni. Batman vestito di
maglina, non è umano cazzo, ma dove vai?
Ma
dove
cazzo
vai??

E soprattutto:
Ma perchè ‘na volta che ci arrivi non ci resti pure?