Memento mori? No, Vieni Avanti Cretino.

Lei poteva avere 18 anni come 50. Poteva essere tua amica, tua sorella, tua moglie od una completa sconosciuta. Potevate essere da soli oppure in trentadue. Sicuramente l’hai conosciuta. Lei è la donna-paradigma, quella che ad un certo punto della conversazione ti ha guardato negli occhi ed ha dichiarato, senza tema di smentita: “Sì, perché le donne in fondo sono tutte troie.”
Forse hai avuto il coraggio di dire “Quindi anche tu?”. Forse l’ha detto quella seduta accanto a lei.
Lei ha risposto, con altrettanta tranquillità: “Ma certo, sono una donna!”. C’era anche un certo orgoglio nella voce.

Novanta volte su 100, se tu chiamassi “Troia” questa donna per strada, ovviamente, ti prenderesti una denuncia. O un pugno.
Perché lei non intende *veramente* aggiungersi al gruppo, solo usare il proprio essere femmina per insultare tutte le altre (le altre sono *veramente* troie, di questo è convinta) senza pagare dazio.

Adesso è arrivato l’upgrade, e sempre i social network dobbiamo ringraziare. Io già odiavo questa tizia qui, vista in almeno dieci varianti, con la gnocca dorata e le noccioline nella scatola cranica, ma non bastava, no: adesso c’è il maschio, rigorosamente un caucasico che vive con grandi sensi di colpa la propria mancata discendenza africana, tra i 25 ed i 60, che vota per SEL ma sogna Castro, rispetta la Donna, ma il concetto eh, non te in quanto tale, e declina le proprie turbe mentali in varie modalità.

In questi giorni è facile stanarli perché si stanno scagliando con passione e slancio contro l’ice bucket challenge, nonostante sia un’iniziativa che ha permesso di raccogliere MILIONI di dollari in favore della ricerca contro la SLA. Perché al nostro, anzi ai nostri, non frega un beato membro della SLA, dei malati di SLA, dei malati in generale purché bianchi perché – attenzione – ci tengono a precisare che la SLA è “una malattia del primo mondo” (insomma se fosse stato a favore della lebbra ora non ne starei neanche scrivendo), e che “si potevano raccogliere fondi per malattie che uccidono molte più persone” (peraltro la stessa identica mentalità dell’odiata BigPharma, se hai una malattia rara inculati, non vali i nostri soldi).
Sembrano quei bambini viziati ed antipatici che piuttosto di vedere che gli altri si divertono, rompono il giocattolo. Stessa mentalità.

Ma qual è la vera colpa del secchio di ghiaccio in testa?
C’è l’imbarazzo della scelta.
E’ “solo un modo per farsi vedere”. Beh cristo, è una campagna virale, per fortuna che s’è vista.
E’ “nazional popolare”. Ovvero sì, magari servirà alla ricerca, ma oddio oddio offende la sensibilità hipster-anarco-radical chic. ODDIO! A MORTE!
E’ “uno spreco di acqua quando con un secchio di acqua salveresti molte più persone che non hanno accesso ad acqua potabile”. Vero. Invito perciò tutti i primomondisti a pisciare almeno due volte al giorno senza calare l’acqua. Lo spreco è identico. Invito i rompicoglioni a farsi una buca in giardino per quando scappa qualcosa di più sostanzioso. Altro che un secchio in testa.
E’ “uno spreco di risorse” perché gli stessi fondi potevano andare a, a piacere tra quello che ho letto, i profughi palestinesti, i malati di aids, i cani abbandonati, greenpeace. Che ricorda molto il discorso di: maccome dai soldi per il canile? Con tutti i bambini che muoiono di fame! Maccome dai soldi ai bambini africani? Con tutti i bambini poveri italiani! Ah no, io non gli mando una lira, sai, si rubano tutto, non mi fido mica!

Il “tanto si rubano tutto” è la miglior scusa italiana per non scucire un euro in favore di nulla e nessuno.
Ai tempi del terremoto dell’Aquila, stavamo organizzando una festa di compleanno tra amici. Siamo in 4 e compiamo gli anni tutti nella stessa settimana, abbiamo festeggiato insieme per anni, feste grandi, da 150 persone, un impegno economico anche abbastanza gravoso visto che sì, per cenare era chiesta una quota, ma la festa era open bar dall’aperitivo al dopocena. Una festa open bar – a spese nostre – con 150 invitati, in Veneto. Non so se mi sono capita. Beh quell’anno chiedemmo alle persone di non fare regali, ma di portare una busta con qualche soldo, anche pochi euro, che avremmo raccolto e versato ad una delle associazioni che si occupavano degli sfollati.
Morale: raccogliemmo una cifra ridicola, per la quantità di gente che c’era e per il denaro che avrebbero speso in regali inutili e frettolosi. E perché?
Perché “non si sa mai a chi vanno, io non mi fido, tanto si rubano tutto”.

Cosa c’è peggio del “si rubano tutto”? C’è “è per una malattia che colpisce solo in occidente”, che quindi non merita ricerca e cure, dice l’Uomo-Paradigma caucasico bianchissimo e stempiato, che rincarando la dose auspica l’estinzione del genere umano, preferibilmente per primi i bianchi caucasici.

Posto che dobbiamo morire tutti, io non capisco perché il mio fidanzato mi ritenga scortese quando alla quinta uscita del genere, battendo lieve sulla tastiera, domando all’imbecille cronico di turno perché intanto non si prende avanti e non s’ammazza lui.
Io non mi sento scortese. Ma neanche un po’.

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di pistola, di spada o veleno: questione di scelte.

Io mi ero ripromessa di non pensare più, non scrivere più, non incazzarmi più, magari anche non votare più. Poi stamattina apro il giornale e c’è Renzi in prima pagina che dice: “Non avevo scelta”.
Tu figurati noi.

Dai risultati delle ultime elezioni abbiamo un paese diviso in 3:

1.Quelli che votano un partito che tecnicamente appartiene ad un pregiudicato. Dico “appartiene” non a caso. Il partito è suo, lo ha creato lui, coi suoi club Forza Italia il suo logo i suoi slogan il suo marketing le sue idee i suoi obiettivi ed il suo fottuto culto della personalità, roba che Mao era un principiante. Che poi siano venti anni che il partito SUO lo manteniamo NOI con contributi pubblici. e che ora non ci sia una regola per dire che se deve stare fuori dal parlamento perché così è legge, dovrebbe non poter essere a capo del partito che rappresenta un terzo d’Italia, perché l’avrà anche inventato lui, ma puttana galera gli stipendi li paghiamo noi, no quello è irrilevante.
Poi noi siamo gli esperti de “I debiti sono pubblici, i guadagni sono privati”. E’ la nostra personalissima, italianissima idea di libero mercato, mica vero cara Fiat? Ah no, non si chiama più Fiat.
Quando Marchionne (lui si chiama ancora Marchionne o adesso si pronuncia Van Der March?) se n’è uscito dicendo che la Fiat allo stato non deve un euro perchè non ha mai preso un euro, ecco, quello è stato l’unico vero momento in cui, in vita mia, ho sentito fortissimo, ancestrale, insopprimibile, il bisogno di prendere in mano un sanpietrino.

2. Quelli che votano un partito di Bruti e Cassii. Che quando fanno le primarie oramai quello che le vince dovrebbe toccarsi i coglioni invece di stappare lo spumante, che le primarie del PD sono diventate come il Trofeo Berlusconi degli anni d’oro, chi vince può dire addio ai sogni di gloria. Dopo svariati proclami di desiderio di riforme, cambiamento e tutto l’apparato di banalità che solo il segretario del pd e la vincitrice di miss italia riescono ad inanellare, eccoci qui al giro di boa: quelli che votano un partito il cui leader fila dal leader del partito sopra per sentire che ne pensa lui di un accordo, intanto per subito. Senza mettere in mezzo il parlamento, perché in parlamento non ci sta nè l’altro, nè l’uno.
“Ch ch ch ch chaaaangeeeees, turn and face the stranger!”

3. Quelli che votano il partito che ha permesso agli elettori degli altri due di improvvisarsi sinistrorsi radical chic per una notte. Avete presente l’amico colto di sinistra, quell’amico fastidioso, magari in pensione, magari impiegato comunale, che va a lavorare in bicicletta (a 20 metri da casa) e ti incita ad andarci anche tu (che lavori a 47 km e non ci passa manco il bus), che dopo guccini è morta la musica, che casca in qualunque bufala di fb perchè viene dall’allenamento di anni ed anni di lettura del giornale di partito, che ti fa quell’occhiata stretta, dall’alto in basso, ogni volta che siete in disaccordo su qualcosa, quell’occhiata che dice “Tu paramecio involuto cosa vuoi sapere, tu che non voti SEL!”?
Sì che ce l’avete presente. E se non ce l’avete presente, siete VOI l’amico fastidioso.
Benissimo, il movimento 5S ha stanato il SinistroSupponente che vive in ognuno di noi, anche nel più incallito destrorso protoleghista di noi: “Cosa vuoi capire tu che voti quei cretini del M5S”
Ti piace vincere facile?
Posto che a me 99 su 100 vengono i brividi quando parla qualcuno dei loro (il Tecnologico può confermare: quando ascolta i discorsi alle camere, se io dall’altro pc alzo la testa e dico “ma chi cazzo è ‘sto deficiente?” piglio sempre il povero grillino di turno), mi spiace dover sfatare due miti in uno: NO, non sono l’unica vera congrega di capre che abbiamo in italia. Quello è l’UDC. E no, non sono “compagni che sbagliano”, come pare di intuire dalla lettura del pur bell’articolo di Scanzi, “Cari Grillini non potete fare errori”.
Perchè?
Perchè Gesù Cristo, fino a prova contraria, non è morto di freddo.
Se hai una persona come Luigi di Maio tra le tue file, ed in tv ci mandi il tizio dei chip sottocutanei, quello sì è un errore.
Se tu rilasci un’intervista in cui rispondi a 10 domande del giornalista, e quello manda in onda l’unica a cui non hai risposto, quella sì è ingenuità tua, e malafede sua.
Ma se il tizio che POSSIEDE (di nuovo?) il tuo partito (ah no non è un partito), che ne ha inventato il logo gli slogan il marketing (scusate il copia incolla, non è colpa mia se non son tanto fantasiosi là, dove le sorti dell’italia si decidono, ovvero FUORI DAL PARLAMENTO), insomma se quel tizio lì dal suo blog che è la sua principale cassa di risonanza decide di attaccare la presidentessa della camera, quello non è un errore, quella è una precisa strategia comunicativa.
Non ha “sbagliato”. Voleva quello.
Perché?
Il Signore mi fulmini se lo so.

Che poi, “Il Signore mi fulmini se lo so” è la mia definitiva, precisa ed oltremodo deprimente intenzione di voto.

Matteo, e non avresti scelta tu? Ma va, va, va.

normal people scare me [cit.]

[totalmente ispirato da un post di mellie]

Mi fanno paura gli avidi in anticipo: quelli che quando hanno 3 sigarette ti scroccano una sigaretta perchè loro hanno solo 3 sigarette: anche se tu ne hai due.
Mi fanno paura gli ayurvedici, quelli che citano osho ogni trenta secondi, che credono ai guru, ai santoni, che curano la polmonite con l’infuso di ghianda rupestre del monte Cippiriculo, che “ti penserò alle dieci di mattina e mi concentrerò sul tuo chakra per aiutarti a convogliare le energie”. Da 10 km di distanza.
Mi fanno paura i vincenti perenni, migliori a scuola poi nello sport poi negli hobbies e puntualmente nel lavoro, l’amore a gonfie vele grazie, non sono a mio agio accanto a chi non sa cosa vuol dire perdere, neanche per sbaglio neanche una volta nemmeno le chiavi di casa.
Mi fanno paura gli ottimisti anfetaminici, quelli che alla fine di ogni frase hanno 6 punti esclamativi, quelli che vedrai!!! andrà alla grandissima!! sarà un successissimo!!
Io e la mia cautela ci sentiamo puntare tutto quell’entusiasmo dritto al culo.
Mi fanno paura gli eterni progettisti, quelli che domani diventano ricchi con un’idea geniale che ancora non ha mai avuto nessuno, quelli che il nuovo business, o il nuovo locale, o la nuova casa, o il nuovo figlio, o il nuovo qualunque cosa venga loro in mente, conosco gente che sono dieci anni che “domani al più tardi settimana prossima” deve aprire una pizzeria, sfido chiunque a resistere di fronte a dieci anni di “domani farò”.
Mi fanno paura i categorici, quelli della vita solo bianca o solo nera, quelli che “amore e dubbio mai scambiarono tra loro una parola”, quelli che se non lo mangiano loro non è edibile, se non l’hanno visto non esiste, se non l’hanno pensato è imbecille e se nemmeno l’hanno sognato come minimo è immorale.
Mi fanno paura gli affabulatori, quelli che parte dalle loro parole una tela di ragno sottile e provano a girartela intorno, che nemmeno quando ti dicono “ciao” è fine a se stesso, sono sempre lì parola dopo parola a tessere la loro rete di sillabe e mentre spingono questo botta e risposta io mi scopro sempre a chiedermi: ma verso cosa?
Mi fanno paura i fagocitatori, quelli che dopo 2 minuti che li conosci ti hanno invitato alla festa, al week end, alla pizza della domenica a casa loro, al battesimo del figlio al matrimonio del cugino a fare le vacanze estive nella loro casetta in montagna, quelli che dopo 3 minuti è tutto un plurale, andremo, faremo, verrete, ed al primo “no” piangeranno al telefono rinfacciandoti il tuo rifiuto a farti inghiottire.
Mi fanno paura i provocatori ad ogni costo, che le prime parole che ti diranno saranno cattive, polemiche e fuori luogo, e se tacerai ti guarderanno con compassione – ma ti vorranno bene, bestiolina – e se risponderai a tono ti rinfacceranno che loro “dicevano per dire, amano provocare”. Signori, ad azione corrisponde una reazione, chi non ha lo stomaco per la reazione si limiti ai convenevoli standard.
Mi fanno paura gli “IoConfesso”, che dopo dieci minuti che li conosci ti raccontano eventi traumatici angoscianti del loro passato e presente, tradimenti, lutti, stupri, violenze familiari, malattie croniche: non riesco a credere ad una sillaba. Non ci riesco proprio.
Mi fanno paura quelli amano gli animali più delle persone. E lo dico da gattara convinta. Quelli che spammano foto di cuccioli e richieste di aiuto di animali adottati da 6 anni. Quelli che hanno 30 citazioni al giorno per dire che il tuo pesce rosso ti darà, lui e lui soltanto, tutto quello che la gente non sarà mai in grado. Perchè alle volte incontri gente che ama gli animali solo perchè gli animali non hanno alternativa, gli tocca starti accanto.
Mi fanno paura quelli che non sopportano neanche un minuto di silenzio. Tanto da desiderare il pesce rosso lì sopra.

Mi hai fatto paura tu, quando mi hai raccontato sorridendo davanti al prosecchino che oramai sei così esperta del mestiere da aver riaccompagnato a casa una donna che piangeva per avere perso il figlio senza nemmeno guardarla, chiaccherando di ceretta e nuovi store della kiko con la collega.

Gli altri, per mia fortuna, mi stanno solo sul cazzo.

sanguisughe

(On air: american pie, don mclean.)

Sono stanca. Sono stanca stanca stanca stanca.
Il caldo, certo. Gli anticicloni con nomi improbabili, giuro che quando hanno iniziato a parlare di Caronte e Minosse mi sono chiesta se i nomi adesso glieni danno gli Elkann.
Qualche problema a casa.
Il lavoro, soprattutto: Luglio è il mio mese incubo.
Prima di avere una segretaria-collega part time, quando eravamo ancora troppo piccoli per permettercela, io di Luglio ho lavorato sabati, domeniche, 15/16 ore filate, è capitato anche fino alle due del mattino.
Già, prima di avere la segretaria.
Che ha un bambino.
Piccolo.
E i genitori che vanno via, in Luglio.
E l’asilo è chiuso, in Luglio.

(1) Indovina chi vince una dose di lavoro doppia, in Luglio?
Ebbrava.

Lo stralavoro poi si somma ad una sensazione di difetto totale: la casa trascurata, i gatti trascurati, gli amici non ne parliamo, il Tecnologico trascurato (sto iniziando a valutare l’ipotesi di andare a letto sussurrandogli qualcosa tipo “Facciamo l’amore…cosa ne pensi della necrofilia?”), ed ovviamente questo è un superboost per il mio famoso senso di colpa atavico e famelico.
Sì, sono un rottame.
Comunque sono proprio questi periodi qui, che son stremata, che andrei a letto alle otto di sera, che fossi da sola a casa manco cenerei, che ho la sensazione di mancare a mille impegni presi (oddio non ho chiamato tizio, oddio non ho sentito caia, ommmaremma ma veramente ho gente a cena domani?) e, per dirla alla milanese, sono in sbattimento totale che, fiutando la mia fragilità, arrivano le sanguisughe: gente che nella tua vita NON ESISTE proprio, ma che improvvisamente ti si attacca alla pelle, succhia sangue per due ore e – per grazia del Signore – ritorna nell’oblìo dal quale proviene.

Inizialmente pensavo di considerarle IO sanguisughe a causa dell’altissimo tasso malmostosità del momento e della pazienza in riserva (e Giobbe, a me, mi fa una pippa), e che invece in altri momenti non mi sarebbe pesato.
MA COL CAZZO.
In 3 giorni 3, di fila, mi si sono attaccate al culo le seguenti persone:
a-Una Vaga Conoscente, con un pippone infame su quanto è fuori di coccio la ex del suo moroso, che LO TEMPESTA di messaggi e chiamate, che chiaramente non si è rassegnata, che è una stalker, è pazza, pericolosa. Dopo 3 quarti d’ora di conversazione one way track, sono riuscita a farmi dare i fatti: UN messaggio al mese, UNA chiamata in 3 mesi – al compleanno, DUE incontri nello stesso locale e bada ben bada ben bada ben…la “stalker” ci lavora in ‘sto cazzo di bar!
(2) Indovina chi è pazza, fuori di coccio e pericolosa?
Eccerto.
b-Un Conoscente disgraziatamente non abbastanza perso di vista, che mi ha letto – ed analizzato sillaba per sillaba – al telefono, uno scambio su skype con la sua ex morosa, anzi oserei dire ex-ex-ex visto che lo ha (lei) scaricato come un sacco di merda 3 anni fa. Questo scambio è sintetizzabile così: sei un bravo cristo, sono contenta che tu stia bene e che tu sia felice con la tua nuova compagna, ti auguro di stare bene, certo io mi sento in colpa per averti fatto soffrire, ma ammetti anche tu che eri insopportabilmente arroccato su alcune posizioni stupide.
Ci siamo? Bene.
L’analisi di lui, durata quasi un’ora, era: lei mi ama ancora, vero? si capisce. Eh ma io mica aspetto lei sai! Io sono felice, sai! (CRUNCH!) E questo pirla con cui si sposa? AH-AH, non ne parla mai nessuno. Ma a te chiede di me? Eh? Come, “Mai”? (CRUNCH!!) No dai ho capito che lei ti dice di non dirmelo, ma parla di me vero? Come, “no”? (CRUUUNCH!!) Beh guarda a me non sembra felice. Ti pare che avrebbe ancora questo rancore qui da dirmi che sono stato stupido, se non mi amasse ancora? (CRUNCH CRUNCH CRUNCH).
(3) Indovina chi non ti amava manco allora e s’è scopata uno la sera stessa che t’ha mollato?
Evviva!
c- Una perfetta sconosciuta. Figa. Giovane. Che mi s’è seduta accanto ad una festa ed ha iniziato a raccontarmi la rava e la fava, dell’ex fidanzato pluritraditore, incontenibile scopatore e pure un poco stronzo, con la fiatella ed i piedi puzzolenti, e della nuova felicità accanto ad un panciuto impiegato delle poste che passa 3 ore al giorno a chiedersi come cazzo sia possibile che una figa come quella eccetera eccetera. Oh, ho finito una bottiglia di Raboso nel mentre. Io sarò anche veloce a bere, ma questa qui m’ha “uggiso l’anima”. Che poi. Dai. Fai pena.
(4) Indovina chi tornerebbe dal fedifrago de corsa?
Eh, ma va.

Il lavoro su stessi farà anche bene, ma ci sono sere che veramente rimpiango quando sapevano tutti che ero una stronza ignobile, quando nessuno si sarebbe sognato di cacciarmi dei pipponi del genere e soprattutto quando alle donne giovani, fighe ed oche, stavo irrimediabilmente sul cazzo.
E avevano ragione loro.

Estemporanea, 8 di enne: mala gente.

Certo che la vita è una parodia di Pietre (http://www.youtube.com/watch?v=Kg5k6obenN8).

Solo che più o meno il ritornello dovrebbe fare: se sei una persona schifosa, non ti succede niente, se sei un bravo cristo, ti tirano le sfighe.
Lo so che c’è gente orribile, arida, crudele, prepotente, violenta, manipolatrice ed arrogante. Lo so che ci devi fare pace, non possiamo sterminarli tutti.

Quello che vorrei capire è perchè piove sempre sul bagnato: ci sono delle persone di valore e coraggiose che ogni volta che riescono a mettere un poco la testa fuori dalla melma, la melma riguadagna 20 cm. Le ascolti e pensi “cazzo, ma come fa? io non so se ce la farei”. Penso alla mia amica Candida, bella come il sole, dolcissima, in gamba, intelligente, alla tremenda malattia che le ha portato via il padre, al figlio di straputtana che aveva come moroso. Penso al nostro amico Sportivo, di un calore umano unico, gentile, tenace, ed al suo anno di lutti ed abbandoni. Penso ad altre persone che conosco o che leggo e mi sento male perchè invece la mala gente, quelli brutti d’animo, quelli che io voglio e tu crepa, quelli che prima ti distruggono di dolore e poi te lo rinfacciano come fosse colpa tua, beh quelli al massimo un raffreddore.

Ci sono persone che non piangono più. Ci sono persone che non piangono mai, e se per caso hanno versato una lacrima era di autocommiserazione.

Uno dei motivi per cui ho smesso di fumare è che tanti anni fa una persona mi ha fatto del male (tecnicamente avrebbe potuto far peggio). Me lo sono tenuta dentro così a lungo che quando l’ho detto alla mia migliore amica, quella s’è sconvolta che abbia potuto tacere per quasi vent’anni. Comunque un giorno ho pensato che fumare accorcia la vita ed io invece voglio, DEVO, vivere più di quella persona lì. Che ovviamente ha una vita felice ed un sacco di soldi e privilegi quindi capiamoci, si parla di tenere botta un bel po’.

Perchè io, lurida carogna, DEVO venire a ballare sulla tua tomba.

Anzi, ora che ci penso, per farlo meglio mi iscrivo pure ad un corso di tip tap.

(Agli altri auguro una rapidissima inversione del karma: cazzo dovete impazzire di sfiga, tutti/e.)

[oldies] Mio Fratello è figlio unico…e anche l’altro!

Per una volta farò una premessa alla premessa.
Questo post è di alcuni anni fa. E’ – ovviamente – ancora valido in ogni sua riga.

Il fatto è che ho una cosa che mi rode dentro. No, non la tenia.
Ho una cosa che mi rode perchè ieri, in un noto blog di forte matrice cattolica, ho letto un post sulla famiglia allargata. Un discorso su quanto sia sbagliato ed ingiusto farla passare come normalità, come famiglia a tutti gli effetti, come “luogo” divertente, senza invece puntare il dito contro la sua disfunzionalità, contro la base di promesse non mantenute, di dolore, di digregazione.
Io non credo che qualcuno si sposi pensando che tanto poi può divorziare.
Non credo che qualcuno divorzi così, come si sbuccia una mela, asciugandosi appena le mani su di uno strofinaccio.
Non credo che ci sia anche un solo figlio preso dentro dalla separazione che non si porti un poco di quel fardello, di quella mancanza, appresso.

Ma credo anche che chiunque ne parli così, per partito preso, senza averne assaggiato un pezzettino, possa farsi sfuggire questo aspetto: queste famiglie plurigenitoriali che definite allargate non si limitano a togliere una persona amata dalla vita di altre persone.
Te ne rendono altre.
E se hai culo, come l’ho avuto io, te ne rendono altre da amare altrettanto.

Vengo da una famiglia allargata. Molto allargata. Oserei direi una Famiglia Obesa. Normalmente quando si parla di separazioni, divorzi, nuove famiglie, bi-figli e cose così ci si preoccupa dei bambini, com’è giusto, ci si sente tristi, vien l’ansia.
Noi direi che ce la siamo sempre vissuta bene. Probabilmente la parte comune di geni ha favorito una certa tentenza alla bastardaggine, perchè negli anni è sempre stato fonte di grasse risate l’imbarazzo che provocava la situazione nelle persone all’oscuro, specie le più curiose.
La situazione tipica era “cara, come assomigli alla mamma” “Signora, lei mia madre non l’ha mai vista!” “Ah…e quella signora….chi è?” “La mamma di mio fratello, signora.”

Tacendo sull’unico neo di questa situazione, ovvero che tutta questa mescolanza m’ha portata ad avere un fratello alto, biondo e con gli occhi azzurri, che è pure minore di me [qualcuno ha idea di quanto sia fastidioso guardare dal basso qualcuno che, la prima volta che l’hai visto, diceva solo “babababa lalalala papapapa”?], mentre io assomiglio ad un Calimero coi capelli di Branduardi, oppure che abbia una sorella di cui, ogni santa volta che qualcuno la vede, mi sento dire “Ma quanto è figa tua sorella?!?!?” [ecco], anni fa c’eravamo inventati un quesito della Susy per mettere a tacere quelli che “spiegami come siete messi in famiglia”.

Eccolo, un po’ rimaneggiato. Noi in famiglia siamo messi così.

Siamo tutti figli unici di quattro coppie differenti.

Nessun Papà si chiama Priamo.

3 di noi hanno una sorella.

Uno di noi tifa per la Sampdoria.

Tutti noi siamo cresciuti con un fratello del nostro stesso sesso.

Due di noi hanno legame biologico con più di un fratello/sorella.

Leggiamo tutti Topolino tranne uno.

Due di noi hanno legame biologico solo con un fratello/sorella del loro stesso sesso.

Abbiamo 3 cognomi.

Le madri hanno allevato figli di sesso uguale.

Il segno zodiacale prevalente è il Leone.

Non viviamo a Sparta.

Tutti noi abbiamo 9 anni di differenza con almeno un fratello.

Tutti noi tendenzialmente ci facciamo i cazzi nostri.

Con i dati soprastanti rispondete alla seguente domanda:

Perchè non te li fai anche tu?????

[clienti surreali] “alcuni animali sono più uguali di altri”

Visto che la metafora della pizza ha funzionato, here we go again..

Allora prendiamo sempre questa ipotetica pizzeria fittizia, e che si farà mai in una pizzeria?
Ecco, bravi, esatto: si mangia. Si mangia la pizza, ma facciamo che si mangiano anche le patatine fritte volendo, un’insalata, insomma roba varia, ma che
ha un comune denominatore. E’ commestibile. E’ cibo.

Uno del resto se ha bisogno di chiodi e viti non va in pizzeria, no?
No.

Bene, oggi mi chiama una cliente. Questa cliente cosa vorrà mai?
Una pizza.
Perfetto.
Questa cliente vuole una pizza per asporto.
Va bene.
Questa cliente vuole sapere COME viene trasportata la sua pizza.
Ah, una rompicazzo. Va bene.
Le spiego la procedura per il trasporto pizze, che e’ regolamentata per legge vivaddio, che si fa così e cosà, che son qui da dieci anni e di pizze in giro ne mando ogni giorno, per cui, come dire? La so.
Al che la cliente protesta, si indigna e si oppone fieramente. La SUA pizza? Trasportata in quel modo?? Non è proprio il caso! La sua pizza non può essere trasportata in quel modo lì!
Perchè?
Eh, perchè.

“Perchè sa, signorina- mi sibila sussiegosa al telefono- la mia pizza…E’ CIBO!”

MA BRUTTA VACCA IMPESTATA, HAI CHIAMATO UNA PIZZERIA! TUTTO QUI DENTRO E’ CIBO, TUTTO QUELLO CHE HO INTORNO E’ CIBO, TUTTO QUELLO CHE FACCIAMO E’
FOTTUTISSIMO CIBO.

Tranne me.