il gender che ti offender

C’era una volta Dio che non avendo niente altro da fare decise di creare il campionato di calcio di serie A Tim. Siccome a Dio piaceva prendersi bene bene per tempo, iniziò creando l’uomo e la donna. E creò un uomo e lo chiamò adamo e creò una donna e la chiamò eva e disse loro “andate e procreate”, ma evidentemente fuori dal vincolo del matrimonio perché un prete no, non l’aveva ancora creato, e anche un poco fuori dal vincolo del buon gusto perché non aveva creato manco gli stilisti e ‘sti due se ne andavano in giro nudi che manco al gay pride si va nudi nudi del tutto.
Adamo ed Eva come tutti si sa, fecero due figli maschi, uno accoppò l’altro e fu costretto ad andarsene.
E quindi noi deriviamo da…dai figli dopo di Adamo ed Eva, che per fare a loro volta altri figli o si accoppiarono tra fratelli o con la madre o col padre. No, in realtà Caino se ne andò e incontrò altra gente (nati da cosa non si sa bene), ma è lecito pensare che se tutti deriviamo da due…EVVIVA L’INBREEDING, EVVIVA LA FAMIGLIA NATURALE.

C’era un’altra volta ancora sempre Dio che s’era un pelo stufato di come andavano le cose sulla Terra (il campionato di calcio di serie A Tim non era ancora arrivato) e decise di mandare giù Suo Figlio. Quindi prese una bella coppia di timorati del Signore e…no. Quindi prese una ragazzina di una dozzina d’anni, la fece sposare ad un signore molto più anziano, lei restò incinta grazie ad UNO SPIRITO restando vergine ed il signore anziano fece da padre al figlio dello Spirito Santo e la donna restò vergine nei secoli dei secoli, al che ad occhio il matrimonio non fu nemmeno consumato. EVVIVA I PATRIGNI, EVVIVA LA FAMIGLIA NATURALE!

C’era un’altra volta ancora un signore che no, non è Dio, ma ci si crede moltissimo, che era sposato ed aveva due figli, ma un giorno andò a teatro e BUM! Amore a prima vista. Quindi ebbe una seconda moglie e ben tre secondi figli, a 60 anni faceva ancora l’amore ogni giorno e la comunione in chiesa anche se mia mamma per esempio che e’ divorziata anche lei la comunione non la può fare. Comunque non bastando due mogli il signore si prese anche una palazzina di concubine e visse felice contento circondato di gnocca e col mito di Priapo. Ed ovviamente anche lui grida forte: EVVIVA LA FIGA, EVVIVA LA FAMIGLIA NATURALE!

C’è pure a ben vedere un ulteriore signore, un giovanotto dai, che pure lui insomma di tenerselo nelle mutande…no dai, insomma questo giovanotto vola su un fiore, figlia, vola su un altro fiore, figlia, vola su un altro fiore ancora e dichiara: EVVIVA CHI CE L’HA DURO! EVVIVA LA FAMIGLIA NATURALE! Ed in effetti più naturale che riprodursi che manco i conigli in allevamento non saprei indicare cosa ci sia.

Questi due signori in carne ed ossa insieme ad una pletora di gente che si suppone creda assolutamente alle due storie sopra, difendono la famiglia naturale (che abbreviato farebbe FN, dice niente?) dalle grinfie della temibile “ideologia gender” che tutti quanti ci frocizzerà, e dopo averci frocizzati ci trasformerà in pederasti, e quando avremo l’età giusta anche noi desidereremo andare con le ragazzine…oh, ma dove l’ho già sentita questa? Fa niente.
Ora, io son tre mesi che se leggo un giornale è già grasso che cola però ora che son tornata a lavorare ci ho la babysitter e questo vuol dire poter leggere un giornale e perfino bere un caffè IN PACE. E PERFINO USARE GOOGLE! E GOOGLARE “TEORIA GENDER”! E scoprire che è una roba assolutamente innocua, a meno che non si consideri terribilmente pericoloso dire ai bimbi fin da piccoli che non sono obbligati a giocare con qualcosa invece che con qualcosaltro per definirsi come individui. INCREDIBILE.
Lo avesse saputo anche la suora che avevo quando facevo l’asilo, mia madre non avrebbe mai dovuto ripagar loro una barbie calva ed una monca (amore, devi giocare con le bambole come fai a casa tua!). Eppure, lo giuro, sono cresciuta etero ed ho una famiglia.

Ah cazzo, come non detto. Non sono sposata. Ah, ma è sdoganato. Sono figlia di divorziati. Ah, ma son sdoganati anche quelli. Eh, ma io vado anche a putt…no, chi c’ha tempo per gli gigolò, dai. Comunque mi risulta anche quelli siano sdoganati.

Poi ho letto quella serie di punti sull’educazione sessuale che una serie di messaggi e catene di sant’antonio sta cercando di spacciare per punti della legge Scalfarotto, quando invece il documento è lo standard per l’educazione sessuale in europa ed è dell’OMS. Infiltrata suppongo di drag queen che manco la muccassassina.
Ecco, a me piacerebbe sapere perché qualcuno dovrebbe sentirsi minacciato da un bambino molto piccolo che ha la consapevolezza di quali parti del suo corpo sono intime e quali gesti sono leciti e quali no.
Perché mai un buon cristiano dovrebbe sentirsi minacciato?
Perché mai un prete dovrebbe sentirsi minacciato?
Impossibile.

Sicuramente sto sbagliando. Nessuno sevizia, stupra o abusa bambini, nella FAMIGLIA NATURALE. No?

(Ma che son naturali solo quelli con un padre ed una madre non ditelo alle meduse, che a noialtri innaturali di base oramai non ci frega una cippa, ma loro poi ci restano male.)

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mimose in sala parto

Se il senso dell’umorismo attraversa le generazioni, mia figlia godrà molto dell’avermi costretta da oggi a festeggiare l’unica festività che ho sempre accuratamente schivato in vita mia.
Pur amando moltissimo le mimose. Le mimose sono l’unico fiore che ho sempre ricevuto con piacere. Il Tecnologico s’è sempre fatto un punto d’onore nel regalarmene di bellissime. Tanto, dice, un mazzo di fiori all’anno si può pur fare no?

Beh, non ci siamo smentiti neanche in queste circostanze. Siamo arrivati in ospedale bel belli e non mi sono neanche resa conto di essere in pieno travaglio. “Le contrazioni sono in alto”, mi spiegava l’ostetrica. “Ma io ho male in basso”, le rispondevo io. “Eh sono solo le preparatorie signora”.
Tanto preparatorie che eravamo a metà via. Col monitoraggio attaccato addosso e l’elettrodo dove NON avevo male, ci siamo fatti pure i selfie sul lettino. Poi il Tecnologico è uscito un attimo ed è tornato con un mazzo di mimose. Piccolo, confezionato insieme ad un fiore rosa, bellissimo: trovalo, un uomo che ti porta le mimose in sala parto.

Ho il ricordo di tanto dolore, tantissimi santi tirati giù, di lui sempre accanto a me e di buio. Soprattutto tanto buio, tanta penombra. Era un via vai continuo di persone, infermiere, ostetriche e medici, ma io ricordo solo questo scuro intorno e infatti adesso in casa accendo tutte le luci, appena si fa sera mi viene il magone.

E poi ricordo la frase “è nata”. Lui che piange e mi dice cose bellissime. Lei che piange – e con che voce! – e sapere che siamo arrivati al di là del fiume e siamo sani e salvi tutti e tre.

Mi ricordo anche un freddo inaudito, e il primo sguardo a quello scricciolo che comunque pensare di averla avuta in pancia ti fa chiedere “ma come ha fatto a starci?”.
Mi ricorderò sempre anche dell’ostetrica che mi ha detto “sei troppo razionale ancora, pensi troppo, per partorire devi smettere di pensare”. Io ho partorito, ma ho pensato per tutto il tempo e infatti ricordo ogni istante, alla faccia di “dimentichi tutto subito”.
Mi ricorderò sempre della prima trionfale esplosione di merda che mi ha travolta alle tre del mattino, alla seconda notte in ospedale, con la sciura della nursery che mi ha detto più o meno “ottimo, arrangiati che impari”. Del bambino cinese adorabile che dormiva sempre, salvo poi urlare nel preciso istante in cui si addormentava la mia, che non dormiva mai. Del purè del menù ospedaliero, giuro è veramente indimenticabile. E anche delle ostetriche che quando pensavo di non potercela fare mi ci hanno costretta a calci in culo e avevano ragione loro.

Adesso scrivo nei secondi liberi, con delle occhiaie a doppio strato ed un sentimento di inadeguatezza mai avuto prima in vita mia, neanche quando sbagliavo abbigliamento alle festine delle medie. Una cosa tipo “ma che sono matti? si fidano di darla a me? ma non dovrebbe stare con qualcuno che sa cosa fare?”.
Speriamo almeno lo sappia lei.

Ah, non me ne voglia Tracy Hogg buonanima, ma la routine del neonato, le tre ore, il mangia-gioca-dormi, le abitudini naturali…MA VAFFANCULO, VA.
Di cuore.

calzino e i suoi fratelli

Il calzino spaiato è un oggetto famoso. TUTTI perdono un calzino nel passaggio dalla cesta della roba sporca alla lavatrice. C’è ampia letteratura, ci sono dibattiti, forum e perfino una discreta quantità di vignette al riguardo.
Quello che mi riempie di sgomento ed invidia è che a casa mia il calzino smarrito è in assoluta minoranza rispetto ad altre sparizioni altrettanto inspiegabili.

A casa nostra spariscono posate. Voi non perdete mai un cucchiaino? Stamattina, giuro, le ho contate. Il servizio è da 14, ed ho 13 forchette, 10 coltelli ed 11 cucchiaini. Dopo 3 anni. Solo i cucchiai si sono salvati dalla diaspora della posata. Ho controllato cassetti, lavastoviglie, scolapiatti, acquaio e pure frigorifero: nada. Andati, scomparsi, svaniti: PUF!

A casa nostra spariscono pure i piatti. E mi direte “eh si rompono, i piatti”. Ma se non ne ho mai rotto uno, perché sono tutti in numero inferiore ad otto, che siamo partiti da dieci? Chi viene di notte a rubarmi posate in acciaio e stronzi piatti Ikea? Chi?

A casa nostra spariscono gli elastici per capelli. Erano 300, erano nuovi e forti…e sono scomparsi. Per quanto metodica possa diventare nel riporli, per quanto previdente possa essere nel ricomprarli, niente da fare. “Ma ce n’erano 3!”, sbuffo guardando con sospetto il Tecnologico ed il suo taglio quasi a spazzola. Lui alza gli occhi al cielo. Controllo mobili del bagno, valigia, pavimenti, trousse da trucco, trousse da viaggio, comodino: macchè.
Andati anche loro, senza lasciare traccia!

A casa nostra nel cambio armadio sparisce sempre “lamiamagliettapreferita”. Evidentemente ripongo così bene le cose più carine, ma così bene, che quando riappaiono oramai son passate di moda e pure, ahimè, di taglia. Sono serissima eh. Non le ritrovo mai l’anno dopo, ma con salti di almeno un biennio. I cinesi hanno l’anno della tigre, della capra, del topo… Noi l’anno della maglietta rossa, dei pantaloni neri e del maglione burberry.

A casa nostra ogni tanto sparisce pure il gatto. Anzi, si danno i turni. La prima sparizione gatta – da appartamento senza accesso all’esterno, fatto salvo per UN BALCONE, interamente recintato con rete di ferro e coperto sopra da tenda da sole, è stata scoperta di notte. Ore 3 del mattino, una notte di agosto. Da sola, ovviamente. Mi alzo per bere un bicchiere d’acqua, e come sempre prima di tornare a letto controllo i gatti. Uno solo. Uhm. Mi guardo intorno. Niente. Apro la porta del balcone. Niente. Ma dove diamine? Cerco ancora. Guardo dietro al frigo. Controllo le stanze, che per altro sono chiuse quindi inaccessibili al mondo felino. Niente. Manco Houdinì.
Panico.
Alla fine il gatto era sotto il mobile componibile della cucina, entrato da un cassettone aperto non si sa come, richiuso probabilmente dalla spinta dell’altro gatto, e strisciato sotto. Solo che lo zoccolo del mobile è fissato talmente stretto che ho demolito la cucina per estrarlo, e nel frattempo lui, da sotto, ha bucato il tubo di carico della lavastoviglie. Grazie, orribile bestia di Satana. Grazie.
La seconda sparizione gatta si è conclusa in modo molto meno cruento. Abbiamo comprato una credenza per il soggiorno. Il Maine Coon salta 1.80 da terra.
Il Maine coon dal divano salta due metri. Trovato gatto.

A casa nostra sparisce con preoccupante frequenza la carta igienica. No, so che non sta bene dirlo.
Di questo però conosco la causa: vivo con un uomo.

Giusto la pazienza non sparisce. Quasi mai.

pro e contro

Il mio migliore amico ha figlio di un anno, un bambino con due enormi occhi azzurri e dei capelli di un castano lucidissimo, lisci, folti e sottili.
Il che è buffo, calcolando che lui e la moglie sono entrambi di carnagione scura, con gli occhi scuri ed i capelli neri lui, ricci lei.
Il mio migliore amico ha una moglie deliziosa, carina, gentile, spiritosa, con una vena di follia ruspante (indispensabile per stare con un rugbysta) e ricchissima di calore umano.
Il che è un M I R A C O L O, dal momento che lui è quello che stava con la DeaTerra prima, e con la Jazzista poi.
Il mio migliore amico si chiama A., ma tutti lo chiamano Bì.
L’altra sera ero a cena da loro, stavo giocando sul tappeto col marmocchio quando si sentono chiavi che girano nella toppa e la faccia di Bì spunta dalla porta di ingresso.

Digressione.
Per me coi bambini degli amici ogni cosa è “palestra”. Non ho un grammo di istinto materno in tutta me. Non ho nessun desiderio reale di maternità e non so se mai mi verrà. Non mi fa piacere, ma è così. Quindi guardo gli amici padri e le amiche madri cercando di trovare quella cosa che possa far scattare il “mio” click, oppure l’esatto contrario. Insomma qualcosa che mi spinga fuori dal mio “non lo so”.
Fine della digressione.

Compare la faccia di Bì, alla soglia.
La moglie di Bì dice “guarda chi è arrivato!”
Il figlio di Bì si gira verso la porta, vede suo padre e letteralmente si deforma dalla felicità. Lo guarda come se fosse 18 apparizioni della Madonna tutte insieme, ma a Gardaland e con la faccia di Megan Fox. L’indicibile.
Il cuore mi fa una capriola in gola. Immediatamente mi segno alla voce pro: essere 18 apparizioni della Madonna per un altro essere vivente.
Il figlio di Bì , faccia da pazzo di gioia, gli occhi brillanti ed emettendo gridolini estasiati gattona a perdifiato verso l’adorato genitore.
Arriva a metà strada. Rovescia il cesto dei giochi seminandone ovunque, ne prende 3 o 4 a caso e con un ultimo sforzo atterra alle caviglie di Bì, che ad onor del vero lo guarda altrettanto estasiato.
Bì lo solleva.
Il figlio, gorgheggiando e cercando di cavargli un occhio con un batman di gomma, gli piscia in braccio.

E anche per stasera siamo pari.

Elogio della follia? Ma elogia un po’ ‘stoc…

Son giorni un po’ così. Ed anche un po’ cosà. Non so se capita a qualcun altro, ma io alle volte c’ho il cruccio di non sapere affatto per cosa mi cruccio. C’ho il tarlo. Grugnisco “non-sono-mica-nervosa!” alla gente che mi chiede perché sia nervosa, il che mi innervosisce alquanto. E la risposta non è “sono quei giorni lì, quelli in cui fai la ruota, canestro coi tacchi a spillo e krav maga in tanga”. No.

Abbiamo dato inizio alla roulette de “il preventivo dell’impresa edile”.
Il primo tizio che si è presentato era, a dir poco, spumeggiante. Ha guardato tutto correndo qui e lì in preda a qualcosa che sembrava una via di mezzo tra un morso di tarantola e l’eccitazione di un seienne la mattina di natale, distribuendo il proprio materiale pubblicitario all’agente immobiliare, a me, ai quasi-ex-padroni-di-casa, a due vicini cinesi ed ad un passante che stava portando a spasso il cane, ripetendo felice che visto che non c’è umidità faremo un bellissimo lavoro, trallallero trallallà. Giuro che per un momento ho temuto volesse trascinarci in giro per casa facendo trenino e cantando “brigitte bardot bardot, brigitte parquet parquet”…
I secondi erano molto, ma molto, ma molto più posati. E molto più carpentieri inside, secondo me: si sono rivolti solo ed esclusivamente al Moroso. Mi sono ritrovata sul balcone a parlare coi quasi-ex-padroni-eccetera della carriera (precocemente abbandonata) da modella della figlia minore, mentre il serissimo terzetto discuteva di tubi, pavimenti e cose che non sono capace di immaginare, figuriamoci scrivere. Poi, il tracollo: al momento del commiato, con la scusa che Moroso è milanese, si sono sbilanciati con un “forza inter!” che a momenti mi soffoco col metro laser.
[MA COL CAZZO CHE TU, O MANOVALE MORATTIANO, AVRAI LA MIA PECUNIA DA SPENDERE IN SCIARPE DELLE MERDE! MA COL CAZZO! COL C A Z Z O!]
In settimana vediamo i terzi. Speriamo i detti popolari ci azzecchino almeno un po’.

Non bastasse il toto-edile, il lavoro, anzi, il mio posto di lavoro, sta raggiungendo livelli di tossicità cerebrale mai visti prima. I clienti sembrano usciti da “scherzi a parte”. Ho gente che mi propone date per appuntamenti oggi per domani, e gente che me le conferma ieri per stanotte. La follia. Lavoro correndo per fare in tempo cose che ho programmato due mesi fa e che nessuno s’è inculato di pezza fino alla mezz’ora prima della consegna.
Il colmo però è “il capo”: COME LAVORI MALE, ULTIMAMENTE, SEI SEMPRE IN RITARDO SULLE SCADENZE.
Eh, Capo, questo appuntamento? Fissato ieri perché ho avuto la data ieri. Questo altro? Fissato 15 giorni fa per domani, annullato stamattina dal cliente. Questo ancora? Pure. Non posso essere in tempo sulle scadenze.. sono GIA’ SCADUTE quando mi arrivano!!
“Vabbene ma io ti vedo comunque molto distratta.”
Non sono distratta, Capo, sono disperata. Lavoro 9 ore di cui 5 supplicando le persone perché mi diano ciò che mi serve e le restanti 4 a maledire quello che mi hanno dato ed una serie imprecisabile di santi del calendiario da tavolo.

Non bastasse il “rimbecillisci tra date utili anche tu”, la sera torno a casa e scopro che quando abbiamo scelto di prendere un Maine Coon l’allevatore si è dimenticato di dirci tre cose:
1. Il MC caga come un fottuto Orso Bruno. In DIMENSIONE sembra merda umana. Sembra che mi sia impazzita la coinquilina e l’abbia fatta in cassettina. Una roba i n c r e d i b i l e.
2. Il MC ha l’intestino delicato. Questo vuol dire che quanto sopra spesso non è solido. Ecco.
3. Questo particolare gatto è feticista. Coprofilo sparato. Lui la fa, la snasa, e tutto felice ci SALTA DENTRO. Dopodichè salta sul divano, sullo stendino con la roba lavata, sulla credenda e…su di me.

Ho smesso di arrivare a sera pronta per dormire.
“Sono direttamente pronta per la neuro”, pensavo.

Poi guardando una (vecchia) puntata di Dexter ho avuto l’illuminazione. Sì. Dexter. Anzi, io le illuminazioni le ho davanti ai telefilm IN GENERALE, mica solo Dexter. E lo so che magari non sembra consono, ma c’era pure una santa che andava in estasi facendo la frittata, quindi i miei telefilm sembrano poca cosa. Insomma. C’è questo dialogo in cui uno dice “Tutto quello che voglio è una vita normale” e l’altra risponde felice che anche lei.
“Average.”
“Ordinary.”
Oh, parrà una puttanata. Ma io ho improvvisamente capito che ho incredibilmente voglia di qualche giorno, via, una settimana, in cui incontrare solo gente che sia normale.
Average.

Almeno di cervello.

Con la bomba in testa [cit]

Ho talmente tante cose che mi girano in testa che non me ne esce una. Son tutte lì come cavalli al cancelletto. Peccato al flusso di pensiero abbiano già fatto ricorso in migliaia, perchè altrimenti oggi era la volta buona.
Sì, a me sta sul cazzo quelli che “il flusso di pensiero” perchè nella maggior parte dei casi è solo gente che non ha ALBA di dove vada la punteggiatura (però Molly Bloom che pensa “e-dissi-sì-lo-voglio-sì” è geniale. Vabbè grazie al cazzo era Joyce, quello, mica un bimbominkia qualunque), e visto che ci sono ammetterò anche che mi stanno anche sul cazzo quelli che ti dicono “HO SCRITTO UN RACCONTO!!!” ed è la storia (mal) romanzata della loro ultima passioncella, di quando erano all’università o di quando hanno fatto la naja (“che pareva la guerra”), senza punti senza virgole senza senso, e quando si prova a farlo notare ti rispondono che “le emozioni sono libere e così la scrittura”.
Digressioni a parte, le “impressioni di settembre”:
1. Abbiamo trovato casa.
2. Aiuto.
3. La campagna acquisti del Milan è frutto diretto delle esternazioni di Gianfranco: l’unica cosa utile che GF abbia fatto dalla creazione del PdL.
4. Aiuto.
5. Marguerite Yourcenar era Dio e l’unica cosa che mi rode è che De Andrè non abbia musicato “Feux”.
6. Mobili. Pavimenti. Traccia nel muro per canaline dell’aria condizionata. Rogito. Notaio. Piatto doccia. Imprese edili che facciano preventivi a corpo. Banche, mutui, percentuali taeg. Piano di ammortamento.
Se sentite qualcuno che parla di queste cose quando compra una casa, COMPATITELO. Perchè nessuno ne sa un cazzo finchè non ci sbatte contro, e nel mio caso specifico continuo a non saperne un cazzo. E si suppone che io debba ‘fare delle scelte’. Uh???
7. La stessa sfilza di roba sopra è anche l’unico argomento di discussione con parenti, amici, vicini, colleghi. Intere cene con filippiche di ore su “le mattonelle del bagno”, “quanto si rovina un parquet”, “il divanetto dove lo metto nel salotto non ci sta”.
E mi viene in mente l’estate dei diciotto anni, che per due giorni sono uscita con uno che ne aveva dieci di più e m’ha portata a cena coi suoi amici, e questi hanno parlato tutta sera di metri quadrati e di piastrelle ed io mi sono sentita morire di noia….
Signore, QUANDO SONO DIVENTATA COSI’ VECCHIA?
8. A i u t o.