Passata è la tempesta (cit.)

L’avevo già detto, in tempi non sospetti. Io sono una persona media. Mediocre, nel senso autentico del termine.
Cosa capita a questa persona media con la sua vita media e soprattutto il suo blog MEDIO, col suo traffico di venti cristi al giorno, un picco di 200 se proprio proprio, il suo “parco blogger” con cui chiaccherare la sera, quando plana totalmente inconsapevole nel meccanismo di un post che diventa virale sui social network?

L’ANSIA.
Un’ansia della madonna.

Che poi manco mi sono resa conto.
Martedì guardo le statistiche (adoro le chiavi di ricerca) e dico al Tecnologico:
“Toh sono spariti gli accessi”.
“Come spariti?”, mi risponde lui.
“Ah, boh, di solito c’è un grafico, adesso vedo solo oggi, i giorni precedenti sono tutti a zero”.

Poi controllo.
Non sono a zero i giorni precedenti.
E’ a duemila e qualcosa il giorno stesso.

“Ma… ma segna un numero spropositato!”, protesto col fidanzato.
E lui, che è il Tecnologico mica per niente:
“Ti avranno condivisa su facebook”.

Ora, io le avevo levate apposta, le opzioni per la condivisione sui social. Penso ad una qualche anomalia di wordpress e me ne vado a letto bella paciarotta.
La mattina dopo, ore 8.00, ho la casella mail con 300 messaggi non letti.
Apro il blog e c’è il finimondo. Una notifica ogni 30 secondi. Una fiumana di persone. Commenti, like, mica like, follow, più WordPress stesso che ogni dieci minuti mi dice:
“Ehy brava hai superato il tuo record di visite!”, “Guarda che è un gran giorno per i like”, “A tizio piace il tuo blog, magari anche a te piacerà il suo!”.
Il Tecnologico ridacchia, poi guarda anche lui il blog con la sua cartellina arancione che lampeggia festosa, e dichiara “Ti stacco la rete”.

Vado a lavorare. Arrivo in ufficio. La casella mail ha dei numeri di non letto improponibili. 600. 650. 700. Mi chiama il Tecnologico: “Guarda che sei sulla pagina di PalleQuadre”. E ride.

Per una come me, finire sulla pagina di PalleQuadre è come se avessi, che ne so, l’hobby del rammendare calzini, ed un giorno uno ti chiama e ti dice “Ciao, c’è una foto dei tuoi calzini rammendati in home page di Vogue”.
Ma che davvero?

La casella mail non la guardo più perchè mi viene l’ansia.
I commenti non riesco manco a leggerli, e mi viene l’ansia.
Apro facebook. I miei gruppi stanno condividendo lo stesso post.
Peggio: i miei AMICI stanno condividendo lo stesso post, senza sapere che l’ho scritto io, piccolo particolare irrilevante.
Sì, perchè fino all’altro ieri lo sapevano in due, che scrivo un blog, Sua Tecnologia e mio fratello.

Voglio del lexotan. Devo lavorare. Chiudo. Riapro.
Guardo gli accessi. 50.000. Un quarto degli abitanti della mia città.
Voglio anche dello Xanax.
Mio fratello, pure lui, mi manda un messaggio: “Perchè c’è un tuo post sulle bacheche dei miei amici?”
Ma veramente?
Intanto WordPress mi racconta “Ciao, sai cosa? Sei nei primi dieci blog”.

No. Nei primi dieci blog ci sta la gente che deve stare, nei primi dieci blog. Non quella come me, che scrive tre post al mese di cazzeggio di cui uno perennemente la domenica e mentre asciuga lo smalto di una mano ticchetta con l’altra. No.
Io non voglio intrattenere nessuno. Io blatero dei cazzi miei. Vedi, stupido WordPress? Io scrivo cazzo. Un sacco di volte. E merda. E sicuramente avrò infilato anche qualcos’altro, da qualche parte.
Stupido wordpress, ci sono i blogger veri là fuori. Mollami.
“Ciao Verba, abbiamo un nuovo record che…”
PUSSA VIA TI HO DETTO, IO NON SONO DAGOSPIA!

Arrivo a sera che sono l’immagine dell’incredulità. Non sto neanche a dire quante persone sono passate da qui, ad oggi è praticamente l’intera mia città più la prima provincia.
Fa impressione. Piagnucolo al Tecnologico “Ma adesso che ci ho i follower io posso continuare a parlare dei cazzi miei?”
Il Tecnologico risponde, testuali parole:
“Cristo. Chiudi tutto.”

Nel frattempo c’è un sacco di gente che mi scrive complimenti, un sacco di gente che argomenta assai meglio di me, un sacco di gente che mi dice “cretina” (a questo son già più abituata) ed un sacco e mezzo di gente incazzata.
Il primo giorno si incazzano per le citazioni di lauree. Mi sarò spiegata male.
Il secondo giorno qualcuno si incazza perchè non-si-dice-ignorante.
Il terzo arrivano i matti veri, e con loro dei nuovi settaggi al filtro antispam.

Adesso che la situazione sembra stabile e la piena passata, posso dire che:
E’ stato bello.
E’ stato terrificante.
Da grande è più facile che faccia l’astronauta piuttosto che la blogger.

Grazie a tutti. Grazie a chi ha scritto la sua, a chi ha scritto dei complimentoni che manco mi merito ed a chi ha scritto mavaffanculo. Grazie al matto che ha lasciato 7 messaggi di bestemmie che giacciono nella coda spam, insieme a riferimenti alla moralità mia, di mia madre, di mia nonna ed allo stato di conservazione del mio culo. Grazie al troll che s’è fatto un fake per venirsi ad aiutare dicendo di trovarsi “molto interessante”, senza sapere che nei commenti gli ip io li vedo IN CHIARO.
Grazie a chi ha spiegato al posto mio agli offesi. Grazie a chi ha argomentato, risposto, riso. Grazie a chi non ha capito come funziona un pingback.
Ma grazie soprattutto perchè in qualche migliaio mi avete cercato come verbasequentur, che adesso è la prima chiave di ricerca e sostituisce, dopo MESI, l’insopportabile “modelle puttane eroinomani” che non so come fino ad oggi ha mandato la gente da google, qua.

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Tu sei Pietro [doublecit.]

Moroso&io stiamo cercando casa (al riguardo ci sarebbero da far 10 post al giorno, ma disgraziatamente devo lavorare per pagarla, la casa che ancora non ho).
Siamo entrambi over 30. Più io, ma insomma, anche lui: uno direbbe che l’età è giusta, ed avrebbe ragione.

Peccato per la testa. La prima “cosa” che abbiamo fatto quando abbiamo deciso di andare a convivere è stata prendere un Maine Coon, cioè un grosso gatto pelosissimo (al momento tenero micio, ma non bisogna farsi ingannare). In pratica non abbiamo ancora fatto un finanziamento per il divano, ma abbiamo già chi lo distruggerà.

Comunque.
Entrambi abbiamo sempre avuto gatti in casa. Trovatelli/e trovati per strada o davanti alla porta di casa o in un fienile o in una pasticceria (mia madre…) o strisciando sotto un furgone per recuperare un fagottino piangente da dentro il motore (ovviamente, io) o, insomma, in uno qualunque dei mille posti da cui un gatto *sceglie* (si sappia: sceglie sempre il gatto, non l’uomo) di farsi adottare proprio da te. Poi ci siamo innamorati pazzamente dei maine coon, ed ovviamente quella dell’allevamento regolare era l’unica strada, il che non ha impedito alla sottoscritta di pigliare una carrettata di insulti ovunque abbia provato a chiedere informazioni sulla razza.
‘na roba brutta, come dice il mio infermiere: dalla gattara new age che trova anti-karmico il mercimonio di animali, alla virago ostinatamente cessa che ringhia “ma prenditi un trovatello” [ehm, ne ho già due, grazie, ora vorrei un maine coon, posso? lo pago eh. Giuro. E no, non abbandonerò od ucciderò gli altri due perchè lui “ha un costo”. Cazzo. E’ edipico ‘sto ragionamento.], all’allevatrice schiumante di rabbia che mi ha dato della ladra [ladra, neh.] che vuole “rubare un mestiere” perchè ho detto che l’allevatore da cui prendiamo il gatto mi ha consigliato di non sterilizzarlo subito (Il che si è tradotto in “tu vuoi rubare un mestiere!”. Eh, certo. L’allevatrice di gatti. Mi ci vedo. Soprattutto però mi ci vedo ad andare da mia madre e dirle che cedo le quote di società perchè ho deciso di restare a casa ad allevare gatti. Prima magari faccio testamento.)
Calcolando che per un motivo simile anni fa mi sono presa della ladra [!!] di cani [!!!] da UNO ZINGARO [!!!!!!!!!!!!!!], può essere che il mio destino sia essere insultata da individui improbabilli per cose che non mi sono mai sognata di fare in vita mia.

Al di là degli insulti random, le difficoltà non sono mancate. Tipo “facciamo un giretto indagatore senza impegno tra gli allevamenti” è diventato “LUI!!! LUI!!!! VOGLIO LUI!!!!” urlato dal Moroso in direzione di un cosino rosso di dieci giorni, con motivazione “lotta più di tutti per arrivare alle tette, quindi è intelligente” [-__-], oppure tipo convincere suddetto Moroso ad aspettare i 3 mesi pre-adozione previsti dai regolamenti SENZA piantare una tenda nel giardino di ‘sti poveri allevatori (per altro, due persone dolcissime che coi gatti ci parlano pure), o ancora “il cosino ha già un nome per via delle lettere obbligatorie e dei blablabla degli animali con pedigree”, ma il nome è di un rapper nero coi denti d’oro e le trecce [-__-] e quindi via di trattativa serrata per farlo modificare prima che venisse registrato (si legga: suppliche e pianti greci).
Ora la strada è in discesa: devo solo capire dove mettere, nella microcasa in cui vivo al momento, le due pagine di roba ordinate su zooplus.
Convincere mio padre a farmi il telaio del balcone, per cui ho personalmente disegnato il progetto (poi però lo ha ripreso un architetto. no, non scherzo.).
Convincere me stessa che la settimana e mezza che manca non è lunga, prima che arrivi lui.

La verità è che non mi passa più.