“ciao, neh”

Dopo l’anno che “fermati due giorni in più che stiamo aspettando un plico importante, carte per una causa”, ed i giorni divennero cinque perché il corriere FALSIFICO’ la bolla di consegna per non portarmi il plico, e ci vollero telefonate di insulti ed avvocati per riaverlo. Oooops.

Dopo l’anno che “fermati tre giorni in più che ci sarebbe da archiviare quello che è rimasto indietro”, ed i giorni divennero sette perché esplose il server e ci volle l’intervento urgente di un tecnico più un server nuovo. E tante bestemmie.

Dopo l’anno che “va bene, mi fermo io la prima settimana” perché quel cliente ha minacciato di andarsene se non riceve il suo servizio IN AGOSTO, perché lui in agosto lavora, ed i giorni divennero quasi dieci perché il cliente non voleva la prima settimana, voleva la seconda. Ma sì dai, servizi alle aziende a ferragosto.

Dopo l’anno – questo – che “dai lavoro fino al sette perché aspetto un plico urgente, il cliente vuole le visite in agosto e bisogna archiviare”, che è diventato lavoro fino all’11 perché il gestionale da un miliardo di paperdollari ha deciso che lui NO, lui rivede i parametri secondo cui gli si chiede di lavorare. E bloccati 3 giorni col programmatore.

Dopo questo, ieri che era il primo, PRIMO, giorno di vacanza della sottoscritta, laddove capo, collaboratori, colleghi sono in ferie dal primo del mese, nel primo pomeggio arriva la prima chiamata di cliente impanicato che “ti cercavo ma dove sei”.

IN FERIE.

E DA STASERA, ALL’ESTERO.

E il mio cellulare sai dove resta?

IN ITALIA.

ciao, eh. ciao.

 

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lamento notturno di una lavoratrice stanziale del Veneto

Il mio lavoro è l’ostaggio. Sono un ostaggio professionista.
Sto a metà tra il cliente, che notoriamente ha sempre ragione, ed il collaboratore, che in quanto medico ha sempre ragione pure lui. E uno tira di qua, e l’altro tira di là, e tutti e due hanno potere per farlo, invece io no. Io sto. Come d’autunno sugli alberi le foglie.

Se riesco a mandarli d’accordo, non ho fatto che il mio dovere. Se qualcuno inciampa, ritarda, dimentica, sbaglia, bidona o sbuffa, è sempre e comunque una mia responsabilità: o non ho gestito bene il collaboratore, o non ho gestito bene il cliente.

Il mio lavoro è l’ostaggio, nel senso più fisico del termine. Lavoro in una realtà familiare, se me ne vado chiudiamo, ma tanto chiudiamo anche se resto perché il percorso per il passaggio generazionale è stato compiuto in siffatta maniera:
Step One: denigra e disprezza di fronte al cliente tutto ciò che fa chi dovrebbe sostituirti, definendolo invece che “il mio socio”, “la mia segretaria”.
Step Two: spiega al cliente che TU e solo TU sei il valore aggiunto. Lega il cliente proponendo servizi che nessun altro in azienda oltre a te ha titolo o competenze per erogare, sminuendo quelli che altri sarebbero in grado e che per altro sono estremamente più remunerativi.
Step Three: lamentati che vuoi andare in pensione ma stranamente tutti i clienti fuggirebbero dall’azienda appena dietro di te, visto che non hanno IDEA che la massima parte delle loro problematiche viene in realtà trattata da altri, da anni.
Step Four: trova come unica possibilità quella di chiudere per eccessiva stanchezza, lasciando in strada tre persone che hanno possibilità di ricollocarsi vicina allo zero.

Io vivo in questa situazione da anni. Da quando questa “grande crisi” ha colpito il paese ed il discorso non è stato più “cercare di crescere”, ma resistere, resistere, resistere, sopravvivere, sopravvivere, sopravvivere. Tenendo i prezzi di dieci anni fa, mentre i fornitori alzano i loro. Mentre i costi vivi salgono. Mentre l’impiegata lamenta che non ha mai avuto un aumento oltre a quelli istat.
Diventando più badante che consulente, visto che nelle aziende le professionalità lasciano il posto a giovanissimi stagisti non pagati e vessati, che non hanno IDEA di cosa stanno facendo con te.
Diventando più esattore che consulente, visto che nessuno paga secondo scadenza. NESSUNO, intendo. N E S S U N O. Ma ci sono anche quelli che pagano a 6 mesi. Quelli che dopo un anno sono ancora lì a dirti “domani bonifico!”. Quelle stesse facce di cazzo che poi chiamano “DOVETE VENIRE DOMANI! COSA VUOL DIRE CHE NON POTETE VENIRE DOMANI! MA IO HO URGENZA!”.
Diventando più MariaDeFilippi che consulente, visto che dalle onde dello stress lavorativo i clienti emergono con racconti allucinanti di affari loro personali che ogni tanto vorrei avere i maroni, o una scrivania in ferro. Giuro.

Io vivo in questa situazione da anni, e ci vivo con la mia famiglia, e ci vivo divorata dall’angoscia. Il che però non mi impedisce di rispondere al telefono con voce allegra. O di essere gentile. O di fare un favore, se posso, lavorativo o personale che sia. O di frenare per far passare la vecchietta sulle strisce.

Vorrei solo capire perché, nonostante LACCRISI!, le lamentele continue, il disfattismo, la disperazione, il lavoro che non c’è, i miei fornitori si permettano il contrario di quanto sopra.
Ordini cose: spariscono. Sìsì, poi nessuno manda niente. Devi rincorrerli, ricordarglielo, “oh il mio ordine!”.
Cambi gestionale: tanto valeva cambiare sesso. Non funziona un cazzo, ogni due giorni scopri un bug, ti pianti ogni 5 minuti, lanci SOS a raffica, non riesci a lavorare. Il magico uomo viene, risolve il problema (creato da lui medesimo), e ti fattura ogni singolo istante di presenza. Proverò anche io a fatturare ai clienti il tempo che impiego a risolvere i casini che io stessa creo. Fico.
Arriva il corriere: arriva BESTEMMIANDO, e se ne va BESTEMMIANDO. Bestemmiandomi IN FACCIA. Mi chiede “ma hai una consegna anche domani?” “Beh, sì” “E PORCO QUI E PORCO Lì CHE GIRO DI MERDA”.

Ma questa gente, come cazzo è che lavora ancora? Come fate ad essere ancora aperti? Vi fanno schifo i soldi?

Io vivo in questa situazione da anni. Dico sì al cliente, dico scusa al collaboratore, litigo come una bestia selvaggia col mio capo, somatizzo il fornitore ed abbraccio felice la mia boccetta di lexotan.

Finché solitamente, verso sera, suona di nuovo il telefono. Non riconosco il numero: è un call center.

Ed è lì, lì alle sette di sera, sfinita da questo riscatto che non arriva mai, che mi prendo la rivincita.
E col mio migliore accento moldavo urlo felice “NO! IO IRINA! SIGNORA NO C’E’! IO QUI PULIZIE!” e mi faccio riattaccare in faccia in tutta fretta dalla signorina della Tre.

Perché ci piegheranno, ci spezzeranno, ma riusciranno mai a farci smettere di essere cretini.

e io corro (il bottone, il punto, gli sms e le 24 ore al giorno)

Capita che nella vita arrivino violenti uragani di merda.

Io sono una persona ansiosa, nonchè una control-freak, e quindi sono costretta a guadare il fiume delle rogne valutando passo dopo passo, perchè se lo guardo intero, tutto insieme, non alzerò mai nemmeno il mignolino per iniziare ad attraversare.
Sono anche una che parla tanto, e sempre o quasi di cazzate. Come detto in precedenza, se ho roba seria per le mani io mi eclisso pure con mia sorella, dico figurati scrivere sul blog. Non mi viene. Non ci riesco.

Però vorrei capire se qualcuno che ce l’ha con me ha deciso di radunare nella mia vita lavorativa tutti gli imbecilli che c’erano a piede libero nella regione.
La giornata lavorativa inizia che devo sostituire un collaboratore, all’ultimo momento, con uno nuovo. Il “vecchio” collaboratore, che io adoro e che è bravissimo, c’ha un male brutto. Repentino, e brutto. Il nuovo combina un papocchio che non se ne sa un cazzo, roba da perdere un cliente su cui io sputo sangue da 5 anni.
E perchè? Troppo inesperto? NO. Troppa fretta? NO. Troppo caos? NO. Gli ho dato un macchinario malfunzionante? NEMMENO.
NON SAPEVO QUALE ERA IL BOTTONE, mi dice. E’ DIVERSO DA QUELLO CHE USO DI SOLITO.
(chiamare e chiedere “scusa, ma quale bottone devo premere?” evidentemente non era un’opzione).
La giornata continua con preghiere suppliche minacce ed alcune figure barbine per rimediare al papocchio. GranDottore può risolvere metà, se io aggiusto l’altra metà del guaio. Io aggiusto. GranDottore mi da appuntamento alle ore 12.00 in culo alla miseria. Alle ore 11.58 io sono in culo alla miseria. Alle ore 11.59 GranDottore mi chiama e mi chiede “ma…sei già partita?”
Vi lascio immaginare il seguito.
Nel frattempo tutti gli operatori che sono da altri clienti chiamano al mio cellulare con problemi gravissimi da risolvere: mi scappa la pipì, ma a che ora è la pausa pranzo, ma che gli dico a questo che ha mal di pancia – MA SARAI TU IL MEDICO?!? – ma domani ci devo proprio andare dall’altro cliente?
GranDottore mi calma promettendo di far la sua parte “in due ore”.

Io torno in ufficio a risolvere i problemi di incontinenza varia dei miei “colleghi”.
Piglio 4 telefonate in 10 minuti.
EnelLuceGasdiStocazzo. No, non c’è il titolare, ciao.
Cliente Gravida: VOGLIO IL MIO CERTIFICATO NUMERO DUE. Sì, clientegravida, per avere il numero due devi mandarmi tu il numero uno. MA IO L’HO MANDATO, SIETE VOI CHE SIETE IN RITARDO! Occavolo, e quando lo hai mandato? CINQUE MINUTI FA. E il certificato numero due per quando ti serve? DOMANI MATTINA, IN COPIA ORIGINALE, A 80 KM DA QUI. Certo, clientegravida. Io viaggio nel tempo, che non l’ho scritto nel contratto?
Cliente Frettoloso: VOGLIO IL MIO DOCUMENTO PIENO ZEPPO DI DATI ASTRUSI. Sì, clienteFrettoloso, hai presente i dati astrusi del documento suddetto? Quelli che dovevi mandarmi? Quelli che non mi hai mai mandato? SIGNORINA, VENIAMO AL PUNTO! Il punto è non me li hai mandati, il punto è no dati – no documento. (il punto è che sei un coglione, ma non posso dirtelo).
EnelLuceGasdiStocazzo: ANCORA VOI??
A questo punto sono le 4 di pomeriggio e io… posso iniziare a lavorare. No.
Drin.
Sms. Un amico che doveva venire a cena. “guarda che stasera finisco tardi”. “va bene, finisco tardi anche io, no prob”.

Lavoro due ore e mi rilancio da GranDottore, ma… cellulare spento, o non raggiungibile. Va bene, faccio la spesa più veloce del nord-est, porto a casa, riprendo il telefono… cellulare spento, o non raggiungibile. Va bene, d’accordo: metto su l’arrosto, chiudo la pentola a pressione, metto un timer AL MOROSO perchè spenga la pentola al momento giusto, mi lancio in studio di GranDottore decisa a sfondare la porta a colpi di Yaris, se è necessario.
GranDottore invece c’è. E apre la porta. E avrebbe anche risolto la sua parte, se non fosse che manca UN FOTTUTO PEZZETTO, UNA CARTINA, UNA PAGINETTA, che la mia segretaria s’è dimenticata di metter dentro al plico. Io lo guardo, e voglio morire. A questo punto sono le otto e venti di sera, sono a mezzora di macchina da casa mia, sporca, stanca, coi capelli elettrici, ho gente a cena ed un caos risolto al 99%.
A me serve il 100%. Mi arrendo.

Volo a casa, per altro trovando alcuni ciclisti acrobatici nel percorso, scopro che la casa, la pentola a pressione, l’arrosto e pure il Tecnologico sono sopravvissuti all’esperimento, preparo il contorno, preparo le patate, preparo i gatt… no, quelli no, e aspetto. Il Tecnologico, che di calcio si interessa quanto di ikebana, si fa il suo piatto e si rintana nello studio a mangiare per i fatti suoi.
Io aspetto. Aspetto.
Aspetto.
Ad un certo punto chiamo “ehi come va tutto bene che partita di merda!” “Scusa, ma io non ti aspettavo per cena?”
“Ma cazzo pensavo che volessi dire…intendessi… fosse scritto… finisco tardi anche io facciamo un’altra volta”.

Ergo io mangio alle 23.00, col mio papocchio un po’ risolto un po’ no, con domani che arriva a grandi passi, con l’ultimo appuntamento di domani fissato alle 18.00 a 50 km da casa, per altro con una persona che notoriamente ha ritardi di ore.
Meno male che l’arrosto il giorno dopo è più buono.

Sono “un poco” stanca.

sanguisughe

(On air: american pie, don mclean.)

Sono stanca. Sono stanca stanca stanca stanca.
Il caldo, certo. Gli anticicloni con nomi improbabili, giuro che quando hanno iniziato a parlare di Caronte e Minosse mi sono chiesta se i nomi adesso glieni danno gli Elkann.
Qualche problema a casa.
Il lavoro, soprattutto: Luglio è il mio mese incubo.
Prima di avere una segretaria-collega part time, quando eravamo ancora troppo piccoli per permettercela, io di Luglio ho lavorato sabati, domeniche, 15/16 ore filate, è capitato anche fino alle due del mattino.
Già, prima di avere la segretaria.
Che ha un bambino.
Piccolo.
E i genitori che vanno via, in Luglio.
E l’asilo è chiuso, in Luglio.

(1) Indovina chi vince una dose di lavoro doppia, in Luglio?
Ebbrava.

Lo stralavoro poi si somma ad una sensazione di difetto totale: la casa trascurata, i gatti trascurati, gli amici non ne parliamo, il Tecnologico trascurato (sto iniziando a valutare l’ipotesi di andare a letto sussurrandogli qualcosa tipo “Facciamo l’amore…cosa ne pensi della necrofilia?”), ed ovviamente questo è un superboost per il mio famoso senso di colpa atavico e famelico.
Sì, sono un rottame.
Comunque sono proprio questi periodi qui, che son stremata, che andrei a letto alle otto di sera, che fossi da sola a casa manco cenerei, che ho la sensazione di mancare a mille impegni presi (oddio non ho chiamato tizio, oddio non ho sentito caia, ommmaremma ma veramente ho gente a cena domani?) e, per dirla alla milanese, sono in sbattimento totale che, fiutando la mia fragilità, arrivano le sanguisughe: gente che nella tua vita NON ESISTE proprio, ma che improvvisamente ti si attacca alla pelle, succhia sangue per due ore e – per grazia del Signore – ritorna nell’oblìo dal quale proviene.

Inizialmente pensavo di considerarle IO sanguisughe a causa dell’altissimo tasso malmostosità del momento e della pazienza in riserva (e Giobbe, a me, mi fa una pippa), e che invece in altri momenti non mi sarebbe pesato.
MA COL CAZZO.
In 3 giorni 3, di fila, mi si sono attaccate al culo le seguenti persone:
a-Una Vaga Conoscente, con un pippone infame su quanto è fuori di coccio la ex del suo moroso, che LO TEMPESTA di messaggi e chiamate, che chiaramente non si è rassegnata, che è una stalker, è pazza, pericolosa. Dopo 3 quarti d’ora di conversazione one way track, sono riuscita a farmi dare i fatti: UN messaggio al mese, UNA chiamata in 3 mesi – al compleanno, DUE incontri nello stesso locale e bada ben bada ben bada ben…la “stalker” ci lavora in ‘sto cazzo di bar!
(2) Indovina chi è pazza, fuori di coccio e pericolosa?
Eccerto.
b-Un Conoscente disgraziatamente non abbastanza perso di vista, che mi ha letto – ed analizzato sillaba per sillaba – al telefono, uno scambio su skype con la sua ex morosa, anzi oserei dire ex-ex-ex visto che lo ha (lei) scaricato come un sacco di merda 3 anni fa. Questo scambio è sintetizzabile così: sei un bravo cristo, sono contenta che tu stia bene e che tu sia felice con la tua nuova compagna, ti auguro di stare bene, certo io mi sento in colpa per averti fatto soffrire, ma ammetti anche tu che eri insopportabilmente arroccato su alcune posizioni stupide.
Ci siamo? Bene.
L’analisi di lui, durata quasi un’ora, era: lei mi ama ancora, vero? si capisce. Eh ma io mica aspetto lei sai! Io sono felice, sai! (CRUNCH!) E questo pirla con cui si sposa? AH-AH, non ne parla mai nessuno. Ma a te chiede di me? Eh? Come, “Mai”? (CRUNCH!!) No dai ho capito che lei ti dice di non dirmelo, ma parla di me vero? Come, “no”? (CRUUUNCH!!) Beh guarda a me non sembra felice. Ti pare che avrebbe ancora questo rancore qui da dirmi che sono stato stupido, se non mi amasse ancora? (CRUNCH CRUNCH CRUNCH).
(3) Indovina chi non ti amava manco allora e s’è scopata uno la sera stessa che t’ha mollato?
Evviva!
c- Una perfetta sconosciuta. Figa. Giovane. Che mi s’è seduta accanto ad una festa ed ha iniziato a raccontarmi la rava e la fava, dell’ex fidanzato pluritraditore, incontenibile scopatore e pure un poco stronzo, con la fiatella ed i piedi puzzolenti, e della nuova felicità accanto ad un panciuto impiegato delle poste che passa 3 ore al giorno a chiedersi come cazzo sia possibile che una figa come quella eccetera eccetera. Oh, ho finito una bottiglia di Raboso nel mentre. Io sarò anche veloce a bere, ma questa qui m’ha “uggiso l’anima”. Che poi. Dai. Fai pena.
(4) Indovina chi tornerebbe dal fedifrago de corsa?
Eh, ma va.

Il lavoro su stessi farà anche bene, ma ci sono sere che veramente rimpiango quando sapevano tutti che ero una stronza ignobile, quando nessuno si sarebbe sognato di cacciarmi dei pipponi del genere e soprattutto quando alle donne giovani, fighe ed oche, stavo irrimediabilmente sul cazzo.
E avevano ragione loro.

Fncl alt canc

(no non è un mistype)

Sono 5 giorni che mi cucco 12 ore filate, senza pausa pranzo, col caffè alla scrivania, senza fumare che tanto ho smesso, andando in bagno giusto in fase da vescica esplodente, e per cosa?
perchè i clienti hanno tutti urgenze IMPROROGABILI.

Ottimo.
Negli ultimi 2 giorni, 5 clienti sono impazziti, hanno fatto sbroccare il mio operatore (che lavora nella loro azienda) ed hanno cercato di dare la colpa all’organizzazione. Cioè a me. Dicendo “sì, la sua collega mi ha detto che l’appuntamento e’ stato spostato”. Quale collega, testa di cazzo, quale collega che ci sono solo io qui dentro, che la mia collega c’ha l’influenza, e mi smazzo millesettecento ore di ufficio per poi sentirmi dire da te, rincoglionito cosmico, che evidentemente sono schizofrenica ed hai parlato con la mia personalità Arancione?!
Ma la migliore è quella che ha chiamato martedì alle 18.29 giurando di avere tassativo bisogno dell’elenco tal dei tali entro la mattina dopo.
Glielo mando la sera stessa. Esco dall’ufficio alle otto meno venti.

Mi è arrivato l’avviso di “messaggio letto” in QUESTO PRECISO MOMENTO.

Ma io li ammazzo tutti, li ammazzo.

[oldies] Il mio piloro ed io [Della Segretaria ed altre amenità]

La primavera è tempo di nuove conoscenze. E fin qui. Peccato che le nuove conoscenze, sia ottime che pessime, quasi sempre comportino la risposta a domande del cappero come ‘dove vivi’, ‘quanti anni hai’ e, soprattutto, la dannata ‘che lavoro fai?’.
Io odio la domanda ‘che lavoro fai?’. La odio. Principalmente perchè l’80% delle persone quando rispondo mi guarda come se fossi un dugongo arancione che ordina un cuba libre al bar. In secondo luogo perchè poi tocca spiegarlo e sembra sempre una cosa complicatissima, mentre invece è una stronzata colossale.
Il mio lavoro potrebbe farlo qualsiasi imbecille, purchè aspirasse alla beatificazione, ed infatti lo faccio io, che per la beatificazione ho quest’unica via. Ed ancora temo non basterà, ma vabbè.
In terzo luogo la odio perchè, quando l’altro ha capito, 9 volte su dieci inizia a chiedermi cose tipo “io quando lavoro ho mal di schiena”, “quando sto al pc mi bruciano gli occhi”, “mio nonno aveva l’ernia, è genetico?” e roba così. Come se si diventasse medico per osmosi, cazzo.
Non sono un medico, oh.

Il mio lavoro è come fare un grosso puzzle umano, ma senza il disegno di riferimento. Ci sono ditte che hanno scadenze per cui servono persone in determinate date a fare degli esami che hanno un ordine logico, per cui prima ci va tizio e dopo caio ed alla fine arriva sempronio e fa briscola. Questo in teoria.

In pratica ci sono ditte che hanno scadenze, ma non ci vogliono tra le palle, e medici che non hanno date libere o se le hanno non tornano con quelle delle ditte e tecnici che forse le hanno, forse no, sabato vorrebbero andare al lago e venerdì pure e quando finalmente rinunciano allo yoga del mercoledì mattina…ZAC! la ditta ha cambiato idea.

Nei cambiamenti di idea delle aziende rientra per altro l’incredibile fattore “Segretaria”. La Segretaria è una figura angosciante nella mia vita lavorativa.
La segretaria è quella cosa che invia mail misteriose con richieste di informazioni ridicole, tipo “domani l’acqua sarà ancora calda?” “che tempo farà il 25 dicembre 2009?”, roba o assurdamente ridicola oppure IMPOSSIBILE da definire [esempio reale: dopo le visite mediche di dopodomani, quante persone mancheranno da vedere?……..E IO COME CAZZO FACCIO A SAPERLO, VIAGGIO NEL TEMPO?!?!].
Ma quando pigli il telefono per provare a spiegare a voce il contenuto della mail, e pigi uno dopo l’altro gli stronzi tastini di scelta che ti indicano le segreterie di risposta automatica delle aziende, e dopo musiche improbabili e sudori freddi arrivi a parlare con qualcosa che sembrerebbe essere un essere umano, chiedi di Lei e ti senti rispondere che…
E’ FUORI UFFICIO.

E richiami ma Lei…è ancora fuori-ufficio.
E il giorno dopo Lei…di nuovo fuori-ufficio.
E ci riprovi 10, 15, 20 minuti dopo, ma è rimasta fuori-ufficio.
Sempre fuori-ufficio.

Il fantasma della Segretaria nel frattempo infesta la mia casella di posta elettronica perchè, dallo strano luogo al di là dello spazio/tempo che è questo Fuori Ufficio, alle mail Lei risponde, in un crescendo di assurdità che va facendosi sempre più simile alla trama di H2S [http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.a…], fino a precisare che, ovviamente, “La data proposta non va bene perchè io in quel giorno non ci sono” [siete 462 in questa ditta, cos’è, devo far visitare solo te, esclusivamente te, sempre te?].
Ma secondo me fanno apposta, eh. Le segretarie di tutte le ditte ed i loro ‘fuori uffici’. Io me le immagino tutte insieme che si mettono d’accordo di fronte ad un’enorme macchinetta del caffè colorata e ridacchiano alle mie spalle.

Tiriamo avanti.

Questa cosa moltiplicata per 300 ditte, per 15 medici e per 8 tecnici vari produce:

1) Circa 20 cambiamenti di idea giornalieri.
2) Circa 60 telefonate variamente suddivise in minacce, suppliche, conferme, smentite, figuremmerda, sfuriate, accorate lamentele.
3) Una telefonata al Telefono Amico al giorno.
4) La ribellione del piloro della sottoscritta.
5) La formula_bestemmia: [numero di cambiamenti di programma x numero persone interessate] / [grandezza cliente x numero di segretarie cliente].
6) Un incredibile senso di inutilità cosmica 5 sere alla settimana.
7) Questo post.

E lo so che non ho scritto che lavoro faccio.
Beh non ho scritto neanche che cos’è un Dugongo, se è per questo.
E se vogliamo dirla tutta, penso che non mi faranno nemmeno beata.