pulizie di primavera

Chi è incostante come me, lo sa.
Non importa quanto lunga sia la lista delle cose da fare, possono essere venti voci oppure due: noi incostanti non facciamo MAI tutto.
E soprattutto, non facciamo mai TUTTO con metodo, ma saltabecchiamo un poco qui un poco lì, per esempio stendiamo tutta una lavatrice tranne un calzino, laviamo le finestre tranne una perchè nel frattempo c’è venuto in mente che si dovevano lavare anche i piatti, e corriamo in cucina, per poi passare l’aspirapolvere – dopo aver lasciato UN glorioso bicchiere sporco nell’acquaio – in tutta la casa tranne che in uno dei bagni.
Perchè?
Perchè sì. Quel calzino non steso, quel bicchiere reietto, quell’angolino polveroso non sono “pigrizia”, sono incostanza. L’incostanza è il mio peggior difetto, insieme all’abitudine al multitasking, per cui non riesco a fare una cosa alla volta, non posso, mi annoio troppo, un minuto di tempo morto mi uccide, e quindi inizio 20 cose contemporaneamente ed alla fine della giornata sono tutte “quasi” finite.
Poi restano quasi finite per una settimana. Il sabato dopo si riparte con la giostra.
Lasciando stare il fatto che, prima del Tecnologico, anche la mia vita sentimentale era gestita in quel modo, oggi ci deve essere qualcosa nell’aria.
La mia lista da casalinga disperata domenicale, che trae beneficio dall’assenza del moroso per altri impegni, prevedeva cose piuttosto urgenti tipo una lavatrice di mutande e calzini seguita da una di lenzuola, un cambio di lenzuola ulteriore, rimpolpare le scorte di brodo congelato (Sua Tecnologia è lombardo, il risotto è sempre dietro l’angolo…e chiedergli di usare il dado è come insultargli la mamma), la disinfezione totale della cassettina (cassettina, un corno! è grande come una fiat panda!) igienica dei gatti. E uno dei gatti è un maine coon, come già detto ha un’intestino che produce scarti grossi come quelli di un cristiano.

Morale: ho lavato tutti i davanzali. Tutti i balconi. Tutti i pavimenti. Ho fatto andare e steso INTERAMENTE tre dicasi tre lavatrici, mi sono fermata solo perchè non saprei più dove stendere la prossima. Ho lavato a mano i piatti, fino all’ultimo cucchiaino. La cassetta-gatta risplende. La battaglia contro il calcare della doccia è vinta, per quanto possibile. Le lenzuola sono pulite, il brodo e’ sul fuoco, gli infissi brillano.
La lista è finita. Anzi, che dico finita! Doppiata!
E quindi?
E quindi presa dalla smania primaverile della massaia esemplare ho lavato IL GATTO.

Il problema è che adesso la voglia è finita, ed io dovrei anche asciugarlo.
Ciao pavimenti brillanti, ciao.

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involuzione mon amour

Sabato mattina. Il Tecnomoroso s’è preso un week end dai suoi.
I gatti ed io abbiamo preferito restare. Io devo aver anche bofonchiato, o forse solo pensato, “ho tante cose da fare a casa”. E invece oggi è stata una meravigliosa giornata dedicata al più totale ed assoluto fancazzismo. Al di là di un veloce riordino vestiti (noi siamo ENTRAMBI disordinati. Lui molto. Io…catastrofe. A casa nostra vige la regola “Ricordati quello che cercavi l’altroieri, lo troverai mentre cerchi ciò che ti serve oggi”), una lavatrice, una sistemata alla cucina (personalità dissociata, eccomi: invece in cucina sono ordinatissima e vedere anche solo un cucchiaino nel lavello mi fa annodare i ricci), le mansioni basilari della cura gatta, ovvero cibo-acqua-asciugare acqua rovesciata dal gatto R.-rimettere acqua che beva anche il gatto S.- spazzolamento bestie, spazzolamento divano, spazzolamento verba che nel frattempo ha guadagnato più pelo di un persiano-coccole tenere al gatto R.- inseguimento con rissa e botte da orbi più inversione dell’inseguimento con gatto S. (non sono matrigna, è la sua personalissima idea di coccole), ho passato la giornata ciondolando in tutina tra caffè, altro caffè, ma sì dai ancora uno squisito caffè, libro, blog altrui, ancora libro, film, doccia, oh dai un caffettino.
Mi sono perfino presa il lusso di dire “non esco” agli amici (ammetto che qualcosa in questa decisione c’entri anche la serata di ieri con microNazi e OrsettoRidimmi, ovvero la bellissima quanto volitiva figlia quattrenne del mio amico di più vecchia data, e l’altrettanto bello e quattrenne figlio del nostro amico Shiny, che normalmente è un bimbo buonissimo, ma messo insieme a microNazi inizia a ripetere compulsivamente parole ed azioni della cucciola carismatica diventando a sua volta una bomba nucleare), per continuare a poter fancazzare tra pc e divano.
Fuori è buio, c’è stato un desideratissimo brutto tempo per tutto il giorno, il frigo è pieno di susine, ora c’è la partita e dopo la partita il finale season delle Desperate in lingua originale.
C’è stato un tempo nella mia vita in cui serate morosofree erano mini, tacchi, amici, disco, carnet pieni. Tzè.
Adesso scusate ma ho un gatto tigrato da inseguire attorno al divano.

(e non ho ancora quarantanni!!!)

Elogio della follia? Ma elogia un po’ ‘stoc…

Son giorni un po’ così. Ed anche un po’ cosà. Non so se capita a qualcun altro, ma io alle volte c’ho il cruccio di non sapere affatto per cosa mi cruccio. C’ho il tarlo. Grugnisco “non-sono-mica-nervosa!” alla gente che mi chiede perché sia nervosa, il che mi innervosisce alquanto. E la risposta non è “sono quei giorni lì, quelli in cui fai la ruota, canestro coi tacchi a spillo e krav maga in tanga”. No.

Abbiamo dato inizio alla roulette de “il preventivo dell’impresa edile”.
Il primo tizio che si è presentato era, a dir poco, spumeggiante. Ha guardato tutto correndo qui e lì in preda a qualcosa che sembrava una via di mezzo tra un morso di tarantola e l’eccitazione di un seienne la mattina di natale, distribuendo il proprio materiale pubblicitario all’agente immobiliare, a me, ai quasi-ex-padroni-di-casa, a due vicini cinesi ed ad un passante che stava portando a spasso il cane, ripetendo felice che visto che non c’è umidità faremo un bellissimo lavoro, trallallero trallallà. Giuro che per un momento ho temuto volesse trascinarci in giro per casa facendo trenino e cantando “brigitte bardot bardot, brigitte parquet parquet”…
I secondi erano molto, ma molto, ma molto più posati. E molto più carpentieri inside, secondo me: si sono rivolti solo ed esclusivamente al Moroso. Mi sono ritrovata sul balcone a parlare coi quasi-ex-padroni-eccetera della carriera (precocemente abbandonata) da modella della figlia minore, mentre il serissimo terzetto discuteva di tubi, pavimenti e cose che non sono capace di immaginare, figuriamoci scrivere. Poi, il tracollo: al momento del commiato, con la scusa che Moroso è milanese, si sono sbilanciati con un “forza inter!” che a momenti mi soffoco col metro laser.
[MA COL CAZZO CHE TU, O MANOVALE MORATTIANO, AVRAI LA MIA PECUNIA DA SPENDERE IN SCIARPE DELLE MERDE! MA COL CAZZO! COL C A Z Z O!]
In settimana vediamo i terzi. Speriamo i detti popolari ci azzecchino almeno un po’.

Non bastasse il toto-edile, il lavoro, anzi, il mio posto di lavoro, sta raggiungendo livelli di tossicità cerebrale mai visti prima. I clienti sembrano usciti da “scherzi a parte”. Ho gente che mi propone date per appuntamenti oggi per domani, e gente che me le conferma ieri per stanotte. La follia. Lavoro correndo per fare in tempo cose che ho programmato due mesi fa e che nessuno s’è inculato di pezza fino alla mezz’ora prima della consegna.
Il colmo però è “il capo”: COME LAVORI MALE, ULTIMAMENTE, SEI SEMPRE IN RITARDO SULLE SCADENZE.
Eh, Capo, questo appuntamento? Fissato ieri perché ho avuto la data ieri. Questo altro? Fissato 15 giorni fa per domani, annullato stamattina dal cliente. Questo ancora? Pure. Non posso essere in tempo sulle scadenze.. sono GIA’ SCADUTE quando mi arrivano!!
“Vabbene ma io ti vedo comunque molto distratta.”
Non sono distratta, Capo, sono disperata. Lavoro 9 ore di cui 5 supplicando le persone perché mi diano ciò che mi serve e le restanti 4 a maledire quello che mi hanno dato ed una serie imprecisabile di santi del calendiario da tavolo.

Non bastasse il “rimbecillisci tra date utili anche tu”, la sera torno a casa e scopro che quando abbiamo scelto di prendere un Maine Coon l’allevatore si è dimenticato di dirci tre cose:
1. Il MC caga come un fottuto Orso Bruno. In DIMENSIONE sembra merda umana. Sembra che mi sia impazzita la coinquilina e l’abbia fatta in cassettina. Una roba i n c r e d i b i l e.
2. Il MC ha l’intestino delicato. Questo vuol dire che quanto sopra spesso non è solido. Ecco.
3. Questo particolare gatto è feticista. Coprofilo sparato. Lui la fa, la snasa, e tutto felice ci SALTA DENTRO. Dopodichè salta sul divano, sullo stendino con la roba lavata, sulla credenda e…su di me.

Ho smesso di arrivare a sera pronta per dormire.
“Sono direttamente pronta per la neuro”, pensavo.

Poi guardando una (vecchia) puntata di Dexter ho avuto l’illuminazione. Sì. Dexter. Anzi, io le illuminazioni le ho davanti ai telefilm IN GENERALE, mica solo Dexter. E lo so che magari non sembra consono, ma c’era pure una santa che andava in estasi facendo la frittata, quindi i miei telefilm sembrano poca cosa. Insomma. C’è questo dialogo in cui uno dice “Tutto quello che voglio è una vita normale” e l’altra risponde felice che anche lei.
“Average.”
“Ordinary.”
Oh, parrà una puttanata. Ma io ho improvvisamente capito che ho incredibilmente voglia di qualche giorno, via, una settimana, in cui incontrare solo gente che sia normale.
Average.

Almeno di cervello.

Tu sei Pietro [doublecit.]

Moroso&io stiamo cercando casa (al riguardo ci sarebbero da far 10 post al giorno, ma disgraziatamente devo lavorare per pagarla, la casa che ancora non ho).
Siamo entrambi over 30. Più io, ma insomma, anche lui: uno direbbe che l’età è giusta, ed avrebbe ragione.

Peccato per la testa. La prima “cosa” che abbiamo fatto quando abbiamo deciso di andare a convivere è stata prendere un Maine Coon, cioè un grosso gatto pelosissimo (al momento tenero micio, ma non bisogna farsi ingannare). In pratica non abbiamo ancora fatto un finanziamento per il divano, ma abbiamo già chi lo distruggerà.

Comunque.
Entrambi abbiamo sempre avuto gatti in casa. Trovatelli/e trovati per strada o davanti alla porta di casa o in un fienile o in una pasticceria (mia madre…) o strisciando sotto un furgone per recuperare un fagottino piangente da dentro il motore (ovviamente, io) o, insomma, in uno qualunque dei mille posti da cui un gatto *sceglie* (si sappia: sceglie sempre il gatto, non l’uomo) di farsi adottare proprio da te. Poi ci siamo innamorati pazzamente dei maine coon, ed ovviamente quella dell’allevamento regolare era l’unica strada, il che non ha impedito alla sottoscritta di pigliare una carrettata di insulti ovunque abbia provato a chiedere informazioni sulla razza.
‘na roba brutta, come dice il mio infermiere: dalla gattara new age che trova anti-karmico il mercimonio di animali, alla virago ostinatamente cessa che ringhia “ma prenditi un trovatello” [ehm, ne ho già due, grazie, ora vorrei un maine coon, posso? lo pago eh. Giuro. E no, non abbandonerò od ucciderò gli altri due perchè lui “ha un costo”. Cazzo. E’ edipico ‘sto ragionamento.], all’allevatrice schiumante di rabbia che mi ha dato della ladra [ladra, neh.] che vuole “rubare un mestiere” perchè ho detto che l’allevatore da cui prendiamo il gatto mi ha consigliato di non sterilizzarlo subito (Il che si è tradotto in “tu vuoi rubare un mestiere!”. Eh, certo. L’allevatrice di gatti. Mi ci vedo. Soprattutto però mi ci vedo ad andare da mia madre e dirle che cedo le quote di società perchè ho deciso di restare a casa ad allevare gatti. Prima magari faccio testamento.)
Calcolando che per un motivo simile anni fa mi sono presa della ladra [!!] di cani [!!!] da UNO ZINGARO [!!!!!!!!!!!!!!], può essere che il mio destino sia essere insultata da individui improbabilli per cose che non mi sono mai sognata di fare in vita mia.

Al di là degli insulti random, le difficoltà non sono mancate. Tipo “facciamo un giretto indagatore senza impegno tra gli allevamenti” è diventato “LUI!!! LUI!!!! VOGLIO LUI!!!!” urlato dal Moroso in direzione di un cosino rosso di dieci giorni, con motivazione “lotta più di tutti per arrivare alle tette, quindi è intelligente” [-__-], oppure tipo convincere suddetto Moroso ad aspettare i 3 mesi pre-adozione previsti dai regolamenti SENZA piantare una tenda nel giardino di ‘sti poveri allevatori (per altro, due persone dolcissime che coi gatti ci parlano pure), o ancora “il cosino ha già un nome per via delle lettere obbligatorie e dei blablabla degli animali con pedigree”, ma il nome è di un rapper nero coi denti d’oro e le trecce [-__-] e quindi via di trattativa serrata per farlo modificare prima che venisse registrato (si legga: suppliche e pianti greci).
Ora la strada è in discesa: devo solo capire dove mettere, nella microcasa in cui vivo al momento, le due pagine di roba ordinate su zooplus.
Convincere mio padre a farmi il telaio del balcone, per cui ho personalmente disegnato il progetto (poi però lo ha ripreso un architetto. no, non scherzo.).
Convincere me stessa che la settimana e mezza che manca non è lunga, prima che arrivi lui.

La verità è che non mi passa più.