lamento notturno di una lavoratrice stanziale del Veneto

Il mio lavoro è l’ostaggio. Sono un ostaggio professionista.
Sto a metà tra il cliente, che notoriamente ha sempre ragione, ed il collaboratore, che in quanto medico ha sempre ragione pure lui. E uno tira di qua, e l’altro tira di là, e tutti e due hanno potere per farlo, invece io no. Io sto. Come d’autunno sugli alberi le foglie.

Se riesco a mandarli d’accordo, non ho fatto che il mio dovere. Se qualcuno inciampa, ritarda, dimentica, sbaglia, bidona o sbuffa, è sempre e comunque una mia responsabilità: o non ho gestito bene il collaboratore, o non ho gestito bene il cliente.

Il mio lavoro è l’ostaggio, nel senso più fisico del termine. Lavoro in una realtà familiare, se me ne vado chiudiamo, ma tanto chiudiamo anche se resto perché il percorso per il passaggio generazionale è stato compiuto in siffatta maniera:
Step One: denigra e disprezza di fronte al cliente tutto ciò che fa chi dovrebbe sostituirti, definendolo invece che “il mio socio”, “la mia segretaria”.
Step Two: spiega al cliente che TU e solo TU sei il valore aggiunto. Lega il cliente proponendo servizi che nessun altro in azienda oltre a te ha titolo o competenze per erogare, sminuendo quelli che altri sarebbero in grado e che per altro sono estremamente più remunerativi.
Step Three: lamentati che vuoi andare in pensione ma stranamente tutti i clienti fuggirebbero dall’azienda appena dietro di te, visto che non hanno IDEA che la massima parte delle loro problematiche viene in realtà trattata da altri, da anni.
Step Four: trova come unica possibilità quella di chiudere per eccessiva stanchezza, lasciando in strada tre persone che hanno possibilità di ricollocarsi vicina allo zero.

Io vivo in questa situazione da anni. Da quando questa “grande crisi” ha colpito il paese ed il discorso non è stato più “cercare di crescere”, ma resistere, resistere, resistere, sopravvivere, sopravvivere, sopravvivere. Tenendo i prezzi di dieci anni fa, mentre i fornitori alzano i loro. Mentre i costi vivi salgono. Mentre l’impiegata lamenta che non ha mai avuto un aumento oltre a quelli istat.
Diventando più badante che consulente, visto che nelle aziende le professionalità lasciano il posto a giovanissimi stagisti non pagati e vessati, che non hanno IDEA di cosa stanno facendo con te.
Diventando più esattore che consulente, visto che nessuno paga secondo scadenza. NESSUNO, intendo. N E S S U N O. Ma ci sono anche quelli che pagano a 6 mesi. Quelli che dopo un anno sono ancora lì a dirti “domani bonifico!”. Quelle stesse facce di cazzo che poi chiamano “DOVETE VENIRE DOMANI! COSA VUOL DIRE CHE NON POTETE VENIRE DOMANI! MA IO HO URGENZA!”.
Diventando più MariaDeFilippi che consulente, visto che dalle onde dello stress lavorativo i clienti emergono con racconti allucinanti di affari loro personali che ogni tanto vorrei avere i maroni, o una scrivania in ferro. Giuro.

Io vivo in questa situazione da anni, e ci vivo con la mia famiglia, e ci vivo divorata dall’angoscia. Il che però non mi impedisce di rispondere al telefono con voce allegra. O di essere gentile. O di fare un favore, se posso, lavorativo o personale che sia. O di frenare per far passare la vecchietta sulle strisce.

Vorrei solo capire perché, nonostante LACCRISI!, le lamentele continue, il disfattismo, la disperazione, il lavoro che non c’è, i miei fornitori si permettano il contrario di quanto sopra.
Ordini cose: spariscono. Sìsì, poi nessuno manda niente. Devi rincorrerli, ricordarglielo, “oh il mio ordine!”.
Cambi gestionale: tanto valeva cambiare sesso. Non funziona un cazzo, ogni due giorni scopri un bug, ti pianti ogni 5 minuti, lanci SOS a raffica, non riesci a lavorare. Il magico uomo viene, risolve il problema (creato da lui medesimo), e ti fattura ogni singolo istante di presenza. Proverò anche io a fatturare ai clienti il tempo che impiego a risolvere i casini che io stessa creo. Fico.
Arriva il corriere: arriva BESTEMMIANDO, e se ne va BESTEMMIANDO. Bestemmiandomi IN FACCIA. Mi chiede “ma hai una consegna anche domani?” “Beh, sì” “E PORCO QUI E PORCO Lì CHE GIRO DI MERDA”.

Ma questa gente, come cazzo è che lavora ancora? Come fate ad essere ancora aperti? Vi fanno schifo i soldi?

Io vivo in questa situazione da anni. Dico sì al cliente, dico scusa al collaboratore, litigo come una bestia selvaggia col mio capo, somatizzo il fornitore ed abbraccio felice la mia boccetta di lexotan.

Finché solitamente, verso sera, suona di nuovo il telefono. Non riconosco il numero: è un call center.

Ed è lì, lì alle sette di sera, sfinita da questo riscatto che non arriva mai, che mi prendo la rivincita.
E col mio migliore accento moldavo urlo felice “NO! IO IRINA! SIGNORA NO C’E’! IO QUI PULIZIE!” e mi faccio riattaccare in faccia in tutta fretta dalla signorina della Tre.

Perché ci piegheranno, ci spezzeranno, ma riusciranno mai a farci smettere di essere cretini.

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sgancia la bomba e scappa.

Sai cos’è che fa male?
Quando vuoi bene a due persone che non riescono a volersi bene tra di loro. A me per esempio è capitato tanti anni fa col mio migliore amico ed il mio fidanzato del tempo. Odio puro. Ho smesso di farli incontrare perchè nel loro piccolo animo di adolescenti trentenni ciò che non si può risolvere con pisciate territoriali deve essere sistemato a pizze in faccia. E magari anche no, dai.

Sai cos’è che fa male?
Quando vuoi bene a due persone e le presenti e si piacciono e diventano amiche e poi però un giorno litigano e tu ti trovi là in mezzo tipo riedizione del divorzio dei tuoi genitori, con la differenza che non hai due anni, capisci tutto, nessuno cerca di preservarti, anzi, magari uno ti tira anche un poco per la giacchetta, e l’altro ti chiede che fai stasera e se rispondi che vedi il primo… beeeeeeeeeeeeeeeep!! Risposta sbagliata!

Ma sai cosa fa ancora più male?
Quando vuoi bene a due persone, e le presenti, e si piacciono, e diventano pure amiche, e si condivide lo stesso gruppo le stesse vacanze esperienze di ogni genere per un ventennio e poi un giorno dal nulla la persona A ti dice in maniera anche piuttosto violenta e sgradevole che la persona B le sta sui coglioni da sempre, lascia stare considerarla amica, proprio fastidio e pure un pizzico d’astio. Dopo di chè liquida la tua richiesta di spiegazioni con un – per carità, legittimo – desiderio di tener per sè il grosso di questo elenco di atteggiamenti e discorsi forieri di codesto disappunto.

Al che il neurone poverino va in cortocircuito e si sovrappongono:
1. cazzo ma i motivi? ci sono motivi? che diamine e’ successo? perchè non mi sono accorta di un tubo?
[spazio senso di colpa]
2. povera persona B! che è totalmente inconsapevole di questi sentimenti e non ne ricambia un grammo!
[spazio senso di colpa, parte seconda]
3. povera persona A, che ha passato un sacco di momenti sgradevoli tenendosi dentro tutto.
[spazio senso di colpa, parte terza: che amica di merda che sono]
4. cazzo, non posso ripararli. se apro bocca ferisco a e tradisco b.
[il senso di colpa sovrasta ogni altra considerazione]

Ecco, non posso ripararli. E non potendo ripararli, non posso riparare neanche me stessa.
E quando qualcuno verrà a chiedermene conto, perchè verranno, alla fine sempre qui si viene a parare, temo che la risposta che ho dato al Tecnologico “Sono bambini grandi ed io sono un’amica, non la mamma”, sarà inutile e non soddisfacente: in realtà, poi, non soddisfa neanche me.

Fncl alt canc

(no non è un mistype)

Sono 5 giorni che mi cucco 12 ore filate, senza pausa pranzo, col caffè alla scrivania, senza fumare che tanto ho smesso, andando in bagno giusto in fase da vescica esplodente, e per cosa?
perchè i clienti hanno tutti urgenze IMPROROGABILI.

Ottimo.
Negli ultimi 2 giorni, 5 clienti sono impazziti, hanno fatto sbroccare il mio operatore (che lavora nella loro azienda) ed hanno cercato di dare la colpa all’organizzazione. Cioè a me. Dicendo “sì, la sua collega mi ha detto che l’appuntamento e’ stato spostato”. Quale collega, testa di cazzo, quale collega che ci sono solo io qui dentro, che la mia collega c’ha l’influenza, e mi smazzo millesettecento ore di ufficio per poi sentirmi dire da te, rincoglionito cosmico, che evidentemente sono schizofrenica ed hai parlato con la mia personalità Arancione?!
Ma la migliore è quella che ha chiamato martedì alle 18.29 giurando di avere tassativo bisogno dell’elenco tal dei tali entro la mattina dopo.
Glielo mando la sera stessa. Esco dall’ufficio alle otto meno venti.

Mi è arrivato l’avviso di “messaggio letto” in QUESTO PRECISO MOMENTO.

Ma io li ammazzo tutti, li ammazzo.