e io corro (il bottone, il punto, gli sms e le 24 ore al giorno)

Capita che nella vita arrivino violenti uragani di merda.

Io sono una persona ansiosa, nonchè una control-freak, e quindi sono costretta a guadare il fiume delle rogne valutando passo dopo passo, perchè se lo guardo intero, tutto insieme, non alzerò mai nemmeno il mignolino per iniziare ad attraversare.
Sono anche una che parla tanto, e sempre o quasi di cazzate. Come detto in precedenza, se ho roba seria per le mani io mi eclisso pure con mia sorella, dico figurati scrivere sul blog. Non mi viene. Non ci riesco.

Però vorrei capire se qualcuno che ce l’ha con me ha deciso di radunare nella mia vita lavorativa tutti gli imbecilli che c’erano a piede libero nella regione.
La giornata lavorativa inizia che devo sostituire un collaboratore, all’ultimo momento, con uno nuovo. Il “vecchio” collaboratore, che io adoro e che è bravissimo, c’ha un male brutto. Repentino, e brutto. Il nuovo combina un papocchio che non se ne sa un cazzo, roba da perdere un cliente su cui io sputo sangue da 5 anni.
E perchè? Troppo inesperto? NO. Troppa fretta? NO. Troppo caos? NO. Gli ho dato un macchinario malfunzionante? NEMMENO.
NON SAPEVO QUALE ERA IL BOTTONE, mi dice. E’ DIVERSO DA QUELLO CHE USO DI SOLITO.
(chiamare e chiedere “scusa, ma quale bottone devo premere?” evidentemente non era un’opzione).
La giornata continua con preghiere suppliche minacce ed alcune figure barbine per rimediare al papocchio. GranDottore può risolvere metà, se io aggiusto l’altra metà del guaio. Io aggiusto. GranDottore mi da appuntamento alle ore 12.00 in culo alla miseria. Alle ore 11.58 io sono in culo alla miseria. Alle ore 11.59 GranDottore mi chiama e mi chiede “ma…sei già partita?”
Vi lascio immaginare il seguito.
Nel frattempo tutti gli operatori che sono da altri clienti chiamano al mio cellulare con problemi gravissimi da risolvere: mi scappa la pipì, ma a che ora è la pausa pranzo, ma che gli dico a questo che ha mal di pancia – MA SARAI TU IL MEDICO?!? – ma domani ci devo proprio andare dall’altro cliente?
GranDottore mi calma promettendo di far la sua parte “in due ore”.

Io torno in ufficio a risolvere i problemi di incontinenza varia dei miei “colleghi”.
Piglio 4 telefonate in 10 minuti.
EnelLuceGasdiStocazzo. No, non c’è il titolare, ciao.
Cliente Gravida: VOGLIO IL MIO CERTIFICATO NUMERO DUE. Sì, clientegravida, per avere il numero due devi mandarmi tu il numero uno. MA IO L’HO MANDATO, SIETE VOI CHE SIETE IN RITARDO! Occavolo, e quando lo hai mandato? CINQUE MINUTI FA. E il certificato numero due per quando ti serve? DOMANI MATTINA, IN COPIA ORIGINALE, A 80 KM DA QUI. Certo, clientegravida. Io viaggio nel tempo, che non l’ho scritto nel contratto?
Cliente Frettoloso: VOGLIO IL MIO DOCUMENTO PIENO ZEPPO DI DATI ASTRUSI. Sì, clienteFrettoloso, hai presente i dati astrusi del documento suddetto? Quelli che dovevi mandarmi? Quelli che non mi hai mai mandato? SIGNORINA, VENIAMO AL PUNTO! Il punto è non me li hai mandati, il punto è no dati – no documento. (il punto è che sei un coglione, ma non posso dirtelo).
EnelLuceGasdiStocazzo: ANCORA VOI??
A questo punto sono le 4 di pomeriggio e io… posso iniziare a lavorare. No.
Drin.
Sms. Un amico che doveva venire a cena. “guarda che stasera finisco tardi”. “va bene, finisco tardi anche io, no prob”.

Lavoro due ore e mi rilancio da GranDottore, ma… cellulare spento, o non raggiungibile. Va bene, faccio la spesa più veloce del nord-est, porto a casa, riprendo il telefono… cellulare spento, o non raggiungibile. Va bene, d’accordo: metto su l’arrosto, chiudo la pentola a pressione, metto un timer AL MOROSO perchè spenga la pentola al momento giusto, mi lancio in studio di GranDottore decisa a sfondare la porta a colpi di Yaris, se è necessario.
GranDottore invece c’è. E apre la porta. E avrebbe anche risolto la sua parte, se non fosse che manca UN FOTTUTO PEZZETTO, UNA CARTINA, UNA PAGINETTA, che la mia segretaria s’è dimenticata di metter dentro al plico. Io lo guardo, e voglio morire. A questo punto sono le otto e venti di sera, sono a mezzora di macchina da casa mia, sporca, stanca, coi capelli elettrici, ho gente a cena ed un caos risolto al 99%.
A me serve il 100%. Mi arrendo.

Volo a casa, per altro trovando alcuni ciclisti acrobatici nel percorso, scopro che la casa, la pentola a pressione, l’arrosto e pure il Tecnologico sono sopravvissuti all’esperimento, preparo il contorno, preparo le patate, preparo i gatt… no, quelli no, e aspetto. Il Tecnologico, che di calcio si interessa quanto di ikebana, si fa il suo piatto e si rintana nello studio a mangiare per i fatti suoi.
Io aspetto. Aspetto.
Aspetto.
Ad un certo punto chiamo “ehi come va tutto bene che partita di merda!” “Scusa, ma io non ti aspettavo per cena?”
“Ma cazzo pensavo che volessi dire…intendessi… fosse scritto… finisco tardi anche io facciamo un’altra volta”.

Ergo io mangio alle 23.00, col mio papocchio un po’ risolto un po’ no, con domani che arriva a grandi passi, con l’ultimo appuntamento di domani fissato alle 18.00 a 50 km da casa, per altro con una persona che notoriamente ha ritardi di ore.
Meno male che l’arrosto il giorno dopo è più buono.

Sono “un poco” stanca.

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Tanti auguri.

Callisto Tanzi, poverino, sta M A L I S S I M O in carcere e vorrebbe taaaanto andare a casa perchè le sue condizioni di salute sono taaaanto peggiorate.
Callisto caro, nessuno pensa che il carcere sia una figata, ma far dire dagli avvocati che stai rifiutando il cibo perchè “sei depresso” in prigione, tu che il cibo e le speranze le hai rubate a migliaia di persone e te ne sei pentito talmente niente da continuare a tentare di nascondere il bottino, ancora e ancora a distanza di anni, beh oh callisto del mio cuor, è fastidioso.
Non suscita simpatia. Non suscita empatia. Anzi io potessi esprimere un desiderio vorrei che tu fossi più giovane, perchè resteresti in galera più a lungo.
Ti auguro reciprocità.
Coi derubati.

Cesare Battisti va al carnevale di Rio.
Non sapevo ci fosse il carro degli assassini impuniti.
Poi leggo che vuole candidarsi in Brasile.
VOLESSE IDDIO, finalmente qualcuno che si ritrova in parlamento delinquenti peggio dei nostri.
Cesare, io ti auguro di vivere più vite, perchè tu possa pagare più volte. Una per Antonio, una per Pierluigi, una per Lino, una per Andrea.
Più una, bonus, per quell’uomo in sedia a rotelle che quei mentecatti di terzomondisti del cazzo costringono a guardare te che libero e sulle tue gambe impari la samba da una zoccola vestita di piume.

Adriano Celentano dovrebbe aprire un blog, dopo la serata di ieri risulta evidente. Ho letto il commento di giorgio dell’arti, stamane, ma credo che il migliore lo abbia espresso la mia segretaria:
“Ieri sera go vardà Sanremo, ghe iera questo che parlava, parlava, no se capiva niente di queo che diseva. Me so indormentà che parlava. Me so svejà…EL IERA ANCORA LA’ CHE PARLAVA!!! Go dito a me marito ‘andemo in leto che questo no ne molla più’.”
Che dire alla Rai? SOLDI BEN SPESI, BRAVISSIMI!
Che auguro a te, Adrianone nostro?
Di essere sordo alla tua stessa voce. Di sentire benissimo tutti, tranne te stesso.
Sii la nostra nemesi.

E tante belle cose a tutti e tre.