il gender che ti offender

C’era una volta Dio che non avendo niente altro da fare decise di creare il campionato di calcio di serie A Tim. Siccome a Dio piaceva prendersi bene bene per tempo, iniziò creando l’uomo e la donna. E creò un uomo e lo chiamò adamo e creò una donna e la chiamò eva e disse loro “andate e procreate”, ma evidentemente fuori dal vincolo del matrimonio perché un prete no, non l’aveva ancora creato, e anche un poco fuori dal vincolo del buon gusto perché non aveva creato manco gli stilisti e ‘sti due se ne andavano in giro nudi che manco al gay pride si va nudi nudi del tutto.
Adamo ed Eva come tutti si sa, fecero due figli maschi, uno accoppò l’altro e fu costretto ad andarsene.
E quindi noi deriviamo da…dai figli dopo di Adamo ed Eva, che per fare a loro volta altri figli o si accoppiarono tra fratelli o con la madre o col padre. No, in realtà Caino se ne andò e incontrò altra gente (nati da cosa non si sa bene), ma è lecito pensare che se tutti deriviamo da due…EVVIVA L’INBREEDING, EVVIVA LA FAMIGLIA NATURALE.

C’era un’altra volta ancora sempre Dio che s’era un pelo stufato di come andavano le cose sulla Terra (il campionato di calcio di serie A Tim non era ancora arrivato) e decise di mandare giù Suo Figlio. Quindi prese una bella coppia di timorati del Signore e…no. Quindi prese una ragazzina di una dozzina d’anni, la fece sposare ad un signore molto più anziano, lei restò incinta grazie ad UNO SPIRITO restando vergine ed il signore anziano fece da padre al figlio dello Spirito Santo e la donna restò vergine nei secoli dei secoli, al che ad occhio il matrimonio non fu nemmeno consumato. EVVIVA I PATRIGNI, EVVIVA LA FAMIGLIA NATURALE!

C’era un’altra volta ancora un signore che no, non è Dio, ma ci si crede moltissimo, che era sposato ed aveva due figli, ma un giorno andò a teatro e BUM! Amore a prima vista. Quindi ebbe una seconda moglie e ben tre secondi figli, a 60 anni faceva ancora l’amore ogni giorno e la comunione in chiesa anche se mia mamma per esempio che e’ divorziata anche lei la comunione non la può fare. Comunque non bastando due mogli il signore si prese anche una palazzina di concubine e visse felice contento circondato di gnocca e col mito di Priapo. Ed ovviamente anche lui grida forte: EVVIVA LA FIGA, EVVIVA LA FAMIGLIA NATURALE!

C’è pure a ben vedere un ulteriore signore, un giovanotto dai, che pure lui insomma di tenerselo nelle mutande…no dai, insomma questo giovanotto vola su un fiore, figlia, vola su un altro fiore, figlia, vola su un altro fiore ancora e dichiara: EVVIVA CHI CE L’HA DURO! EVVIVA LA FAMIGLIA NATURALE! Ed in effetti più naturale che riprodursi che manco i conigli in allevamento non saprei indicare cosa ci sia.

Questi due signori in carne ed ossa insieme ad una pletora di gente che si suppone creda assolutamente alle due storie sopra, difendono la famiglia naturale (che abbreviato farebbe FN, dice niente?) dalle grinfie della temibile “ideologia gender” che tutti quanti ci frocizzerà, e dopo averci frocizzati ci trasformerà in pederasti, e quando avremo l’età giusta anche noi desidereremo andare con le ragazzine…oh, ma dove l’ho già sentita questa? Fa niente.
Ora, io son tre mesi che se leggo un giornale è già grasso che cola però ora che son tornata a lavorare ci ho la babysitter e questo vuol dire poter leggere un giornale e perfino bere un caffè IN PACE. E PERFINO USARE GOOGLE! E GOOGLARE “TEORIA GENDER”! E scoprire che è una roba assolutamente innocua, a meno che non si consideri terribilmente pericoloso dire ai bimbi fin da piccoli che non sono obbligati a giocare con qualcosa invece che con qualcosaltro per definirsi come individui. INCREDIBILE.
Lo avesse saputo anche la suora che avevo quando facevo l’asilo, mia madre non avrebbe mai dovuto ripagar loro una barbie calva ed una monca (amore, devi giocare con le bambole come fai a casa tua!). Eppure, lo giuro, sono cresciuta etero ed ho una famiglia.

Ah cazzo, come non detto. Non sono sposata. Ah, ma è sdoganato. Sono figlia di divorziati. Ah, ma son sdoganati anche quelli. Eh, ma io vado anche a putt…no, chi c’ha tempo per gli gigolò, dai. Comunque mi risulta anche quelli siano sdoganati.

Poi ho letto quella serie di punti sull’educazione sessuale che una serie di messaggi e catene di sant’antonio sta cercando di spacciare per punti della legge Scalfarotto, quando invece il documento è lo standard per l’educazione sessuale in europa ed è dell’OMS. Infiltrata suppongo di drag queen che manco la muccassassina.
Ecco, a me piacerebbe sapere perché qualcuno dovrebbe sentirsi minacciato da un bambino molto piccolo che ha la consapevolezza di quali parti del suo corpo sono intime e quali gesti sono leciti e quali no.
Perché mai un buon cristiano dovrebbe sentirsi minacciato?
Perché mai un prete dovrebbe sentirsi minacciato?
Impossibile.

Sicuramente sto sbagliando. Nessuno sevizia, stupra o abusa bambini, nella FAMIGLIA NATURALE. No?

(Ma che son naturali solo quelli con un padre ed una madre non ditelo alle meduse, che a noialtri innaturali di base oramai non ci frega una cippa, ma loro poi ci restano male.)

Passata è la tempesta (cit.)

L’avevo già detto, in tempi non sospetti. Io sono una persona media. Mediocre, nel senso autentico del termine.
Cosa capita a questa persona media con la sua vita media e soprattutto il suo blog MEDIO, col suo traffico di venti cristi al giorno, un picco di 200 se proprio proprio, il suo “parco blogger” con cui chiaccherare la sera, quando plana totalmente inconsapevole nel meccanismo di un post che diventa virale sui social network?

L’ANSIA.
Un’ansia della madonna.

Che poi manco mi sono resa conto.
Martedì guardo le statistiche (adoro le chiavi di ricerca) e dico al Tecnologico:
“Toh sono spariti gli accessi”.
“Come spariti?”, mi risponde lui.
“Ah, boh, di solito c’è un grafico, adesso vedo solo oggi, i giorni precedenti sono tutti a zero”.

Poi controllo.
Non sono a zero i giorni precedenti.
E’ a duemila e qualcosa il giorno stesso.

“Ma… ma segna un numero spropositato!”, protesto col fidanzato.
E lui, che è il Tecnologico mica per niente:
“Ti avranno condivisa su facebook”.

Ora, io le avevo levate apposta, le opzioni per la condivisione sui social. Penso ad una qualche anomalia di wordpress e me ne vado a letto bella paciarotta.
La mattina dopo, ore 8.00, ho la casella mail con 300 messaggi non letti.
Apro il blog e c’è il finimondo. Una notifica ogni 30 secondi. Una fiumana di persone. Commenti, like, mica like, follow, più WordPress stesso che ogni dieci minuti mi dice:
“Ehy brava hai superato il tuo record di visite!”, “Guarda che è un gran giorno per i like”, “A tizio piace il tuo blog, magari anche a te piacerà il suo!”.
Il Tecnologico ridacchia, poi guarda anche lui il blog con la sua cartellina arancione che lampeggia festosa, e dichiara “Ti stacco la rete”.

Vado a lavorare. Arrivo in ufficio. La casella mail ha dei numeri di non letto improponibili. 600. 650. 700. Mi chiama il Tecnologico: “Guarda che sei sulla pagina di PalleQuadre”. E ride.

Per una come me, finire sulla pagina di PalleQuadre è come se avessi, che ne so, l’hobby del rammendare calzini, ed un giorno uno ti chiama e ti dice “Ciao, c’è una foto dei tuoi calzini rammendati in home page di Vogue”.
Ma che davvero?

La casella mail non la guardo più perchè mi viene l’ansia.
I commenti non riesco manco a leggerli, e mi viene l’ansia.
Apro facebook. I miei gruppi stanno condividendo lo stesso post.
Peggio: i miei AMICI stanno condividendo lo stesso post, senza sapere che l’ho scritto io, piccolo particolare irrilevante.
Sì, perchè fino all’altro ieri lo sapevano in due, che scrivo un blog, Sua Tecnologia e mio fratello.

Voglio del lexotan. Devo lavorare. Chiudo. Riapro.
Guardo gli accessi. 50.000. Un quarto degli abitanti della mia città.
Voglio anche dello Xanax.
Mio fratello, pure lui, mi manda un messaggio: “Perchè c’è un tuo post sulle bacheche dei miei amici?”
Ma veramente?
Intanto WordPress mi racconta “Ciao, sai cosa? Sei nei primi dieci blog”.

No. Nei primi dieci blog ci sta la gente che deve stare, nei primi dieci blog. Non quella come me, che scrive tre post al mese di cazzeggio di cui uno perennemente la domenica e mentre asciuga lo smalto di una mano ticchetta con l’altra. No.
Io non voglio intrattenere nessuno. Io blatero dei cazzi miei. Vedi, stupido WordPress? Io scrivo cazzo. Un sacco di volte. E merda. E sicuramente avrò infilato anche qualcos’altro, da qualche parte.
Stupido wordpress, ci sono i blogger veri là fuori. Mollami.
“Ciao Verba, abbiamo un nuovo record che…”
PUSSA VIA TI HO DETTO, IO NON SONO DAGOSPIA!

Arrivo a sera che sono l’immagine dell’incredulità. Non sto neanche a dire quante persone sono passate da qui, ad oggi è praticamente l’intera mia città più la prima provincia.
Fa impressione. Piagnucolo al Tecnologico “Ma adesso che ci ho i follower io posso continuare a parlare dei cazzi miei?”
Il Tecnologico risponde, testuali parole:
“Cristo. Chiudi tutto.”

Nel frattempo c’è un sacco di gente che mi scrive complimenti, un sacco di gente che argomenta assai meglio di me, un sacco di gente che mi dice “cretina” (a questo son già più abituata) ed un sacco e mezzo di gente incazzata.
Il primo giorno si incazzano per le citazioni di lauree. Mi sarò spiegata male.
Il secondo giorno qualcuno si incazza perchè non-si-dice-ignorante.
Il terzo arrivano i matti veri, e con loro dei nuovi settaggi al filtro antispam.

Adesso che la situazione sembra stabile e la piena passata, posso dire che:
E’ stato bello.
E’ stato terrificante.
Da grande è più facile che faccia l’astronauta piuttosto che la blogger.

Grazie a tutti. Grazie a chi ha scritto la sua, a chi ha scritto dei complimentoni che manco mi merito ed a chi ha scritto mavaffanculo. Grazie al matto che ha lasciato 7 messaggi di bestemmie che giacciono nella coda spam, insieme a riferimenti alla moralità mia, di mia madre, di mia nonna ed allo stato di conservazione del mio culo. Grazie al troll che s’è fatto un fake per venirsi ad aiutare dicendo di trovarsi “molto interessante”, senza sapere che nei commenti gli ip io li vedo IN CHIARO.
Grazie a chi ha spiegato al posto mio agli offesi. Grazie a chi ha argomentato, risposto, riso. Grazie a chi non ha capito come funziona un pingback.
Ma grazie soprattutto perchè in qualche migliaio mi avete cercato come verbasequentur, che adesso è la prima chiave di ricerca e sostituisce, dopo MESI, l’insopportabile “modelle puttane eroinomani” che non so come fino ad oggi ha mandato la gente da google, qua.

è quasi agosto, taglia mia non ti conosco.

Io sarò anche una ex-grissina traumatizzata dall’aver messo su dieci chili, non dico di no. Sarò anche una quasi quarantenne con la pancetta che si sente obesa e protesta a gran voce contro la propria ciccia pur dentro una 26 di jeans. Sarò idiota, come chiunque legga questo blog probabilmente ha già capito.

Però quelli che fanno vestiti sono sicuramente più idioti di me.
Nel mio armadio vestiti, magliette, pantaloni, maglioni e camicette spaziano allegri dalla trentotto alla quarantadue. E va beh, c’è il prima il durante ed il dopo, nel mio armadio. Scrivo con addosso una maglia comprata nel 1999, quindi tutto sommato io, pur con la pancia, sono abbastanza stabile: le taglie dei vestiti no.
Era da un poco che volevo protestare sull’argomento. L’argomento “che taglia hai?”. Non lo so. Anni fa le commesse non avevano il bisogno disperato di usare l’odiosa locuzione “veste poco”. Veste poco non vuol dire girerai nuda, vuol dire “è una o anche due taglie in meno rispetto alla dichiarata”. Veste tanto, veste largo, vuol dire “signora questo capo c’ha scritto 40, ma è una 44 cammuffata per far contente le cicciottelle di un metro e quaranta”. Adesso la taglia non conta più un tubo. Ognuno fa per sè. Ho dei top taglia 38 in cui non entro più nemmeno con un braccio. A guardarli, forse non entrano nemmeno a mio nipote.
Mio nipote, per la cronaca, ha cinque anni. Ho dei vestitini taglia 38 che mi calzano a pennello.
In primavera ho provato un vestito per il matrimonio, un vestitino lilla che mi piaceva tantissimo: taglia 40, non chiudeva per 20 centrimetri.
Veste poco, signora, mi sussurra la commessa. Taglia 42, non chiudeva per 20 centimetri UGUALE. Alla 46 mi sarei anche fermata. Erano identiche. Cambiava solo la lunghezza.
Complici i saldi su Yoox (amore, tu smetti di leggere qui per favore, e stai tranquillo, prima ho pagato la bolletta del telefono), ho comprato due vestiti estivi. Della stessa marca. Taglia 40. Modello simile, uno più lungo, uno più corto.
Arrivano, stasera sono sola a casa, li provo: vestito numero 1, calza una favola. Morbido, comodo, bello.
Vestito numero 2: contorsioni con bestemmie per infilarlo. Quando già al momento dell’infilare un vestito dalla testa sei alle contorsioni e rischi di rimanere paralizzata con le braccia alte, gli occhiali a mezzasta, i capelli aggrovigliati alla stoffa e lo sterno pericolosamente schiacciato dalle cuciture, le ipotesi sono due:
1. il vestito è irrimediabilmente piccolo
2. il vestito è di patrizia pepe

Siccome codesto abito di patrizia pepe proprio non è, riesco in qualche modo dopo infiniti giri su me stessa e grandi invocazioni di santi a tirarlo giù: un insaccato morente. Un salame dimenticato in frigo, questa l’immagine che mi ha rimandato lo specchio.
Cerco di capire come uscirne. Valuto anche l’ipotesi forbice. Poi mi accorgo di alcuni simpatici bottoncini laterali. E di una chiusura lampo.
Toh.
Una chiusura lampo.
Esco dal vestito rendendomi conto che, sì, sono idiota, ma comunque non c’è verso di richiudere la zip con me DENTRO il vestito.
Così li guardo.
Stessa marca, quasi stesso modello, stessa taglia: un beato cazzo.

Se passa di qui una fashion blogger, per cortesia può spiegarmi PERCHE’!?!?

Ho comprato un Harmony. E cambierà la mia vita.

Quand’ero ragazzina prendevo molto in giro mia madre, donna colta e carrierista, per la sua abitudine squisitamente estiva dell’acquisto delle grandi raccolte Harmony, che fossero rosa, verdi, gialle o blu. Il colore determinava la categoria: il rosa era il grande classico, lui uomo affermato e cattivo come il tetano, lei spaventata colombella diciottenne illibata; il giallo era romanticismo col mistero, qualche assassinio, un rapimento, tante trombate ed una soluzione rapida; il blu se non ricordo male era quello dove lei non era vergine, una specie di “amore adulto”, il verde erano “I Jolly”, quelli in teoria moderni, anche se non ricordo moderni in cosa.
Nella casa in montagna gli scaffali pullulavano di ‘sti romanzi da 100 pagine. Un’estate, rimasta senza nulla da leggere, ho pensato “vabbè dai proviamo”. Per far passare un pomeriggio, di Harmony devi leggerne cinque, ma il loro pregio è che puoi rileggere gli stessi cinque tutta l’estate senza mai ricordare la trama: la trama dell’Harmony era sempre quella, lui è stronzo e pensa male di lei, lei è una figa pazzesca col coraggio indomito di un porcellino d’india, lui la tiranneggia, la insulta, la minaccia, la stalkera, la molesta, lei si rode per tutto il libro perchè lo ama da morire, lui alla fine confessa di amarla da pagina due in avanti. Grandi baci e felicità.

Questo accadeva vent’anni fa.
Ieri, alla vigilia di un weekend senza Tecnologico causa impegni lavorativi, con la prospettiva di una giornata in piscina on my own, mi sono fermata in edicola per comprarmi un giornale qualunque e “Toh, guarda, ci sono le grandi raccolte Harmony!”
Per cinque euri davano cinque libri. Facciamo ‘sto investimento, ho pensato. Sono passati venti anni, quindi anche la trama di questi libri sarà un po’ cambiata, no? Mica son più gli anni ottanta!

No.
Dunque apro questo libretto che si intitola “La Rivincita”.
La sagra della follia!

Lei, ventiduenne VERGINE ILLIBATA che si trasferisce a NY da qualche buco di culo tra i campi di grano dell’america rurale, e finisce a fare la commessa per una casa di moda importantissima, senza parlare le lingue, senza sapere un cazzo di moda, senza aver fatto il college, così, a botta de culo.
Lui è il virilissimo, cattivissimo, strafighissimo STILISTA di suddetta casa di moda.
Avete capito bene: uno stilista VIRILE. ETERO. Maschio simil-siculo dell’ottocento.
Già qui. Vabbè.

Ora, lei è bassa di statura. Una figa pazzesca, una bambolina, blablabla, però è alta come me. cioè zero.
Lui una mattina si sveglia e capisce che il futuro è una linea abbigliamento per donne nane.
Dal nulla, senza mai aver detto a ‘sta cazzo di commessa “buongiorno signorina”, la fa chiamare in studio dalla segretaria, e appena lei entra le INTIMA DI SPOGLIARSI. Seguono vaghe minacce ed insinuazioni sulla trombabilità di lei, finchè l’uomo perde la pazienza, la obbliga a restare in mutande e prova stoffe su di lei fino a quando lei sviene per il digiuno prolungato.

Da dove inizio? Molestie sessuali? Minacce? Tentato stupro?
Qualcuno ha idea di cosa succede se un datore di lavoro obbliga una dipendente ad una mansione fuori ruolo fino a causarne lo svenimento?
No?
Io sì.

Nella realtà, la 22 vergine illibata del profondo Ohio fa causa, la stravince, e vola ai Caraibi a godersi i soldi del viril-stilista.
Nel libro Harmony, lei si innamora pazzamente.
Ma non è finita qui.
C’è una meravigliosa scena in cui loro, sul finire dell’inverno, ripeto SUL FINIRE DELL’INVERNO, vanno a fare una passeggiata tra i boschi in montagna, dove il nostro prode ha uno chalet.
Lui la porta a vedere un torrente naturale, e lei – SUL FINIRE DELL’INVERNO – cito testualmente:

“senza nemmeno pensarci, si tuffò nelle acque di un limpido ruscello”.

Cioè fa un freddo porco, sei in montagna, vestita di tutto punto che cammini tra i boschi, lui ti dice “guarda c’è una fonte d’acqua” e tu, tu giuovane decerebrata con l’imene di ferro, TU TI TUFFI DENTRO AL RUSCELLO.

Che poi non si può “tuffarsi” dentro un ruscello. Cazzo il ruscello è profondo 10 centimetri. Si chiama ruscello per questo, altrimenti sarebbe un laghetto, un fiume, una piscina termale.

Ma non paga di questo, quando giustamente il povero cristo la riporta in casa e le dice beh senti stanotte noi si dorme qui, visto che sei fracica ed io non ho l’asciugatrice, lei si inalbera:
“Non posso! Cosa penseranno di noi?!”
Ma chi? Gli scoiattoli? Gli abeti? I tronchi di legno?
Lui ovviamente ha la soluzione: ti sposo appena torniamo così dormi serena.

A questo punto io guardo la data di pubblicazione: anno 2009.

Bene. Se nel 2009 qualcuno può scrivere una merda del genere, essere pubblicato e viverci, oh allora voglio farlo anche io.
Un futuro luminoso mi attende: ho conosciuto tanti di quei dementi che posso scrivere una saga rosa senza invertarmi una sillaba.

Devo solo trovare uno pseudonimo. Verba Disfunzia potrebbe non essere adatto.
Ma cazzo, dai.

Osmosi, ovvero da oggi i Poteri ce li ho anche io.

Deve essere una cosa da Disfunzionali.
No, dai. Dei Poteri veri e propri parlerò magari, se mi viene la voglia di scrivere il papiro che merita la vicenda, in un altro post. Solo che poi mi piglierò della cazzara peggio della mia amica e non mi va. Amen.
Comunque. La Disfunzionale per definizione, com’è noto ai più, c’ha i poteri. Tipo che una notte ha sognato di essere a casa mia a passare l’aspirapolvere (benemerita!) e sognava l’aspirapolvere della marca giusta. Ma è anche in grado di sapere che ora sta per arrivare un sms di una determinata persona, eccolo, sta per arrivare, TAC! SMS!, come se si sentisse le onde elettromagnetiche intorno alla testa.

Io no. Io premonizioni zero. Al massimo angoscia infausta che trova rapido riscontro nei fatti. Il mio SuperPotere è la Pazienza, anzi la SUPERPAZIENZA, ne è riprova il fatto che scrivo questo post seduta accanto al Tecnologico che gioca a Bioshock Qualcosa e quando mi giro a guardarlo mi sorride beato MIMANDO atti osceni in segno DI GIOIA.
Ed è ancora vivo.

Questo week end stavo chiaccherando via Whatzapp con un amico che vedo raramente causa distanza. Il mio amico ha una morosa relativamente recente che io non ho mai conosciuto perchè non solo siamo distanti noi, ma sono pure distantissimi loro, quindi vedersi già è complicato per loro, figurati organizzare trasferte; era single da tanto, adesso è felice, tanto felice. Insomma son lì che mi sto facendo il primo caffè del giorno, messaggino, cialda, messaggino, imburra fetta biscottata, messaggino, premi tasto della macchinettà del caffè, prendo il telefono e boh, come lo descrivo? Mi imbambolo? Vado in trance? Insomma ho un momento di vuoto totale, proprio il cervello che grippa, e so con assoluta certezza, come so che adoro i gatti, che chi non beve caffè è un depravato, che Massimo Moratti ricco com’è potrebbe pure sbiancarsi i denti, insomma SO che il mio amico-neo-morosato&felice è sposato da tempo e che sua moglie ed io siamo amiche. Provo fisicamente affetto e nostalgia, per un momento. Senso di familiarità.
Tanto che devo rispondergli e mi verrebbe da scrivere “moglie”, non riesco a scrivere morosa, mi sembra irreale.
Il tutto dura forse 4 secondi. Mi bevo il mio caffè e gli scrivo “oh per un istante ho avuto una specie di deja-vù al contrario e vi ho visti sposati”.
Lui risponde con un emoticon qualunque.
Mezzora dopo mi scrive di nuovo: mi sono appena ripreso. le ho chiesto di sposarmi ieri sera. non lo sanno neanche i miei.

Gulp.

State attenti alla Disfunzionalità. E’ contagiosa.

La versione di Lord.

Come accennato in tempi non sospetti, Lord oltre ad essere oramai quasi sposo (non mio eh) ed l’amico del mio cuore, è anche colui che, di nobile stirpe, cerca dalla prima adolescenza di rendere anche solo vagamente “signorile” pure me.
Ora, io non sono proprio proprio una bestia dei campi, ho un armadio pieno di vestiti da sera (giuro), una scarpiera piena di tacchi 12 (ri-giuro), sono in grado di truccarmi, parlo un ottimo italiano, quindi tutto sommato non sarebbe stato un lavoro improbo. Se solo fossi muta. O docile.
O magari entrambe le cose.

In effetti il problema sta nel “parlo”. Per quasi tutta la vita ho avuto un filo diretto “pancia-bocca”, e non dico cuore, perchè quando mi feriscono ho un autocontrollo che levati!, nessuna delle persone per cui ho pianto in vita mia s’è mai resa conto di avermi fatta piangere, se io non volevo.
Però il filo diretto pancia-bocca è quella roba per cui mentre tutti magari riescono ad assentire, o a divagare, o a dire gentilmente la loro, io in genere esplodevo con “ma che cazzata”. Anni e anni di clienti surreali mi hanno allenata al silenzio cortese (non per niente c’ho pure creato il tag), ma c’è voluto del tempo ed in questo tempo l’unico che imperterrito continuava a farmi da grillo “comportante” è stato l’indomito Lord.
Che è quello che è rimasto in buoni rapporti con il Signor Stai di Merda.
Che è quello che mi ha obbligata ad andarlo a salutare, per anni, con alterne vicende.
Che è quello che tutte le volte che lo abbiamo salutato ed a me è uscito “spostatitestadicazzo” invece che “ciao”, s’è scusato per me.

Questo fino a ieri.
Ieri, dopo avergli comunicato l’accaduto, Lord ha dichiarato “ne parliamo con calma”.
Ebbene, stasera ne abbiamo parlato con calma.

io: serie di insulti random
Lord: vabbè dai si sapeva che non era una cima
io: altra serie di insulti, pausa: “che poi è colpa tua se io lo saluto per strada eh, è colpa tua!”
Lord: ma va, era una vita che avevi da toglierti il sasso dalla scarpa, lo sai benissimo che anche dopo 30 anni prima o poi avresti dovuto
io: eh sì è vero, ma alla fine il sasso nella scarpa sua era assai più grande, cazzo.
Lord: ma no, ma io ho capito, cioè io capisco benissimo perchè ha detto quella cosa lì
io: perchè è un mona?
Lord: ma sì, ma non è per quello. è perchè lui, se è vero come dici tu che ha rimosso qualunque cosa ti abbia fatto ed è caduto dalla pianta quando gliele hai ricordate…
io: perchè è un mona!
Lord:… fammi finire… le ha rimosse ma non perchè si sentiva in colpa, perchè si vergognava!
io: si vergognava perchè è mona!
Lord: si vergognava perchè quando uscivate insieme non è riuscito… non ha potuto… non c’è stato modo…
io: NON E’ RIUSCITO PERCHE’ ERA GIA’ MONA!!!
Lord: vabbè hai capito, lui non è riuscito e gli è rimasto il tarlo, che magari tu avrai riso pensando che lui…, dai, e lo avrai raccontato che lui…, sì che poi dai quante volte abbiamo riso su questa storia?
io: ma certo che abbiamo riso, abbiamo riso di quanto è mona!
Lord: e vabbè sarà rimasto con ‘sta vergogna a pensare che tu pensi che sia una mezza calzetta, e poi ti rivede tu gli ricordi che s’è comportato come un coglione e quello pensa “devo farle capire che invece io so’ maschio!”…
io: un maschio mona!!!
Lord: ed insomma ha trovato la frase sbagliata per pararsi il culo, dai.
io: scusa ma se voleva dirmi che è diventato mandingo non mi poteva parlare, che ne so, delle sue donne, della sua carriera nel porno, di quando fa sesso tantrico con sua morosa…
Lord: eh lo so però devi anche tener conto di una cosa…
io: e di cosa vivaddio?
Lord: E’ mona.

Amen, fratello.