cosa resterà di questa decadenza?

-“Ma stasera ti va un pescetto? Mi fermo a prendere una trota”
-“Uh certo benissimo, se non torni tardi”
-“No no sono per strada a dopo”

Il salotto è rosso, la cucina è viola, c’è anche una stanza un poco lilla, una stanza è un poco blu, non ho problemi agli occhi, semmai mentali.
Nel salotto rosso ci sono i gatti. Un rosso uno no.
Ho comprato le patate viola. Che rottura sbucciare le patate viola, sono minuscole. Peli cinque, mangi una.

– “Mentre cucino apri una bottiglia di vino?”
– “Mi accendi la tv che vorrei vedere il tg?”

“Non ci fermeranno, andremo avanti!”

– “Il pesce lo fai al forno?”
– “No in padella, con le verdure”

“Oggi è un nuovo otto settembre!”

– “Senza olio”
– “Senza olio!”

“Mafioso, piduista, delinquente abituale”

– “Tu vuoi anche pane?”
– “Mi alzi il volume della tivvù che dalla cucina non sento?”

“All’annuncio del presidente Grasso…”

– “Tra cinque minuti è pronto”
– “Devo ricomprare la legna per il camino, è quasi finita”
– “A tavooolaaaa”

“E’ un colpo di stato!”

– “Che buono!”
– “Eh il pesce si fa in fretta”

“Anche altri leader non sono parlamentari. Come Grillo, o Renzi”

– “Ma hai messo anche pepe?”
– “Cin Cin”
– “Cin Cin”

“Oggi è un giorno di lutto per la democrazia!”

-“…. mi passi il sale?”

[il primo che notasse un cambiamento reale nel paese è pregato di battere un colpo]

guarda mamma, senza droga!

Sto ancora pensando alla faccenda delle esperienze passate che ti rendono la persona che sei adesso.
Ci sto ancora pensando perché secondo me non è né sempre vero, né vero solo questo.
Ci sto ancora pensando perché sono paranoica, perché di fronte a me le cartelle cliniche si accumulano come durante una partita a tetris per negati, livello 20, forse anche perché ho sonno.
Ne sto scrivendo invece per due disgraziate fatalità accadute in contemporanea:
1. La mia migliore amica sta dall’altra parte del mondo, con un neonato in braccio, e non puoi affrontare diciotto pensieri discordanti sulla supercazzola prematura con un oceano di mezzo ed un’interlocutrice che non dorme dal 1920. Non se vuoi che l’interlocutrice ti voglia ancora bene il mese prossimo.
2. Il Tecnologico gioca a Ruzzle. Ovvero io parto in quarta con “sai amore stavo pensando che la rava e la fava del passato prossimo che interseca il presente blablablabla” e lui risponde “ah sì perchè la rava blablabla e la fav…fa… fa….” […..] “Amore?” […..] “AMORE?!” [fava, afav, fa, va]. Eh.

Ne consegue che posso solo che scriverne. ‘azzi miei. Un po’ anche di chi legge. Ma non siete obbligati. Sarò contorta, pallosissima e probabilmente non arriverò nemmeno a spiegare un decimo di quello che mi gira in testa.
Insomma, tutto questo nasce da un tuffo in un vecchio scambio epistolare fittissimo e durato alcuni anni con un amico, ritrovato due anni fa dopo 4 di silenzio stampa.

La versione della “storia” che il mio cervello mi raccontava fino ad oggi era più o meno così: ragazzino genio, con storia d’amore complicata e nessun amico o quasi e ragazza più grande, con storia d’amore terrificantemente castrante e passione per i più deboli si incontrano e vanno veramente molto d’accordo, diventano amici, poi amici molto stretti, finchè lui lancia il rapporto fuori dalla finestra perché si mette con una tizia della categoria “ammesse solo madri e sorelle come portatrici di patata nella vita del mio uomo”. Ragazza con fidanzato castrante ci resta malissimo. Lui due anni dopo torna. Ragazza con fidanzato castrante lo svaffancula. Lui ri-ritorna altri due anni dopo, più propenso a scuse e spiegazioni. Ragazza senza più fidanzato castrante si rivela più propensa all’ascolto. Il rapporto non sarà mai più così stretto, ma rimane una bella ritrovata amicizia. Entrambi riconoscono che la ragazza è stata molto buona prima, durante e dopo. Prima come amica e confidente, poi nel perdonare e dimenticare.

La versione della “storia” che emerge in maniera palese dalle mail: ragazzino, affettuoso di natura, geniale e tendente al melodramma amoroso, e ragazza triste come un film polacco, con una vita di merda e decisa a negare pure l’evidenza, si incontrano e vanno veramente molto d’accordo. Il ragazzino si apre raccontando di sè in maniera commovente, e la ragazza triste sfoga la propria vita di merda mostrando orecchie capaci di ascolto, ma cuore totalmente sordo. Replica quasi ad ogni sfogo del ragazzino con supponenza e puntiglio. E’ sarcastica, in-accogliente, ai limiti dell’arido.

Io non sono una tafazzista, pur avendo un senso di colpa ipertrofico riguardo praticamente qualunque cosa. Non ci godo a dire “ah mamma mia com’ero severa”. Me ne vergogno. Vedo una persona che tende la mano, e l’altra che la bacchetta, e mi stupisco
di come ricordi quel rapporto come affettuoso, ricco ed importante, e di quanto poco fossi capace di far trasparire il mio affetto e la mia voglia di condividere. Adesso che quella persona fa nuovamente parte della mia vita posso riparare a certe cose dette oppure a certi atteggiamenti tenuti, posso essere migliore di quanto fossi allora.
Il punto?

Il punto è che io, le cose che ho imparato in vita mia, le ho imparate così. Non quando le ho vissute, non mentre c’ero dentro, non quando ho pianto e nemmeno quando ho riso ed oserei dire tanto meno quando ho amato, e perso, oppure odiato e quindi perduto doppio.
Le cose che ho imparato in vita mia le ho imparate tutte seduta da qualche parte a ricantarmi nella testa gesti e parole, dialoghi e sfumature, ancora e ancora e ancora fino a trovare cosa stonava. Le imparate così come stavolta, smontando pezzetto per pezzetto l’idea di una storia per trovarci sotto la storia vera. Guardandomi a posteriori. Dicendomi “cristo, che errore madornale” oppure invece “Ben fatto”.

Una volta scrivevo “poesie”. Le virgolette sono d’obbligo, perché non erano poesie in realtà. Mi ricordo il mio ex, molto stupito perché aveva letto tre o quattro di questi frammenti in un momento che per noi due era molto felice, mentre in quel che scrivevo c’erano dolore ed addii. Ma io non stavo parlando di noi. Io stavo finendo di capire la relazione prima. A distanza di due anni.
C’è sempre stata questa discrepanza enorme, per me, tra il momento del vivere qualcosa ed il momento del capire. Senza il momento del capire, per me è tutto ancora mezzo aperto. Ho faccende in sospeso da vent’anni, perché non ho capito.

Quindi io credo che per me non siano le esperienze vissute che mi hanno resa quello che sono. Credo sia questo ritardo cronico cuore-cervello, che mi rende ciò che sono: non il momento vissuto, ma quello in cui a distanza di dieci anni cammini calpestando foglie verso casa ed improvvisamente capisci, dal nulla, la formula dell’entropia.

No, sto scherzando. Io non ho alcuna speranza di arrivare mai a capirla, la (LE!) formula dell’entropia.
E sul mio ex, quell’ex, io confesso che ancora in realtà non ho scritto mezza riga; e probabilmente, stavolta, mai lo farò.

italiana, italiana vera, praticamente terona ad honorem

(pregasi astenersi incapaci di comprendere l’ironia e Soloni pronti ad urlare razzista, fascita! terrona sarai tu! – in effetti è proprio così)

Sabato pomeriggio, Tecnologico ed io.

Verba: inviterei gli M&M’s a vedere la partita qui con piccolafuriaurlante, domani. Tipo fare un piccolo aperitivo insieme, magari faccio UNA torta salata…
Tecnologico: ah sì certo bene.
Verba: ah ok allora li chiamo.

Sabato pomeriggio, stessi personaggi, due ore dopo.

Verba: ah chiederei anche a MatrimonioLampo&Lampa visto che ci siamo.
Tecnologico: ah sì certo bene.

Sabato sera, stessi personaggi, esterno di un pub.

Verba: tu, tu e tu. E anche tu. E tuocuggino, che non ci resti male. E il barista che per carità non pensi che lo escludiamo. E la sorella dell’amica del venditore di rose. E AmicoMangiaBuoi! Ah vuoi portare la nonna?? Ma certo che c’è posto per la nonna! Mangia solo minestrina? Nessun problema, faremo anche minestrina!
Teconologico: ….

Domenica mattina, conversazione al risveglio:

Verba: uh, devo andare a fare la spesa.
Tecnologico: Amo’, ma alla fine quanti cazzo siamo?
Verba: boh, un numero qualunque compreso tra sei e cinquantotto.
Tecnologico: Amore, mi raccomando, non esagerare.

Verba: Ma che scherzi Amore? Vai trà!

VAI TRA'

io non so come fa a sopportarmi(ci).